Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Giro d’Italia 2020


E’ stato il Giro dei cronoman, dei giovani e delle polemiche.


– Il Giro d’Italia n. 103 parla ancora britannico grazie alla vittoria di Tao Geoghegan Hart. Unico nella storia a vincere la Corsa Rosa senza aver mai indossato la Maglia Rosa durante il percorso. Ma proprio quest’aspetto non è che il culmine di quello che, a nostro parere, è il più grande Grand Tour corso dalla Ineos Grenadier nella sua storia. Mettiamola su questo piano: dopo 4 tappe, dopo aver perso il tuo capitano, ti ritrovi con un già super Ganna ed un Tao distante circa 3’30” dalla Maglia Rosa di Joao Almeida. Dimostrando ancora una volta di essere la migliore squadra WT in termini di organizzazione e adattamento tecnico-tecnico in corsa, la Ineos ha ribaltato un Giro che sull’Etna sembrava ampiamente perso: attaccando, prendendo in mano la situazione, essendo sempre protagonista. Le 7 vittorie di tappa, la vittoria finale Tao e la vittoria nella classifica a squadre non possono che essere la migliore risposta a quella che, a detta di molti, era stata la corsa peggiore della storia della squadra londinese: il Tour de France 2020. The Empire is back;

È stato il Giro dei cronomen. Da uno stratosferico Filippo Ganna, autentico portabandiera dell’Italia e trascinatore del movimento ciclistico italiano, vincitore di 4 tappe ed autore di uno degli assoli più belli dell’intera corsa sul Valico di Montescuro nella tappa con arrivo a Camigliatello Silano, a Rohan Dennis. L’australiano, ex campione del mondo a cronometro, è il volto primeggiante della terza settimana di Corsa Rosa: primo a transitare sullo Stelvio, autentico mattatore con un ritmo che ha stroncato definitivamente il resto della concorrenza, escluso il suo connazionale Jai Hindley.  Un capolavoro da incorniciare e che TGH ha sempre sottolineato prima e dopo la cronometro finale di Milano, a cui è mancata solo la ciliegina sulla torta: una vittoria di tappa. Poco importa però, perché le luci della ribalta sono tutte per il campione di Adelaide, reduce da un’ultima stagione abbastanza travagliata dentro e fuori le dinamiche di corsa. Se a questo ci aggiungiamo gli assoli di Alex Dowsett e di Josef Cerny a Vieste e ad Asti, possiamo tranquillamente parlare di un Giro fortemente condizionato dagli specialisti contro il tempo;

Filippo Ganna è l’unico U25 ad aver vinto 3 cronometro nella stessa edizione di un Giro D’Italia.

Così come al Tour De France, sono stati i giovani a contrassegnare l’edizione 2020 della Corsa Rosa. Joao Almeida, assoluta sorpresa del Giro e leader indiscusso della corsa per ben 15 giorni su 21 (al suo primo GT) è uno dei corridori di sicuro avvenire per il decennio appena iniziato, con un incredibile potenziale viste anche le sue incredibili qualità a cronometro. Jai Hindley, australiano di Perth che in Italia (precisamente in Abruzzo) ha mosso i primi passi da junior e proprio nel Bel Paese è esploso definitivamente, mostrando quel potenziale su cui nel continente oceanico si è fatto sempre riferimento. Tao Geoghegan Hart, il migliore in salita al pari di Hindley e capace di ribaltare con continui attacchi l’esito di un Giro che sembrava essere appannaggio del team Sunweb: dallo scatto a metà della salita di Aremogna (9a tappa) non si è più fermato, dominando la scena quando la strada saliva su pendenze sempre più arcigne. Rispettivamente classe 1999, 1996 e 1995: tre nomi da tenere d’occhio per Pogacar, Bernal e compagnia in vista dei GT;

– Tralasciando per un attimo la classifica generale, non possiamo che dire di aver assistito ad un Giro altamente spettacolare nonostante il campo partenti meno esaltante rispetto agli altri due Grandi Giri. Dalle volate di un imperioso Arnaud Demare, guidato alla perfezione da Jacopo Guarnieri e da una FDJ in versione pigliatutto in termini di volate, al prima vittoria stagionale in un GT di Peter Sagan a Tortoreto con un assolo da antologia in una tappa con un percorso da calendario delle Ardenne. Un percorso che non ha deluso le aspettative, forse anche troppo duro in alcuni frangenti con una terza settimana che presentava in totale circa 15000m di dislivello totale, nonostante la modifica della 20esima tappa con la cancellazione del Colle dell’Agnello e dell’Isoard per restrizioni Covid-19 imposte dal governo francese. Una corsa anarchica, interamente dominata dall’incertezza e dall’altissima velocità, come dimostrano i tempi di ascesa di Piancavallo e dello Stelvio e le medie record della cronometro iniziale di Palermo e della 9a tappa (Matera-Brindisi), tappa più veloce della storia con 51,234 km/h. Un Giro che ricorderemo per aver segnato definitivamente il cambio della guardia tra vecchia e nuova generazione e, purtroppo, per il peggior piazzamento di un italiano nella storia della Corsa Rosa (il 7° posto di un avulso Vincenzo Nibali) che apre un impellente dibattito sulla nostra competitività nei grandi giri a tappe del futuro prossimo e remoto.

– Infine, ma non per questo meno importante,  concludiamo parlando dell’organizzazione. Rinnovando i complimenti a Mario Vegni ed a RCS per aver portato a termine questa edizione del Giro, non possiamo tralasciare alcune lacune di non poco conto che hanno condizionato la corsa. L’episodio delle transenne sul traguardo di Villafranca Tirrena e il continuo riferimento ad un bolla “contaminata” dall’esterno e meno sicura rispetto a quella gestita da ASO per il TDF ne sono le rappresentazioni più lampanti e rispecchiano ancora una carenza a livello organizzativo che non dovrebbero manifestarsi nella seconda corsa ciclistica più conosciuta al mondo. Diverso è il punto di vista e l’atteggiamento per quanto riguarda i fattacci di Morbegno con conseguente cancellazione dei primi 120km della tappa n.19 voluti ed espressamente richiesti dalla CPA e da una larga frangia del gruppo capitanata da Adam Hansen. Un episodio da dimenticare a cui, sinceramente, fatichiamo a dare un’interpretazione, appoggiando a pieno i pensieri a riguardo di Vegni e dell’intera organizzazione.


Nato ufficialmente nel 1996 ma sportivamente nel 2002 grazie alle cassette di Gol Parade, sono cresciuto a pane e calcio, con il ciclismo a fare da contorno di lusso. Poi, nel 2009, YouTube e le repliche su Sportitalia mi aprono le porte di un affascinante mondo: quello del basket e, soprattutto, della NBA. Studio Marketing a Bari, ma ormai da qualche anno risiedo su WordPress. Affascinato dalle statistiche, sogno un mondo in cui i programmi radio siano un podcast di Bill Simmons.