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, 21 Settembre 2020

Considerazioni sparse post Final Four Supercoppa LBA


Il trionfo dell’Armani Exchange è stato scritto dai suoi campioni. Ma siamo solo all’inizio.


- Il primo a cui sentiamo pronunciare la frase “eh, ma era solo precampionato” verrà chiuso in una stanza 2x2 insieme al Poz post-espulsione. Battute a parte, tutte e quattro le sfidanti hanno offerto una pallacanestro gradevole al pubblico della Virtus Arena, magari poco spettacolare ma certamente carica di contenuti;

- Sia le semifinali che la finale si sono concentrate molto sull’aspetto difensivo. Un dato su tutti: Milano e Sassari passano dagli oltre 90 punti segnati nella prima fase a non toccare quota 80 nelle Final Four. La vittoria della squadra di Messina (quarta per l’Olimpia in assoluto) non è però frutto della profondità del roster meneghino: nessun turnover tra venerdì e domenica, Biligha e Moretti fanno 80 minuti di panchina, Cinciarini fa giusto in tempo a vincere il contest per il miglior buzzer-beater della manifestazione e infine il gomito di Micov alza bandiera bianca dopo appena un quarto. È la vittoria dei singoli, dei campioni che Giorgio Armani può vantare e gli altri presidenti no;

- Sotto il profilo tattico e tecnico l’Armani Exchange sceglie di concedere qualcosa in più dal perimetro e la scelta ripaga con gli interessi. I 25 punti della coppia Alibegovic-Gamble e i 19 di Watt (con 8 assist a testa per Teodosic e De Nicolao) si sbriciolano di fronte alle percentuali dall’arco (20% per i lagunari con 5/20 e 16% per le V nere con 4/24). Quali rimpianti per la Virtus? L’impressione è che il gap qualitativo con Milano si sia ampliato rispetto alla scorsa stagione. In occasione della finale, Djordjevic non è riuscito a trovare soluzioni alternative a quelle del suo fido 44, costretto a un 2/13 dal campo che fotografa la gabbia costruita attorno a lui. Ma in generale, Abass a parte, nessun elemento del reparto guardie-ali si è dimostrato all’altezza. Malissimo in particolare Adams, il cui ruolo all’interno del roster è a oggi un mistero;

- Due parole anche per le due semifinaliste sconfitte. Venezia paga in primis la scelta sbagliata di Vidmar per Fotu all’interno dei dodici a referto. Ma le aspettative sono state deluse anche da giocatori come Bramos e Stone che hanno ormai una certa esperienza in partite di questa intensità e importanza. Molto bene invece Casarin: la faccia tosta che serve per mascherare la sua giovane età. Sul fronte Sassari discorso più semplice: se dal perimetro non entra è un problema. Con le rotazioni ridotte all’osso, la Dinamo non può permettersi di avere appena 4 punti dal duo Pusica-Kruslin. Il resto è rimandato a quando i vari Gentile, Tillman e Treier saranno integrati al 100%;

- Chiosa finale per la LBA, che ha celebrato i suoi 50 anni in occasione dell’edizione numero 100 della Supercoppa. Rimane ancora il (grave) problema della valorizzazione della pallacanestro nostrana. Diatriba palazzetti pieni o vuoti a parte, è inconcepibile che il basket in Italia abbia meno spettatori della Superbike.


  • Milanese classe 1995, laureato in Marketing e Comunicazione sportiva presso l'Università IULM di Milano. Nei weekend sguazza nel torbido del calcio giovanile e del basket minors lombardo. Tifoso di talmente tante squadre che è difficile vederlo col broncio al lunedì mattina. I suoi idoli? Riccardo Cucchi e Jarno Trulli.

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