Interventi a gamba tesa

Diego

diego

Yo me equivoqué y pagué, pero la pelota no se mancha“.


Sono nato per rivoluzionare l’Inferno

(Manuel Vazquez Montalban, Tatuaggio)

Para el liberalismo, extirpar la memoria histórica significa dejar la Historia más contemporánea sin culpables, sin causas

(Manuel Vazquez Montalban, Marcos: el señor de los espejos)

 

Villa Fiorito, mattina, interno della baracca della famiglia Maradona.

Diego, levantate mi amor, son las ochos

Mamà cinco minutos mas…”

No, ya es tarde

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Chiudo gli occhi, Mamà continua a chiamarmi, ma voglio dormire altri cinque minuti, voglio ancora sognarmi con la maglia della Seleccion mentre alzo la coppa del mondo… que lindo

Papà è andato a lavorare già da un bel po’ e tornerà tardi e mamà deve occuparsi di tutto. Lei è la colonna della mia vita, il mio riferimento, voglio un giorno poterle dare tutto quanto si merita ed uscire da questo inferno di terra arsa che è di Villa Fiorito.

Non ne posso più di respirare questa polvere, di non poter mangiare tutti i giorni, yo quiero jugar al Fùtbol, quiero jugar co la Seleccion y salir campeon… così ho detto l’altro giorno a quello strano signore ben vestito che è venuto al campetto ad intervistare me ed i miei amici. Gli hanno detto che sono fortissimo, un fenomeno. Ma al campetto, tra quelle porte improvvisate e quei palloni impolverati, ce ne sono tanti come me e sono sicuro ce ne sarà stato sicuramente qualcuno prima più forte di me.

Pelu, pelu, muestra lo que haces con la pelota… tu señor mira este nino lo que hace”, ripetevano i miei amici… ed allora faccio quello che so fare meglio, palleggio, mi porto la palla sulla testa, palleggio nuovamente e la faccio fermare sulla fronte, so di essere ripreso e mi piace… magari qualcuno mi nota, divento famoso e ricco e posso portare Mamà, Papa e i miei fratelli finalmente in una casa decente, farli mangiare tutti i giorni…

L’altro giorno è venuto un señor a casa a parlare con mia madre, si chiama Francisco Cornejo e allena Las Cebollitas de los Argentinos Jr… non crede che io abbia 10 anni, pensa sia un nano… ha chiesto il documento d’identità ma Mamà non ce l’ha, forse non posso continuare a giocare… “señor, por favor, permitame de jugar, soy de verdad un niño”… voglio uscire da questo inferno, voglio portarvi via da qui, penso mentre guardo Francisco… l’hai visto Francisco, sai bene cos’è questo barrio, povertà, fame, niños che cercano cibo nella basura che los ricos della città scaricano qua, alcuni di loro non tornano più a casa, cuanta rabia me hace crecer por dentro… li vedo guardarmi male quando vado ad allenarmi al campo in tram, ma un giorno riscatterò tutto questo, porterò questo grido fino in cima al mondo… non potete capire, se nasci e vivi qua il barrio te lo porti dentro per sempre, il tanfo della miseria non va più via dalle narici, ma tutto questo scompare quando sono in campo, riesco a dimenticare tutto l’orrore e l’inferno che mi circonda… aquella maldita pelota sarà il mio riscatto e quello di tutta la mia gente…

Avevo ragione comunque a pregare Francisco, Las Cebollitas non perdono più quando sono in campo. Lo nota anche l’allenatore della prima squadra che mi fa esordire in Primera Division… Papa, Mama ¿Haz visto? Fate le valigie, raccogliete tutto che il Presidente mi ha dato una casa a 10 minuti dal campo, UNA CASA Mamà… no llores, no por favor… da adesso in poi non ti devi preoccupare più di niente, ci penso a tutto io… “Pelu, solo tienes 16 años piensa en jugar”, mi ripete mia sorella…ma come posso? Non ce la faccio, darò il sangue perché voi possiate vivere degnamente e felicemente, ho tutto sulle mie spalle ma non mi pesa, sono orgoglioso e felice di quello che faccio poi ho promesso a Claudia che la sposerò…

