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, 20 Settembre 2020

Cosa ci ha detto questo Tour De France?

Fino a sabato pomeriggio alle ore 17 circa stavamo pensando a come mettere giù queste considerazioni sparse su un Tour de France che ha diviso ma per chi scrive è stato tutto sommato divertente, combattuto e incerto - almeno nelle vittorie di tappa - al netto di una sfida tra uomini di classifica spesso soporifera (ma è il ciclismo del Tour de France degli ultimi anni) e di quel capolavoro targato Pogačar nella penultima tappa. Bisognava decidere come trattare il dominio Jumbo-Visma superiore persino a quello consumato al Tour per decenni da postini e antennisti (Us Postal, Discovery Channel e Team Sky). Un capitano solido che non concede nulla allo spettacolo, e che dopo aver vinto una miriade di brevi corse a tappe e la Vuelta 2019 si apprestava a vincere (con merito) il Tour de France. E invece;

E invece ci pensa Tadej Pogačar a mescolare tutto: 22 anni da compiere domani, 21 settembre. Ribalta il ribaltabile e vince da solo (non ce ne vorranno gli ottimi Marcato, de la Cruz eccetera) contro una squadra intera. Vince da solo nell'unica occasione nella quale i corridori si sono davvero sfidati con un testa a testa. Occhi chiari e pelle chiara, faccia da bambino perché è un bambino – lo chiamavano Tamau, una sorta di vezzeggiativo in dialetto sloveno - Pogačar è il secondo più giovane vincitore del Tour ed è il dodicesimo nella storia a vincere la Grande Boucle all'esordio. Pogačar è corridore spettacolare e completo su tutti i terreni, capace di andare forte in salita e di essere stato l'unico – o quasi – ad attaccare la maglia gialla. Palle enormi. Forte a cronometro, nelle corse di un giorno, si esalta col maltempo, guida la bici in maniera fenomenale, lo trovi spesso nelle prime posizioni persino negli sprint di gruppo, talmente è grande la sicurezza nei suoi mezzi e il colpo d'occhio.  Roglič appariva inscalfibile e lui lo ha battuto, anzi lo ha demolito. Lo ha fatto soffrire, rendendolo quasi una macchietta – si fa per dire, onore a un grande corridore - con quel casco che sembrava andare da tutte le parti. La tappa di sabato resta una delle giornate più incredibili della storia del ciclismo e facciamo chiarezza: non è Roglič a essere andato in crisi (oddio, non era il miglior Roglič questo è certo, ma del suo possibile calo in una cronometro finale c'erano già state avvisaglie in passato) è Pogačar che ha compiuto un prodigio. Ah, non dimentichiamoci: Pogačar ha vinto il Tour sabato nella crono, sì, ma una parte importante l'ha costruita mercoledì sul Col de la Loze (a proposito: salita magnifica! In un tracciato a tratti dimenticabile con tappe troppo brevi per esaltare davvero le caratteristiche dei corridori da corse a tappe, ossia fondo e recupero, sono stati  diversi i passaggi suggestivi e la tappa di Méribel è un'operazione da ripetere assolutamente). Quel giorno era in difficoltà, poteva saltare, ha stretto i denti e ha comunque chiuso terzo a 15” da Roglič. Fenomenale. E dunque la nuova generazione è arrivata a spazzare via la classe '90. Con Pogačar, Bernal, van Aert, Hirschi, senza dimenticare Evenepoel e van der Poel, sono saliti al potere;

Torniamo alla Jumbo Visma: van Aert capace di fare il gregario in salita, di chiudere nei primi 20 il Tour, di vincere in volata, di arrivare terzo in una tappa alpina e quarto nella cronometro finale crescendo persino nella terza settimana; gregari di extra lusso come Dumoulin, Kuss, Bennett (un po' sotto tono, come Jansen), Tony Martin, Gesink. Hanno annichilito la concorrenza in salita con un'andatura che non permetteva a nessuno di scattare portando il proprio capitano quasi fino allo striscione d'arrivo con il ritmo che voleva lui. E nonostante ciò sono riusciti a perdere il Tour. Hanno peccato di arroganza? Siamo d'accordo con il grande Eddy Merckx che sostiene di sì. Dovevano chiudere il conto e attaccare quando ce n'era la possibilità;

E gli altri? Avremmo bisogno di ore per parlare di Landa che raccoglie l'ennesimo quarto posto, oppure di Richie Porte. Corre per ancora una volta il Tour con ambizioni di classifica annunciando che durante la corsa sarebbe nata la figlia. Si becca sberleffi per questo motivo, critiche anche ingenerose, mentre supera indenne ogni situazione e poi l'ultimo giorno disponibile sale sul podio per la prima volta in carriera a 35 anni. Il tutto nel giorno in cui Pogačar ribalta il Tour e quindi della sua impresa restano (quasi solo) i tweet della moglie (tutti da leggere) e della sua squadra. E i francesi? Pinot è inghiottito dai suoi fantasmi, Bardet cade e si ritira, Alaphilippe fa più notizia quando si stacca in fuga di quando vince una tappa e veste la maglia gialla, Barguil, chi? Martin è ancora acerbo per fare meglio di un undicesimo posto in classifica e forse con questa generazione di nuove leve non potrà mai ambire nemmeno al podio. E allora per i francesi gli anni senza vittoria al Tour de France diventano trentacinque. E sono bocciate anche le squadre francesi: raccolgono poco e nulla. L'unica è l'AG2R che spezza il sortilegio di una stagione negativa con la bella vittoria di tappa di Peters. Promossi tutti  vincitori di tappa (che Kämna!), e soprattutto il Team Sunweb con Hirschi e Kragh Andersen scatenati. Bocciati Bernal e Quintana, rimandato Sagan che almeno ci mette tanto agonismo. La gamba ormai è quella che è la voglia di fare spettacolo almeno al Tour rimane;

Italiani: brava gente, ma a questo Tour soffrono un momento in cui i talenti a livello assoluto latitano. Un encomio a Caruso capace di entrare nei dieci facendo il gregario: risultato di enorme prestigio. Benino Trentin spesso all'attacco, terzo nella classifica a punti, ma con una gamba apparentemente lontana da quella dei giorni migliori. Promossi Oss e Marcato, gregari d'altri tempi, e Consonni che sfiora il colpaccio – terzo posto di tappa, il giorno del suo compleanno - mostrando finalmente tutto il suo talento. Rimandati Bettiol e De Marchi, bocciato, ahinoi, Viviani.

  • Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.

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