Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Torino-Lazio (3-4)


Siamo solo alla sesta giornata, ma forse abbiamo già assistito alla gara più pazza dell’anno. Almeno sul piano del punteggio finale.


– Pirotecnico risultato tra Lazio e Torino senza che, però, le prestazioni delle due squadre rispecchino veramente un punteggio finale così pazzo. Partita abbastanza sonnolenta, quasi indolente, diventata improvvisamente scintillante dall’85’ in poi, fino alla zona Caicedo che graffia nell’immobilità generale della difesa granata;

– Primo tempo in cui c’è poco da dire se non il racconto dei 3 gol, casuali per la mole di gioco espressa dalle due squadre ma non per due fattori: la stanchezza psichica e fisica della Lazio dovuta a una settimana che possiamo eufemisticamente definire “folle” e e il peso della classifica negativa sulla psicologia dei giocatori di Giampaolo;

– Secondo tempo di marca biancoceleste, ma più sul piano del possesso palla che sul piano delle occasioni create, almeno fino alla locura: Lukic sembra spazzare via i fantasmi granata con un gol di rapina ma il Torino non ha fatto i conti con la garra di Immobile e la Cassazione Caicedo. E ora Giampaolo trema…;

– Singoli: Akpa Akpro si conferma tuttocampista e elemento ormai imprescindibile. Leiva è essenziale nel dettare i tempi. Milinkovic-Savic è sempre un po’ indolente ma incide quando deve. Sponda Torino: Belotti “s’impegna, s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità”, avrebbe detto Faber, solo per un evidente fastidio al ginocchio. Verdi si divora il 3-2 a 1 mt dalla porta (irriconoscibile per chi lo ha visto a Bologna);

– Su Caicedo s’è detto e ripetuto: segna poco, sì, ma ogni suo gol è un macigno ed ha una valenza enorme perché è sempre lì a riempire l’area, implacabilmente. Nella scorsa stagione un suo gol in una situazione simile a Cagliari diede il là alla prima pagina della favola laziale, poi trasformata dal Covid in un racconto di Halloween. Chissà che anche quest’anno possa essere un segnale.

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)