Sul campo tutto scompare, tutto si annulla, il dolore si placa, soy Diego, soy yo, nessun pensiero, corro, dribblo, segno… los hinchas cantano il mio nome… non potete immaginare cosa si provi, leggo nei loro occhi la gioia, la felicità…questa è gente che durante la settimana lavora e tutto quello che ha lo spende per venire allo stadio, vivo nei loro occhi, nei loro pensieri, nei loro abbracci…è la vita cosa che vedo nel viso solcato dalla fatica di Papà che è sempre con me allo stadio e che sogna di vedermi con la maglia degli Xeneises… e accadrà, eccome se accadrà e quella maglia non la tirerò via di dosso mai più, ti rimane incollata, tatuata… la Doce mi riempirà per sempre cuore e cervello…sono felice, eccome se lo sono, sono El Diego… ma non durerà… volevo rimanere a Buenos Aires, tra la mia gente, il mio popolo ma mi hanno convocato nella sede del Boca e dicono che non hanno più soldi e che dovrò tornare all’Argentinos Jr… ¿Ya se acaba todo? Forse ho sognato troppo presto, ma non posso stare fuori da questo prato… la Seleccion non mi convoca mai, ¿porque? Forse è vero quanto mi hanno detto: da Villa Fiorito puoi scappare quanto vuoi ma ti verrà sempre a riprendere per inghiottirti …ma io dell’inferno ne ho abbastanza, ci sono nato, ci sono cresciuto e me lo porterò per sempre dentro, con i suoi demoni, i suoi fantasmi…

Non sapevo, però, che il vero inferno mi attendeva ancora e che avrebbe avuto sembianze sinuose, scintillanti e mi avrebbe ricoperto di denaro, da lì Diego avrebbe sempre più faticosamente tenuto a bada Maradona… mi stavo sdoppiando, me ne accorgevo, ma non ci facevo troppo caso… una bestia che iniziava a erodermi dentro, divenivo Cerbero, ma con le sembianze di un Dio.

I due anni a Barcelona non li tengo in considerazione, poche soddisfazioni e moltissimo dolore. Mi mancava tutto, ero perso, ero un numero e quella non era la mia storia, no era mi destino… l’incoronazione sarebbe arrivata, ne ero certo, avrei passato questo momento e sarebbe arrivato il Mio momento.

“¿Napoles? Y donde està?”

Pelu, te buscan muchisimo, este tìo, Ferlaino, està poniendo el mundo al reves para que tu te vas allà

Mi hanno cercato ovunque, a New York quando ero in tourneè con la Seleccion, in Argentina, a Barcelona, ovunque fossi il telefono squilla “Diego, te quieran

Allora cerco informazioni su Napoli: la capitale del Sud Italia, città povera ma al contempo ricca, magnifica ma sporca, la gente està loca por el fùtbol, non hanno vinto ancora nulla ma allo stadio ci sono sempre almeno 40.000 persone… mira como parece mi Argentina, llena de contradicciones, asì pobre ma tan rica a lo mismo tiempo… la gente di questa città dovunque è andata ha subito angherie, insulti, viene disprezzata, derisa, umiliata y solo porque es del sur.

Atterro… gente ovunque …dios mio que locura!… mi portano allo stadio, el San Paolo, mi aspettano 80.000 persone e capisco subito tutto… la prima domanda durante la conferenza stampa di presentazione è sui soldi della camorra che girano in città, ¿que dice? Sono spaesato, incredulo, attonito… chiunque mi abbia visto in quegli istanti ha notato i miei occhi sgranarsi… così come quando sono andato fuori, sul campo… fotografi ovunque, non ho mai sentito il mio nome pronunciato tante volte… allà esta mi amor, la pelota e, come quel giorno a Villa Fiorito, faccio quello che so fare meglio… finchè non scaglio la palla lontana e lo stadio esplode… vedo la gioia, la sento…percepisco l’amore, lo respiro a pieni polmoni..

Tutto è bellissimo, tutto è come a casa… forse meglio, potevo ottenere di più (mi hanno dato una casa invece che una villa e una FIAT invece che una Ferrari) ma aquì es mi destino… non ancora sapevo, però, che in quei lunghi anni avrei visto Maradona, la bestia mediatica che il circo del Fùtbol voleva a tutti i costi, avrebbe soppiantato Diego ma sarò io che vincendo vi farà vincere e vi lascerà un solco profondo nelle anime.

