Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse sulle elezioni USA 2020

credits to @evanvucci


Le elezioni del Presidente degli Stati Uniti d’America sono un momento fondamentale per la vita di tutti noi: sono un momento che trascende la politica e abbraccia le nostre esistenze quotidiane interessando la cultura, lo sport e i nostri media. E anche se quest’anno sono state letteralmente infinite, siamo ormai ai titoli di coda.


Queste elezioni politiche, esacerbate da un lungo scontro e polemiche che non tendono a finire, sono state probabilmente le più importanti e sicuramente le più sentite da moltissimi anni a questa parte (vedi, non a caso, il dato della mai così alta affluenza alle urne). Solo con il voto per posta, prima dell’election day vero e proprio, si era arrivati a quasi 100 milioni di voti raccolti. La campagna elettorale è stata durissima per entrambi i candidati, segnata dalla pandemia e dalle proteste sociali.

Noi di Sportellate.it non potevamo esimerci dal considerare le più importanti elezioni americane di questo secolo, che, finalmente possiamo sbilanciarci, vedranno diventare Joe Biden il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. (NB: se non sapete come si elegge il presidente americano, vi consigliamo di leggere prima questo articolo di La Repubblica. Se invece sapete come si elegge POTUS ma volete approfondire ciò che è accaduto vi consigliamo invece questo articolo scritto da Francesco Costa, che spiegava meravigliosamente le strade a disposizione dei candidati per arrivare alla vittoria finale.)

– Trump aveva già affermato che, qualora ne avesse intravisto l’opportunità, avrebbe annunciato la propria vittoria a seggi aperti. L’ha fatto a seggi chiusi, con tantissimi voti per posta ancora da conteggiare, annunciando contestualmente come gli stessero “rubando” le elezioni e facendosi immediatamente oscurare la sparata da Twitter. Ha rincarato poi la dose giovedi notte, con un discorso fatto dalla Casa Bianca che, oltre a rilevarsi estremamente pericoloso, può essere tranquillamente definito come il più grande attentato alla democrazia americana degli ultimi 10 anni e che ha costretto le più importanti emittenti televisive americane ad interrompere il collegamento dopo pochi minuti per la serie di falsità dette. A bando di equivoci, è giusto specificarlo sin da subito: nessuno ha rubato nulla. In realtà si sono solo contati tutti i voti e quindi anche quelli per posta che si sapeva da mesi sarebbero stati decisivi. La vittoria di Joe Biden è limpida come l’acqua delle Bahamas: se di brogli si potrà parlare, sarà tutto da dimostrare, ma ci sentiamo di dire che, al momento, senza un briciolo di evidenza, i democratici possono dormire sogni tranquilli;

Titoli da consegnare ai posteri.

– Ci si aspettava una vittoria più larga dei democratici? Era uno scenario plausibile, ma è sbagliato parlare del definitivo fallimento di sondaggi e sondaggisti. Dopotutto, lo scenario che si è verificato, è nel complesso abbastanza fedele a quello che era stato dipinto considerando il margine d’errore insito nei sondaggi stessi. Margine d’errore impossibile da eliminare. Biden veniva dato dalla maggiorparte dei sondaggisti ad un +7/+8 nazionale e finirà intorno ad un +5/+6. Siamo lì, niente di scandaloso;

La partita si è giocata proprio come nel 2016 negli stati del Midwest, come dice Dario Fabbri su Limes, e la ragione potrebbe celarsi nella composizione etnica e culturale di questi Stati. Fondamentali sono stati i grandi elettori provenienti dal Wisconsin (10 grandi elettori), dal Michigan (16) e dalla Pennsylvania (20). Proprio in Wisconsin il vantaggio di Biden è stato di appena 20 mila voti, ovvero lo 0.6% in più rispetto a Trump. In America una legge prevede che se il distacco tra i due candidati è minore dell’1% (situazione che potrebbe verificarsi anche nella stessa Pennsylvania e probabilmente in Georgia) i candidati possano chiedere un riconteggio dei voti, cosa che Trump ha già annunciato. Comunque finirà nel Midwest, Trump non accetterà la vittoria e i conteggi effettuati. Ah, oltre alla partita per il presidente, non meno importante è stata la corsa al rinnovo dei deputati di Camera e Senato, dove ai democratici, nonostante gli ottimi risultati anche al Senato, è mancato forse  lo scossone decisivo capace di ribaltare la situazione nei seggi in bilico (vedi Montana, Texas e Iowa);

Trump e il trumpismo sono più vivi che mai. Forse i “blu” si erano avvicinati a queste elezioni con troppa fiducia, al punto di parlare prematuramente di ribaltoni in Florida. Se Donald è riuscito a giocarsela fino in fondo, nonostante la terribile gestione della pandemia di Covid-19 e le infinite proteste sociali legate al Black Lives Matter, è perché Trump rappresenta ancora una grande fetta degli americani: un grande spaccato di popolazione che si riconosce e si sente fortemente rappresentata dal suo modo di essere sempre sopra le righe e contro quell’establishment che Joe Biden rappresenta alla perfezione. Trump e i suoi modi infantili ispirano ancora fiducia: potrà non piacere ma anche questa è l’America. Biden dal canto suo ha fallito con la minoranza ispanica non riuscendo a far breccia in quel segmento elettorale e perdendo in Florida, dove avrebbe potuto aggiudicarsi la partita con largo anticipo, e in Texas, dove ad inizio spoglio era in vantaggio. Per la poca presa sugli ispanici Biden è anche stato bacchettato da Alexandra Ocasio-Cortez: sicuramente, nell’immediato futuro, il Partito Democratico dovrà fare di più per questa vastissima e importantissima comunità;

– Comunque, se di rinnegamento di questi 4 anni di presidenza Trump probabilmente non si può parlare, Joe Biden vincerà e lo farà risultando il presidente degli Stati Uniti d’America più votato della storia – neanche Barack Obama nel 2008 prese così tanti voti – nell’elezione più votata di sempre. Biden vincerà dopo una campagna elettorale volta principalmente a mettere in evidenza le nefandezze e l’inadeguatezza del suo rivale. A conti fatti, la strategia si è rilevata azzeccata e sicuramente oggi la vittoria sembra più netta rispetto a qualche giorno fa, ma ora, per governare un’America spaccata in due, servirà molto, molto di più. Good luck Joe.

(a cura di Daniel Tabbì e Lorenzo Lari)


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.