Interventi a gamba tesa

Come la Spagna ha travolto la Germania

Ferran Torres spagna

Foto: Instagram @ferrantorres7


La nuova, giovane Spagna di Luis Enrique vince e convince.


Undici punti, 13 reti realizzate, 3 soli gol subiti, primo posto nel Gruppo 4 e final four di Nations League conquistata con ampio merito. Il tutto, condito da un impetuoso 6-0 sulla Germania nell’ultima sfida del girone. Un successo che, in Spagna, ha tutto il sapore della rivoluzione. Una vittoria che, anche se in maniera differente, rimarrà per sempre nella storia delle due nazionali.

Unai Simon (1997); Sergi Roberto (1992), Sergio Ramos (1986), Pau Torres (1997), José Gayà (1995); Rodri (1996), Sergio Canales (1991); Dani Olmo (1998), Koke (1992), Ferran Torres (2000); Alvaro Morata (1992). È questo l’undici titolare schierato da Luis Enrique per l’importante incontro dell’Estadio Olimpico de Sevilla. Con 26,4 anni di media, quella scelta dall’ex tecnico della Roma contro i tedeschi è risultata la quarta formazione spagnola più giovane da lui messa in campo in questo 2020 (la prima, con 25,7 anni, è quella che ha affrontato la Svizzera nel pareggio per 1-1 del 14 novembre scorso).

Un 4-2-3-1 tecnico, offensivo e, al contempo, molto equilibrato, che è riuscito a dominare in tutto e per tutto il confronto con i tedeschi di Low: 68% di possesso palla, 92% di precisione nei passaggi, 22 conclusioni totali (di cui 10 nello specchi) contro le 2 due della Germania, 729 passaggi riusciti contro i 294 avversari e ben 31 palloni recuperati dagli uomini in maglia rossa. Dati emblematici che riassumono nel modo migliore una sfida letteralmente dominata in ogni zona del campo dalla Spagna.

Protagonisti

Il bomber Morata (protagonista di un grande avvio di stagione nella Juventus con 6 reti in 8 gare), il classe ’97 Oyarzabal e i talenti del Manchester City Rodri e Ferran Torres (qui il nostro pezzo sul 2000 di Foios): nella notte da record di Siviglia sono queste le stelle riuscite a brillare maggiormente tra le fila della Roja.

Eppure, tra i tanti gioielli scesi in campo e capitanati dal solito grande leader Sergio Ramos, a prendersi la copertina dei giornali è stato proprio l’esterno offensivo dei Citizens. Sbarcato in Inghilterra in estate all’interno di un affare da 25 milioni più 12 di bonus, l’ex Valencia è il vero e proprio volto “young” della nuova Spagna di Luis Enrique, selezione con la quale, dopo l’esordio del 3 settembre scorso, ha già collezionato 4 centri in 7 apparizioni totali. Un giocatore dal futuro assicurato, un “wonderkid” che il catalano Guardiola ha voluto fortemente in rosa per puntellare la corsia destra del suo Manchester e finora capace di mettere a segno 4 reti in questo avvio di stagione in maglia azzurra.

https://twitter.com/SeFutbol/status/1329376120391823361

Sul lato destro del campo, ecco invece l’ottima prova del gioiello del Lipsia Dani Olmo. Al centro di tanti rumors di mercato in passato e vicino anche ad alcuni club italiani, il ventiduenne ex Dinamo Zagabria continua ad offrire segnali di forte crescita. Dopo aver trascinato l’Under 21 spagnolo alla conquista dell’Europeo “italiano” del 2019, il talentuoso fantasista è ora uno dei perni principali nello scacchiere tattico di Luis Enrique. Un ragazzo dotato di un’incredibile duttilità tattica (oltre che di grandi doti tecniche) e capace di fornire il giusto apporto alla manovra dei suoi sia nel ruolo di trequartista sia nelle vesti di esterno alto.

Rivoluzione

Nell’amarissimo ottavo di finale del Mondiale del 2018 contro la Russia padrona di casa, la Spagna scendeva in campo con questo undici titolare: De Gea; Nacho, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Koke, Busquets; Asensio, David Siva, Isco; Diego Costa. Nel successo per 6-0 contro la Germania, l’unico “superstite” nella formazione di partenza di Luis Enrique è il capitano del Real Madrid.

Segnali forti di una rivoluzione che sembra pienamente riuscita. Nonostante alcune pedine di quella Spagna siano ancora largamente impiegate nella rosa dell’ex tecnico del Barcellona, ciò che sorprende è come quest’ultimo sia riuscito a plasmare la nuova generazione di talenti attorno alla sua idea di gioco. Possesso palla, continua ricerca della conclusione e gioco che si sviluppa prevalentemente col supporto degli esterni offensivi: il successo contro la Germania è la prova che la Spagna è tornata ad imporsi come una delle potenze principali nel panorama calcistico mondiale.


 

Cagliaritano, classe '96. Laureato in Scienze Politiche ed ex stagista alla Gazzetta dello Sport. Pallavolista da quando ho memoria, amo i libri, i viaggi, il mare e lo sport. Raccontarlo è la mia passione.