Interventi a gamba tesa

Mock Draft NBA 2020


Alcune considerazioni su quella che è conosciuta come la scienza meno esatta, della lega meno prevedibile dello sport professionistico mondiale.


Dopo vari slittamenti dovuti al Covid 19, nella notte tra il 18 e il 19 Novembre si terrà finalmente in forma virtuale il Draft Nba 2020, con il commissioner Adam Silver negli studi ESPN di Bristol, in Connecticut, ad annunciare le scelte e i giocatori in collegamento video. Modello che segue forzatamente quello utilizzato dall’NFL mesi fa, draft caratterizzato dalla prima scelta assoluta più scontata degli ultimi anni Joe Burrow, fresco vincitore dell’Heisman Trophy (premio per il migliore giocatore della stagione collegiale di Football) con il maggior numero di voti della storia.

Se questa scelta è stata oggettivamente la scelta migliore in un Draft pieno di talento, lo stesso non si può dire della situazione che si è delineata prima del Draft NBA che si terrà a breve. Questa problematica riguarda tutte le squadre, da quelle che vogliono risollevarsi a quelle che vogliono ottenere un tassello in più per migliorarsi: la classe del 2020 è caratterizzata da un non esaltante talento in termini generali e da una totale incertezza riguardo al quadro professionale degli atleti.

Lo stop dei campionati collegiali e l’impossibilità di utilizzare il Draft Combine come mezzo per ottenere le ultime informazioni riguardo alle condizioni fisiche dei giocatori, ha destabilizzato il modo di analizzare i giocatori tipico degli scout NBA. Gli addetti ai lavori hanno avuto più tempo rispetto agli anni scorsi per capire che direzione dare alla propria franchigia e come ottenere il miglior fit per la propria squadra, attraverso una scelta o eventualmente uno scambio.

1. Minnesota Timberwolves – Anthony Edwards (G, Georgia)

Best case: Donovan Mitchell, Victor Oladipo

Minnesota si ritrova con la prima scelta assoluta dopo il 2015, anno nel quale avevano scelto quello che doveva essere a tutti gli effetti il prototipo del lungo del futuro e la stella a cui affidare le chiavi della squadra insieme ad Andrew Wiggins. Se quest’ultimo nel corso degli anni è finito nel dimenticatoio più totale, il primo anche a causa di limiti caratteriali evidenti sembra abbia bisogno di un altro giocatore oltre a D’Angelo Russel per poter fare il decisivo salto di qualità che tutti si aspettano.

Questa scelta sembra ricadere perfettamente sul talento da Georgia, a nome Anthony Edwards: il mix di caratteristiche che lo contraddistingue dal resto dei giocatori, uniti ai 107 chili distribuiti su 196 centimetri di altezza e un’apertura alare di quasi 210, rappresentano quello che Minnie cerca indubbiamente da questo Draft, cioè il giocatore più completo e performante da aggiungere alle proprie due stelle nell’immediato.

Edwards è una guardia esplosiva e longilinea che fa del primo passo e dell’elevazione le sue armi principali, a cui si aggiunge l’abilità di crearsi il tiro da solo e per il lungo che lo accompagnava spesso nei pick & roll. La quasi totale mancanza di compagni di livello al college ha fatto venire a galla alcune sue lacune riguardo alle sue capacità di coinvolgimento della squadra. Queste lacune sicuramente verranno attenuate dalla presenza di un portatore di blocchi extra lusso come KAT e da un giocatore innamorato del pallone come Russel che lo potrebbe far migliorare nel giocare senza palla (come ad esempio i tagli a canestro), cosa fondamentale nella NBA moderna. Il tutto passando dalla percentuale realizzativa da tre punti: ondivaga (29.4% al college) ma estremante importante nel passaggio dal mondo NCAA a quello professionistico.

Le ultime indiscrezioni danno questa scelta messa sul mercato da parte di Minnesota, quindi si dovrà vedere inevitabilmente quale sarà le necessità della squadra che chiamerà alla 1.

Voce del verbo non andare sotto fisicamente contro nessuno.

2. Golden State Warriors – James Wiseman (C, Memphis)

Best case: David Robinson

Il prodotto di Memphis arriva al giorno più importante della sua carriera con la stagione più travagliata dell’intera classe del 2020. Se molti giocatori nella storia si portano appresso la notte del Draft infortuni o questioni caratteriali che possono limitare la loro possibilità di essere chiamati con la scelta più alta possibile, è successo poche volte che un giocatore di questa caratura e con una scelta (probabile) così alta arrivi con così pochi minuti giocati nel basket di un certo livello; questo fatto è dovuto a dei compensi irregolari che avrebbe accettato all’università, forniti da coach Penny Hardaway e che lo hanno costretto ad abbandonare i campi NCAA dal mese di Dicembre.

