Interventi a gamba tesa

Nico Mannion e i Warriors nel destino


Nella notte tra Mercoledì e Giovedì, il giovane di passaporto italiano è diventato un giocatore dei Golden State Warriors.


Sono passate meno di quarantotto ore dal Draft NBA, l’evento in cui le trenta franchigie del campionato di pallacanestro più seguito al mondo scelgono i migliori giovani a disposizione da aggiungere ai loro roster. Un evento che si è rivelato (come prometteva di essere alla vigilia) pieno di sorprese e di colpi di scena.

Fin da subito, Chicago ha stupito tutti scegliendo Patrick Williams con la scelta numero quattro (dato da moltissimi network statunitensi fuori dai primi dieci, ndr), seguita a ruota da molte altre squadre che hanno lasciato andare ben più giù delle aspettative giocatori come Obi Toppin, Deni Avdija, Tyrese Haliburton.

Ovviamente, come nella trama di un film che si rispetti, i colpi di scena sono proseguiti fino alla fine del secondo giro con moltissime squadre che, vuoi per necessità o vuoi per convinzioni, non hanno puntato su Nico Mannion, combo guard di origini americane ma di passaporto italiano, che un anno fa veniva indicato come uno dei prospetti più interessanti della sua età ed alla vigilia era suggerito come una scelta da primo giro. È infatti soltanto sei ore dopo la mezzanotte italiana (e circa quattro dopo l’inizio del draft) che Mark Tatum, vice-commissioner NBA, in diretta dagli studi televisivi ESPN di Bristol, rivela ai pochi fanatici rimasti incollati alla TV che i Golden State Warriors, con la scelta numero 48, vogliono Nico Mannion.

Una scelta tanto di valore per la squadra di San Francisco quanto inaspettata per la maggior parte degli addetti ai lavori, tra cui la stessa ESPN che aveva inviato al ragazzo tablet e microfoni per il collegamento in diretta (riservato però alle prime trenta scelte), che si aspettavano maggiore attenzione su di lui da parte di moltissimi front-office NBA, anche in relazione alle ottime prestazioni messe in luce dal ragazzo nelle Draft Combine delle scorse settimane.

UN DESTINO A TINTE GIALLOBLU

Mannion, il cui nome all’anagrafe è Niccolò, nasce a Siena tredici anni dopo il suo idolo Stephen Curry, esattamente il 14 Marzo 2001, da Pace Mannion (ex giocatore di pallacanestro con alle spalle una lunga carriera NBA tra Golden State, Utah, New Jersey e Milwaukee, prima di passare a piazze italiane quali Cantù, Treviso, Reggio Emilia, Caserta, Siena e Cefalù) e Gaia Bianchi (ex pallavolista italiana di Guidonia).

Il ‘Red Mamba’, come viene soprannominato tra il serio ed il faceto a causa della sua chioma rossa, crescendo si lega sempre di più allo sport del padre, fino a quando nel 2015 non dà finalmente inizio alla sua carriera agonistica con la maglia della Pinnacle High School. Il talento cristallino e la grande capacità di adattarsi e migliorarsi costantemente si vedono fin da subito e lo portano a chiudere le tre stagioni in maglia biancoblu in costante crescita, passando dai 20.2 punti di media+4.7 assist del primo anno ai 23.4+5.8 del secondo ed, infine, ai 30.4+6.2 del terzo ed ultimo.

Il “Red Mamba” cit.

nico mannion

Nel 2017, dopo aver deciso di accettare la chiamata dell’Italia andando a giocare gli europei di categoria e vincendo il premio di miglior realizzatore del torneo, la rivista americana Sports Illustrated gli dedica un lungo articolo descrivendolo come “a 15-year-old basketball prodigy”’, dandogli ulteriore visibilità sul panorama americano.

Nell’estate del 2019, Nico decide (tra le numerose offerte e borse di studio) di accasarsi con un anno di anticipo con l’Università dell’Arizona di Tucson, per la quale hanno giocato numerosi giocatori NBA tra i quali Damon Stoudamire, Gilbert Arenas e, ironia della sorte, Steve Kerr (attuale allenatore dei Golden State Warrirors, ndr). Il talento italo-americano chiude la stagione in crescendo con 14 punti, 5.3 assist e 2.5 rimbalzi in 32 minuti di media. Nel suo anno da freshman, Niccolò fa intravedere lampi di cristallino talento, mettendo in luce le sue capacità di playmaking e di adattabilità, oltre al suo elevato QI cestistico ed alla sua esplosività. Sono però il poco fisico (solo 82 kg su 191cm) e la scarsa apertura alare (wingspan per gli americani) a fare di lui un atleta di basso valore nella metà campo difensiva e nelle situazione di traffico.

COME PUÒ INSERIRSI NEL SISTEMA WARRIORS

Premessa numero uno: Nico Mannion parte come una delle ultime alternative nel lunghissimo e talentuosissimo roster dei Golden State Warriors.

Premessa numero due: secondo la maggior parte degli scout NBA, Niccolò non sarà mai una delle superstar della lega, ma può ambire a diventare un giocatore da quintetto (anche in squadre da titolo) nel non remoto caso in cui riuscisse a trovare continuità e fiducia nel suo tiro e riuscisse a fare un passo avanti a livello fisico. Il solidissimo contesto che si è creato negli ultimi anni a San Francisco (una delle migliori organizzazioni NBA anche grazie al suo development staff) sarà senza dubbio di grandissimo aiuto per quanto riguarda la sua crescita come giocatore.

Per ciò che riguarda il sistema Warriors, Nico Mannion potrebbe essere un fit perfetto, soprattutto offensivamente. La sua capacità di passare la palla e di creare soluzioni per i compagni, con a fianco tiratori d’elitè come Stephen Curry e Klay Thompson (se mai dovesse tornare il giocatore che è stato), si prospetta in grado di creare diversi problemi alle lineups difensive avversarie.

Offensivamente il ragazzo ha tutto per far bene.

Le sue capacità di playmaking saranno utili, inoltre, a liberare Draymond Green di queste responsabilità in cabina di regia, specie per quanto concerne la second unit. Ultimo, ma non meno importante: l’italo-americano può essere la soluzione giusta nello spot di playmaker di riserva negli anni a venire, grazie ad un contratto da rookie che peserà poco sul tetto salariale già abbastanza pesante dei Golden State Warriors.

Se Nico saprà confermare i suoi continui miglioramenti saranno soltanto il tempo ed il campo a dirlo, ma le prospettive di un futuro radioso per i Golden State Warriors e, forse ancor più importante, per la Nazionale Italiana, ci sono davvero tutte.


 

Marco Maso, classe 1997. Laureando in Scienze Motorie, nutre una sorta di ossessione verso tutti gli sport, in particolare verso la vena di Daniele De Rossi, la versatilità di Devin Booker, la mano sinistra di Rafael Nadal, l'eclettismo di Remco Evenpoel. Nel tempo libero ama allenare. Scrive della grandezza dell'NBA, dell'imprevedibilità del College-Basketball e del fascino dell'Eurolega.