Interventi a gamba tesa

Bielsa al Leeds “won’t do the Leeds”


Sulla base delle vicende che hanno riguardato i “peacocks” all’inizio del terzo millennio, l’espressione “doing a Leeds” è stata coniata dagli inglesi per indicare tutti quei casi in cui un club, a causa di un piano finanziario inadeguato, delle spese eccessive o del mancato conseguimento di un obiettivo (come la qualificazione alla Champions League o il raggiungimento della salvezza), sprofonda rapidamente nelle serie minori, ai piani più bassi della piramide calcistica. Il Leeds stesso, però, nella massima competizione inglese c’è appena tornato e, a giudicare da quanto si è visto in questo pazzo inizio di stagione, “won’t do the Leeds anytime soon“.


“A partire da quando, tra la fine degli anni 50′ e l’inizio degli anni 60′, il Brasile esportò nel mondo la difesa a quattro, nessun sudamericano ha avuto un’influenza sul gioco del calcio pari a quella che ha avuto Bielsa nel primo decennio del terzo millennio”.

Non sono parole di un individuo a caso, di un parvenue, ma quelle spese da Jonathan Wilson, l’autore de “La piramide rovesciata” e forse il più grande storico che il calcio abbia mai conosciuto.

Jonathan ha ragione. Per capirlo, basta esaminare un elenco degli allenatori che hanno attinto a piene mani alle idee dell’argentino. Tra i più importanti ci sono Pep Guardiola, che non perde mai occasione per definirlo il “miglior ct. del mondo”, e Mauricio Pochettino, che ha espressamente parlato dell’esistenza di una “generazione di allenatori tutti figli e discepoli del metodo Bielsa”, all’interno della quale potremmo tranquillamente annoverare Jorge Sampaoli (“el Bielsa de los pobres”), Gerardo (“el tata”) Martino ed anche il “cholo” Diego Simeone.

Ma come ha fatto un tecnico così poco vincente ad ottenere un così ampio seguito? Come è riuscito a meritarsi la straordinaria considerazione di cui gode? Di certo gli allenatori che dal suo lavoro hanno tratto ispirazione, molti dei quali sono anche stati suoi ex giocatori, qualche titolo l’hanno conquistato, ma in realtà, nonostante Jonathan Wilson abbia ragione, solo una ristretta porzione di professionisti ed appassionati idolatra Bielsa. Per lo più, si tratta di persone appartenenti a due categorie. Da un lato, esiste una piccola fetta di addetti ai lavori, o aspiranti match analyst, che hanno un’idea fortemente romantica del calcio. Sono in genere individui che amano assistere al bel gioco offensivo, veloce e spumeggiante, e che non aderiscono alla filosofia per la quale “vincere è l’unica cosa che conta”. Dall’altro, troviamo quei personaggi che si lasciano affascinare da tutto ciò che è particolare, strano, inusuale, e Bielsa lo è di certo, lo testimoniano le decine di aneddoti sul suo conto. Solitamente, questi individui sono molto attenti alle mode passeggere, perchè sono perennemente desiderosi di distinguersi dagli altri, di far parte di una piccola elite, ed è per questo che un personaggio così carismatico ha nei loro confronti un così grande ascendente. Neanche il calcio, purtroppo, è esente da un fenomeno particolarmente fastidioso come quello appena citato.

Noi non cadremo nella tentazione di esibirci in un inutile elenco di divertenti episodi, di cui, peraltro, si è già ampiamente scritto, proveremo, bensì, esaminando il suo Leeds, ad approfondire i principi e le innovazioni tattiche introdotte dal tecnico di Rosario, senza per questo sminuire altri grandi allenatori dall’approccio più tradizionale, nell’inutile tentativo di fare gli Hipster, gli alternativi a tutti i costi.

Tutto il carisma del tecnico emerge, per esempio, al termine di un pareggio a reti inviolate tra il Lione ed il suo Marsiglia, allenato nella stagione 2014-15. “Anche se vi sembra assurdo, accettate l’ingiustizia perché alla fine tutto si equilibra”, dice Bielsa nel post-partita, riferendosi ad un gol ingiustamente annullato all’OM a sette minuti dal termine.

