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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Roma-Parma (3-0)


La Roma è una macchina ben rodata, il Parma non ha ancora un’identità.


- Nonostante l’assenza di alcuni pilastri (Dzeko, Pellegrini, Smalling) la Roma conferma non solo il suo ottimo periodo di forma, ma anche la presenza di meccanismi rodati per disinnescare le avversarie che costruiscono a 3 e schierano il doppio attaccante. La squadra di Fonesca chiude la pratica già nel primo tempo e nella ripresa spreca tante occasioni per rendere il divario ancora più ampio, complice un Parma totalmente remissivo nei secondi 45’;

- Tra i singoli, il migliore è nuovamente un incontenibile Mkhtaryan, che segna altri 2 gol dopo la tripletta al Genoa e incanta nelle sue combinazioni con Pedro. Ma se i due sono dei fuoriclasse, i meriti di Fonseca emergono soprattutto nel vedere calciatori rigenerati come Karsdorp (autore di un’ ottima gara con assist) e i giovani sempre più in crescita. Villar (appena alla terza da titolare in campionato da Gennaio) conferma le buone impressioni che aveva destato nelle precedenti apparizioni: il ragazzo non ha solo visione di gioco e grande qualità nel destreggiarsi nello stretto, che gli consentono di prendere le redini di un centrocampo verticale come quello della Roma, ma anche buone doti nel recupero del pallone. Molto bene anche Ibanez, che marca Gasperinianamente a tutto campo Gervinho per quasi un’ora, e finalmente Borja Mayoral, che chiude con gol e assist e una convincente prova da regista offensivo à la Dzeko;

- Liverani, dopo le prime apparizioni, sembra aver fatto un passo indietro, accantonando i suoi principi per adattarsi alle caratteristiche della rosa. Il problema è che in questo momento la sua squadra non è né carne né pesce: ha perso la capacità di difendersi compatta e di condurre rapide transizioni offensive che erano il marchio di fabbrica di D’Aversa, e non si intravede nemmeno l’ombra del calcio posizionale di Liverani. Il risultato è un Parma incapace di creare pericoli e perennemente in crisi in fase di non possesso. Alcune scelte poi, come Grassi a tutta fascia contro Spinazzola, sono da puro harakiri;

- Se dal lato della Roma non ci sono insufficienti, salvare qualcuno tra gli emiliani è invece un esercizio complesso. Sepe è decisivo nel limitare il passivo, aiutato anche dalla traversa sulla conclusione di Spinazzola. Sohm sembra un profilo interessante, ma andrebbe valutato in un contesto meno disastroso. Osorio e Alves escono frastornati dagli scambi dai 3 attaccanti giallorossi: urge un Oki per loro negli spogliatoi;

- L’unica macchia della giornata per la Roma è costituita dagli acciacchi muscolari palesati da Ibanez e Mancini, che vanno a sommarsi alle indisponibilità degli altri centrali, proprio alla vigilia di due sfide complesse contro Napoli e Sassuolo. I giallorossi hanno comunque motivo di guardare con fiducia al futuro: senza la sconfitta a tavolino della prima giornata, sarebbero in testa con il Sassuolo. In un campionato così strano, la chiave sarà non perdere la bussola nei momenti difficili e mantenere saldi i principi di gioco mostrati sin qui, sperando che l'infermeria non si intasi nel percorso.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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