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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Napoli-Roma (4-0)


Il Napoli tira fuori il suo vestito migliore per omaggiare Maradona.


- Il risultato sembrava già scritto nelle stelle, nella sera del tributo a Diego Armando Maradona all’interno dello stadio che presto porterà il suo nome. Il Napoli non vince però grazie alla cabala: lo fa tirando fuori il suo vestito più scintillante, sfoderando una prestazione maiuscola e indovinando tutti i momenti cruciali nello svolgimento del match;

- Gattuso torna al 4-3-3 e la mossa si rivela vincente. Demme dà equilibrio davanti alla difesa, contribuisce a intasare gli spazi per Pedro e Mkhitaryan e lascia Zielinski e Ruiz più liberi di inserirsi come mezzali; i 3 “piccoli” davanti lasciano pochi riferimenti all’incerottata retroguardia giallorossa. Nel primo tempo i partenopei controllano il gioco, pur senza creare grossi pericoli. Nella ripresa -forti del vantaggio- possono fare la loro gara preferita abbassandosi e puntando sulle ripartenze, colpendo in maniera quasi chirurgica;

- La Roma gioca senza dubbio la peggior gara dal match contro il Siviglia dello scorso 8 giugno, che era anche l’ultima sconfitta. Il piano gara prevede la rinuncia al consueto calcio aggressivo, aspettando il Napoli con un 5-4-1. Considerando i problemi fisici dell’intero pacchetto dei centrali di difesa, probabilmente impossibilitati a marcare i rapidi attaccanti avversari a tutto campo, la mossa ha senso, tanto che il Napoli fatica a costruire occasioni pulite nei primi 45’. Nella seconda frazione, però, quando prova ad alzare il baricentro, le idee sembrano latitare anche a causa di una prova insolitamente abulica dei due trequarti, e arriva la disfatta;

- Il man of the match lo merita Insigne, che non si fa schiacciare dalle pressioni e da una fascia diventata ancora più pesante, non solo per la punizione alla Juninho che sblocca il match, ma anche per la sua ottima prova da regista offensivo sul centro-sinistra. Impressiona anche un rinato Lozano, che alla sua qualità abbina una propensione al sacrificio sbocciata negli ultimi mesi. Oltre al lavoro oscuro e preziosissimo del già menzionato Demme, Koulibaly e Manolas dietro sono semplicemente perfetti e stroncano sul nascere ogni ripartenza tentata dagli avversari;

- Spinazzola e Ibanez sono gli unici salvabili dall'altra parte, con un Mirante imbarazzante su tutte e 4 le marcature. Roma troppo brutta per essere vera, e forse con troppi infortuni e problemi fisici per potersela giocare fino in fondo. Ma, come dimostra anche il ko del Napoli contro il Milan, in questo campionato le cadute ci saranno per tutti, la differenza la farà la rapidità nel rialzarsi. A Fonseca, fin qui molto bravo, il compito di fare da pompieri agli umori spesso troppo isterici della piazza: i giallorossi non erano da scudetto 3 ore fa e non sono da settimo posto adesso.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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