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, 17 Ottobre 2020

Considerazioni sparse post Napoli-Atalanta (4-1)


Il Napoli di Gattuso è uno spettacolo.


- Gli azzurri, scusate il gioco di parole, giocano nel primo tempo un calcio celestiale: ben messi in campo, corti, aggressivi, letali nelle ripartenze in campo aperto. Risultato del San Paolo mai in discussione;

- Un plauso va a Gattuso che oggi non ne ha sbagliata una: mette in campo un Napoli spregiudicato ma che contemporaneamente non rinuncia alla qualità e la visione di gioco di Fabian in mezzo. Il risultato è stata una squadra capace di metter su un pressing intelligente ma non esasperato, congestionando gli spazi centrali e muovendo poi rapidamente il pallone in profondità verso la scheggia Osimhen;

- Ed è proprio del nigeriano che vogliamo parlare. È arrivato infatti il primo gol: “poco" se paragonato allo straordinario exploit di inizio stagione di Lozano, ma siamo alla terza partita su tre in cui la punta ex Lille ha cambiato radicalmente volto agli azzurri. Oggi, gol a parte, una vero e proprio flagello per la retroguardia bergamasca. Romero in particolare, non ci ha capito mai nulla. Oltre a Lozano e Oshimen, merita una menzione anche Di Lorenzo, che al momento non vediamo come non possa rientrare nei 23 di Mancini;

- Se al Napoli riesce tutto, all'Atalanta al contrario va tutto male. Uomini di Gasperini oggi troppo brutti per essere veri. Incapaci di opporre la minima resistenza agli avversari e capaci di commettere una serie di errori gravissimi che aprono la strada alla goleada azzurra;

- Una gara che può rappresentare un importante snodo per il proseguimento della stagione: Atalanta che non deve ridimensionarsi, ma saper fare fronte comune e ripartire dopo questa orribile battuta d'arresto. Il Napoli invece deve farsi coraggio: la squadra c'è, è completa come poche volte negli ultimi anni (oggi finalmente nell’undici di Gattuso c’era anche tanta fisicità) e vogliosa di giocarsi le sue carte fino all'ultimo.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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