Wiseman è il classico sette piedi moderno che può correre tutto il campo come un esterno, lavorare internamente in transizione e  portare blocchi tagliando perfettamente a canestro, ma che non ha nelle sue corde la creazione di tiro da una posizione statica o in isolamento. Non è ancora in grado però di crearsi un tiro autonomamente, come fa ad esempio Joel Embiid, se non da ricezione nello smile con un miss match.

Sembra dunque il perfetto completamento della squadra allenata da Steve Kerr, cioè un lungo che possa sfruttare quelle voragini interne create dagli Splash Brothers e dare quella solidità difensiva interna che manca alla squadra della Baia. Se probabilmente è la scelta più ovvia tra quelle disponibili, è altrettanto vero che vista la voglia di competere nell’immediato di Steph e soci è possibile che possano scambiare la scelta per un giocatore pronto e privo di incognite, per non rischiare di ritrovarsi un bust in un Draft così pieno di incertezze. Inoltre si vocifera da alcuni addetti ai lavori che Steve Kerr apprezzi particolarmente il talento Israeliano Deni Avdija, quindi è possibile in via ipotetica un Trade Down con un’altra squadra con una scelta più bassa.

La carriera del lungo passerà inevitabilmente da quello che saprà fare fuori dall’area

3. Charlotte Hornets – LaMelo Ball (PG, Illawarra Hawks)

Best case: Jason Kidd, Jason Williams

Croce e delizia. Se c’è un giocatore che divide più di tutti in questo Draft con così tante incognite è proprio il figlio LaVarr. Da un lato ci sono delle squadre che farebbero carte false per averlo, dall’altro un sacco di franchigie credono che possa fare la stessa fine del fratello maggiore, cioè passare da essere un possibile franchise player a diventare un ottimo giocatore ma che non riesce e forse non riuscirà mai ad esprimere il proprio talento ai piani alti.

Se questo spaventa molti GM, le infinite stagioni negative della squadra di Michael Jordan farebbero pensare ad una scelta quasi scontata con il fratello minore dei Ball, l’unico giocatore che potrebbe fare svoltare la storia recente della franchigia o farli sprofondare ancora di più nella mediocrità degli ultimi anni. Questo sicuramente è un rischio che la dirigenza può e deve correre.

Se i tanti difetti (soprattutto difensivi) sono agli occhi di tutti, non si può non rimanere incantati dalla fantasia a 360 gradi che pochi giocatori della sua età e addirittura nell’NBA stessa hanno. L’ascesa di LaMelo passerà inevitabilmente dalla sua percentuale realizzativa da tre punti, che lo potrebbero portare ad essere battezzato  costantemente (come suo fratello), limitando molti aspetti del suo gioco e snaturando il suo modo di giocare. Questo non toglie che il minore dei fratelli Ball sembrerebbe ad oggi quello con il più alto potenziale di tutto il Draft, ma anche quello con più incognite.

Vista la mole di talento posseduta dal figlio di LaVar, è anche vero che ci sono un sacco di franchigie che farebbero carte false per averlo anche alla pick #1, quindi potrebbe essere lui e non Edwards ad essere scelto per primo da Adam Silver.

Definizione di Genio e Sregolatezza

4. Chicago Bulls – Deni Avdija (F, Maccabi Tel Aviv)

Best case: Gordon Hayward, Bojan Bogdanović, Hidayet Türkoğlu

Fresco del titolo di MVP del campionato Israeliano e dopo un stagione giocata ad altissimi livelli chiusa in doppia cifra e con un buon apporto in termini di rimbalzi ed assist, l’astro nascente del basket europeo si presenta come uno dei prospetti più interessanti dell’intera classe del 2020. Se le sue qualità sono sotto gli occhi di tutti in Europa, nelle ultime settimane molti addetti al lavoro prima del Draft si sono resi conto della completezza e della maturità cestistica dell’ex Maccabi. Soprattutto l’allenatore degli Warriors, Steve Kerr, ha speso ottime parole parole per lui.