Gli anni passano, divento tutto: eroe, genio, evasore, cocainomane, dopato, ladro, dio… sono odiato e amato, insultato e lodato, ognuno mi porta con sé, sono messo nelle tecle, io e San Gennaro… te lo crees? Jajajaja

Ma col passare degli anni vengo asfissiato, perché l’amore mi sta levando l’ossigeno, devo uscirne… tutti vogliono un pezzo di me, vogliono sbranarmi, deglutirmi, digerirmi per poi risputarmi… ma lo stanno facendo con Diego e non con Maradona… lui si nutre ogni giorno più… cresce a dismisura… tira di coca, va ai festini, ha messo incinta una ragazza appena 21enne e non vuole riconoscere il figlio, insulta la gente per strada, è sempre nervoso… ma quando varca la soglia di casa e vedo Claudia con Giannina e Dalma ha paura e sparisce lasciandomi solo con le paure, l’ansia, il terrore di perdermi tutto ciò per cui avevo lottato…

C’è la cancha che mi protegge e che mi fa respirare… com’è che ho detto a quello strano señor che mi intervistò? Ah si, quiero salir campeon con l’Argentina… e, non ci crederete, ma ci sono riuscito… in Messico ho sollevato al cielo quella coppa… non ci potevo credere… quando Avelange me l’ha data in mano ho provato qualcosa che non riesco a descrivervi adesso…tutto quello in cui avevo creduto, i sacrifici, le battaglie avevano avuto un senso… SOY CAMPEON DEL MUNDO CARRAJOS!

Leggerò tanto sui due gol che feci proprio in quel mondiale contro l’Inghilterra ma la verità è che in quelle reti fue yo, Diego: tramposo, genial, lìder, nino, amigo, hermano, tu vecino, tu companero, tus padres. Todo lo que deberia saber sobre mì esta en aquel partido.

Quando salto davanti a Shilton e quando, tre minuti dopo, dribblo tutta la squadra inglese, sono il bimbo di Villa Fiorito… volevo vincere per me, per i miei compagni di squadra, per la mia gente affranta, distrutta, sfinita dalla povertà, dallo sfruttamento, dalla repressione, dalla guerra… alcuni di voi magari mi diranno che sono stato antisportivo, bugiardo, ingiusto, ladro nel non ammettere che l’avessi toccata con la mano ma vi voglio dire: che ne sapete? Non potete immaginare cosa significasse quella partita non tanto per me ma per chi rappresentavo…non ero io, Diego, su quel campo, ma ero ogni singolo argentino ma anche chiunque sapesse cosa vuol dire essere dimenticato, diseredato, povero, inerme davanti al potere repressivo e brutale… forse non ho pensato in quel momento tutto questo ma è stato il culmine di tutto quanto avevo vissuto sino al secondo prima… non l’avevo programmato come quello dopo… quello sì, però, che ve lo siete visto e rivisto… ma sappiate che senza la mano de Dìos non ci sarebbe mai stato El Gol del Siglo… ho fatto piangere, ma di gioia, un uruguagio, il mio amico Victor Hugo Morales… vi confiderò una cosa… la sua telecronaca, risentita dopo, mi ha commosso davvero… ma non per edonismo, no… perché ho capito cosa ero riuscito a dare, a trasmettere… non sono stati due gol, ne ho fatti forse di più belli, ma sono stato io, Diego. Forse una delle ultime volte in cui avete visto davvero Diego e non Maradona.

Tornato a Napoli, ero relegato unicamente al campo da Gioco, mentre Maradona si stava mangiando tutto di me…Napoli mi aveva distrutto con il suo amore… ma non lo stava facendo volontariamente, era semplicemente Napoli, era lei stessa in tutto il suo splendore… Amore e Morte non sono, forse, lo stesso lato della medaglia?… forse non lo sapete ma i vostri occhi pieni di lacrime, i vostri cuori pieni di gioia, la felicità che trabordava sui vostri volti li ho visti… su ognuno di voi… è lì Diego.

