Interventi a gamba tesa

Alla scoperta del padel: l’intervista a Michele Bruno, numero 1 d’Italia

padel

Abbiamo intervistato, classifica alla mano, il più forte giocatore italiano di padel. Per capire un pò di più sullo sport del momento.


La leggenda narra che il padel nacque quasi per caso in Messico negli anni ’70, quando il magnate Enrique Corcuera non avendo abbastanza spazio per costruirsi un campo di tennis in casa, decise di ideare un’area da gioco nuova, limitata nelle dimensioni rispetto a un campo da tennis e delimitata da alcune murature per impedire alla palla di uscire dal campo.

Se la nascita di questo sport sia stata casuale o meno, non ha però alcuna importanza di fronte al fatto che oggi il suo boom di casuale non abbia nulla: il padel è uno sport divertentissimo, altamente spettacolare ed adatto a tutte le età.

Per scoprire un pò di più sul padel e toglierci qualche curiosità, abbiamo allora contattato Michele Bruno, classe 1989, oggi numero 1 del ranking italiano di padel.

Quella che segue è la nostra intervista.

Ciao Michele, io direi di partir da qua: sei stato un tennista e pure di buon livello. Raccontami quindi del momento preciso in cui hai capito che il tuo sport sarebbe stato il padel e non il tennis.

“Perfetto Lorenzo. Allora io ho cominciato a giocare a tennis all’età di 6 anni e ho provato a giocare a livello professionistico fino ai 19. L’ho fatto però sempre a livello nazionale e non internazionale, cosa che è da sempre rimasta un pò il mio rammarico. Son arrivato ad un livello buono di seconda categoria, dopodiché ho lasciato il mondo dei tornei e con il tennis ho iniziato a lavorare diventando maestro nazionale e prendendo il brevetto FIT.

Lo stesso anno in cui diventai maestro FIT dei miei amici mi invitarono una sera a giocare a padel e ricordo che fu amore a prima vista. Era il 2015. Inoltre, proprio in quel periodo, costruirono un campo di padel nel circolo in cui lavoravo e non era certo un periodo in cui di campi da padel ce ne fossero molti. Fu un segno del destino.”

Per curiosità, oggi quanti campi da padel ci sono a Roma?

“Guarda sono onesto, il dato preciso non lo so. Quello che ti posso dire è che nel 2014 in Italia i campi presenti si potevano contare sulle dita di una mano. Oggi si sono superati agilmente i 1000 campi.”

Uno dei tanti (ma ancora non abbastanza) campi presenti oggi sul suolo italiano.

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Mica male. Comunque, tornando a noi…

“Come ti dicevo, misero questo campo da padel al circolo e io incominciai a giocare come un matto non appena rimediavo del tempo libero (ride ndr). Prima di entrare per le lezioni sui campi da tennis io e gli altri maestri facevamo partite su partite fra di noi. Nata la passione, mi sentii costretto ad iscrivermi ai primi tornei ed andai subito abbastanza bene. Quando giocavo a tennis stravedevo per il doppio e ho sempre prediletto il gioco di volo: ritrovarmi dal nulla a competere in uno sport di doppio in cui i colpi principali erano volée e smash per me è stato un sogno. Poi con il tempo ho imparato a giocare anche con le pareti, che è difficoltà principale per chi arriva dal tennis.

Comunque son cresciuto sempre di più e ho incominciato a vedere i primi risultati sin da subito vincendo i miei primi campionati regionali dopo un anno di pratica in coppia con Lorenzo Verginelli. Quindi aumentai il numero degli allenamenti anche a costo di togliere del tempo prezioso alle mie lezioni di tennis. Diciamo che ero arrivato ad un punto in cui scappavo sempre di più dal campo da tennis, per passare a quello da padel.”

Rispetto al tennis cosa ti entusiasma di più del padel e cosa invece ti diverte meno?

“Il padel giocato a livelli alti è uno sport estremamente spettacolare ed addirittura più dinamico del tennis. Poi c’è tantissimo gioco di volo e a me sfoga pure di più: ci son questi continui smash e contro-smash che al momento mi caricano tanto e mi danno troppe soddisfazioni.

A tennis mi faceva impazzire servire: ero un giocatore da massimo 2-3 scambi. Proprio il servizio è la cosa che mi manca di più del tennis: per quanto inevitabile il servizio dal basso, nel padel ciò non ti permette di portare a casa punti veloci come piaceva al sottoscritto da ragazzo.”

