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- di Khrystyna Gavrysh

La seconda vita di Stefano Pioli


Definito spesso come un allenatore mediocre, discreto a stagione in corso, ma poco capace  nella costruzione di un progetto da zero e soprattutto spesso fallimentare nella gestione delle "grandi", Stefano Pioli – nonostante tutti i pronostici infausti, espressi attraverso un inequivocabile #PioliOut – si sta dimostrando un allenatore all'altezza dell'ingombrante missione di riportare il Milan ai vertici del calcio che conta. Con o senza Ibra.


Reduce da esperienze non proprio brillanti sulle panchine della Lazio, Inter e Fiorentina, terminate rispettivamente con due esoneri e le dimissioni nell'ultimo caso (con i viola al decimo posto nel campionato), Stefano Pioli è approdato al Milan a stagione scorsa iniziata. Il suo arrivo non è stato ben accolto dalla tifoseria rossonera, ben consapevole del passato del tecnico parmense.

Per vedere i primi risultati della nuova gestione bisogna aspettare l'arrivo del freddo. L'affermazione del Milan di Stefano Pioli ha inizio, infatti, durante il mercato invernale. Con l'acquisto di Ibrahimovic, la squadra assume un volto del tutto rinnovato. Probabilmente anche per sfruttare al massimo la sovrabbondanza di giocatori offensivi, il mister cambia il modulo, puntando sul 4-2-3-1, che a partire dal derby (finito 4-2 per l'Inter, 9/2/2020) diventerà l'elemento principale della ormai famosa cavalcata post lockdown dei rossoneri. Infatti, prima della sospensione del campionato arrivano pochi risultati utili; del resto, ci vuole del tempo per adattarsi ai nuovi meccanismi di gioco.

Nella ripresa arrivano invece i primi segnali positivi. La scelta di modulo valorizza, in particolare, sotto due aspetti il gioco milanista. Anzitutto, si sfrutta la capacità dello svedese di far salire la squadra e di aprire gli spazi agli inserimenti dei compagni. Ne beneficiano, in particolare, gli esterni d'attacco e i terzini, spesso lasciati liberi a mettere dei cross immarcabili all'interno dell'area (vedi l'azione sul primo gol contro la Roma e il rigore procurato da Theo sempre nella partita contro la Roma,  finita 2-0 per il Milan, 28/6/2020). Ma anche gli altri componenti della rosa vengono esaltati da questo assetto; tra tutti, pare doveroso menzionare Kessié – già al centro del progetto del Milan da tempo ma dato quasi con le valigie in mano più volte – che ha trovato nella mediana a due un posto da titolare fisso, fondamentale soprattutto nella fase di copertura e di non possesso.

Un'altra conseguenza – si può dire quasi ovvia – del nuovo assetto tecnico dei rossoneri è la consegna della trequarti nelle mani di Hakan Calhanoglu. Finalmente riportato nel suo ruolo naturale, il turco inizia a brillare come mai prima l'aveva fatto nel Milan, dove aveva sempre giocato da esterno sinistro d'attacco, senza mai rendere al meglio. Da lì in poi c'è il suo segno in quasi tutte le vittorie dei rossoneri.

Il 10 del Milan apre infatti le marcature nella partita contro la Lazio (0-3 per il Milan, 4/7/2020) a termine di una splendida azione personale arricchita di dribbling, innesca le tre azioni che portano al vantaggio in rimonta contro la Juve (4-2 per il Milan, 7/7/2020), chiude le marcature contro il Parma (3-1 per il Milan, 15/7/2020), segna e fa assist contro il Bologna (5-1 per il Milan, 18/7/2020) e via dicendo.

Il turco non rallenta mai e diventa il leader tecnico e morale dei rossoneri, confermando la sua ritrovata forza mentale nella importantissima e rocambolesca partita di qualificazione di Europa League contro il Rio Ave (10-11 per il Milan, 1/10/2020). Calha, infatti, non solo si incarica del penalty decisivo per andare ai rigori al minuto 120+2, ma lo realizza con la freddezza più assoluta tutte e due le volte. Il tutto ovviamente spendendo più volte le parole al miele per il tecnico che ha saputo tirare fuori il meglio da lui.

Tuttavia, i meriti di Pioli non si esauriscono nella scelta del modulo e tutte le conseguenze naturali che ne derivano. Il mister ha soprattutto dimostrato di possedere un'intuizione incredibile nella gestione della rosa e delle rotazioni, sia in termini di turnover che di sostituzioni. Il ricorso ad ampi turnover – dovuti sia ai casi di positività per Covid che per la gestione di impegni europei –  permette  l'impiego di quasi tutti i giocatori presenti in panchina. Ogni componente della rosa si sente coinvolto nel progetto, generando cosi una maggiore coesione e comunanza di obiettivi. Nessuno è scontento nel paradiso rossonero.

Inoltre, anche le sue soluzioni in corso della partita si rivelano spesso, se non quasi sempre, alquanto azzeccate. Fra tutte, si può menzionare la partita contro il Celtic (1-3 per il Milan, 22/10/2020): sono stati proprio gli inserimenti di Bennacer, Saelemaekers e Hauge a portare alla rete che ha chiuso la partita nel momento in cui il Milan rischiava di subire il pareggio per un evidente calo di tensione dei titolari. Il tecnico rossonero sembra vedere cose cui noi comuni mortali non abbiamo accesso. Così nessuno di noi si sarebbe aspettato, sempre nella sfida contro il Celtic, Brahim Diaz come esterno d'attacco e Krunic dietro a Ibra; a fine partita, avevano segnato entrambi. Il mister ha sempre ragione.

Tutto questo ha alzato l'autostima dei rossoneri, dando loro un'incredibile iniezione di fiducia. Non solo i ragazzi di Pioli non temono più gli scontri contro le grandi, portandosi a casa solo risultati utili (22 complessivi fino adesso), ma sembrano resistere anche alle avversità e alle rimonte.

Fra tutte, sembra emblematica la partita contro l'Inter: dopo aver segnato due gol nei minuti iniziati della gara, i rossoneri non hanno mai abbassato la guardia, gestendo bene il risultato anche dopo che Lukaku aveva accorciato le distante e mostrando un vero carattere da capolista.

Nonostante tutto, qualcuno sostiene che la maggior parte dei meriti vadano riconosciuti a Ibrahimovic, che arrivando in pieno inverno avrebbe rivoluzionato sia il modulo che l'atteggiamento dei giocatori. Non si nega che l'arrivo di un campione fatto e finito al Milan serviva senz'altro e gli ha fatto bene. Non è chiaro però perché questa circostanza debba essere valutata diversamente dagli arrivi di Ronaldo alla Juve o Dzeko alla Roma. È naturale che i giocatori di quello spessore, soprattutto se attaccanti, stravolgano i meccanismi di una squadra, portando beneficio all'intero organico. Ciò non toglie che il Milan sta in piedi benissimo anche senza lo svedese e lo ha dimostrato nel momento in cui lo stesso è rimasto fuori per Covid. Ogni giocatore del Milan è in grado di prendersi le proprie responsabilità nel momento del bisogno.

Quindi, non ci resta che dire grazie alla dirigenza del Milan per aver creduto nel lavoro svolto da Stefano Pioli e a quest'ultimo per aver riportato – almeno per ora – il Milan in alto, rendendo questo campionato un pò più divertente.


 

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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.

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