L’ex Maccabi è un’ala piccola capace di fare qualsiasi cosa in tutte le due metà la campo: ha delle letture eccellenti siamo come realizzatore che come passatore per l’età (19 anni) e il fisico (2 metri e 6 per 100 chili) che ha. L’aspetto forse più rilevante nel suo gioco è il saper scegliere sempre la cosa giusta ed essere estremamente efficace sia nella metà campo offensiva che in quella difensiva, potendo cambiare praticamente su tutti i ruoli. A tratti ricorda quello che ha rappresentato nel suo prime in NBA Hidayet Türkoğlu, cioè un giocatore con Q.I. impressionante ma che non dava troppo nell’occhio, ma con un atletismo e una capacità di correre il campo impressionante che il turco non aveva. L’unico aspetto su cui deve lavorare parecchio è il tiro da tre punti, unico neo in un pacchetto unico che pochi giocatori hanno in questo Draft.

I Bulls molto probabilmente sceglieranno il miglior giocatore possibile alla quarta scelta non avendo ancora un piano preciso riguardo alla free-agency e come costruire la rosa negli anni a venire. Gli errori di valutazione commessi due anni fa con Luka Doncic potrebbero portare i GM a fare delle attente valutazioni su di lui prima del 18 Novembre e non c’è da stupirsi se il suo nome comparisse nelle prime tre scelte del Draft.

Quello che sorprende più di tutto è la sua maturità.

5. Cleveland Cavaliers – Onyeka Okongwu (C, USC)

Best case: Ben Wallace, Montrezl Harrell

Dopo anni a Chino Hills con i riflettori del caso puntati sulla famiglia Ball, il centro nigeriano si è fatto subire notare sin dalla prima partita con la maglia di USC. Ha chiuso la partita con 20 punti, 13 rimbalzi e 8 stoppate contro Florida A&M. Atletico, mobile, stoppatore. Queste sono le qualità che sono messe particolarmente in risalto nel suo gioco. E’ nettamente il miglior difensori tra i lunghi del Draft e garantisce quella presenza in area che tutte le squadre in NBA cercano, cioè un lungo che può cambiare su più uomini in difesa e capace di correre il campo e sfruttare i pick & roll dall’altra parte.

Per fare il salto di qualità dovrebbe imparare a leggere meglio le varie situazioni di gioco e gestire meglio il pallone quando deve creare gioco per i compagni. Non avendo un’altezza accettabile per il ruolo è necessario che sviluppi un tiro accettabile dalla media, come per esempio Bam Adebayo a sviluppato nel corso del tempo.

Molto probabilmente i Cavs proveranno a liberarsi dei contratti pesanti di Love e soprattutto Drummond, per cercare di rifondare una squadra puntando maggiormente sui giovani.

6. Atlanta Hawks – Tyrese Haliburton (G, Iowa State)

Best case: Lonzo Ball, Dejounte Murray

Un altro giocatore che ha fatto della dedizione e del miglioramento costante la sua forza principale è il prodotto da Iowa State. Dopo non essere stato scelto tra i 150 giocatori migliori dello stato in uscita dall’high school, è riuscito ad ottenere con il tempo sempre più minuti e a consacrarsi come uno dei talenti più interessanti dell’intero Draft, passando nell’ultimo anno da 7 a 15 punti di media.

Quello che sorprende di più nel suo gioco è il suo essere un giocatore totalmente versatile in entrambe le metà campo. Può far segnare chiunque, in contropiede, con il pick’n’roll o semplicemente trovando il compagno libero in qualsiasi situazione di attacco: i quasi 7 assist in una squadra non di alto livello come Iowa State ne sono la dimostrazione. Produce punti sia con il tiro da fuori (40% abbondante da tre in stagione) sia con le penetrazioni, avendo un ottimo primo passo e una capacità di finire al ferro sopra la media. In difesa inoltre è una presenza costante e in grado di fare tante piccole cose fondamentali anche a livello professionistico (le 2 palle rubate di media ne sono la prova).

Il fit con Trae Young e gli Hawks in generale sembra essere perfetto e il suo impatto sulla lega è direttamente proporzionale alla sua voglia di limitare le proprie debolezze. La sua meccanica non ortodossa e il suo fisico esile, seppur dotato di un wingspan notevole, potrebbero causargli più di qualche problema, come successo ad altri giocatori simili a lui in passato.

“Adattabile” forse è la parola giusta.