Michele Bruno in azione…

Oggi sei il numero 1 del ranking italiano e mi sorge spontaneo quindi chiederti come funziona il ranking d’Italia. Quali risultati hai dovuto portare a casa per arrivare in cima alla classifica italiana?

“Essenzialmente è come nel tennis. Si fa la somma dei punti guadagnati nei vari tornei FIT. Più partecipanti ci sono e più il montepremi è alto, più punti si guadagnano per la classifica nazionale. I tornei più importanti sono quelli del “circuito slam” con annesso master finale. Poi ci sono i campionati italiani indoor – che quest’anno vinsi – e quelli outdoor. Infine non dimentichiamoci il FIP del Foro Italico che è un torneo internazionale che quest’anno mi ha dato pure punteggio per partecipare il World Padel Tour. Tutto fa punteggio a livello nazionale e se non ricordo male per calcolare il tuo ranking vengono presi i migliori 13 risultati dell’atleta.

Anche a livelli diciamo più bassi, funziona come nel tennis: si parte da N.C., poi si diventa quarta categoria e cosi via. Mi sembra però ci siano due gruppi in meno. Nel senso che dopo essere 4.3 passi direttamente ai 3a categoria.”

Il boom del padel è sotto gli occhi di tutti. Ti faccio l’esempio di Rimini, la mia città, dove per trovare un campo libero il weekend bisogna muoversi settimane se non mesi in anticipo. A livello professionistico però, forse c’è ancora bisogno di tempo per arrivare al livello delle nazioni più forti. Secondo te, cosa manca a te e agli altri ragazzi del giro della nazionale per arrivare al livello delle nazioni top tipo Spagna? 

“Chiaro che in Spagna, come in Brasile o in Argentina, sono avvantaggiati in quanto questo sport c’è da una vita. Sono paesi dove i ragazzi crescono direttamente con il padel senza passare dal tennis.

Noi che veniamo tutti quanti dal tennis siamo riusciti a fare anche troppo perchè con una base principalmente tennistica riusciamo comunque a stare in campo con i migliori. Nella fase d’attacco non stiamo sotto a nessuno: i primi 7-8 in Italia possono giocare in attacco con i migliori del mondo. E’ la fase difensiva il problema. Dietro è ancora un altro sport: loro hanno molta più difesa e riescono a rimandarti di là veramente tutto, facendoti giocare sempre molto scomodo.”

A prescindere dalla questione tempo, che a voi è chiaramente mancato essendo uno sport esploso in ritardo da noi, anche a livello di allenatori e insegnamenti siamo indietro? Ci sono scuole diverse?

“Si probabilmente sì. Ma il problema più grande ai livelli alti è soprattutto dovuto al fatto che se tu ti alleni e cresci in Spagna, hai la possibilità di giocare con almeno 100 giocatori di quel livello top. Tu vai in Spagna e magari da ragazzo già ti ritrovi a fare da sparring a Belasteguin (uno dei giocatori più forti di sempre ndr). Tanti ragazzi giovani che si allenano in Spagna e con cui ho giocato quest’estate quando il World Padel Tour è arrivato in Sardegna, vanno nei loro centri e magari si ritrovano a giocare con i più forti al mondo. Non c’è modo migliore per crescere e migliorarsi. 

Noi qua giochiamo sempre tra di noi. Gli allenatori non sono tanti e comunque ormai siamo noi che facciamo da allenatori e giocatori. Non ci sono altri riferimenti. Io avevo trovato come riferimento Tomas Mills, che però ora si è spostato. Quindi si, oggi mi alleno principalmente con gli altri ragazzi che fanno parte del giro della nazionale.”

Fernando Belasteguin detto “Bela”: per molti il più forte giocatore della storia del padel.

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Mi ricordi la Juventus degli anni scorsi quando dominava in Italia e poi però ogni volta che arrivava in Europa prendeva mazzate e si diceva che la Serie A non fosse allenante

“Esatto è proprio così! Per esempio, l’esperienza al World Padel Tour che ho fatto quest’estate in Sardegna è stata ottima, perchè è vero che ho preso una bella “suonata”, ma ne prendi 2,3,4,5 di suonate del genere e migliori in continuazione. Ben vengano più sconfitte con i migliori al mondo. Più ne prendi e più si è competitivi.”

