Interventi a gamba tesa

Il Toto che verrà


Tra passato, presente e futuro di Toto Wolff, uno dei volti del dominio Mercedes e uno degli uomini più influenti nel mondo della Formula 1.


L’iconicità è senza alcun dubbio un elemento che non può mancare in una legacy che si rispetti. Uomini e donne, atleti e manager, innalzati a icona, immagine di una squadra, di un collettivo. Un riconoscimento che, solitamente, premia i risultati raccolti sul campo, la storia personale e il carisma posseduto. Più facile, in questo, pensare a un atleta che, disputando in prima persona una gara o un campionato, è in grado di catalizzare su di sé tutte le attenzioni mediatiche. Facile pensare a Schumacher, allora, quando si parla della Ferrari dei primi anni 2000, a Vettel nel periodo del dominio Red Bull, a Hamilton in questi anni così argentati.

Eppure, dopo ogni vittoria Mercedes, dopo ogni “Get in there, Lewis” (per distacco la frase più frequente pronunciata al termine dei gran premi degli ultimi sei/sette anni) siamo abituati a osservare le reazioni di un altro uomo diventato, anche per questo motivo, icona della scuderia tedesca. Avrete già capito che stiamo parlando di Torger Christian, per tutti ‘Toto’ Wolff.

“Tutta colpa di Nick Heidfeld”

L’amore di Toto Wolff per il mondo dell’automobilismo sboccia relativamente tardi, quando di anni ne ha già 17, sulla strada di ritorno di un viaggio fatto, come tanti giovani della sua età, nella meravigliosa Amsterdam. Tappa obbligatoria, prima di rientrare nella sua Vienna, è il Nürburgring dove, come tante altre volte, stanno correndo le Formula 3 tedesche. L’invito, per il giovane Wolff e per i suoi compagni di viaggio, arriva direttamente da Philipp Peter che, di quella categoria, è pilota. Peter li fa entrare nel paddock, permette a un giovanissimo Wolff di assistere e di innamorarsi delle routine del veloce mondo dell’automobilismo. E’ il primo passo verso una carriera, meno fortunata, da pilota e verso quella, decisamente più ricca di successi, come imprenditore e manager.

Il suo percorso come pilota è stato breve ma non privo di soddisfazioni, tolte soprattutto su quel Nürburgring che fu il circuito del primo amore. L’anno della svolta è il 1994. E’ un anno tragico per il motorsport, è l’anno terribile di Imola, dove perdono la vita Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Furono quelle morti a segnare in parte lo stop della carriera di Wolff come pilota. L’addio di alcuni importanti suoi sponsor assieme alla consapevolezza di non avere il talento necessario per tentare la scalata fino alla F1 lo convinsero ad abbandonare, temporaneamente, il mondo delle corse. Lo stesso Toto racconta di come siano stati Alex Wurz e Nick Heidfeld a convincerlo, attraverso le loro prestazioni superiori in pista, di non avere le carte giuste per tentare il colpo grosso in Formula 1.

La verità è che, come tante volte già era accaduto nella vita di Toto Wolff, fin da quando in età adolescenziale perse il padre e venne cresciuto solo dalla madre, il principale problema riguardava l’aspetto economico. Le spese, per proseguire una carriera nel motorsport, sono ingenti e l’addio di uno o due sponsor può minare una stagione, persino una carriera. Lo stop fu un brusco risveglio per l’ormai ex pilota austriaco, costretto a reinventarsi in un altro lavoro, in un altro ruolo, scoprendo, tuttavia, di avere decisamente maggior talento in altri campi. Come investitore, come imprenditore, Wolff cominciò a porre le basi del suo piccolo impero a partire da piccole e medie compagnie operanti in settori che, negli anni 90, stavano vivendo un boom economico notevole. Erano gli anni del tech-boom e dell’avvento di internet, anni in cui il portafoglio di investimenti delle società fondate dall’imprenditore austriaco si fece man mano più gonfio.

Il richiamo del mondo delle corse però fu irresistibile e il buon Toto ebbe l’occasione di tornare al volante per qualche evento amatoriale. A cambiare, casomai, fu la concezione del suo ruolo in quel mondo. Non più pilota sulla rampa di lancio, bensì manager di giovani piloti e, ancora più avanti, di una delle scuderie più vincenti della storia.