7. Detroit Pistons -Killian Hayes (PG, Ratiopharm Ulm)

Best case: Goran Dragic

Il figlio di DeRon nasce negli Stati Uniti ma cresce in Francia, dove il padre gioca da professionista per vari anni. La sua prima ed unica sagione in Europa da professionista la gioca però in Germania, finendo la stagione con 16 punti e quasi 8 assist di media.

Tra le guardie da primo giro, Hayes è probabilmente quello con il range di soluzioni più ampio per fare e per far fare canestro. Tira bene sia dalla media distanza sia usando il pick and roll, trovando sempre una linea di passaggio per un compagno libero e riuscendo a crearsi il tiro facilmente in isolamento utilizzando spesso lo step-back, arma che è diventata indispensabile nel basket moderno. La pecca evidente che si nota nel suo gioco è la sua non costanza nel tiro da tre punti, che lo hanno portato a delle percentuali pessime nell’ultima stagione.

Il cantiere aperto Detroit potrebbe dargli quei minuti in più che in altre realtà non avrebbe, permettendogli di migliorare i vari aspetti del suo gioco senza avere troppe pressioni addosso. Non è comunque da escludere una rapida ascesa nelle quotazioni del francese nella notte del 18 Novembre che potrebbe scalare varie posizioni fino a ridosso delle prime tre.

 

8. New York Knicks – Obi Toppin (F/C, Dayton)

Best case: Blake Griffin, Amare Stoudemire

Dopo aver frequentato tre diverse high school e non aver ricevuto nessuna offerta da una squadra di Division One, Obadiah Toppin trascorre un anno in una prep school, aspettando una chiamata che tarda ad arrivare. Nel mentre si presenta Dayton e accetta di corsa. Esordisce in NCAA a 20 anni, brillando sin da subito. Da lì sarà un’escalation progressiva che lo porterà a un’annata incredibile (record 29-2) che, senza pandemia, l’avrebbe forse vista alla March Madness da seed #1. a un’annata incredibile (record 29-2) che, senza pandemia, l’avrebbe forse vista alla March Madness da seed #1. È la consacrazione di Toppin, vincitore del National College Player of the Year.

Un profilo intrigantissimo dal punto di vista offensivo, dove può fare praticamente tutto: mobile, dinamico e con un atletismo che gli permette di vivere sopra al ferro. Schiaccia tanto e può attaccare sia fronte che spalle a canestro, così come lanciare un contropiede. Questa sua versatilità in attacco gli permette di essere pericoloso sia come rollante, potendo finire al ferro con facilità o aprirsi per un tiro da tre punti (39,4% al College), che da creatore di gioco con la palla come realizzatore che come contropiedista (sempre più ricercato nell’NBA moderna). Nell’ultima stagione è migliorato notevolmente anche nelle situazioni senza palla, soprattutto nei tagli sulla linea di fondo.

Se riuscirà a limare quelle lacune difensive ed esprimersi nello stesso modo con una fisicità generale della lega molto più simile alla sua potrà essere un tassello per completare la squadra.

Per una definizione di “Bully Season”…

9.Washington Wizards – Isaac Okoro (G/F, Auburn)

Best case: Andre Iguodala

Chi sceglierà Okoro lo farà soprattutto per la sua presenza difensiva. La sua versatilità in difesa gli permette di marcare dall’1 al 4 con facilità, essendo dotato di un’apertura alare notevole e una velocità di piedi invidiabile anche dai migliori difensori dei piani più alti. E’ capace di leggere il gioco in maniera eccelsa, portandolo ad essere presente anche in attacco in transizione e con il gioco senza palla.

Per ottenere quello status di 3&D affidabile dovrà sicuramente migliorare il tiro dagli scarichi (29% scarso in stagione) e la capacità di passare il pallone. Sicuramente il fisico scultoreo che lo caratterizza gli permetterà di avere un impatto immediato al primo anno. Questa sua maturità potrebbe consentirgli di scalare qualche posizione rispetto a giocatori meno pronti. Molto dipenderà anche dalle scelte che verranno prese durante la Free Agency, e dalla possibile dipartita di Bradley Beal.

1o.Phoenix Suns – Devin Vassell (G/F, Florida State)

Best case: Trevor Ariza, Robert Covington

Dopo un’inizio al rilento con la maglia di Florida State che lo dava intorno alla ventesima scelta all’inizio della stagione, Vassell è emerso come il prototipo di giocatore perfetto per l’NBA moderna. Cioè una guarda oversize (2 metri abbondanti) capace di incidere clamorosamente nella propria metà campo, punire gli scarichi da tre punti (chiuso la stagione con una delle migliori percentuali reali) e dotato di un atletismo straordinario per correre in contropiede e finire a due sopra al ferro. Il tutto condito da una discreta vena realizzativa.

