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3 min

- di Federico De Blasi

Santa Maradona


Quando muore Maradona. Immaginavo questo giorno da quando ero bambino. Il senso di vuoto che avrebbe pervaso l'aria e l'incertezza che ti paralizza quando succede qualcosa di grande. Cominci a notare dettagli delle quattro mura domestiche che fino ad ora non sapevi nemmeno esistessero. Poi telegiornali, notizie che corrono e si susseguono, omaggi scettici ed elogi sperticati. E' morto Maradona.


maradona

Nella vita di noi comuni mortali, la tragedia più difficile da accettare è la mancanza di talento. Che sia scrivere una poesia, dipingere un quadro, fare una fotografia o una qualsiasi forma d’arte o presunta tale. Ci proviamo, ci struggiamo e alle volte non ci rassegniamo mai all’idea di non averne.

Alcuni sì, però. Si rassegnano. Lo ammettono e si arrendono davanti alla sveglia delle 7, o al bus che passa in ritardo, alla pausa pranzo di quarantacinque minuti o al weekend fuori porta. In altri invece quest’idea resiste; non l’accettano mai e se, come diceva Warhol “non so bene cosa sia l’arte, so soltanto che 15 centimetri prima o 15 centimetri dopo è merda”, essi - pur collocandosi a debita distanza dalla soglia di Andy - si convincono di essere riusciti nell'intento: di non essere schiavi del tempo, di averlo in qualche modo sconfitto. E’ per questo che nasce il talento, in fondo: per servire l’arte e per dimenticarsi del tempo. 

Diego Armando Maradona, il più comune tra gli immortali, il tempo lo ha sconfitto, per quanto superfluo sia sottolinearlo. In questa personalissima battaglia però ci ha insegnato una cosa: così come non avere talento, anche avercelo può essere tragico. In mezzo a sessant'anni, Maradona - quasi come un capro espiatorio - ci ha allietato, redento e vendicato delle asperità, delle ingiustizie e delle insipide routine delle nostre vite. Una responsabilità appunto tragica che soltanto una persona con un talento così smisurato poteva prendere. La parola tragedia, non a caso, deriva dal greco τράγος «capro» e ᾠδή «canto»: il canto del capro. Maradona ha cantato per noi, ha fatto quello che noi non abbiamo avuto il coraggio o la possibilità di fare. Non è forse questa la natura di un Santo? 

La propensione al sacrificio (alle volte quasi annichilimento) personale per il benessere collettivo, anche se evanescente, anche se provvisorio. Per qualche attimo di eccitazione pura, di distaccamento dal corpo o di distrazione passeggera una vita intera appesantita, la sua. E nel frattempo tutti gli eccessi possibili: il paradiso in un secondo e gli inferi l’attimo dopo; il divertimento sfrenato circondato da donne ed amici una notte e la profonda solitudine la mattina dopo; la divinizzazione più umana e la sacralità più profana.

Queste contraddizioni, questo limbo da un'esagerazione all’altra sono Maradona. Eppure, senza essere mai ordinario è stato un uomo semplice che ha portato sulle sue spalle prima una famiglia, poi una città e infine una nazione intera. 

“Barrilete Cosmico”. Così Victor Hugo Morales lo ha cantato nella telecronaca che si sente sempre più riecheggiare in questi giorni. Aquilone Cosmico. L’aquilone, il giocattolo che tutti da bambini abbiamo avuto in mano e fluttuava nell’aria salvo poi lasciarci interdetti quando cadeva lì a terra, senza senso. Così Maradona ha fluttuato sul campo e tra le nostre vite, poi cadeva e si rialzava; tra Buenos Aires, Barcellona e Napoli ma non solo. Maradona è Cosmico, senza confini, di tutti ed anche di chi non lo vuole. 

La Mano Negra, ex gruppo musicale che vedeva Manu Chao come frontman, ha scritto la canzone “Santa Maradona” (poi anche film cult di Marco Ponti). Il Santo Maradona è il Santo protettore di noi che non abbiamo talento ma che, almeno una volta nella vita, con un colpo di mano ci prendiamo gioco di lei.

Se ne va un’icona del Calcio, forse uno degli ultimi che ha cercato di restituire al Calcio la sua vera dimensione: quella del Gioco. Se ne va l’icona di un secolo, il Novecento. Se ne va Diego Armando Maradona


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Poeta, fotografo, scienziato politico e stopper. Queste solo alcune delle attività in cui vorrebbe ma non può. Zemaniano fino al midollo, ha il 433 spregiudicato del Boemo come stile di vita. Tifoso quindi del Salisburgo, con la testa sempre in America Latina e il corpo momentaneamente a Roma.

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