 

Passione per lo studio ed ossessione per l’attacco

Marzo 2015, Coverciano: in tuta e abbigliamento tecnico, di fronte ad una vasta platea di colleghi, Bielsa racconta di calcio e si racconta. È una lezione che ha preparato meticolosamente, esattamente come è solito fare con le partite. Nell’arco di un’ora e mezzo sviscera principi tattici, mostra video di esercitazioni, illustra modi per scardinare le difese ben organizzate e afferma che esistono 28 moduli differenti nel calcio, non uno di più, né uno di meno. Lo fa con estrema sicurezza, poiché per giungere a questa conclusione ha osservato “solo”, si fa per dire, 50.000 partite. Una prova, tra le tante, che il suo approccio al gioco è in primis, e principalmente, teorico.

Conte ascolta con grande interesse la lezione di Bielsa, a Coverciano (via Getty Images).

Bielsa è uno studioso. Lo è sempre stato. Affascinato dalla libreria del nonno, a quanto pare molto ricca e ben fornita, sin da giovanissimo sviluppa un grande amore per la lettura, ma contrariamente a quanto sperato dal padre, non convoglia le sue attenzioni sulla politica o sulla giurisprudenza, le dirige sul calcio.

Dopo una breve parentesi da calciatore del Newell’s, casualmente (o forse no?) la rivalissima del Rosario Central (la squadra tifata dal genitore), ottiene il “profesorado” in educazione fisica e comincia a studiare da allenatore. Prende in gestione un’edicola, in modo da poter seguire contemporaneamente fino a 40 periodici sportivi, e si concentra su Bilardo e Menotti, gli allenatori che hanno portato in dote all’Argentina i due titoli mondiali.

“Ho trascorso 16 anni della mia vita ad ascoltarli: la metà li ho dedicati a Menotti, un coach che dà grande importanza alla fantasia, l’altra metà a Bilardo, un allenatore che privilegia la funzionalità”.

Il risultato che ne esce fuori, quando Bielsa debutta sulla panchina del Newell’s Old Boys nel 1990, è una via di mezzo, un ibrido tra i due. Se certamente si possono riscontrare alcuni principi di matrice Bilardiana, ad esempio lo studio estensivo dell’avversario in video e l’impiego di un libero e di un “enganche” (un giocatore attivo in zona rifinitura ed adibito a collegare i reparti), il rifiuto di lasciare perennemente sette giocatori a difendere e solo tre ad attaccare cozza irrimediabilmente con la filosofia pragmatica dell’allenatore che portò al trionfo la nazionale Argentina ai mondiali dell’86’. La visione di Bielsa sulla fase offensiva è molto diversa, più vicina a quella Menottiana. “El loco” pretende che i suoi attacchino ogni volta che ne abbiano la possibilità e anche a Leeds applica questo principio:

“…sono ossessionato dall’attacco. Quando guardo video è per capire come attaccare, non per capire come difendere”.

Tuttavia, il tecnico rosarino, uomo testardo, ossessivo e intransigente, pur concentrando gran parte delle sue attenzioni sull’attacco, non ha rinunciato nel corso degli anni a seguire alcuni rigidi dogmi anche in difesa. Ad esempio, vista la sua predilizione per le marcature a uomo, per arginare i rischi derivanti dai duelli individuali persi, ogni sua squadra è stata sempre schierata affinché potesse contare su un numero di difensori superiore, di un’unità, al numero degli attaccanti avversari.

In questa edizione della Premier League le formazioni che utilizzano tre punte, oppure una punta supportata da due esterni d’attacco (che agiscono come ali o seconde punte), sono decisamente più numerose di quelle che scendono in campo con due punte o, addirittura, una sola punta ed è per questo che, a Leeds, l’1-4-1-4-1 è stato preferito all’1-3-3-1-3, il modulo che lo ha reso famoso e popolare ai tempi del Newell’s e della nazionale Argentina, perfezionato osservando l’Ajax di Van Gaal.

