Interventi a gamba tesa

C’è solo una casa al mondo: la storia dell’AFC Wimbledon

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Privati del loro stadio e del loro club dalle alte sfere del football, i tifosi del Wimbledon hanno lottato decenni per riportare una squadra che li rappresentasse davvero nell’unico luogo al mondo chiamato casa, Plough Lane. Alla fine ce l’hanno fatta.


“La casa è dove si trova il cuore” – Plinio il Vecchio
Un pareggio per 2-2 in League One (la terza serie inglese) è facile che passi inosservato per la stragrande maggioranza degli appassionati di calcio, tanto in Inghilterra quanto al di fuori. E di fatto così è stato tranne che per un quartiere nella periferia sud-ovest di Londra. Per il quale quel pari, strappato in extremis dai rivali del Doncaster, ha rappresentato molto più di un semplice risultato da consegnare agli archivi o un punticino da segnare in classifica.
Per gli abitanti di Merton, per i supporter del Wimbledon è stato infatti un trionfo sudato, voluto e lungamente atteso a prescindere dal mero verdetto sportivo emesso dai tempi regolamentari. Cioè il ritorno del proprio club nell’unico luogo dove è sempre stato in principio e da troppi anni è stato lontano. Plough Lane, un impianto che dirà poco o nulla a molti, ma che per i Dons è stato tutto. Un luogo del cuore scippato dalle dinamiche politiche del football, apparso a lungo irraggiungibile e invece, nella data di martedì 3 novembre 2020, tornato nuovamente il fedele fortino casalingo quale è stato dal 1912 al 1991.
Purtroppo la pandemia ha impedito di riempire i 9.300 posti a sedere del nuovo stadio, ma è stata la sola, inevitabile macchia in una grande storia di calcio e comunità (concetti che viaggiano spesso in Gran Bretagna più che in ogni altro luogo) che trova le sue origini ormai indietro di parecchi decenni. In origine fu il Wimbledon F.C., sodalizio fondato nel 1889, le cui fortune cominciarono a trovare una ribalta più ampia a livello nazionale negli anni ’80 del Novecento. Precisamente nell’epoca della Crazy Gang, la banda formata da talenti focosi e controversi come Dennis Wise, John Fashanu, Vinnie Jones, Mick Harford e Lawrie Sanchez, che innalza un nome iconico prevalentemente nel mondo del tennis anche ai piani alti del calcio britannico.
Una parentesi a suo modo gloriosa che trova il climax il 14 maggio 1988, quando i gialloblù della parte meridionale della Greater London sconfissero il Liverpool nella finale di FA Cup. Una straordinaria impresa che esaltò i supporter di Plough Lane, dove la festa però finì piuttosto presto.

Il momento più bello del Wimbledon, raccontato con le immagini dell’epoca.

Dapprima intervenne a spegnere ogni entusiasmo il Taylor Report, prodotto di una commissione governativa finalizzata alla riforma degli stadi dopo la tragedia di Hillsborough, che obbligò il club a dover lasciare la propria casa per condividere Selhurst Park, già a posto con le nuove regole sugli impianti, con i padroni di casa del Crystal Palace. Poi, dopo decenni di promesse ristrutturazioni di Plough Lane mai avvenute e ipotizzate rilocazioni della squadra addirittura a Dublino (come raccontato in un recente articolo di Jack Pitt-Brooke su The Athletic), arrivò la tremenda botta della retrocessione dalla Premier League nel 2000. Evento traumatico che fu seguito dallo spartiacque decisivo in questa vicenda: il trasferimento del club da Merton a Milton Keynes, autorizzato dalla FA nel 2002. Un affronto troppo forte e doloroso per essere vissuto alla leggera, a tratti ben più grave dei negativi risultati sportivi ai tempi.
Di sostenere una squadra che si sarebbe trasferita a circa un centinaio di km da dove è nato e cresciuto non se ne sarebbe mai parlato. Opporsi fattivamente alla decisione presa dagli organi decisionali del football made in UK purtroppo non era possibile. Così Kris Stewart, Marc Jones e Trevor Williams scelsero di creare qualcosa da zero, un nuova società che rimettesse il nome di Wimbledon nella mappa, a costo di ripartire dai gradini più infimi della piramide calcistica e formalmente sempre altrove rispetto a dove si voleva essere (Kingsmeadow, nel sobborgo londinese di Kingston upon Thames). Nacque così nel giugno 2002 l’AFC Wimbledon, “A Football Club” che voleva solo tornare laddove meritava di stare: in alto e soprattutto a Plough Lane.
Sul piano sportivo, il riscatto dei “veri Dons” è andato liscio come l’olio, con cinque promozioni nel giro di nove anni e il prestigioso record di primo club sorto nel XXI secolo a entrare nei campionati professionistici della Football League. La battaglia per lo stadio invece si è rivelata più complicata da far propria.

Nella speranza di riempire gli spalti con tifosi in carne e ossa, nel nuovo Plough Lane i giocatori dell’AFC Wimbledon sono stati accolti dal saluto silenzioso dei cartonati-supporter.

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Nel 2012 il club tentò l’acquisto dell’originario Plough Lane ma le tempistiche si allungarono come capita in situazioni simili e, nel frattempo, il ground fu demolito per far spazio a un complesso residenziale. Gli sforzi del supporter trust londinese si spostarono dunque sulla ristrutturazione del Wimbledon Greyhound Stadium, ad appena 228 metri di distanza dalla tanto agognata terra promessa. L’ok a cominciare i cantieri arrivò nel dicembre 2015, tuttavia altri ritardi si accumularono e pure i soldi necessari per completare l’opera aumentarono in maniera esponenziale. Al punto da toccare nel novembre 2019 la cifra di 11 milioni di sterline, da tirare fuori entro il gennaio dell’anno successivo. Un ostacolo insidioso ma non insormontabile per una tifoseria che voleva a tutti i costi ritrovare le mura amiche.
Alla fine 7.5 milioni furono raccolti attraverso il crowdfunding e il Plough Lane Bond sottoscritto dai supporter Dons, l’investitore locale Nick Robertson ne elargì 2.5 diventando socio minoritario del club e così, attraverso successivi prestiti chiesti per far proseguire i lavori, si è riusciti finalmente a vedere il traguardo.
Dopo aver iniziato l’attuale stagione di League One ospitati a Loftus Road (stadio del Queens Park Rangers), l’AFC Wimbledon ha potuto finalmente calcare il prato del nuovo Plough Lane, piccolo gioiellino da 9.300 posti che potrà essere ampliato a 20.000 qualora se ne presentasse la necessità. Purtroppo nessuno dei tifosi ha potuto sedersi, esultare o cantare nell’impianto per cui hanno dovuto faticare a lungo e sborsare parecchio denaro, bloccati in casa dall’ennesimo lockdown in Gran Bretagna. Ciò nonostante, la missione impossibile può ritenersi finalmente compiuta: il cuore del Wimbledon è tornato a battere nell’unico posto al mondo dove sarebbe dovuto sempre stare. Plough Lane, Wimbledon, borough di Merton, Londra.

Classe ’90, giornalista pubblicista e collaboratore per testate locali, scrive e vive di sport: popolari, minori, americani, di combattimento, di lotta e di governo. Ha scritto su Fox Sports fino alla sua chiusura, sviscera il mondo delle Mixed Martial Arts sul podcast di MMA Talks.