Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Zenit-Lazio (1-1)


I gol di Caicedo pesano sempre un quintale.


– “Tampone si, tampone no” è stato il mantra, parafrasato da un noto brano di EELST, degli ultimi giorni in casa Lazio ma, dall’andamento della partita, ciò non ha distratto i giocatori che, seppur contati, portano a casa un prezioso punto da Leningrado (rectius San Pietroburgo) dinanzi a ben 25 mila spettatori;

– Primo tempo quasi soporifero: palleggio sterile dello Zenit e la Lazio attendista sino ad un lampo dei russi che, grazie ad un intelligente assist in area di Zhyuba, permette alla compagine in blu di portarsi in vantaggio tirando, va detto, una sola volta volta verso Reina. La Lazio, presa la sberla, inizia a piantare le tende nella metà campo russa senza, però, impensierire il portiere avversario;

– Secondo tempo: lo Zenith parte sprintoso ma subito si rintana nella propria metà aspettando una Lazio che, però, si fa molto attendere sino al 79esimo quando, come di consuetudine, parte l’assalto all’arma bianca alla conquista del Palazzo d’Inverno avversario che vede nel Lenin ecuadoriano, al secolo Felipe Caicedo, il suo punto di riferimento che non tradisce. È 1-1;

– Capitolo singoli: bene Hoedt, sicuro Savic che, viste le assenze di Immobile e Luis Alberto, canta e porta la croce (rischiando al 93’ di fare la frittata). Pereira da tono alla delantera. Bene Muriqi, sta entrando in forma, così come Correa che si danna e si impegna anche se spesso fa bestemmiare i propri tifosi. Dal lato russo Zhyuba si conferma cliente scomodissimo così come il suo compagno di reparto. Lovren ordinato ma spento così come, più in generale, tutta la squadra targata Gazprom;

– Come sempre sostenuto su queste pagine, Caicedo rimane elemento centrale di questa squadra. L’uomo della provvidenza. Leader vero che porta la Lazio a 5 punti nel girone, permettendole di potersi giocare la qualificazione al turno successivo.

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)