Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Khabib Nurmagomedov vs Justin Gaethje


Khabib Nurmagomedov chiude (per sempre?) una carriera praticamente perfetta nelle MMA con una straordinaria performance, contro un sopraffatto Justin Gaethje.


29 sfumature di grandezza. Una più esaltante e tecnicamente sfaccettata dell’altra, come solo un grande di sempre come Khabib Nurmagomedov è in grado di creare. “The Eagle” si è ripetuto ancora una volta a UFC 254, superando un Justin Gaethje mai all’altezza come tanti si aspettavano, non nel modo in cui tanti si aspettavano;

– La vittoria per triangle choke al secondo round, già abbozzata nella ripresa precedente, così come la facilità nell’esecuzione dei takedown e delle transizioni al tappeto non erano proprio del tutto inattese da parte del russo. Alzi sinceramente la mano però chi si aspettava di vedere un Khabib perfettamente a suo agio nelle fasi in piedi, in grado di pressare dal primo all’ultimo minuto un killer della gabbia come Gaethje e punirlo regolarmente con un sublime jab sinistro, seguito spesso e volentieri da un immediato destro. L’hand trap per bloccare una mano dell’avversario e andare così in porto con altri pugni puliti, prerogativa del suo compagno di team Daniel Cormier, è stata poi una chicca incredibile per un presunto striker rudimentale come Khabib;

– Si balla sempre in due nell’Ottagono e dove arrivano i meriti del vincitore, non si possono ignorare i difetti dello sconfitto. Per Justin Gaethje è stata una Caporetto su tutta la linea, sia quella a lui più congeniale della guerra in piedi (salvo qualche isolato circolare a segno), sia sul fronte wrestling e difesa a terra in cui si sperava decisamente in qualcosa di più. Siamo sinceri però, forse solo un altro Khabib avrebbe potuto battere o almeno mettere in difficoltà il Khabib visto sabato notte;

Solo che non esiste un altro Khabib, né sembra ci sarà un’altra apparizione dell’unico e inimitabile Khabib in futuro. Il campione imbattuto dei pesi leggeri ha annunciato infatti il ritiro dallo sport, troppo pesante l’assenza del compianto padre Abdulmanap al suo angolo e troppo importante la promessa fatta alla madre nello smettere dopo questo incontro per poter andare avanti in questo sport;

– I ritiri nelle MMA sono di solito fuochi fatui, rapidi a perdere consistenza di fronte al rinnovato gusto per la sfida o alla necessità di dover guadagnare soldi probabilmente sperperati altrove. Solo che Nurmagomedov è un animale diverso da quelli che si incontrano spesso nelle gabbie o sui ring di tutto il mondo. Imperturbabile agli stimoli e alle tentazioni dello show business occidentale, sicuro di sé quanto salde sono le sue radici culturali del suo Dagestan, espressione massima di una marzialità senza corruzioni e infingimenti, macchiata solo una volta nella tempesta perfetta della rivalità contro Conor McGregor. Insomma, un atleta la cui parola pesa quintali rispetto all’aria fritta di tanti suoi illustri colleghi, un mixed martial artist apparentemente atipico eppure così genuinamente simbolico per questo sport come solo forse Georges St-Pierre. Un prodigio sportivo di cui ammiratori e critici, tifosi e hater, sentiranno la mancanza.

Classe ’90, giornalista pubblicista e collaboratore per testate locali, scrive e vive di sport: popolari, minori, americani, di combattimento, di lotta e di governo. Ha scritto su Fox Sports fino alla sua chiusura, sviscera il mondo delle Mixed Martial Arts sul podcast di MMA Talks.