
Considerazioni sparse post mercato della Roma
L’esperimento surrealista del mercato senza DS si conclude consegnando a Fonseca una rosa Gasperiniana.
- La Roma ha vissuto l’ennesima estate di fuoco, con l’arrivo di una nuova proprietà, insediatasi ad inizio agosto. I Friedkin hanno optato, almeno in queste primissime battute, per la continuità, in netta controtendenza con la gestione precedente. L’assenza di una struttura dirigenziale ha portato ad un esperimento di raro surrealismo: un mercato interamente svolto senza un DS o DT, condotto in toto da un CEO (Fienga) senza alcuna esperienza nelle vicende di campo;
- Le priorità del club giallorosso erano 2: trattenere i pezzi da 90 futuribili (Pellegrini, Zaniolo, Veretout), abbassando nel contempo il monte-ingaggi per renderlo più sostenibile economicamente. La prima missione è riuscita, la seconda solo in parte (il costo ingaggi è sceso da 125 a 112 milioni), ma non per colpa dell’attuale gestione: la Roma è ancora prigioniera di alcune scelte sbagliate e delle macerie lasciate dall’uragano Monchi, che ha lasciato in dote una serie di giocatori dagli ingaggi insostenibili e con uno scarso appeal sul mercato;
- Alla fine, oltre al ritorno sul gong del figliol prodigo Smalling, sono arrivati un esterno offensivo dal palmarès che parla da sé (Pedro), un centrale molto promettente (Kumbulla), e un vice-Dzeko (Borja Mayoral) con una carriera fin qui contraddistinta da una media-gol piuttosto bassa. Il mercato in entrata, tenendo conto anche della conferma a parametro zero di Mikhtaryan, merita qualcosa più della sufficienza. Considerando le difficoltà finanziarie e l’assenza di un DS, meglio essersi limitati a pochi colpi mirati e di qualità, in attesa di progettualità più ampie;
- Restano però alcuni nodi insoluti. Gli esterni potrebbero essere il tallone d’Achille e soprattutto sull’out di destra la Roma ha una voragine, che potrebbe essere colmata -almeno in parte- solo da una resurrezione calcistica di Karsdorp, che viene però da 3 anni disastrosi e pieni di infortuni e come da copione è già in infermeria. Alcuni casi, poi, non sono stati gestiti benissimo: dalla quasi-cessione del capitano Dzeko (che potrebbe essere stufo di questa tentazione di cederlo che si protrae da 2 anni e mezzo), all’arrivo di Smalling in bilico fino all’ultimo secondo, passando per il mancato ritorno di El Sharawyy a cessioni già effettuate, che ha lasciato la Roma troppo corta sulla trequarti per affrontare una stagione così intensa e ricca di imprevisti;
- Fonseca si trova in mano una rosa competitiva ma lontana dai suoi principi di gioco. L’allenatore portoghese ama costruire formazioni in grado di gestire il pallone e consolidare il possesso, ma ha a disposizione una squadra sempre più verticale, data l’assenza di un vertice basso in grado di dettare i tempi e di terzini in grado di agire da registi occulti. Inoltre, ad esclusione di Smalling, l'intero pacchetto di centrali è cresciuto con Juric o Gasperini a colpi di difesa a 3 e marcatura a uomo: non proprio il massimo per un tecnico che in carriera ha sempre difeso con una linea a 4 a zona. In pratica, Fonseca si trova a dover gestire un roster che dovrebbe essere allenato da Gasperini e dovrà dunque dimostrare di essere un tecnico di alto livello, in grado di plasmare il suo credo nel modo più funzionale a valorizzare il materiale a disposizione.
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