L’unico problema che si porta appresso è la sua quasi totale inefficacia palla in mano, non potendo disporre di una particolare dote come creatore di gioco. Questo comunque non spaventa i Suns, che hanno bisogno come il pane di un giocatore capace di spostare gli equilibri in entrambe le metà campo. Si vocifera inoltre che attraverso uno scambio Phoenix voglia prendere un play (Chris Paul?), quindi la scelta di una 2/3 difensivo sembra quasi obbligata.

11. San Antonio Spurs – Patrick Williams (F, Florida State)

Best case: OG Anunoby, Miles Bridges

Se cercate una definizione di Tweener, cioè un giocatore capace di giocare in più ruoli, molto probabilmente troverete il nome del prodotto di Florida State. La presenza fisica di Williams ha permesso al suo allenatore di utilizzarlo in varie posizioni durante la stagione. La sua mobilità può portarlo a difendere su ogni tipo di esterno o guardia, mentre in certe situazioni può essere utilizzato da 5 tattico, potendo contare sul suo fisico fuori scala e dalla sua capacità di proteggere il ferro (uno dei migliori stoppatori della sua conference).

La principale incognita nel suo gioco è il fatto che non riesca sempre ad essere al centro del gioco, se non quando la squadra riesce ad andare in contropiede con continuità. Coach Popovich ci ha abituati a saper valorizzare ogni singolo giocatore sotto la propria ala e potrebbe limare qualche limite caratteriale di troppo del giocatore.

Non c’è da sorprendersi se finisse 3-4 posizioni prima

12. Sacramento Kings – Saddiq Bey (F, Villanova)

Best case: Jaylen Brown

Un altro talento sfornato dall’ateneo che forse più di tutti ha incantato negli ultimi anni ma che ormai è diventato una garanzia di qualità. Il Freshman uscito da Villanova rappresenta quello che anni fa sembrava merce ultra rara ma che nell’ultima decade è diventata un must have per poter essere competitivi, cioè un 3&D capace di incidere in entrambi lati del campo. Una stagione chiusa a 15 punti abbondanti di media, tirando con uno ottimo 45% da tre, ha fatto salire le sue quotazioni negli ultimi mesi.

I Kings dopo le sciagurate scelte fatte nel corso degli anni potrebbero virare su un giocatore estremamente solido anche senza garantire un potenziale esagerato. Vlade Divac però ci ha abituato negli anni a scelte al limite del comprensibile quindi ogni previsione per i Kings è superflua.

13. New Orleans Pelicans – Aaron Nesmith (G/F, Vanderbilt)

Best case: Buddy Hield

Numeri alla mano il prodotto di Vanderbild è il miglior tiratore di tutta la Division 1, con un’irreale  52.2% da tre su 8.2 tentativi a partita, riuscendo ad essere una minaccia lungo tutto l’arco posizionandosi sempre in maniera ottimale per gli scarichi dei compagni. Il tutto completato da un ottimo fisico per il ruolo e da una capacità innata di rendersi utile per all’interno del sistema di gioco.

Un’infortunio al piede l’ha costretto a lasciare i campi a Gennaio, portando gli scout ad analizzare meglio quelli che potrebbero essere i problemi una volta fatto il salto tra i professionisti. Difatti Nesmith non ha un primo passo necessario per battere in palleggio il difensore, non potendo contare su una velocità eccezionale, e non ha dalla sua una buona dose di inventiva palla in mano. La presenza in squadra di un creatore di gioco come Lonzo Ball potrebbe agevolare il suo ambientamento nella lega.

Alla voce “Best Shooter in the Draft”.

14. Boston Celtics – Precious Achiuwa (F, Memphis)

Best case: Serge Ibaka

Se c’è una cosa a cui ci hanno abituato i Celtics in questi anni sono le loro infinite scelte al Draft. A metà del primo giro la pick più probabile è quella che riguarda il reparto lunghi, probabilmente lo spot più carente nel roster di Boston. Il prodotto di Memphis rappresenta il miglior lungo (o il prototipo di lungo utilizzato da coach Stevens) arrivati a questo punto del Draft.

