Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse su “All or Nothing: Tottenham Hotspurs”


All or Nothing: Josè Mourinho, sarebbe stato forse un titolo più adatto.


Piccola premessa di fondamentale importanza: non è una serie sul Tottenham, ma una serie su Josè Mourinho. Passato infatti il primo episodio dove ancora troviamo mister Pochettino che dirige le operazioni in casa Spurs, dalla seconda puntata la scena è tutta dello “Special One”. Nel documentario prodotto da Amazon, tutte le sfaccettature caratteriali del tecnico portoghese vengono prima o poi portate a galla: dal suo lato freddo/intimidatorio, al suo lato più tenero e scherzoso;

– Siate o meno fanatici del portoghese, i 9 episodi di “All or Nothing: Tottenham Hotspur” meritano di essere visti. Ok, la serie non contiene al suo interno la drammaticità e l’epicità di “Sunderland til’I die”, e allo stesso tempo (per fortuna) le cose non vanno sempre per il verso giusto come nell’All or Nothing dedicato al Manchester City di Guardiola, ma mai una serie calcistica si era spinta così in profondità all’interno degli spogliatoi di un “top team” e mai una serie sportiva aveva finora potuto vantare un attore protagonista di questo spessore;

La lite tra Lloris e Son ha già scritto pagine di storia

tottenham

– Mourinho dicevamo, ed è incredibile quanto l’allenatore si sia dal primo giorno di allenamento concentrato principalmente sul trasformare la mentalità dei suoi giocatori e sul lavorare sulle cosiddette “intangibles”. Il refrain di Josè nei confronti dei calciatori è sempre lo stesso: “Siete un gruppo di bravi ragazzi, ma per vincere le partite dovete essere un gruppo di bastardi”. Secondo Josè non c’è via di scampo: i bravi ragazzi non vincono le partite. Per vincere è obbligatorio essere maliziosi. Bisogna essere cinici. Sarà interessante vedere se, in questa stagione, la squadra avrà fatto tesoro degli insegnamenti del Mago di Setubal e sarà effettivamente cresciuta sotto questo punto di vista. Per ora, sembra di sì;

– Se sperate di scovare tra i dettagli della serie, qualche acuta analisi tattica proposta da Mourinho e il suo staff o qualche particolare applicazione di un sistema di gioco, rimarrete delusi. I dialoghi più belli sono lì per esaltare il carisma di Josè, dalla cui bocca ogni frase sembra uscire per far in modo che a rendere al meglio sia la testa dei giocatori. Due le conversazioni che più di tutte ci hanno colpito: in primis quella con Danny Rose, che lamentava un suo scarso utilizzo tra gli undici titolari, dove Mou dimostra di sapere veramente essere schietto come pochi; in secondo luogo, quella in cui l’allenatore portoghese mette fortemente sotto pressione lo staff medico per continuare ad avere a disposizione Son a cui era stato però, appena diagnosticato un gomito rotto;

Schiettezza ben messa in mostra anche quando Dele Allì viene definito “maledettamente pigro” e senza voglia di allenarsi

Tottenham

– Per quanto Mourinho sia l’attore protagonista della serie, Daniel Levy è un coprotagonista di primo livello. Il presidente del Tottenham, seppur i risultati non siano dalla sua nel corso del documentario, ne esce comunque bene. Sempre vicino alla squadra e spesso interessato allo stato d’animo dei suoi giocatori, Levy dà l’impressione di essere un patron che tiene veramente tanto al suo giocattolino. Che poi la resa sia merito dell’abile montaggio con cui è stata costruita la serie, ancora, non è dato a sapersi.


 

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.