Vi prego non lasciate mai che Maradona offuschi quello che Diego è riuscito a dare…Maradona mi ha portato allo sfacelo, ma la colpa è mia, non mi nascondo… tutto quello che ha fatto Maradona l’ho fatto io… ma forse non mi avreste amato così, come io ho amato voi, se fossi stato solo Diego, sarei stato perfetto, limpio, licioso e di persone così ne è pieno il mondo… essere Diego Maradona ha dato la consapevolezza a tutti voi che gli eroi possono essere sporchi, che quello che vi avevano raccontato su di loro, sulla loro aurea di santità non è poi del tutto vero… i buoni, per essere tali, devono aver conosciuto l’inferno e averlo portato dentro di sé, come ho fatto io… credete sia facile crescere come sono cresciuto io? Forse dimenticate che l’angelo più bello è quello più dannato?

Perché? Non lo so… ma ricordate di come vi ho fatto capire che non importa de donde llegas, la unica cosa que es importante es ir caminando por cualquier cancha del mundo con la cabeza levantada en frente al sol

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Diegoooooooooooooo levantate da la cama… tienes que ir a la cancha, pronto el tranvía pasará

Aquí estoy mamá

Estabas soñando mi amor?

Si mamà, tuve un sueño extraño en lo que estaba feliz pero muy triste tambien

No te preocupes mi amor, es normal, así son los sueños, un poquito como la vida ahora prepárate

Mi metto la maglietta rossa de Las Cebollitas addosso, sono il bimbo più felice del mondo… ho avuto paura, lo ammetto, che questo sogno fosse vero, ma ho avuto anche tanta voglia di poterlo vivere fino in fondo.

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Ho provato a chiedere “Cos’è stato Diego?

Qui le risposte “di chi l’ha visto e di chi non c’era, di chi quel giorno lì inseguiva la sua chimera“, come avrebbe detto Fossati, un collage emotivo collettivo che ci restituisce, davvero, cosa Diego ha fatto per ciascuno di noi e che l’ha riscoperto unicamente il 25 novembre perché gli è esploso dentro il ricordo.

“La bellezza come naturalezza, come limpidezza, come grazia. Vedi Maradona palleggiare e capisci cosa sia la grazia. Poi ovviamente c’è il riscatto dei diseredati e il sogno regalato a chi non ha altro. Ma per me è tutto racchiuso nella bellezza assoluta che è sempre salvifica, anche nella redenzione sociale e politica” (Dziga)

È stato il legame fortissimo che avevo con mio padre…è stato andare allo stadio con lui che lo adorava…è stato l’ amore che ho per il calcio popolare…ieri mio padre è morto per la seconda volta (Emilia)

Maradona è per me la bellezza dell’imperfezione. Il difetto che aggiunge e non toglie. Lo storto, la macchia, lo strappo, che se non ci fossero tutto sarebbe triste, anonimo, banale. Un artista. Non ha giocato. Ha dipinto, ha recitato, ha scritto col calcio. La vita lui l’ha sorpassata. Troppo lenta. Quelli come lui la vita la divorano. La vita va al passo dei benpensanti, non da scampo ai ribelli. L’unico avversario che non ho maledetto quando ci giocavamo contro. Come puoi maledire un’opera d’arte? (Angelino)

“Maradona era stato, ad ottobre, nominato allenatore della nazionale Argentina. Qualche settimana dopo, l’esordio della nazionale albiceleste guidata dal pibe de oro, ricordo che coincise con una partita della nostra nazionale. L’Italia era guidata ancora da Marcello Lippi e deteneva la coppa del Mondo, giocavamo contro la Grecia. La partita degli azzurri era trasmessa su Rai Uno, per l’occasione quella dell’Argentina invece era in diretta su una rete minore di cui non ricordo nemmeno il nome. L’indomani a lavoro nessuno aveva guardato lo squallido pareggio dei nostri con la Grecia. Ma si parlava soltanto della vittoria di “Maradona contro la Scozia”. Alla fine Maradona era questo, nel momento in cui ho visto una città ri-conoscerlo e ri-conoscersi in lui per l’ennesima volta, per l’ennesima resurrezione che seppur effimera raccontava ancora tanto di quell’uomo e del suo rapporto con le persone come me” (Raffaele)