Achiuwa doveva essere il perfetto completamento di Wiseman a Memphis, ma l’allontanamento dal basket giocato di quest’ultimo ha fatto risaltare lo strapotere fisico e la capacità di spaziare su tutto il campo. I Celtics sperano di trovare una via di mezzo tra lungo-esterno simile a Daniel Theis, in modo da avere un ricambio per il tedesco e in certi quintetti una duo sotto canestro molto mobile. Visto l’andamento degli ultimi Draft i Celtics potrebbero scambiare una o più scelte delle tre che hanno per poter scegliere un centro nelle prime 5 chiamate (Okongwu molto probabilmente).

15. Orlando Magic – Cole Anthony (PG, North Carolina)

Best case: Damian Lillard

Passare da essere una possibile scelta top 3 al Draft e un giocatore 5 stelle conteso da tutte le università a una possibile scelta in Lottery è un attimo. Lo sa bene Anthony, che ha incontrato vari ostacoli lungo il proprio cammino. Il primo fra tutti l’infortunio al menisco che l’ha tenuto fuori dai campi per oltre un mese e il lockdown che ha chiuso anzitempo la sua carriera collegiale.

I lampi di creatività e a livello realizzativo non possono però distogliere l’attenzione dal giocatore potenzialmente clamoroso che può diventare. Da questo punto di vista i Magic hanno bisogno assolutamente di una guardia di talento capace di trascinare la squadra in attacco. Essendoci la possibilità di essere di fronte alla steal of the draft per antonomasia, il suo nome potrebbe essere chiamato anche 5-6 posizioni prima da squadre che non vogliono prendersi questo rischio.

Qui dopo il miglior esordio in maglia UNC in termini di punti della storia (34-11-5).

16. Portland Trail Blazers – Josh Green (F, Arizona)

Best case: Jimmy Butler

In una classe piena di 3&D Green sembra essere quello più completo tra quelli disponibili. Capace di battere l’uomo in palleggio, correre in transizione e punire da tre punti dagli scarichi, sembra avere tutto il necessario per ambientarsi perfettamente in quel di Portland insieme al backcourt Lilllard-McCollum. L’unico dubbio è se saprà passare dal ritmo istintivo e caotico tipico del basket NCAA al livello molto più mentale e pragmatico dei piani alti.

E’ comunque un rischio che Portland si può prendere a questo punto del Draft.

17. Minnesota Timberwolves – Jalen Smith (F/C, Maryland)

Best case: Paskal Siakam

Il prodotto di Maryland è il classico stretch-four che si accoppia perfettamente ad un centro che vuole giocare spalle a canestro, potendo contare su una buona capacità realizzativa sia palla in mano che da rollante in un gioco a due. Il tutto completato da buoni doti di rim protector (2.5 stoppate di media). Sembra essere quello che cerca Towns, cioè un giocatore capace di liberargli l’area in attacco, essendo un tiratore affidabile da tre, e un aiuto in difesa dove il centro ex Kentucky sembra non essere proprio a suo agio per usare un eufemismo. Con una scelta fuori dalla Lottery Minnesota potrebbe portare a casa un affare a lungo andare.

18. Dallas Mavericks – Tyrese Maxey (G, Kentucky)

Best case: Bradley Beal

Molte squadre hanno perso l’occasione non scegliendo Jamal Murray e Shai Gilgeous-Alexander poi, non succederà lo stesso con Tyrese Maxey“.

Parola di Coach Calipari, suo ex allenatore a Kentucky, che alza l’asticella del suo pupillo nell’ultima stagione. Passando al giocatore, Maxey è una guardia undersize per l’NBA, capace di battere l’uomo dal palleggio con facilità e di punire sia dalla media distanza che da dagli 8 metri. Le sue limitate doti da playmaker e le sue abilità difensive sopra la media potrebbero sposarsi con il modo di giocare dei Mavericks, e in modo particolare di Luka Doncic, accentratore del gioco ad inizio azione e con più di qualche lacuna nella propria metà campo. La scelta dipenderà molto dal profilo che riusciranno a firmare nell’imminente free agency (Gallinari?).

Rimane in ogni caso uno dei giocatori più elettrizzanti di tutta la D-1.

