Interventi a gamba tesa

Il Gran Premio dei Gran Premi di Vettel in Ferrari


Dopo sei anni di permanenza con la Scuderia Ferrari, Sebastian Vettel lascerà il team di Maranello per accasarsi in quello marchiato Aston Martin che incomincerà la sua avventura nel 2021. Per fare un bilancio di questi sei anni con la Rossa per il pilota tedesco ripercorriamo alcuni dei momenti decisivi di questo percorso attraverso i Gran Premi che lo hanno visto protagonista.


Sebastian Vettel non sarà più un pilota Ferrari dal 2021. Con l’ufficialità del passaggio di Carlos Sainz alla scuderia di Maranello e la permanenza di Leclerc, che idealmente ha preso il posto che fu di Vettel, ovvero quello di pilota di riferimento in squadra, si è definito anche l’allontanamento del tedesco dalla Rossa.

Un rapporto, quello tra Ferrari e Seb, che si interrompe dopo sei anni di speranze e delusioni, con alcune grandi vittorie che, tuttavia, rischiano di pesare molto meno di altre cocenti sconfitte. Questo articolo altro non è che un patchwork dei momenti più importanti di questi sei anni di Vettel, organizzati come se seguissero i vari momenti di un Gran Premio, comprese prove libere, qualifiche e pure un pit stop. Chiaramente in questo caso alcuni Gran Premi sono stati selezionati a discapito di altri (niente Brasile 2019 o Spagna 2017 per esempio), sia perché ci troviamo nel campo della soggettività, sia per rispettare i canoni di un Gran Premio, con tanto di prove libere, qualifiche e un pit stop.

Vi viene richiesta anche tanta immaginazione, vi basti pensare che l’incidente dell’Hockenheimring nel 2018 viene prima del podio di Silverstone di due settimane prima, scenario impossibile, che, tuttavia, rientra nei tantissimi “se” e “ma” di cui la carriera di Vettel, specialmente in Ferrari, si è costellata.

Prove Libere

“Quando ero un ragazzino, Michael Schumacher sulla Rossa era il mio più grande idolo ed ora per me è un enorme onore avere la possibilità di guidare una Ferrari. […] La Scuderia ha una grande tradizione in questo sport e sono estremamente motivato ad aiutare la squadra a tornare al vertice. Darò il cuore e l’anima per far sì che questo accada”. Oltre ai test precampionato, la prima apparizione di Sebastian Vettel in Ferrari avviene in Australia, un venerdì di metà marzo del 2015. C’è entusiasmo intorno al neoarrivato che, da parte sua, realizza degli ottimi tempi sin dalle prove libere, lasciando intravedere quella velocità che gli permetterà, alla domenica, di cogliere un podio al suo esordio.

È un inizio promettente, di quelli che lasciano ben sperare. La convinzione diffusa è che, con Vettel, un nuovo ciclo sia possibile e che si possa intaccare il momentaneo dominio della Mercedes, la scuderia che più di tutte ha saputo trarre vantaggio dal passaggio all’era ibrida.

Q1, Italia 2020

Sei anni dopo la Ferrari ha gli stessi titoli di quelli che aveva prima dell’arrivo di Seb e, controintuitivamente, si trova in una situazione ancora peggiore di quella in cui era in quel 2015. Le polemiche nei confronti della power unit che aveva fatto le (poche) fortune del 2019 hanno costretto la Ferrari a fare diversi passi indietro, ritrovandosi a dover affrontare il 2020 con una monoposto che disattenderà anche le più magre aspettative. In un contesto così complicato, a soffrire più di tutti pare essere proprio il tetra-campione del mondo che fatica in gara e in qualifica.

Accade così che nello strano 2020, anno in cui, causa Covid, la F1 fa tappa per tre volte in Italia, evento più che raro, unico, la Ferrari faccia registrare una delle peggiori qualifiche della sua storia nel Gran Premio di Monza, dove solo un anno prima coglieva il successo con Leclerc. Il monegasco raggiunge, quantomeno, la Q2 mentre Vettel si ferma alla prima sessione, confezionando un terribile 17esimo tempo in 1.21.151, quasi due secondi più lento rispetto all’anno precedente.

Q2, Toscana 2020

Passa qualche giorno dagli avvenimenti di Monza e arriva la conferma ufficiale di quella che, fino ad allora, era solo una suggestione, per quanto forte. Sebastian Vettel ha firmato con Aston Martin un accordo per il 2021 e la comunicazione arriva ad ore di distanza dall’inizio delle prove libere in quello che è il neonato Gran Premio della Toscana – Ferrari 1000, in cui si celebrano, appunto, i 1000 GP disputati dalla Scuderia Ferrari. Si corre sul tracciato del Mugello, già questo basterebbe a fare di questo evento un evento storico.