“Se ne sono andati 5 anni della mia vita. Parte della mia gioventù e come per me ho sentito tanti altri amici che provano la stessa cosa. E’ un dolore troppo intimo, personale, non riesco ad elaborarlo, non sono stato in grado di scrivere nulla. Pensa che ancora non riesco a dire qualcosa su Pino (Daniele) o Massimo (Troisi)…tu figurati su Maradona” (Salvatore)

“Ricordo che una mia compagna delle elementari ne andava matta perché il padre era napoletano, ma lei era presuntuosa e arrogante e a me piaceva schillaci e tifavo juve, quindi mi stava sul cazzo un po’ pure lui. Ho rimodulato l’opinione quando ho maturato obiettività e senso critico. Quindi è diventato parte dell’immaginario anni 80. Non ho ricordi, c’era e basta, come un parente (Cristina)

Diego con la maglia del Napoli per me è stata la più grande emozione della mia vita, unitamente alla nascita dei miei figli. Sembrerà follia, ma per me è così. Io ieri ho pianto come forse solo per la morte di mia nonna (Il Bacchettone)

“Maradona ha regalato felicità, felicità infantile, stupore, sogno; i soldi spesi per lui (e che sono andati a lui) sono sempre troppo pochi per quello che ci ha regalato. E pensare a quello che è riuscito a fare nonostante la cocaina, è ancora più stupefacente.” Lati oscuri a voglia! anzi poco oscuri, ormai, lo hanno disezionato da vivo come un cadavere. Ma avendo avuto una vita (io) dentro quelle contraddizioni: droghe, sofferenze, debolezze umane, morti per entrambe i motivi, io l’ho vissuto come un* dei miei compagn* di strada che ce l’ha “fatta”.  insomma ho amato e voluto bene a persone altrettanto discutibili e che mi hanno regalato molto, molto meno che lui e sono pure juventino, figurati fossi stato napoletano” (Giangi)

“vènditi il tetto amigo” detto a giovanni paolo II che parla di povertà e fame nel mondo ma ha i soffitti d’oro: questo è il primo ricordo nitido che ho di maradona. ero piccola e questa cosa è stata una specie di imprinting. per questo episodio più che per l’amicizia con castro o il sostegno a lula e mujica l’ho sempre visto come un militante. per me è sempre stato questo, un rivoluzionario oltre che un fuoriclasse (Francesca)

“Era semplicemente un santo laico come lo è del resto San Gennaro, ma a differenza del patrono visibile e venerabile solo attraverso una piccola ampolla, diego era, è, sarà il corpo e il sangue visibile, tangibile. Diego ha accolto le grazie di una popolazione devastata dal sisma dell’80, un riscatto e una rivalsa di rinascita, un miracolo palpabile che vibra tutt’oggi, e personalmente ho fatto mio il culto di un’adorazione post diez a napoli, arrivato due anni dopo la mia nascita e con il secondo scudetto dove ancora non capivo bene cosa succedesse attorno, vivido è l’unico contatto dove purtroppo non era in campo, ma in tribuna e sentivo le vibrazioni dello stadio sotto i piedi con “o mamma mamma mamma sai perché mi batte il corazon”, ma ho vissuto e vivo la sua presenza di santo laico come se non fosse andato via i santi non muoiono un po’ come i supereroi” (Marco)

“Maradona (il calciatore) per me ha rappresentato il calcio nel suo significato più sublime. Passione, spensieratezza, divertimento, senza nessuna contaminazione. Ingredienti fondamentali per avvicinarsi e innamorarsi del più bel gioco del mondo. L’essere umano e il pallone come una cosa sola, per sognare e lasciar sognare (Daniele)

“L’avversario, l’eterno antagonista, e come tale il sogno inconfessabile di vederlo giocare con i miei colori, soprattutto è stato un grande insegnamento. Mi ha insegnato che bisogna accettare la sconfitta, che ci sono gli avversari e ci sono gli avversari più forti, lui era il più forte (Antonio)

“Nel periodo in cui ero a Milano, periodaccio per la mia Lazio, eri la Luce calcistica, il fratello mai avuto. Mi gasava vederti giocare contro Gullit o Matthaeus; prima di prendermi ferie controllavo se il Napoli dovesse salire a giocare nel capoluogo lombardo; in caso positivo o anticipavo oppure posticipavo” (Gianni)