Credo sia proprio così. In tutti gli sport. A tal proposito, contando che probabilmente la vera esplosione del padel è arrivata ora e mai come adesso quindi si stanno mettendo le basi per una nuova generazione di grandi giocatori italiani, come vedi il movimento italiano tra 10 anni?

“Guarda credo anche io che il motore si sia definitivamente acceso. Nel senso che la macchina è partita e pure tanti ragazzi si stanno affacciando al padel. Ho tantissimi ragazzi per esempio che mi scrivono sui social e che mi chiedono info sullo sport e gli allenamenti. Vedo che la scuola Aniene ha sempre più ragazzi che giocano e che anche in diversi altri centri romani ci sono sempre più ragazzi che si allenano e decidono di praticare il padel e non il tennis.

Se ora inizieranno ad entrare anche più sponsor e soldi, l’attrazione sarà sempre maggiore.”

Ah, giocatore preferito del World Padel Tour?

“Juan Leblon. Talentuoso come pochi, esplosivo e con grande mano. Tra l’altro l’ho conosciuto ed è un bravissimo ragazzo: super alla mano per quanto in Spagna sia una vera e propria star. Tieni conto che là il padel, è al momento il secondo sport più praticato dietro il calcio, avendo superato recentemente il tennis.”

Cinque punti che dicono più di mille parole

Pazzesco… Prima di lasciarti andare, ultime due curiosità un pò più tecniche e che riguardano proprio il gioco. La prima: mi spieghi un attimo la differenza tra la vibora e la bandeja?

“Allora la bandeja è un colpo difensivo. E’ un colpo che non ti fa perdere la rete. Quindi quando sei a rete e ti fanno un buon pallonetto, tu fai la bandeja che è una specie di smash tagliato non troppo potente che ti permette di riconquistare subito la rete. Perchè l’obiettivo numero uno del gioco è comunque quello: mantenere la propria posizione a rete. E’ un colpo dove tra l’altro noi italiani facciamo un pò fatica avendo una formazione tennistica e venendoci spontaneo fare un colpo più arrotato (il kick ndr).

La vibora è praticamente lo stesso colpo, ma stai più sopra la rete: è un colpo più offensivo, sempre tagliato, dove hai più tempo e più possibilità di spingere la pallina. La vibora è una sorta di volée alta di dritto, con cui la palla deve rimbalzare bassa e veloce.”

Perfetto, chiarissimo. Infine mi ero promesso di farti questa considerazione, da giocatore straprincipiante quale sono, che mi devi assolutamente smontare. Solo il sottoscritto trova fastidioso che la grata possa influire così tanto negli scambi e sui punti conquistati? Non trovi sbagliato che in uno sport bello come questo e già pronto a diventare sport olimpico, il fattore fortuna possa incidere così tanto? Cioè veramente, un rimbalzo irregolare sulla grata può decidere set e partite.

“Guarda inizialmente erano anche per me molto fastidiose. In realtà adesso le riesco a sfruttare a mio favore e riesco anche a gestire la palla dopo il rimbalzo. Una volta che vedi e capisci la rotazione con cui colpisce la palla il tuo avversario, tu giù sai più o meno che rimbalzo avverrà sulla grata. Piano piano, cominci a capire come morirà la pallina. Poi attenzione: cercare la grata non è sempre semplice. Trovarla da alcune parti del campo è veramente molto complicato. Inizialmente ci provi ma fidati, se non hai la tecnica giusta sbagli perché ti si accorcia il campo.

Ti assicuro che una volta che si impara a giocare la grata non stona più. Anzi diventa quasi un valore aggiunto. Quando raggiungi un certo grado di esperienza capisci anche che grata ti trovi di fronte: perché alcune son più dure e altre son più morbide. Ormai sono in grado di capire subito se la grata, come diciamo noi nel gergo, “paga o non paga“. Se dopo il rimbalzo vediamo che la palla va sempre verso il basso allora “paga” e la si mira conseguentemente di più.”

La grata: uno degli aspetti più peculiari di questo sport.

Un grande alleato: il recinto | Padel World Press 2020

Perfetto Michele, nella speranza che le grate inizino a diventare pure mie amiche ti ringrazio per la disponibilità ed in bocca al lupo!

“Grazie a te Lorenzo.”


 

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.