Tra i “whites”, il giovane portiere Meslier prende il posto tra i pali; procedendo da sinistra verso destra, la linea a quattro si compone di Dallas (TS), Cooper (DCS), Koch (DCD) ed Ayling (TD); davanti alla difesa agisce Phillips (CC); a centrocampo, di solito troviamo Harrison (CES), Klich (CIS), Hernandez (o Rodrigo) (CTD) e Costa (CED), e in attacco l’unica punta Bamford (AC).

Nell’illustrazione accanto, l’1-4-1-4-1 implementato dal “loco” a Leeds. Attenzione: l’1-3-3-1-3 non è del tutto scomparso dalle scene. In passato Bielsa ha più volte cambiato la disposizione dei suoi giocatori a partita in corso e anche a Leeds, lo scorso anno, pur in un contesto di gioco molto fluido e ben poco rigido, si è intravisto anche il modulo tanto caro al tecnico rosarino.

Fase di non possesso

“La mia idea di calcio, parlando di difesa, è molto semplice: corriamo tutto il tempo. So che è più facile difendere che costruire gioco. Correre, ad esempio, è una questione di volontà, mentre per riuscire a creare è indispensabile possedere talento”.

Bielsa considera la fase difensiva strettamente funzionale a quella offensiva: le sue squadre (il Leeds non fa eccezione) non sono disegnate per contenere il nemico, bensì per aggredirlo immediatamente. Marcano prevalentemente a uomo e l’obiettivo del pressing è quello di riconquistare palla nelle zone di campo più vicine alla porta avversaria, così da poter colpire sfruttando rapidità, dinamismo e improvvisazione. È un calcio frenetico ed irrequieto, ma non per questo disorganizzato. Potremmo definirlo, anzi, un “caos organizzato”.

Fase di possesso palla

Infatti, un altro principio seguito dal tecnico rosarino è quello per cui, in fase di costruzione di gioco, ogni passaggio deve essere strumentale a raggiungere una zona di campo più vantaggiosa a finalizzare con successo l’azione.

In ordine di importanza, gli obiettivi del possesso palla sono, o comunque dovrebbero essere, sempre 3: segnare, assistere, e assistere chi assiste. Ma se per segnare è necessario tirare, per assistere chi segna è necessario passare. Supponiamo che la squadra avversaria si schieri secondo il classico 1-4-4-2. Le porzioni di terreno di gioco dove sarebbe desiderabile portare il pallone sono 6. Il punto migliore dove trovarsi palla al piede è la zona di campo alle spalle dei due difensori centrali, seguono lo spazio alle spalle dei terzini, la porzione di terreno di gioco tra i due difensori centrali, quella tra i terzini ed i difensori centrali più vicini ed, infine, il gap dietro agli interni di centrocampo.

La ragione per cui gli spazi sono distribuiti nell’ordine di importanza accanto è intuitiva. Per esempio, quando il portatore di palla si trova in zona 1 o in zona 2, solo il portiere è in grado di ostacolarlo, ma lo spazio alle spalle dei difensori centrali è più vicino alla porta di quanto non lo sia quello dietro ai terzini.

Bielsa non fa altro che chiedere ai suoi uomini di verticalizzare il pallone in avanti, ai giocatori meglio posizionati, seguendo questo schema di priorità. Tuttavia, quel che sembra facile da realizzare su carta è molto più difficile da attuare nella realtà, e nonostante “el loco” abbia più volte dichiarato che “se i giocatori fossero robot, la sua squadra trionferebbe sempre”, quasi a rimarcare la differenza tra il suo pensiero e quello di Menotti, è perfettamente consapevole che priorizzare le scelte di gioco in astratto non è sufficiente a sconfiggere l’avversario in concreto, occorre di più: è necessario che ai suoi giocatori vengano forniti gli strumenti idonei ad arginare il tentativo di distruzione del gioco da parte dei calciatori avversari.

Ecco allora spuntare le rotazioni e gli interscambi. Con il termine “interscambio”, seguendo la distinzione offerta da Hans Backe e John Wall, autori del libro “Rotations and interchanges”, fortemente ispirato da Bielsa, ci si riferisce ai cambi di posizione tra gli attaccanti. Si definisce rotazione, invece, il movimento coordinato tra tre o più giocatori coinvolti nella fase di possesso, finalizzato a disorientare i marcatori e diretto a trovare delle zone di campo non più presidiate, in modo tale che il pallone possa essere ricevuto in libertà.

