Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Vuelta 2020


Di certo, da diversi anni a questa parte, la Vuelta non è più la corsa per i “delusi di stagione” ma molto di più.


– L’arrivo di Madrid rappresenta non solo la conclusione della 75esima edizione de La Vuelta a Espana ma anche la fine della stagione ciclistica 2020. Un’annata particolare in tutto e per tutto, dove si è tornato a parlare di sicurezza dei corridori e dove il gruppo spesso e volentieri ha fatto sentire la sua voce rispolverando il CPA (con sentimento negroamaro di appassionati e tifosi in alcune circostanze). Prima di passare alla fredda cronaca (i nostalgici di Mai Dire Gol apprezzeranno), ci sentiamo di elogiare e ringraziare il lavoro delle organizzazioni ed in particolare di ASO, RCS e UCI per averci garantito un piatto abbastanza ricco di eventi e gare: portare a termine tutti i Grandi Giri e 4 su 5 Classiche Monumento, ricollocare i Mondiali in poco più di 2 settimane ad Imola e garantire il completo recupero della stagione nonostante i tempi ristretti suonano come un’impresa ai tempi del Covid-19;

– Se proprio ce ne era bisogno, questa Vuelta ha sancito ancora una volta l’incredibile momento di forma di Primoz Roglic. Nonostante l’incredibile epilogo del TDF, il campione nazionale sloveno non ha mollato mentalmente, correndo da protagonista tutte le corse a cui ha partecipato tra cui spiccano la vittoria alla Liegi e l’ottima prestazione ai Mondiali in linea. La prima settimana di Vuelta ha confermato il suo crescente stato di forma, andando subito ad imporsi sull’Alto de Arrate e centrando due secondi posti in altrettanti arrivi in salita, non uscendo mai dalla top-20 di tappa. Imparando dagli errori del Tour, Roglic ha raccolto più secondi di abbuono possibile, difendendosi nei tre arrivi in salita a lui meno congeniali (Aramon Formigal, Angliru e Alto de la Covatilla), evitando l’ennesima beffa nella terza settimana questa volta scongiurata grazie anche all’aiutino dei Movistar negli ultimi 5 km su La Covatilla. Alla fine chiuderà con soli 24″ di vantaggio su Carapaz, ma i 4 successi di tappa e la vittoria di due classifiche (generale e a punti) sanciscono l’epilogo della stagione del definitivo leap tra i grandi per il 30enne della Jumbo-Visma: aggiungiamoci anche il quarto podio consecutivo in un GT, le 10 vittorie stagionali e la statistica in basso;

– Da quanto si evince dal punto 2, sembra esserci stata poca storia in questa Vuelta. Invece, parliamo di tutt’altra corsa: merito di Richard Carapaz, vincitore del Giro 2019 e ormai una certezza sulle tre settimane, e anche delle due sorprese assolute di questa Vuelta, ovvero Hugh Carthy e Daniel Martin. Il britannico, alla prima vera occasione in carriera da capitano in un GT (complice le cadute nella prima tappa di Michael Woods e di Dani Martinez), ha dimostrato di essere il miglior scalatore della corsa, non solo grazie all’impresa sul mostro delle Asturie ma attaccando spesso e cercando di mettere in difficoltà i suoi principali rivali in più occasioni, risultando, sicuramente, il più propositivo in salita. Un podio che sa di definitiva maturazione per il classe 94′ di Preston, primo corridore alto più di 1,90 m a salire su un podio di un Grand Tour dopo Sir Bradley Wiggins nel 2012, a dimostrazione di un fisico e di una struttura non propriamente consona per uno scalatore. Per l’irlandese della ISN, il miglior risultato in carriera in un GT frutto di una condizione fisica mai vista prima d’ora in questi appuntamenti. Una boccata d’aria fresca per Dan Martin, dopo una stagione sciagurata e priva di acuti;

– Quando si parla di Vuelta non si può che fare i conti con la Movistar di Eusebio Unzué. I padroni di casa tornano a sorridere, ma non troppo. Classifica a squadre a parte, il 5° posto finale di Enric Mas, miglior giovane della Vuelta 2020, ha un retrogusto amaro soprattutto vedendo i nomi che lo precedono ai piedi del podio e sul gradino più basso dello stesso. Dopo l’ottima apparizione al Tour, ci si aspettava un pò di più in termini di spregiudicatezza dal pur solido giovane corridore spagnolo, anche alla Vuelta troppo attendista e calcolatore nonostante la sua costante presenza con i migliori. Rammarico fortemente presente soprattutto alla luce della crono di Mirador De Ezaro, dove il capitano della Movistar poteva sicuramente recuperare terreno sul resto dei rivali escluso Roglic e nel quale, invece, ha definitivamente perso le ultime speranze di salire sul podio di Madrid. Nonostante tutto, la vittoria di tappa di Marc Soler, le diverse fughe tentate dallo stesso Soler e da Don Alejandro e la 20esima top-10 in carriera del 40enne ex campione del mondo (primo nella storia a riuscirci) confermano la Movistar quale squadra più attiva in corsa, a pari merito con la sorprendente EF. Ah, dimenticavo: giù il cappello per Don Alejandro!;

– Infine, un plauso alla organizzazione de La Vuelta. Una corsa anticonformista, con tanta montagna della prima settimana e mai noiosa, anche nella sua versione autunnale. Da quando la corsa arriva a Madrid, difficilmente si ha avuto da ridire in termini di spettacolo e divertimento. Per questo è evidente come, negli ultimi anni in cui i percorsi dei due altri colleghi (Tour e Giro) non sono stati dei migliori, la corsa spagnola abbia guadagnato credito e riconoscimento a livello internazionale. Di certo, da diversi anni a questa parte, la Vuelta non è più la corsa per i “delusi di stagione” ma molto di più.

Nato ufficialmente nel 1996 ma sportivamente nel 2002 grazie alle cassette di Gol Parade, sono cresciuto a pane e calcio, con il ciclismo a fare da contorno di lusso. Poi, nel 2009, YouTube e le repliche su Sportitalia mi aprono le porte di un affascinante mondo: quello del basket e, soprattutto, della NBA. Studio Marketing a Bari, ma ormai da qualche anno risiedo su WordPress. Affascinato dalle statistiche, sogno un mondo in cui i programmi radio siano un podcast di Bill Simmons.