Wolff e la Mercedes: come nasce una dinastia

Inevitabile, per un uomo così innamorato di macchine e di corse, che Wolff sentisse quel richiamo. Il mondo dei motori sembrava lì ad attenderlo e l’imprenditore austriaco di certo non si fece attendere. Nel 2006 un altro turning point della sua vita. Mentre in Formula 1 la Mercedes deve condividere il titolo della scuderia con la McLaren, in un anno tuttavia deludente da zero vittorie, nel team DTM della casa automobilistica tedesca c’è aria di rivoluzione. L’acquisizione del team DTM di proprietà non direttamente della casa tedesca ma di Hans Werner Aufrecht (da cui deriverebbe la A della AMG) viene proposta a Toto Wolff che, nel frattempo, sta collaborando con il programma giovani piloti Mercedes. E’ con Aufrecht che Wolff tratta e stipula un accordo commerciale per investire sia nella AMG sia nell’altra creatura di Aufrecht, la HWA AG che collabora direttamente con la AMG e produce le macchine per il team DTM.

“I got to know Mr Aufrecht. That was really one of the greatest personalities I have ever met in my life. He became a mentor of mine and now a friend of mine. Maybe I can give a little bit back being the mentor now, so the roles have reversed. He’s 79 today (l’estratto risale al 2018 n.d.a.) and he allowed me to co-invest in this fantastic company called HWA. I bought 49 per cent and we grew it, and grew it, and listed it on the stock exchange as this was part of my investment strategy.”

L’approdo in Formula 1 non avviene però con la Mercedes. Wolff nel 2009 diventa azionista Williams e tre anni dopo completa la scalata diventando direttore esecutivo dello storico team di Sir Frank. E’ con lui che la scuderia inglese coglie l’ultimo trionfo in F1, quello clamorosamente targato Maldonado in Spagna nel 2012. E’ nell’estate di quello stesso anno che Wolff viene nuovamente contattato da Mercedes. La proposta? Il ruolo di direttore esecutivo del team tedesco di Formula 1. E’ il primo passo della scuderia tedesca e dell’intera Formula 1 verso il nuovo mondo dell’era ibrida.

Un mondo completamente dipinto di argento ma che per molti è stato solamente grigio, troppo grigio.

Assieme a Wolff approda in Germania anche Lewis Hamilton a completare, assieme all’amico-rivale Nico Rosberg, un team che raccoglie 360 punti, più del doppio rispetto al 2012 ma meno soltanto della Red Bull che, manco a dirlo, trionfa ancora con Seb Vettel. E’ l’ultimo anno di gloria per una scuderia diversa da Mercedes.

Nel 2014 arriva l’era ibrida, con annesse polemiche su qualche suggerimento di troppo della FIA al team di Brackley e ha quindi inizio il filotto delle frecce argento. Arrivano sei titoli costruttori, cinque titoli per Lewis Hamilton e un titolo per Nico Rosberg. Toto Wolff è, assieme a Niki Lauda, il volto dirigenziale di questa schiacciasassi. Proprio nel 2014 Wolff si toglie lo sfizio di vedere quattro monoposto di scuderie delle quali lui è azionista nelle prime quattro posizioni. Siamo in Austria e dietro al Dinamico Duo Rosberg-Hamilton ci sono Bottas e Felipe Massa in Williams. Si è così completata in cinque anni la trasformazione dell’imprenditore austriaco da neo-entrato nel circus della F1 a simbolo, o meglio, icona, di una scuderia da battere a ogni costo.

Bivio

Il 26 maggio del 2019 si corre a Montecarlo il sesto gran premio della stagione. Nonostante quello del Principato di Monaco sia uno degli appuntamenti più glamour, il clima all’interno del paddock è plumbeo. Se n’è appena andato Niki Lauda, pluri-campione del mondo da pilota e figura di assoluto riferimento in Mercedes. Lauda e Wolff avevano saputo stringere un legame solido e insieme avevano contribuito a rendere la scuderia, anno dopo anno, sempre più forte, sempre più invincibile. Montecarlo, quel weekend, si riempie di cappellini rossi, accessorio che Niki portava sempre con sé. Anche le due Mercedes scese in pista, inevitabilmente, omaggiano Lauda dipingendo di rosso la struttura dell’HALO e, ovviamente con Lewis Hamilton, conquistando l’ennesima vittoria.

E’ il primo gran premio vissuto senza Niki Lauda al fianco per Toto Wolff dall’inizio della sua avventura in Mercedes.

A distanza di un anno le parole che Wolff dedica al compianto Niki Lauda ci raccontano qualcosa del compianto pilota, in prima battuta, così come dell’uomo dietro le quinte del team più vincente degli ultimi anni: Niki ha avuto una serie incredibile di avversità da affrontare ma mai da lui avresti sentito una lamentela. Lauda mi ha ispirato con la sua personalità, il suo approccio resiliente alle situazioni e anche nel modo che ha avuto di reinventarsi e mettersi in discussione. È stato un pilota di F.1, ha fondato una compagnia aerea, poi è tornato a gareggiare, poi è tornato a prendersi cura dei suoi aerei e infine è stato supervisore del team Mercedes: una carriera stupefacente. In comune credo avessimo diversi aspetti: non mi sono mai guardato indietro né mi sono mai interessate le vittorie passate; e neanche a lui. Per entrambi contano l’oggi e il domani”.