“Per me Maradona è stato il Campione in termini assoluti. Quello che ho usato come metro di paragone anche per altri sport: “il Maradona del tennis..”, ad esempio. È stato quello folle, quello fragile, quello che sfugge alle classificazioni più ovvie e ricorrenti. Quello sempre fuori le righe, in campo e fuori. Per questo maggiormente apprezzabile. Quello che ammiravo anche quando mi giocava contro. Non discuto della sua vita privata e del suo atteggiamento maschilista l’ho appreso dopo morto. Anche in questo caso è difficile dare un’opinione tout court, perché complesso anche lì. Senza giustificazione alcuna per le forme di violenza contro le donne a cui si è prestato” (Chiara).

Parlare di Maradona non è semplice perché ci sono sentimenti opposti attraverso gli anni: ma devo dire che nel bilancio mi ha dato più alti che bassi. Iniziamo dai miei primi ricordi che io ho di Diego e fu quando a lui se lo vedeva nella tv ma no come calciatore ma come un ragazzino che, per tutti quelli che non andavamo allo stadio (Argentinos Juniors) nella pausa tra il primo ed il secondo tempo di una partita, faceva fantasie con una palla. C’era gente che andava allo stadio solo per vedere la pausa, ma già dimostrava che era il migliore. Poi mi ricordo quando lui era già ragazzo ed il CT argentino (Menotti) lo chiamò per integrare la nazionale per il mondiale di calcio in Argentina (1978) ed alla fine non fu convocato, questo divise le opinioni degli argentini…io lo volevo ib nazionale. Comunque, in quei anni di Argentinos Juniors nel torneo argentino, a mio viso fu la tappa migliore Diego per la sua continuità e produzione di belle giocate e gol, infatti come simpatizzante del Boca Juniors lo abbiamo sofferto, per esempio quando il “loco Gatti” (portiere del Boca) lo chiamò “il gordito”, Argentinos Juniors vince 5-3, con 4 gol di Maradona. Altro ricordo e quando mi sedevo a vedere di fronte alla TV al Maradona del Boca, ancora mi rimane impressa l’immagine di quella giocata di Diego, contro River Plate, quando il “Pato Fillol” gattonava nell’area per trattare di portarli via la palla dai piedi di Diego per impedire a lui che facesse gol, cosa impossibile. Come dimenticare il mondiale under 20 in Giappone, alzarsi all’alba (fuso orario 12 ore in meno per noi) per vedere in diretta tv le partite e soprattutto la finale con il Diego essa, per me, fu la prima vera allegria per tutti dopo il primo mondiale. La prima delusione, l’eliminazione del mondiale Spagna 82, avevamo perso contro Italia e Brasile e Maradona fu espulso. Lui non aveva giocato male ma si sentiva impotente per non poter dar animo ai suoi compagni, lui si portava sempre la squadra sulla spalla. (chiarimento: perdere contro Italia significava essere vittima degli urli di gioia dei tanti italiani che vivono in Argentina, per gli Argentini perdere con Brasile è peggio di perdere una guerra). La tappa di Diego in Europa (Barcellona e Napoli) non l’ho seguita molto, ma si mi ricordo la rottura della caviglia nel Barcellona e la ricezione nel Napoli e le sue vittorie con quella squadra di fronte ai grandi del Nord, cosa che per me non lo sapevo e non era concepibile la divisione tra Sud e Nord cosi accentuata. Cosi arriviamo alla preparazione per il mondiale di Mexico, in questo periodo ho visto a Maradona con la nazionale perché io ero già laureato e avevo più tempo libero, sempre mi ricordo l’emozione di sentire lo stadio cantare “Diegooo, Diegooo,….” quando prendeva la palla, impossibile non sentirsi coinvolto e non cantare a coro. Il ricordo mi porta al gol di Maradona contro l’Italia nella prima fase da una posizione quasi impossibile per fare un tiro alla porta ma stiamo parlando di lui e lui lo fa di forma tale che il portiere rimane fermo pensando e sperando che la palla vada fuori.  Anche se all’inizio non si pensava in un buon mondiale, ma non per Diego, era per la squadra che si vedeva dubitosa dal mio punto di vista, ma la fede è l’ultima cosa che si perde e Diego ti faceva sognare l’impossibile, per me cambia tutto con la partita contro l’Inghilterra, per me fu una forma di vendetta contro l’inglesi dopo la guerra delle Malvinas (1982). Perché era evidente che aveva fatto un gol con la mano, ma in quel momento tu vuoi vincere sia come sia e tra le cose che si poteva usare era la furbizia che fa parte di un giocatore che si forma come calciatore per strada e non in un club, lui era nato in Villa Fiorito e non solo si lo poteva permettere ma lo doveva fare. Ero con mia ex e mia figlia più grande a vedere la partita, mia figlia doveva andare a una festa di compleanno de una sua amichetta e mia ex mi chiede