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3 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse post mercato dell’Inter


L’Inter ha fatto un ottimo mercato, al netto del mancato arrivo di Tonali.


- Alla luce della complicata situazione finanziaria che stanno vivendo i top team del nostro campionato, bisogna muoversi con destrezza e onestà intellettuale nel rispondere alla domanda “come valuti il mercato dell’Inter?”. Posto che il mercato dell’Inter è figlio dell’Inter e quindi pazzo per antonomasia, ci viene anzitutto da definirlo funzionale e monco;

- Figlio di un armistizio mal digerito da ambo le parti - società e Conte - questo mercato ha spento sul nascere le legittime ambizioni di Conte di poter inserire nella rosa nomi di primissimo piano, ma al contempo gli ha fornito giocatori funzionali al suo tanto amato 352. Mettiamola così, in un mondo perfetto, senza tutto il casino mediatico passato, società e Mister avrebbero trovato un accordo su una dignitosa (e meritata) buonuscita, l’Inter avrebbe poi annunciato Allegri e si sarebbe probabilmente assistito a meno cambi negli uomini ma a una notevole ulteriore e definitiva crescita a livello di mentalità da parte della squadra;

- Nel mondo reale invece l’Inter ha fatto un ottimo mercato, al netto del mancato arrivo di Tonali che è un duplice peccato: uno, per la giovane età e il sicuro talento, due, perchè l’Inter avrebbe avuto il centrocampo titolare dell’Italia e una sicura alternativa al fragile Sensi. Kumbulla era più un colpo in prospettiva che una necessità impellente e soprattutto con uno Skriniar in rosa, prima varrebbe la pena di non annichilire lo slovacco piuttosto che comprare uomini a iosa. I ruoli dove permangono alcuni dubbi sono il portiere (le prime tre uscite di Handanovic sono state disperanti. Ora, alzi la mano chi si aspettava un calo tanto vertiginoso, ma l’Inter deve cominciarsi a chiedersi quanti goal e punti è disposta a sacrificare sull’altare della titolarità del buon Samir); l’esterno sinistro (posto che non si può pretendere di prendere tutti Hakimi è evidente che Perisic è un adattato che non aveva neanche voglia di tornare); il trequartista (ruolo particolare con Conte che ha sempre preferito centrocampisti box to box più di gamba che di fantasia. Dire che Eriksen non abbia convinto l’allenatore è un eufemismo);

- Al netto di tutto ciò l’Inter ha però preso Vidal, che ha fin da subito dimostrato come sia ancora un fattore anche se adoperato più come frangiflutti che come incursore. Ha preso Kolarov che ad ora ha più deluso che deliziato, ma che può essere fondamentale anche alla voce “calci piazzati” per sbloccare quelle partite ostinate. Ha preso Hakimi e ha ritrovato un Nainggolan al quale bisogna forzatamente dare fiducia, i suoi 5/6 goal all’anno sono storicamente troppo importanti e sempre pesantissimi. L’Inter ha sostanzialmente ottenuto il risultato che si era prefissata per questa finestra di mercato “inserire 2/3 uomini di esperienza e qualità, e rinforzare poderosamente la panchina”;

- Quindi se la domanda è “come giudichi il mercato dell’Inter” e dovessimo fare un voto alle operazioni di Marotta, in tutta onestà possiamo spingerci fino a un 7 convinto. Se la domanda però diventa “l’Inter ha fatto il mercato che le serviva?” il voto diventa insufficiente e le motivazioni stanno nell’impressione che Conte si stia auto sabotando in rispetto di un patto di fine stagione che non ha basi nella convinzione e nella fiducia, ma nel conto corrente a fine mese (in questo inizio campionato sembra che il mister sia una tigre in gabbia che fa il minimo sindacale, mettendo in campo formazioni volutamente monche o improprie per tirare schiaffi silenziosi alla società). Altra motivazione? Il depotenziamento criminale della difesa più forte d’Italia. Kolarov centrale è una barzelletta e Skriniar trattato in questo modo qualcuno ce lo devo spiegare.

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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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