Se l’oggi appare roseo e sembra intendere che davvero pochi siano i concreti oppositori all’incontrastato dominio Mercedes, sul domani perviene perlomeno qualche dubbio. Dopo il Mondiale 2019, il primo conquistato dopo la dipartita di Lauda, ovviamente con diverse gare di anticipo, si sono infatti aperti possibili nuovi scenari riguardo al futuro prossimo di Wolff. Durante il suo periodo al comandi delle Silver Arrows, Toto non ha certo arrestato il flusso di investimenti in ambienti legati alla Formula 1, né ha diminuito le trame con i vertici di Liberty Media, attuali proprietari del colosso F1. Ma andiamo con ordine.

Wolff è stato individuato, all’inizio del 2020, come un possibile sostituto di Chase Carey alla guida di Liberty Media. Per un ruolo, quindi, da CEO di LM. Alla candidatura dell’austriaco si è opposta con notevole fermezza la Ferrari, con Camilleri e Binotto impegnati a lanciare strali verso l’attuale CEO del Team Mercedes. Troppo il timore, in Ferrari, che la F1 diventasse una sorta di “Formula-Mercedes”. Conflitto d’interessi, insomma. Ecco, mettiamo da parte questa formuletta, la ritroveremo più avanti.

Nel frattempo, all’interno della casa madre sita a Stoccarda, Dieter Zetsche, storico leader del gruppo Daimler, ha abbandonato il suo ruolo primario lasciando le redini a Ola Kallenius dal maggio del 2019, quattro giorni prima del GP di Montecarlo del quale abbiamo parlato poco più sopra. Zetsche fu un fermo sostenitore della permanenza di Mercedes in F1, con le vittorie di Hamilton, Rosberg prima e Bottas poi a fare da trampolino di lancio alle vendite delle auto di serie. Kallenius, per tagliar breve, non sembra avere lo stesso orizzonte di pensiero del suo predecessore. Inevitabile, perciò, le frizioni con colui che, del team di F1, ne è il leader incontrastato. Alle opposizioni esterne riguardo a un possibile futuro al vertice di Liberty Media, va così aggiunta l’opposizione interna del nuovo chairman di Daimler che, oltre a non credere ciecamente, allo stesso modo di Zetsche, alla permanenza in F1, avrebbe pure avanzato dubbi riguardo agli ultimi movimenti finanziari di Toto Wolff.

Il pacchetto azionario dell’imprenditore austriaco, infatti, non si compone solamente di azioni del team Mercedes ma vanta anche percentuali di Williams, riacquistate dopo la loro prima vendita, e di Aston Martin che, nel prossimo futuro, entrerà a far parte della famiglia della F1 sostituendo la Racing Point. Sia per Williams che per Aston Martin-Racing Point il nome di Toto Wolff è stato spesso accostato per un ingresso futuro nel momento in cui le strade con Mercedes dovessero dividersi. Anche in questo caso sull’austriaco non pochi sono stati i dubbi ricaduti in merito a possibili conflitti di interessi con altri team. Il ritardo nel rinnovo del contratto di Wolff, come pure di Hamilton, con Mercedes vede anche in queste dinamiche le sue spiegazioni.

Guardando al cammino percorso sin qui, un cammino che ha portato un pilota ritiratosi per motivi economici a trascinare una scuderia verso un lustro abbondante di successi, risulta improbabile attribuire questo rallentamento nelle trattative tra Wolff e la Mercedes a una semplice diatriba. In una F1 che sta vivendo il primo anno di un biennio interlocutorio, reso tale dalla consapevolezza del posticipo del cambio regolamentare a causa dell’insorgere dell’epidemia Covid e alla luce dei recenti movimenti di Racing Point, già pronta a lasciare il proprio posto alla Aston Martin, e della Williams, con lo storico addio di Claire e di Sir Frank dalla scuderia che porta il loro nome dopo la vendita al fondo d’investimento americano Dorilton, gli scenari che si aprono in fronte a Wolff sono molteplici ed estremamente variabili.

Quello che resta, a prescindere dalle future scelte, è la centralità di Toto Wolff nell’argomento F1. La competizione controllata e gestita da Liberty Media è diventata un terreno di conquista per l’imprenditore austriaco che in qualche modo ha vendicato così il fatto di non poter esservi entrato come semplice pilota. Una ambizione smisurata alimenta il fuoco che ha dentro e che, in un’altra scuderia o in un altro ruolo, lo renderà un ottimo vincente oppure un pessimo perdente, come d’altronde lo è stato sin qui. Forse oggi siamo più vicini di ieri a una risposta sul suo futuro. Sarà come sarà, il suo passato qualcosa già ci può raccontare del Toto che verrà: sprezzante, riflessivo, determinato, vincente.


 

Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.