di portarla alla festa durante la pausa tra i due tempi, ma sapevo che, por la distanza, era impossibile arrivare in tempo per vedere il secondo tempo completo, per tanto ho delegato l’incarico a lei e non mi ero sbagliato. Ero rimasto da solo in casa, ero in piedi perché dall’ansia non riuscivo a stare seduto tranquillo e Diego fa il primo gol con l’aiuto della mano di Dios ho urlato e saltato allo stesso tempo non avevo accanto a me nessuno con chi abbracciarmi non sapevo cosa fare dell’allegria, dopo viene l’apoteosi, il massimo, la genialità e tutti gli aggettivi superlativi che uno si può immaginare che fino ad oggi, dopo tanto tempo, mi fa emozionare mi fa venire la pelle d’oca e per fino alle lacrime, mi stavo ancora godendo quel momento di gioia del primo gol e questa volta, con l’aiuto di Dios, in dieci secondi di corsa Diego crea la sua opera prima che sarà ricordata per sempre “il gol del secolo”, non lo potevo credere, non ci stavo dentro di me, soprattutto che io avevo l’abitudine di vedere le partite in tv ma il relato lo ascoltavo dal  programma di radio di Victor Hugo Morales che metteva ancora più emozione e ansia; si senti come un’esplosione erano le urla dei vicini e per un instante mi senti nello stadio la sensazione che ho provato è stata incredibile e non credo di dimenticarla mai più. Mia ex aveva deciso di portare mia figlia a piedi e quando entrò a casa mi chiese che cosa fosse successo perché aveva sentito le stesse urla compresi anche i petardi come quando una partita vinta è finita, ma lei sapeva anche per l’ora che era teoricamente impossibile, io solo disse “ti sei perso il gol più bello dei mondiali fatto da Diego”. La semifinale serve per confermare che avevamo il miglior calciatore del mondo giocando para l’Argentina lasciando fuori il Belgio con due gol di Diego. Arriviamo alla finale e mi ricordo il silenzio del quartiere, le strade deserte perché eravamo tutti dentro casa a vedere la partita, l’inno nazionale che rimbombava per le strade, la faccia seria di Diego cantando, lui ti faceva sentire anche in quello il suo amore per l’Argentina, in fine l’emozione di essere in finale per la seconda volta ma questa volta con lui. Dopo il pareggio della Germania nella finale mi ricordo la preoccupazione, Diego contrariato perché stavamo vincendo e la sua squadra non era riuscita a controllare il vantaggio, ma poi dopo quel assist geniale che lancia a Burruchaga per fare il 3-2 solo lui lo poteva fare viene l’apoteosi non si capiva niente tutti eravamo diventati matti, ma la partita non era ancora finita mancavano più meno 6-7 minuti che sembravano infiniti anche li ho l’immagine di Diego facendo correre la palla ed il tempo, nel frattempo io continuavo ad ascoltare a Victor Hugo Morales, alla fine la allegria e l’immagine di Diego baciando la coppa del mondo dopo di averla ricevuto. Il ritorno della squadra all’Argentina, l’arrivo all’aeroporto, la strada per arrivare alla casa Rosada, in fine la festa con un Diego sorridente pieno di gioia. Italia 90, mi ricordo di vederlo in tutti i telegiornali quando la sua caviglia era il doppio, gonfia e piena di lividi e lui diceva non mi fermano né mi fermeranno io continuo a giocare perché voglio vincere un altro mondiale, sempre con il suo spirito di combattente contro tutto e tutti. L’assist di Diego a suo amico Caniggia con “tunnel” dopo di essersi portato dietro 4 brasiliani che volevano fermarlo lasciandolo cosi a lui solo di fronte al portiere per fare il gol della vittoria contro niente di meno che Brasile è un altro momento che ancora permane fresco nei miei ricordi. Dobbiamo passare anche per l’eliminazione dell’Italia, per le ragioni dette in precedenza, prima di arrivare alla finale dove mi ricordo di Diego dicendo “figli di puttana” quando la televisione internazionale fa vedere la sua immagine era un’espressione che rappresentava il sentimento della maggior parte degli argentini in quel momento per tutto quello che raccontavano i giornalisti su il comportamento degli italiani nel suo confronto e Diego un’altra volta si prende la responsabilità e lo fa. Per tutto quello ed in più il rigore quasi alla fine della partita, inventato secondo me, sono le lacrime di Diego quando va a prendere il premio è l’ultima immagine che ho di lui in quel mondiale. Mondiale USA, sono ancora nella mia mente i gol che ha fatto nelle partite di quel mondiale, l’urlo davanti alla telecamera e l’infermiera portandolo via dal campo, che come sempre per dimostrare che lui era diverso di tutti gli altri. Del suo ritorno alla Argentina per finire la sua carriera ho pochi ricordi ma sempre era notizia.