19. Brooklyn Nets – Kira Lewis Jr (PG, Alabama)

Best case: Dennis Schroder

Dopo una Lottery abbastanza sfortunata, Brooklyn si trova a scegliere da un punto del Draft dove si può imbattere in qualche giocatore da lottery snobbato dalle squadre precedenti. Uno di questi potrebbe essere Lewis, che si porta dietro potenzialità da Lottery ma anche qualche incertezza riguardo alla sua adattabilità al gioco NBA. Il prodotto di Alabama sarebbe un tassello perfetto per guidare la second unit dei Nets, visto le voci di mercato che danno per partenti uno tra Dinwiddie e LeVert. Sembra però probabile che qualche squadra in zona lottery possa giocarsi questa carta scegliendolo prematuramente.

20. Miami Heat – RJ Hampton (GF, New Zealand Breakers)

Best case: Zach Lavine

Anche se sembra una scelta controtendenza rispetto al work-ethic unico e tipico di Pat Riley e soci, arrivati a questo punto del Draft Hampton rappresenta forse il giocatore con più potenziale e con più ampi margini di miglioramento. Nonostante una stagione non esaltante in Australia e la tanta discussa scelta di non andare al college nonostante le tante offerte, ha fatto intravedere la capacità di poter fare canestro in ogni modo e contro qualunque tipo di avversario e la sua straripanza dal punto di vista atletico. Anche se dal punto di vista difensivo è ancora anni luce dall’essere accettabile, potrebbe essere un ottimo progetto a lungo andare.

21. Philadelphia 76ers – Desmond Bane (G, TCU)

Best case: Gary Harris

Un giocatore completamente diverso da quelli visti finora. Un giocatore che ha completato la sua carriera universitaria a TCU per 4 anni e se considerato nel breve termine può essere considerato una scelta adeguata a quello che ha bisogno Coach Doc Rivers. In maniera del tutto casuale è molto simile a quello che era in campo l’ex allenatore dei Clippers e hanno un percorso collegiale molto simile. Non potrà di certo essere un giocatore con un potenziale alto ma sicuramente migliorerà la fase difensiva che è a tutti gli effetti il vero tallone d’Achille di Philadelphia (Thibulle permettendo) e la pericolosità dal perimetro.

22. Denver Nuggets- Isaiah Stewart (C, Washington)

Best case: Lite Paul Millsap

Un altro giocatore simile alla scelta precedente, che con il passare del tempo ha acquistato sempre più posizioni nella scacchiera del Draft è Stewart. Il prodotto di Washington potrebbe essere il giusto complemento di Jokic, o una sorta di upgrade dell’apporto dalla panchina di Plumlee. Capace di giocare sia spalle a canestro che da rollante, la sua crescita passerà dalla sua capacità di mettere su in tiro affidabile, necessario per potersi creare una solida carriera tra i professionisti.

23. Utah Jazz – Leandro Bolmaro (G, FC Barcelona)

Best case:  Lite Manu Ginobilli

Essendo a posto in quasi tutte le posizioni, i Jazz possono prendersi il rischio di aspettare che Bolmaro cresca definitivamente in Europa con i blaugrana per poi averlo più maturo e pronto nelle stagioni successive. Play-Guardia di prospettiva dotato di un’ottima visione di gioco, riesce ad essere un buon realizzatore utilizzando la stazza fuori ruolo di cui dispone e un discreto difensore potendo contare di un’ottima apertura alare. Dovrebbe dunque spaziare tra le pick 20-25.

19 anni e non sentirli.

24. Milwaukee Bucks – Theo Maledon (G, Asvel Villeurbanne)

Best case: Fred VanVleet

Discorso simile a quello fatto per i Jazz vale anche per i Bucks. Non avendo effettivamente un ruolo scoperto, Milwaukee potrebbe dare un portatore di palla in più a Giannis per sgravarlo dalle responsabilità di playmaking che l’hanno turbato per tutti i playoff. A lungo andare il francese può essere sicuramente una scommessa vincente, essendo un passatore efficace e un tiratore affidabile dagli 8 metri.

25. Oklahoma City Thunder – Aleksej Pokusevski (PF, Olympiacos)

Best case:  Faster Nemanja Bjelica

Se provate a definire quello che il giocatore serbo rappresenta nel basket europeo e soprattutto Oltreoceano è probabilmente Unicorn. Come altri animali fantastici come Porziņģis e Bol Bol prima di lui, è considerato quel materiale pregiato tanto ricercato nel gioco moderno.

