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4 min

- di Matteo Curzi

Considerazioni sparse sull'introduzione delle 5 sostituzioni


L’impatto sul gioco del passaggio dalle 3 alle 5 sostituzioni è stato probabilmente sottovalutato, ma stiamo assistendo ad una vera rivoluzione.


- L’introduzione di questa regola è passata per un duplice snodo: dapprima, la si è introdotta nell’immediato post-lockdown per la parte finale della scorsa annata e, successivamente, è stata confermata anche per questa stagione, sia nel campionato italiano sia nelle competizioni UEFA. Questa graduale stabilizzazione di una nuova regola, della quale già si parlava a livello internazionale, ma che è stata adottata sostanzialmente per riuscire a terminare regolarmente il campionato scorso, è passata in sordina e non si è colta la portata di tale innovazione;

- La prima e più evidente conseguenza dell’introduzione delle 5 sostituzioni è certamente la possibilità di ruotare maggiormente i giocatori in campo e, dunque, preservarli fisicamente in una stagione in cui il calendario risulta ristretto e denso di impegni. La possibilità di ampliare le rotazioni, inoltre, sta fornendo l’occasione a molti giovani, provenienti dai settori giovanili, di mettersi in mostra (vedi Colombo nel Milan, Frabotta e Portanova nella Juventus, Raspadori nel Sassuolo, Rovella nel Genoa, Pobega nello Spezia, Singo nel Torino, solo per citarne alcuni). Gli allenatori, infatti, complici anche rose molto spesso falcidiate dal Covid in questo frangente, possono concedere spezzoni di partita a giovani promettenti, che devono sfruttare i minuti loro concessi per fare esperienza e confrontarsi sin da subito con la realtà delle prime squadre, responsabilizzandosi e acquisendo maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Per un movimento calcistico come quello italiano, in cui le buone parole sui giovani si sprecano, ma gli allenatori che hanno veramente il coraggio di lanciarli si contano sulle dita di una mano, è una leva formidabile per tornare a produrre con continuità dei giocatori di livello europeo;

- Ovviamente per sfruttare al massimo questo cambiamento di regolamento, la figura chiave è quella dell’allenatore. Si è accennato alla possibilità per lo stesso di ampliare le rotazioni, inserendo e facendo maturare i giovani, ma vi sono almeno altri due aspetti in cui l’allenatore può giocare un ruolo determinante. Il primo è senza dubbio quello umano/psicologico: la possibilità di far scendere in campo e concedere minuti a più giocatori può certamente permettere una gestione maggiormente serena dello spogliatoio, evitando fastidiosi “mal di pancia” (magari non concedendo i minuti che Conte concede ad Eriksen, ma questo è un’altra storia). Un secondo aspetto fondamentale è quello tattico: le 5 sostituzioni, infatti, permettono all’allenatore di preparare una sorta di doppia partita e di variare completamente (anche più di una volta) il piano tattico all’interno dei 90 minuti. In questo senso, gli allenatori in grado di far assimilare alla propria squadra più spartiti tattici, mantenendone sempre l’identità e la solidità, possono fare veramente la differenza (non è un caso che il Sassuolo di De Zerbi stia viaggiando fortissimo dal post-lockdown). Da questo punto di vista, sarebbe molto intrigante poter vedere all’opera un allenatore come Massimiliano Allegri, che nel corso della sua carriera ha sempre dimostrato una indiscutibile capacità di lettura delle gare ed una spiccata propensione ad azzeccare le sostituzioni;

- La possibilità di sostituire praticamente mezza squadra garantisce, inoltre, un livello di intensità costante. La massiccia dose di forze fresche che possono essere riversate in campo fornisce alla squadra una iniezione di energia e lo spettacolo ne giova certamente. Peraltro, la mancanza di un sufficiente livello di intensità è, da anni, il vero problema del calcio italiano, dal quale discende una scarsa attrattività e competitività rispetto ad altre leghe. La Seria A, tra i 5 maggiori campionati europei, è quello con il ritmo di gioco più basso, a tratti sonnolento, ma il cambio regolamentare, specialmente dall’inizio di questa stagione, ci sta garantendo partite sempre più spettacolari e ricche di gol e sempre meno zero a zero. Questa potrebbe essere realmente l’occasione per permetterci di alzare i ritmi del nostro calcio e consentire alle nostre squadre di colmare, almeno in parte, il gap che le separa dalle migliori formazioni del continente;

- Il vero grande punto di domanda, rimane il fatto che, con l’aggiunta di due sostituzioni, si va ad allargare inevitabilmente il divario tecnico tra le squadre di alta classifica, più ricche e dotate di rose più profonde, e quelle di coda, con una capacità di spesa molto inferiore. Chi può permettersi 15/16 giocatori di pari livello avrà certamente un vantaggio nell’arco dei 90 minuti, potendo alternare calciatori dalle caratteristiche differenti ma dal valore sempre elevato, non abbassando il tasso qualitativo della squadra. Ovviamente si tratta di una valutazione in astratto, peraltro in parte sconfessata dai risultati del campo: in Italia – dopo l’introduzione della nuova regola – primeggia il Milan, squadra che certamente non può essere ritenuta quella con la rosa più profonda o maggiormente qualitativa del campionato, e stanno facendo grandi cose delle “provinciali” come Sassuolo e Verona. Tuttavia, vedere dimostrazioni di strapotere come – ad esempio – quella dell’Inter contro la Fiorentina, dove nel secondo tempo sono subentrati Hakimi Sanchez, Vidal, Nainggolan e Sensi fa veramente impressione; è evidente che ciò alla lunga porterà all’accentuarsi della divario tra le prime e le ultime classe, specialmente quando i calendari saranno meno intasati e le squadre impegnate nelle competizioni europee avranno a disposizione più tempo per recuperare tra una partita e l’altra.


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Nato l’11.07.1991 a Senigallia, città che adoro e che si divide il mio cuore con Bologna (e i suoi tortellini). Difensore per natura, sono passato dalle retroguardie del rettangolo verde alle difese sui banchi di Tribunale, dove svolgo la professione di Avvocato. Amante dello sport in tutte le sue espressioni, ma soprattutto del calcio e della sua incomparabile capacità di emozionare. Ammiratore incredulo del basket americano e suddito di King James sin dal 2004, quando mio padre, di ritorno da una viaggio negli Stati Uniti, mi regalò la canotta n. 23 di Cleveland, “di questo giovane che dicono sia il nuovo Michael Jordan”. Amo la corsa, la lettura e la buona cucina.

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