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- di Alessio Caria

A Odegaard serviva solo tempo


Prestiti e apprendimento. Poi, quest'anno, la seconda chance col Real. Dopo un avvio di stagione da titolare con i blancos e un infortunio quasi lasciato alle spalle, il norvegese è pronto ad offrire alternative a Zidane in Liga e in Champions.


Se a 17 anni e 6 giorni esordisci con la camiseta blanca del Real Madrid, prendendo il posto di Cristiano Ronaldo e disputando una buona mezzora nel magico tempio del Bernabeu è normale poi ritrovarsi addosso gli occhi di mezzo mondo calcistico. Ancor più normale se, qualche tempo prima, sei sbarcato in Spagna con annessa l'etichetta del baby fenomeno dopo aver riscritto la storia del campionato norvegese con addosso la maglia del piccolo Stromsgodset. Come? Diventando il più giovane esordiente in Eliteserien all'età di 15 anni e 118 giorni e, a distanza di un solo mese, il più giovane marcatore della massima serie locale grazie al gol messo a segno al minuto 91 della sfida contro il Sarpsborg 08.

Eppure, con Martin Odegaard forse abbiamo sbagliato tutti. Troppa la pressione caricata sulle spalle di un ragazzo affacciatosi giovanissimo e dalla finestra principale nel grande calcio europeo. Troppe le aspettative verso un teenager ancora acerbo ma dall'enorme potenziale. Troppe le critiche dopo i due anni di apprendimento al Castilla chiusi con 62 presenze, 5 reti e 8 assist. Perché col tempo, il talento di Drammen ha smentito tutti.

Lezione numero 1: olandese 

Chissà cosa sarà passato per la mente di Martin nell'aereo che da Madrid lo ha trasportato direttamente ad Heerenveen, città olandese sede dell'omonimo club che vanta soltanto un successo in Coppa nazionale nel proprio breve palmarés. Chissà se avrà pensato di essersi lasciato sfuggire per sempre quella grande occasione chiamata Real.

Ciò di cui siamo certi è che, poco dopo aver indossato per la prima volta la sua nuova maglia, Odegaard ha deciso immediatamente di spazzare via tutte le critiche sul suo conto.

43 presenze, 3 reti e 5 assist i numeri dell'anno e mezzo trascorso tra le fila biancoblù e vissuto principalmente nel ruolo di esterno offensivo nel 4-3-3 di Jurgen Streppel. Statistiche importanti, ulteriormente migliorate, poi, dopo il trasferimento al Vitesse. Il secondo prestito consecutivo in una Eredivisie diventata vera e propria scuola di calcio per il giovane norvegese. Un'annata che, oltre a confermare le sue grandi doti partendo dalla fascia destra del campo (posizione ricoperta in 23 occasioni), ha evidenziato le capacità di adattamento del classe '98 norvegese, schierato in 7 partite nel ruolo di trequartista e in altrettante sfide in quello di mezzala destra.

Il risultato? 39 presenze tra Eredivisie, Coppa nazionale e Play-offs di Europa League, impreziosite da 11 reti e ben 12 assist. Statistiche che sottolineano la costante partecipazione di Odegaard nella manovra di un sempre offensivo Vitesse capace di chiudere la stagione al quinto posto con 70 gol all'attivo (quarto miglior attacco dell'intero campionato).

Lezione numero 2: basco

Madre lingua norvegese ma capace di esprimersi perfettamente in spagnolo e olandese: nel curriculum dello studente modello Martin va aggiunta anche una specializzazione in lingua basca, conseguita dopo un esame di una stagione, quella 2019-2020, superato a pieni voti.

Dopo le esperienze in Olanda, l'Odegaard ripresentatosi in Spagna è un giocatore totalmente differente rispetto a quello ammirato, giovanissimo, nel primo anno di Real. Chiedere per conferma ai tifosi di un'altra Real, la Sociedad de Fútbol, innamoratosi del gioiello norvegese dopo le 36 partite disputate in maglia biancoblù. Sfide nelle quali, oltre a mettere a segno 7 reti e servire 9 assist ai propri compagni, Odegaard è riuscito ad affermarsi come uno dei migliori trequartisti della Liga, portando a termine il suo processo di trasformazione da esterno a tutta fascia a fantasista dietro le punte. Sempre cercato dai compagni, il classe '98 è diventato un elemento imprescindibile nel 4-2-3-1 basco. Un giocatore capace di agire tra le linee e lasciare ampia libertà d'azione al centravanti Willian José.

Ritorno reale

Una veste, quella di fantasista puro, che lo stesso Zinedine Zidane ha provato a cucirgli addosso dopo il definitivo ritorno al Real Madrid. Epilogo inevitabile dopo quanto fatto di buono sull'asse Spagna-Olanda. Unico vero colpo nell'estate dei blancos, il gioiellino norvegese è uno dei simboli principali della rivoluzione "green" del club di Florentino Perez, con la graduale sostituzione dei senatori "reali" ancora decisivi ma ormai in età avanzata. A lui il tecnico francese ha affidato le chiavi della trequarti nella romantica sfida contro gli ex compagni della Real Sociedad e nel successo per 3-2 in casa del Betis Siviglia. Prima alle spalle di Benzema con accanto i giovanissimi Vinicius Junior e Rodrygo, poi come unico riferimento dietro al tandem composto dal bomber francese e da Jovic. Alle sue spalle, in quest'ultima occasione, una mediana composta da Casemiro, Kroos e Valverde scelta per sollevare il norvegese da eventuali gravosi compiti di copertura a centrocampo. Decisioni tattiche che hanno dato l'idea che fosse più il Real a doversi adattare all'arrivo del talento di Drammen e non il contrario.

Nelle due sfide vissute da titolare (114 i minuti totali vissuti sul terreno di gioco), tuttavia, secondo quanto raccolto dalla piattaforma WhoScored Odegaard ha fatto registrare un non ottimale 84,5% di passaggi riusciti, arrivando inoltre in pochissime occasioni al tiro (0,3 conclusioni di media verso la porta avversaria). Statistiche emblematiche per un giocatore che, negli ultimi tempi, era tornato alla ribalta internazionale anche grazie alle tante reti reaizzate. In panchina col Valladolid e impiegato per un solo minuto in casa del Levante, Odegaard è stato poi costretto ai box per un infortunio al polpaccio. Un ulteriore intoppo dopo le due opache prestazioni in avvio di stagione. Nonostante goda della piena fiducia di Zidane, pronto a ripuntare su di lui, Martin è ora chiamato a delle risposte sul campo. L'obiettivo? Impadronirsi totalmente della trequarti del Real. Perché il talento c'è, c'è sempre stato. È soltanto servito un po' di tempo per vederlo esplodere.


 

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Cagliaritano, classe '96. Laureato in Scienze Politiche ed ex stagista alla Gazzetta dello Sport. Pallavolista da quando ho memoria, amo i libri, i viaggi, il mare e lo sport. Raccontarlo è la mia passione.

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