Guardia nel corpo di un centro (213 centimetri di altezza), capace di portare palla e attraversare il campo con la facilità di una guardia e di arrivare al ferro come un lungo. Possiede inoltre una buona meccanica di tiro e un rilascio molto veloce. Le principali incognite come ovvio che siano riguardo la sua tenuta fisica, ma come ha dimostrato negli ultimi anni Denver si può permettere di farlo crescere gradualmente. Con lui il gioco vale sicuramente la candela, nonostante ci sia la possibilità di un possibile Bust. Per usare una citazione che ricorre da mesi nel nostro quotidiano “il rischio di finire in Lottery c’è, questo va detto con grande chiarezza”, ma anche quello di finire nel secondo giro. Sem Presti arrivati a questo punto di certo non se lo farebbe scappare.

Boom or Bust?

26. Boston – Xavier Tillman (C, Michigan State)

Best case:  Athletic Derrick Favors

Boston ha davanti due strade: riuscire ad ottenere una scelta per chiamare Okongwu subito o scegliere una serie di lunghi per poter ampliare il proprio frontcourt. Tillman rappresenta un buon compromesso tra difesa e attacco con un non invidiabile potenziale ma dall’utilizzo immediato assicurato. La quasi totale assenza di tiro potrebbe creargli qualche problema, ma il modo di giocare di coach Stevens potrebbe nascondere più di qualche lacuna in attacco. Occhio comunque a sottovalutare i prodotti di Tom Izzo.

27. New York Knicks – Jahmi’us Ramsey (G, Texas Tech)

Best case: Kentavious Caldwell Pope

A ridosso del secondo giro la scelta dei Knicks dipenderà del tutto da quello che faranno con la loro scelta numero 8. Se sceglieranno un lungo, molto probabilmente opteranno per un giocatore da aggiungere al proprio backcourt. Ramsey potrebbe alzare i ritmi della second unit di New York, forse una delle peggiori della lega.

La sua capacità realizzativa su tre livelli farà sicuramente comodo alla squadra della Grande mela.

28. Los Angeles Lakers – Tyrell Terry (G, Stanford)

Best case: Lite CJ McCollum

Stando alle ultime indiscrezioni di mercato questa scelta sarà di OKC, dovuta allo scambio che potrebbe portare Dennis  Schröder alla corte del Re. Il prodotto di Stanford si presenta come una guardia capace di fare entrambe le cose richieste ad un giocatore nel suo ruolo, cioè saper creare gioco con la palla in mano e segnare con costanza dagli 8 metri. Soprattutto questo fondamentale sembra essere quello più evidente, potendo contare su un tiro affidabile (40% da tre in stagione) e una capacità di farsi trovare in visione sul perimetro. Una scelta ovvia per un squadra che perderà molto probabilmente sia Chris Paul che Danilo Gallinari.

29. Toronto Raptors – Malachi Flynn (G, San Diego State)

Best case: Donte Di Vincenzo

Essendoci la possibilità di dover rimpiazzare nell’immediato futuro Fred VanVleet causa Free agency, i Raptors potrebbero optare per un giocatore NBA-ready come Flynn. Già dal primo anno potrebbe dare il suo contributo in uscita dalla panchina e ritagliarsi quel ruolo di sesto uomo che ogni squadra nella NBA moderna cerca. La continuità nel tiro da tre punti potrebbe creargli più di qualche problema.

30. Boston Celtics – Nico Mannion (G, Arizona)

Best case: Lite Mike Bibby

Partito all’inizio dell’anno come una scelta sicura da Lottery e come una delle migliori guardie dell’intero Draft, con il passare dei mesi le sue prestazioni non del tutto convincenti e la cancellazione della March Madness hanno fatto precipitare le sue quotazioni clamorosamente. Molti addetti ai lavori lo danno a metà del secondo giro mentre per altri verrà sicuramente scelto prima delle #30. Boston, che cerca disperatamente un cambio dalla panchina per Kemba Walker, sperano di trovare in lui quello che Carsen Edwards speravano diventasse l’anno scorso.

Anche se Mannion non eccelle come realizzatore puro, le sue doti da passatore quasi uniche combinate ad un’ottima velocità di esecuzione potrebbe far passare in sordina i problemi di stazza con i pari ruolo.

Il proseguo della stagione avrebbe fatto sicuramente comodo…


 

Nato a Cesena nel 1997, vive a Villa Verucchio (in provincia di Rimini). Al primo anno di laurea magistrale in Amministrazione e Gestione d'Impresa presso l'università di Bologna, è appassionato sin da piccolo di tutti gli Sport Americani possibili ed immaginabili.