Invece, per Seb, è il primo Gran Premio in cui, oltre al fatto di sapersi separato in casa, considerando che in Scuderia avevano già comunicato la volontà di prendere Sainz al suo posto, è ufficiale anche la sua futura destinazione. Si completa il suo definitivo addio dalle scene del team italiano, un addio malinconico, di quelli che lasciano tutti con una sensazione di incompletezza, che lasciano troppe porte aperte al senno di poi.

Sainz si dimostrerà all’altezza della situazione?

Vettel

Q3, Singapore 2015

Facciamo un salto qualche anno indietro rispetto all’esordio di Seb in Rosso, più precisamente a luglio 2012, quando in Ferrari c’è Fernando Alonso. Ci troviamo in Germania, Hockenheimring, qualifiche. La pole position è marchiata in rosso, l’autografo ce lo mette proprio l’asturiano.

Da quel 21 luglio 2012 passano poi 1155 giorni prima che un altro pilota della Scuderia riesca a ottenere il miglior tempo in una qualifica di F1. 1155 giorni prima che Sebastian Vettel, che in quel 2012 vestiva la tuta da corsa della Red Bull e in odore di terzo titolo piloti, conquisti a Singapore la sua 46esima pole position, la prima, ovviamente, in Ferrari. La ottiene con due giri che sono uno meglio dell’altro, su un circuito che lui ama, dove coglierà cinque successi in carriera. Quel giorno è il 19 settembre del 2015, preludio alla terza vittoria del tedesco nel suo primo anno in rosso, poi concluso con un brillante terzo posto in classifica generale, dietro alle terribili Frecce d’Argento.

Lap 1, Singapore 2017

Sul tracciato di Marina Bay, amatissimo dal tedesco, Ferrari e Red Bull si spartiscono le prime due file: Vettel, Verstappen, Ricciardo e Raikkonen.

Piove, quel 17 settembre, giorno del GP di Singapore, eppure la partenza avverrà normalmente dalla griglia e non dietro safety car. Al via, Verstappen si rende protagonista di un ottimo stacco ma meglio ancora fa Raikkonen che affianca a sinistra l’olandese. Da destra, però, Vettel stringe pericolosamente, temendo l’infilata all’interno del pilota Red Bull. Accade l’irreparabile: la gomma posteriore destra di Kimi collide con l’anteriore sinistra di Max. L’impatto devia la traiettoria del finlandese che, colpito al posteriore, si vede lanciato verso l’altra Ferrari, quella di Vettel. Verstappen e Raikkonen non affrontano neppure la prima curva, Vettel avanza di qualche centinaio di metri prima di perdere definitivamente il controllo della sua monoposto.

I tifosi attaccano subito l’olandese della Red Bull; è una reazione di “pancia” e Verstappen, mai candidato per un premio alla simpatia, è un capro espiatorio troppo facile da accusare. Poi, una moltitudine di replay che mostrano altro. Mostrano come Raikkonen sia partito troppo bene, occupando uno spazio che, in altre circostanze, sarebbe stato libero. Mostrano, soprattutto, come Vettel abbia stretto Verstappen verso sinistra, verso quello spazio che vuoto non è. È un concorso di colpe? Sì, ma è anche un concorso di eventi sfortunati che hanno portato, in meno di sei secondi di gara, a un drammatico incidente. E’ anche un’altra cosa, quell’incidente. E’ il momento in cui il distacco da Hamilton passa da 3 a 28 punti, il momento in cui Hamilton prende distanza non guardandosi più indietro fino alla conquista del Mondiale 2017.

Lap 9, Russia 2016

Daniil Kvyat sta rientrando in pit-lane per scontare una penalità, uno stop-and-go da 10 secondi. Motivo della sanzione comminatagli è il doppio tamponamento ai danni di Seb Vettel tra curva 2 e curva 4 che hanno messo il tedesco fuori gioco a gara appena iniziata. Non appena la SF16-H di Vettel termina la sua corsa contro le barriere esterne del curvone che costeggia la piazza olimpica di Sochi, il pilota sfoga la propria rabbia gesticolando come farebbe un qualsiasi italiano imbottigliato nel traffico di Ferragosto.

