
Considerazioni sparse post Atalanta-Inter (1-1)
Tremano le gambe, le squadre arrancano e nessuno vorrebbe partire per le Nazionali.
- Sfida tra due squadre stanche e che avrebbero bisogno di trovare nei 3 punti una boccata d’ossigeno. Finisce in pareggio, senza grosse recriminazioni da ambo le parti. Perché è vero che l’Inter poteva chiuderla con Vidal innescato da Lautaro al 65’ ma è altresi giusto ricordare che Muriel schiaccia fuori di testa una palla a tu per tu con Handanovic sull’1-1;
- L’Inter chiude un ciclo tra le due nazionali disastroso. 1 vittoria in 7 match. Inaccettabile a prescindere dal contesto. La squadra ha perso autostima e le situazioni di gioco “Contiane” non risultano più automatiche. L’Atalanta invece si ferma a 2 vittorie in questo periodo sovraccarico di partite. Il recupero di Gosens e il potenziale offensivo saranno le chiavi per riprendere a macinare prestazioni e risultati;
- L’Inter non può prescindere dal talento dei suoi giocatori. Non c’è ragione tattica che tenga. De Vrji, Skriniar, Hakimi, Vidal, Eriksen, Lautaro sono giocatori di livello su cui è necessario costruirci sopra un modulo sartoriale. Il 3-5-2 sembra poter valorizzare solo Barella e Lukaku. E questo non sta evidentemente bastando. Nonostante Nicolò assomigli sempre di più al miglior centrocampista italiano del momento;
- L’Atalanta ha la capacità invece di fidarsi del proprio talento. In un momento di evidente appannamento fisico riesce ordinatamente a contenere la costruzione e le ripartenze interiste non esponendosi mai all’1vs1 con Lautaro e Sanchez. Ruggeri ennesima nota positiva di un settore giovanile che sforna giocatori mentalmente pronti con una continuità che ha dell’incredibile. Miranchuk dichiara invece di essere pronto per interpretare un ruolo da protagonista di fianco al Papu;
- Conte dovrebbe iniziare a dare spiegazioni sul linguaggio del corpo della sua squadra. Un 11 che sembra subire mentalmente i momenti chiave delle partite, sbagliando occasioni per chiuderle e venendo costantemente punita. Handanovic non è esente da colpe. Per anni ha salvato l’Inter ma ora sembra decisamente un lontano parente del Samir tanto apprezzato sotto le luci di San Siro.
(a cura di Lorenzo Piscaglia)
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