Per me Maradona non è il miglior giocatore del mondo, lui è unico.

Se mi permetti ti racconto due aneddoti in diversi tempi.

Il primo forse era l’anno 84 un mio collega dell’università aveva ricevuto una borsa di studio qui in Italia, Pordenone per essere preciso, e decide insieme ad altri laureanti di fare un viaggio nella parte est dell’Europa sotto il dominio comunista in quel tempo e decidono di farlo in treno cosi di notte dormono sopra e di giorno girano. Loro tutti giovani con voglia di divertirsi, il mio collega era l’unico argentino, continuavano a farlo sopra il treno cosa non gradita dagli altri passeggeri ed in una delle tante fermate che faceva il treno si trovano davanti ad un gruppo di militari che gli fanno scendere dal treno prendendoli a tutti il passaporto mentre il treno continua la sua corsa. I soldati parlavano solo nella loro lingua che nessuno capiva, dopo aver passato la notte in celle separate li hanno presi e li hanno fatto salire sul treno ma in senso contrario: dovevano tornare a casa, ma prima di consegnare il passaporto al mio collega il soldato dice: Maradona? lui risponde si e il soldato fa un segno con il pollice in su o sia Maradona fu l’unica parola che lui capi, esso era Maradona non c’erano confini per fermare la sua grandezza. L’altra è una che ho saputo da un’amica napoletana che mi racconto che una estate lei e i suoi genitori stavano in un centro estivo ed arrivò Maradona con la sua famiglia per godersi una giornata, appena lui si avvicinò alla piscina questa si svuotò senza che nessuno dicesse una parola, cosi Diego poteva godersi la piscina insieme alla sua famiglia, era un re senza un regno dichiarato. Quindi, chi è Maradona? Quale? Perché tu credi che ci sia solo uno? Io credo che ci sono molti, ci sono almeno 8 o 9 Maradona, c’è un Maradona che gioco al calcio, c’è un Maradona che ha raggiunto la celebrità, c’è un Maradona figlio che è morto quando sono morti suoi genitori, c’è un Maradona padre che si reinventa ogni giorno, c’è un Maradona amico che ricambia amicizia, c’è un Maradona affettivo, c’è un Maradona sublime, c’è un Maradona oggetto, c’è un Maradona fenomenale, c’è un Maradona di frasi indimenticabili, c’è un Maradona di cui frasi meglio dimenticare, la somma di tutto questo in un solo uomo….un genio, una meraviglia, da Fiorito a Dubai, fango e 7 stelle, rubinetti d’oro e latrina, Maradona è il prodotto di tutto questo e in più, anche nel caso mi fossi dimenticato di dirglielo e “il miglior giocatore del calcio argentino e il miglior di tutti i tempi” (Julio Oviedo)



 

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)