È anche per reazioni viscerali di questo tipo che i tifosi della Rossa provano un sentito affetto per Seb, con il quale la Sfortuna ha evidentemente un conto aperto dopo gli anni di gloria passati in Red Bull. Affetto, certamente il sentimento più lontano provato dal tedesco nel momento in cui gli viene comunicato il nome del pilota che ha causato, non uno, bensì due incidenti nel giro di pochi metri.

Kvyat e Vettel avevano avuto storie tese già un paio di settimane prima, a Shanghai, quando il pilota russo si rese protagonista di una manovra che costrinse Vettel ad allargare la propria traiettoria e a colpire il compagno di squadra, Kimi Raikkonen. Il confronto culminò con l’ormai celebre frase “You came in like a torpedo”, diventata un instant classic tra le colorite reazioni di Seb. Quindici giorni dopo arriva il doppio tamponamento e, per il ferrarista, il secondo ritiro nelle prime quattro gare del 2016, un anno segnato in negativo già dall’inizio.

Sarà il Gran Premio dei titoli di coda in Red Bull per Kvyat che, solo due anni dopo, ritroverà Vettel proprio in Ferrari, dove verrà ingaggiato come pilota collaudatore e sviluppatore.

Lap 19, Azerbaijan 2017

Sul tracciato di Baku sono tanti i detriti lasciati sull’asfalto dalle vetture coinvolte nei diversi contatti avvenuti nei giri iniziali, troppi secondo la direzione gara: fuori la safety car. Hamilton è il primo ad accodarsi dietro alla SC griffata, pure quella, Mercedes. Vettel lo segue a ruota, nel senso letterale del termine purtroppo. Hamilton rallenta tanto, troppo secondo Seb che viene colto di sorpresa e non ha i riflessi pronti per frenare in tempo. La Ferrari n°5 tampona la Mercedes n°44 e, tra i due piloti, il più nervoso è senz’altro il tedesco che, subito dopo, affianca l’inglese e gli rifila una ruotata.

Per qualcuno si tratta di un semplice avvertimento, un richiamo all’ordine che Vettel vuole impartire a un Hamilton che in regime di Safety Car ama rallentare ulteriormente il gruppo prima della ripartenza. Per altri, quello di Vettel è un primo segno di cedimento, uno sfogo, un gesto che cela un rancore innanzitutto agonistico. L’opinione che conta di più, alla fine, rimane sempre quella dei commissari, i quali assegnano al tedesco uno stop&go da dieci secondi e una successiva penalità sulla Superlicenza.

Pit Stop, Singapore 2019

L’ultimo successo di Seb Vettel in rosso è frutto di una grande guida e di una strategia perfetta. Al 19esimo giro del GP di Singapore, il tedesco rientra per montare gomme dure e tentare l’undercut, difendendo la propria posizione da Max Verstappen. Un giro dopo toccherebbe a Leclerc rientrare, un giro, tanto basta a Vettel per passare davanti al compagno di squadra. Leclerc si vede così frapposto tra Seb e Max, privo di ordini di scuderia ma con l’avvertimento di evitare rischi inutili. E’ gioco, partita e incontro per Vettel che pesca il quinto successo a Singapore in carriera, onorando così il suo 2019, sventolando una bandiera con la scritta “Essere Ferrari” sul podio.

E’ l’ultimo, grande gesto di affetto del tedesco nei confronti di una scuderia e di un tifo che, di affetto nei suoi confronti, ne ha saputo sicuramente provare ma che in quel preciso momento storico sembra aver rivolto le proprie attenzioni all’altro pilota di casa Ferrari, Charles Leclerc. Un gesto d’affetto prima delle ultime difficoltà, prima della separazione.

La bandiera “Essere Ferrari” mette d’accordo anche Leclerc, particolarmente polemico col suo team in quella circostanza.

Vettel

Lap 38, Malesia 2015

Se la gara d’esordio di Sebastian è stata brillante, la sua seconda apparizione in Rosso è da antologia. Una safety car nei primi giri convince molti big a prendere la via dei box per andare su gomma dura, non Vettel però che rimane sullo stint iniziale e solo dopo qualche giro monta nuovamente gomma media, imponendo un ritmo impressionante per ottenere la prima posizione.

Al giro n°37 Seb va nuovamente ai box per l’ultimo stint, quello con gomma dura, rientrando davanti a Rosberg e approfittando del pit stop di Hamilton al giro successivo, dunque al 38esimo, per passare al comando della gara, che manterrà fino alla bandiera a scacchi. E’ vittoria, la prima di 14 in Ferrari per Vettel, protagonista poi di un team radio in italiano in cui spicca la sua genuinità, un team radio che fa subito breccia nei cuori dei ferraristi.

