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- di Marco Massera

"Crazy Dani" Koellerer: la storia del giocatore più scorretto del circuito


Risse, urla, racchette frantumate. Tatuaggi e squalifiche. E forse il primo caso di simulazione (calcistica) della storia del tennis. La vita tennistica di Daniel Koellerer è stata uno show dissacrante e irriverente, non privo di lampi di genio, volto a scardinare e mettere in imbarazzo qualsiasi norma di fair play esistente su un campo di gioco. La storia del giocatore più scorretto del circuito. Ve la raccontiamo in questo articolo.


"In passato ho avuto qualche problema con i miei colleghi, e ammetto che il 90% delle volte è stata colpa mia."

Se pensate che Kyrgios sia un bad boy antipatico, che Safin rompesse troppe racchette o che le bizze di Tomic siano l'applicazione freudiana al tennis dei problemi con il padre, allora non conoscete Daniel Koellerer.

Austriaco, barbuto, occhi sgranati alla Shining, tatuaggi degni di un Io ipertrofico come il suo (ne parliamo più avanti). "Crazy Dani", questo il suo intuibile soprannome, ha girato per dieci anni il circuito ATP seminando la maggior quantità, possibile e mai vista, di problemi che gli riuscisse. Nel frattempo giocava anche a tennis, provando a fare qualcosa del suo cospicuo talento. Fischi, insulti in ogni lingua, risse con i colleghi (si prese a botte prima con Luzzi e poi con Montcourt, entrambi compianti), una laurea specialistica nell'arte di frantumare racchette in maniera creativa ("quest'anno ho cambiato racchetta, le altre erano troppo fragili..."), Koellerer ha reso ogni sua partita una sfida al mondo e alle regole base dello sport, uno scaracchio in faccia alla nobiltà del fair play.

Tra un punto e l'altro volavano frecciatine, urla esultanti dopo l'errore dell'avversario, accese discussioni con l'arbitro e le tante, inevitabili squalifiche. Con quel ghigno da bambino dispettoso Koellerer sembrava quasi divertirsi a escogitare un nuovo modo di provocare.

Alcune volte in maniera tanto patetica da risultare geniale, come quando mise in scena una vera e propria simulazione calcistica, con tanto di rotolamenti e smorfie di dolore, fingendo di essere stato colpito dal povero Pablo Cuevas.

Insopportabile e talentuoso, Koellerer diventa in breve tempo il giocatore più odiato del circuito. Leggenda vuole che durante i tornei si allenasse sempre da solo, perchè nessuno voleva palleggiare con lui. Le conseguenze di essere Koellerer. Ma a lui poco importava. In quei casi chiamava la fidanzata, chiedendole di tirargli la palla con la mano per fare esercizio. E giù di roncolate.

Al tempo stesso però, Koellerer è un tipo che fa audience. Gli organizzatori dei tornei minori lo sanno bene, e a qualcuno di loro fa comodo invitarlo, magari con una wild card, per vedere che razza di spettacolo turpe ha in mente di recitare stavolta. Qualcuno tra il pubblico di solito ridacchia, cercando di stemperare l'imbarazzo e la pentola a pressione di provocazioni sganciate dall'austriaco contro chiunque gli capiti a tiro sul campo, in primis il malcapitato avversario. La maggior parte della gente però lo trova solo insopportabile. Ma in fondo anche l'odio vende. Qualcuno talvolta perde le staffe arrivando a mettergli le mani addosso, i già citati Luzzi e Montcourt, ma anche Stefan Koubek, un altro bel caratterino, che durante il cambio campo di un match a squadre, si avvicina e gli mette le mani al collo. Come reagisce Crazy Dani? Semplicemente lo guarda negli occhi, con i suoi da esaltato, senza far nulla, e mentre Koubek è tentato di strozzarlo per davvero, lui sembra quasi volergli rivolgere un sorriso beffardo.

Tra una grana e l'altra però, il tennis di Koellerer funziona, inspiegabilmente bene, come se l'unica maniera di esprimerlo sia lasciarsi andare a un folle valzer di scatti d'ira e sceneggiate clownesche. La sua maniera. Anche la classifica cresce, tanto che nel 2009 Koellerer vince a suon di smorzate (il suo colpo preferito) i challenger di Roma e Trani, qualificandosi poi al terzo turno degli US Open e strappando un set al vincitore del torneo Del Potro. Si issa così fino al numero 55 mondiale, suo best ranking.

