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, 8 Novembre 2020

Considerazioni sparse post Manchester City-Liverpool (1-1)


Ci aspettavamo i fuochi d'artificio, invece è stata "solamente" una bellissima partita di calcio. 


- Nelle chiacchierate tra appassionati di calcio affermare che "la Premier League è senza dubbio il campionato più bello del mondo" ha ormai nettamente soppiantato nella classifica dei luoghi comuni locuzioni come "non esistono più i numeri 10" e "il calcio spezzatino fa schifo". Noi di Sportellate siamo da tempo schierati contro i luoghi comuni, ma ci tocca sottolineare come il passare nel giro di poche ore dai primi tempi di Torino-Crotone (il paragone non regge) e Atalanta-Inter (già di più) a quello di City-Liverpool non deponga in favore del nostro calcio in questa ipotetica classifica. E non è neppure stata la migliore sfida tra Citizens e Reds a cui abbiamo assistito negli ultimi anni;

- Tirando le somme è stata una gran bella partita di calcio, soprattutto sul piano dell'intensità e specialmente nel primo tempo, eppure siamo qui a scrivere le considerazioni sparse sul match con un po' di amaro in bocca. L'illuminazione sul motivo ci è venuta a pochi secondi dalla fine di un secondo tempo piuttosto fiacco. Secondo noi Klopp e Guardiola si sono limitati al compitino, chiedendo alle proprie squadre di spingere forte su ciò che sanno fare meglio, ma senza un piano mirato e organizzato sulle difficoltà dell'avversario. In questo e nelle esultanze mosce che hanno seguito i gol di Salah e Gabriel Jesus abbiamo riconosciuto una stanchezza diffusa, comprensibile per il periodo storico, che ha però messo in secondo piano lo spettacolo;

- Se c'è uno dei due allenatori che ha rischiato qualcosa in più quello è sicuramente Jurgen Klopp, che abbagliato dalla prestazione sfoderata da Diogo Jota in Champions League contro l'Atalanta sceglie di giocarsela con tutti e 4 i suoi giocatori offensivi, bilanciando la squadra a centrocampo con i muscoli e la corsa di Wijnaldum e Jordan Henderson. La sensazione finale, però, è che aver spostato Salah tra le linee, per di più mettendolo nella zona di un maestro posizionale come Rodri abbia finito con il limitare la pericolosità dell'egiziano, togliendo opzioni ai Reds;

- Non sapremmo nemmeno sbilanciarci su chi avrebbe meritato di vincere ai punti, se ci fossimo trovati in un incontro di pugilato. Certamente, guardando al tabellino, il City avrebbe diritto di reclamare per quel segno rosso di "missed penalty" di fianco al nome di Kevin De Bruyne. Il belga fino a quel momento era stato, come spesso gli capita, il migliore dei 22 in campo, ma ha accusato psicologicamente l'errore finendo con l'uscire progressivamente dalla gara. Noi in realtà siamo più tranquilli di prima, almeno ci ha dimostrato di essere umano;

- Capitolo singoli: nelle fila del Liverpool molto bene Sadio Manè che si procura il rigore e offre una prestazione molto solida anche in fase difensiva in un ruolo inedito. Per il City grande partita di Gabriel Jesus, un giocatore che dal nostro punto di vista ha davvero tutto per entrare a pieno titolo tra i primi 10 del mondo e che speriamo possa fare il salto di qualità a breve. Tra chi finisce dietro la lavagna segnaliamo uno sfiduciato Roberto Firmino e uno spaesato Ferran Torres. Due nomi per parte: considerazioni equilibrate per una partita che è stata la definizione stessa di equilibrio.

  • Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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