Lap 48, Canada 2019

Dopo la pole al sabato, una delle più belle in carriera per il pilota tedesco, Vettel difende la prima posizione alla partenza per poi involarsi verso quella che sarebbe la prima vittoria del 2019 sia per lui che per Ferrari. Eppure, alle sue spalle ricompare la nemesi, ricompare Lewis ad incalzarlo in una danza torbida che Seb sembra non aver ancora imparato a ballare del tutto.

Basta poco a Seb, una sbavatura in un weekend fin lì perfetto. Poi c’è il cordolo, l’erba, di nuovo l’asfalto pochi metri dopo e si torna finalmente ad accelerare. Felino, Hamilton quella curva non l’ha mancata e si è inserito là dove uno spazio non doveva proprio esserci. Vettel lo stringe verso il muro e per i commissari non ci sono dubbi. A gara ancora in corso arriva la penalità e Sebastian, pur tagliando il traguardo per primo, arriva secondo. La reazione del tedesco è quella di molti ed è limpida e semplice, come quella che potrebbe avere un bambino, limitandosi a invertire i segnalatori del primo e del secondo posto.

Per la direzione gara si tratta di una carezza, l’ennesima direbbe qualcuno, data a un pluricampione come Hamilton, mentre per l’altro pluricampione quello che arriva è un vero e proprio ceffone.

Nemmeno in questo caso Vettel si mostra fuori dalle righe, mantenendo il suo aplomb pur dimostrando tutta la sua contrarietà.

Vettel

Lap 51, Germania 2018

Germania, Hockenheimring. Vettel è in testa alla gara e, vincendo, aggiungerebbe margine alla sua leadership in campionato. Alle sue spalle però sta arrivando lui, l’inglese, martellando alla sua maniera e aprendo giro dopo giro uno scenario che in pochi, alla vigilia della gara, credevano possibile, ovvero quello della rimonta. Quello che accade in seguito è, ormai, Storia della F1. Vettel esce di pista alla Sachs, perdendo non solo il Gran Premio ma anche il primato in classifica e l’inerzia nel Mondiale.

È un incidente che molti tifosi non perdoneranno mai al tedesco, anche se le variabili, in quel momento, stavano giocando a suo sfavore. E’ un incidente che inaugura la seconda metà del periodo di Vettel in Ferrari, terribilmente coincidente con la scomparsa, qualche giorno dopo, di Sergio Marchionne.

Paradossalmente, un anno più tardi, sempre ad Hockenheim, Vettel correrà una delle gare più brillanti della stagione, chiudendo secondo pur partendo ventesimo. Non c’è di che illudersi però. Hockenheim 2018 segna un solco profondo tra un prima e un dopo. Prima, Sebastian sembrava pronto a liberarsi di tutte le incertezze dimostrate dopo la conquista dei quattro titoli mondiali in Red Bull. Dopo, quelle stesse incertezze si sono ripresentate, incarnandosi in avversari mai battuti (prima Hamilton, ora Leclerc) e in nuovi errori, sbagli, sbavature che si inseriscono in scia a quello del Gran Premio di Germania 2018.

Podio, Gran Bretagna 2018

“Qui, a casa loro!”

Il team radio di Vettel è beffardo nei confronti di una Mercedes che pare, più che mai, battibile. È, allo stesso tempo, gioioso perché Seb ha conquistato la vittoria a Silverstone, “in casa” delle Silver Arrows ma, soprattutto, sulla stessa terra che ha dato i natali a Lewis Hamilton, adesso più che mai suo rivale. È il momento più bello di questi sei anni del tedesco in Ferrari, il momento in cui la Ferrari è sembrata più vicina a interrompere l’egemonia Mercedes nell’era ibrida.

Approfittando di una brutta partenza di Hamilton e di una sua successiva collisione con Kimi Raikkonen, Vettel ha saputo prendere il comando della corsa, imponendo il proprio ritmo e, dopo un rimescolamento di posizioni dovuto a due safety car, riprendendo la prima posizione grazie a un sorpasso su Bottas. Silverstone torna a tingersi di rosso e il Mondiale pare ora a portata. Due settimane dopo si terrà il Gran Premio di Germania, con tutto quello che ne conseguirà e quel team radio rimarrà solo un ricordo, beffardo, ma per altri motivi, dell’apice dell’esperienza di Sebastian Vettel con la scuderia del cavallino rampante.


 

Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.