Il giorno prima della finale a Roma al Garden, Daniel perde la madre. Qualcuno mormora che dopo un lutto del genere l'austriaco abbia intenzione di ritirarsi dal torneo. Il giorno dopo invece, Koellerer scende in campo e gioca una partita stranamente calma, senza intemperanze, e alla fine ha la meglio su Vinciguerra. A due punti dal match scoppia in lacrime. Gli occhi da Shining guardano in alto. Cercano un punto nel cielo che sa solo lui. Il pubblico se ne accorge stupito, e vede il lato umano dietro la maschera del clown. Applaude la sua vittoria. È proprio questo il punto. Fuori dal campo Daniel Koellerer è un tipo affabile, educato, di una lucidità che non ti aspetti. Una volta calcata l'arena invece, si trasforma in uno strano animale da circo, che ringhia contro chiunque gli si avvicini.

Tra le tante bizzarrie, le più permanenti Koellerer se le è incise sulla pelle, con tatuaggi che rappresentano in modo perfetto il suo Io ipertrofico. Alcuni meritano almeno un accenno. Sul braccio sinistro c'è un punto di domanda rosso che dice tutto, su quello destro un umilissimo "N°1". Attorno all'ombelico gli si attorciglia la scritta "Jesus walk with me" e infine, sul bicipite troneggia una scritta in italiano, altrettanto modesta: "La mano destra di Dio." Di norma i tatuaggi non si spiegano, e in questo caso parlano davvero da soli. Eppure Crazy Dani di recente ne ha fatti ricoprire la gran parte con un enorme disegno tribale. Imprevedibile, come al solito.

Viene da chiedersi perchè Daniel Koellerer abbia concluso la sua carriera a soli 28 anni. Il punto è che non lo ha fatto. Almeno non di sua spontanea volontà. Nel 2012 il TAS lo squalifica a vita dalle competizioni tennistiche, con l'accusa di aver tentato di corrompere due colleghi. Nonostante la mancanza di prove tangibili, il tribunale ritiene credibili le testimonianze ricevute e mette il punto alla carriera di Koellerer. Crazy Dani va in depressione, perde il lavoro e gli affetti, ma poi si riprende, a modo suo, partecipando addirittura a un'edizione del Grande Fratello tedesco. Quando torna a parlare di tennis, spara a zero sui due argomenti tabù del mondo del tennis. Corruzione e doping.

"Raramente scoppiano scandali perchè sono coinvolti i migliori. Se un vincitore Slam viene condannato pubblicamente, il tennis è finito."

Impossibile, anche se doloroso, non pensare a Nadal e alle improvvise assenze di sei mesi che ogni tanto interrompono, inspiegabilmente, le mostruose serie di vittorie del maiorchino nella prima parte della stagione. Con lui ci sono altri big. Ma Koellerer non fa nomi. Si lascia scappare ancora qualche frase, che tanto cadrà nel vuoto.

"Sei vulnerabile alla corruzione. A un 18enne vengono offerti 5.000 euro per perdere una partita: la stessa cifra si ottiene vincendo il torneo. Spesso i giocatori sono esposti, soprattutto da giovani."

E ancora rincara la dose:

"Non è vero che gli Slam sono puliti. Per esempio, al Roland Garros mi hanno offerto molti più soldi di quanti ne avrei incassati vincendo."

Crazy Dani come al solito è dalla parte del torto, eppure su questo ha ragione. Vedi le stesse cose nei tornei di "Seconda" (categoria), per poche centinaia di euro. E a parlarne sembra di combattere contro i mulini a vento. Forse lo sa anche Daniel. La carriera di Koellerer è finita nell'unico modo possibile: il peggiore. Probabilmente non mancherà ai colleghi e ai più ligi tra i tifosi, ma forse mancherà al Tennis, Crazy Dani, un personaggio così controverso e, anche, dannatamente sbagliato.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 01/01/1996 chiedendosi perché tutti gli facessero gli auguri. Di buon anno. Cremonese di nascita, milanese d’istruzione. Laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e Master in Arti e Mestieri del Racconto, tutto in IULM. Creativo da tastiera. Scrittore, ex-tennista, cinemaniaco. Segue uno stile ma non la moda. Ama la letteratura americana, la Toscana e i fumetti di Corto Maltese.

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