Accanto, un esempio di rotazione implementata da Bielsa in Cile – Spagna, partita valida per gli ottavi di finale del campionato mondiale 2010. 1) il mediano si muove verso destra, per creare spazio; 2) il compagno posizionato poco più avanti si sposta nello spazio lasciato libero; 3) la palla viene passata al mediano; 4) il centrocampista offensivo si muove in diagonale rispetto al mediano; 5) il mediano passa la palla al centrocampista offensivo; 6) quest’ultimo passa la palla all’interno di centrocampo che, in precedenza, ha preso posto nello spazio lasciato libero; 7) il mediano sale in profondità; 8) l’interno di centrocampo gli serve la palla, facendola passare tra i marcatori avversari.

Accanto, un ulteriore esempio di rotazione implementata da Bielsa in Cile – Spagna. 1) il mediano si muove verso destra, per creare spazio; 2) l’interno di centrocampo si sposta nello spazio lasciato libero; 3) la palla viene passata al mediano; 4) il mediano passa la palla al compagno propostosi nello spazio; 5) il centrocampista offensivo si muove in diagonale rispetto all’interno di centrocampo; 6) il mediano corre in profondità, anch’egli in diagonale. 7) l’interno di centrocampo passa la palla al centrocampista offensivo; 8) quest’ultimo serve la palla al mediano, facendola passare tra i marcatori avversari.


Le squadre di Bielsa fanno largo ricorso a questo tipo di giocate codificate, alla cui base ci sono scambi di posizione orizzontali o verticali tra i centrocampisti. Nel Leeds la costruzione del gioco comincia prevalentemente dal basso e si sviluppa, in seguito, principalmente sulle corsie laterali. I giocatori più coinvolti in fase di impostazione iniziale, oltre ai due difensori centrali, sono i terzini ed il centrocampista metodista Phillips. Quest’ultimo è dotato di buona tecnica e tendenzialmente si propone non solo per ricevere il pallone, ma anche per indirizzare la pressione avversaria ed attrarre il diretto marcatore. In questo modo, alle sue spalle si creano spazi attaccabili ed utilizzabili dai centrocampisti interni per effettuare le rotazioni, spesso finalizzate a liberare i terzini (dotati di buona gamba e capaci di giocare anche dentro al campo, lontani dalle linee laterali) o gli esterni di centrocampo. Bamford, la possente punta centrale, invece svaria su tutto il fronte d’attacco, nel tentativo di aprire ulteriori varchi nelle maglie avversarie, sfruttabili, a rimorchio, dai centrocampisti.

Leeds non farà il Leeds

Il gioco praticato dalla squadra di Bielsa, estremamente offensivo, verticale, frenetico e ricco di movimenti senza palla, richiede un enorme sforzo fisico ai suoi interpreti e, storicamente, il tecnico rosarino è sempre stato rimproverato per questo. In tanti hanno individuato nell’eccessiva dinamicità e mobilità il vero tallone d’achille della strategia bielsiana e per questa ragione hanno imputato al tecnico rosarino la clamorosa uscita di scena della sua Argentina al primo turno dei campionati mondiali 2002, il calo di rendimento dell’OM nel girone di ritorno del campionato 2014-15 e la seconda stagione al di sotto delle aspettative all’athletic Bilbao.

Anche mentre scriviamo, i suoi critici ritengono che, dopo un brillante avvio di stagione, condito da due successi ed un pareggio in appena 5 partite, il Leeds si spegnerà presto, ripercorrendo il destino che tante volte è toccato in sorte alle formazioni del “loco”.
Tuttavia, la squadra della terza città più popolosa d’Inghilterra ha già dimostrato di possedere una precisa identità, forgiata nell’arco di due anni di Premiership, uno dei campionati più lunghi al mondo, forse, da un punto di vista squisitamente fisico, anche più impegnativo della Premier League.

Per questo motivo, a giudizio di chi scrive, i simpatizzanti dei “peacocks” possono dormire sogni tranquilli: Leeds non è nelle mani migliori del mondo, ma è pur sempre in buone mani.
Leeds won’t do the Leeds”.


 

Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.