Interventi a gamba tesa

Uno, nessuno, centomila


Arthur Hopcraft, nel suo masterpieceThe Football Man”, ebbe a dire: “Il calcio in Inghilterra non è un fenomeno, è un fatto della nostra vita quotidiana. Si è considerati più eccentrici se si ignora il football, piuttosto che se non ci si dedica interamente la propria esistenza. Il modo in cui pratichiamo questo sport, la maniera in cui lo gestiamo e la considerazione che gli riserviamo riflettono in pieno il tipo di comunità che rappresentiamo”.


L’ambizione può allignare in qualsiasi campo. Ci sono spazzini ambiziosi

(Manuel Vazquez Montalban, Assassinio al Comitato Centrale)

Nonostante il libro fu edito nel 1968, l’analisi che lo stesso Hopcraft fa ha un validità immanente nella considerazione del forte legame che unisce il tifoso alla propria squadra.

Emblematica, proprio in questo senso, è la storia dell’attaccante “bulgaro” Tittyschev, al secolo Mr. Steve Davies.

Nel 1975 Mr. Davies aveva 9 anni ed assistette alla finale di FA Cup West Ham – Fulham (uno dei tanti derby londinesi) vinto dagli Hammers per 2 a 0. Lì scoccò la scintilla che porterà Mr. Davies sempre al fianco della sua squadra, che sia a Upton Park o nei più remoti confini britannici o europei, fino al coronamento del più grande sogno che ciascun tifoso nutra: vestire la maglia della propria squadra, anche se sotto mentite spoglie.

Per capire, però, il fenomeno Davies occorre fare alcune digressioni necessarie perché essere tifoso in Inghilterra ed esserlo, nello specifico, di una squadra come il West Ham non è una cosa ordinaria.

Fondato nel 1895 nel distretto londinese di Newham, quartiere di Stratford, il suo nome originario era ilThames Iron Workers Football Club”, prima di assumere l’attuale denominazione nel 1900 in ricordo del toponimo di uno dei due borghi.

La classe sociale di riferimento e di appartenenza, come è di evidenza, è la working class, il proletariato urbano.

In quei decenni, i primi del secolo breve, il calcio è il mastice per tenere insieme le comunità locali, per conferire loro un senso di identità. In una società come quella inglese dell’epoca vittoriana, travolta dalla rivoluzione industriale, che ai tranquilli ritmi della vita rurale sostituiva la frenetica attività nella fabbriche della città, c’è bisogno dell’attaccamento a una qualche entità rassicurante e familiare. E cosa c’è di meglio di una squadra di calcio per sentirsi parte di qualcosa? (Richard Holt).

Hopcraft conferma questa analisi affermando: “i settori popolari delle gradinate (le terrace – n.d.a.) sono occupati in buona parte da uomini duri, lavoratori manuali”.

Dagli anni ’70, però, il fenomeno si evolve.

Nascono le Firm: aggregazioni giovanili di figli della classe operaia che si peculiarizzano per una strategia d’azione che non attinge a gerarchie e stratificazioni interne. La comunicazione è verbale. Il look è casual di basso profilo e che non fa riferimento alla squadra supportata. La voce è il principale sostegno offerto alla squadra. I settori popolari si trasformano in spazi autonomi.

In seno agli Hammers nasce l’Inter City Firm (nome derivato dal mezzo di locomozione con il quale usavano recarsi in ogni trasferta) che si rese protagonista di durissimi scontri con altre firms legate a squadre rivali.

Segno distintivo era il biglietto da visita che usavano lasciare ai (rectius: sui) rivali: “Congratulations, You Have Just Met the ICF”.

La più accesa rivalità è quella con la firm del Millwall. L’odio nasce durante lo Sciopero Generale del Maggio 1926: in quell’occasione, tutti gli operai dei Royal Docks, sulla sponda nord del Tamigi – ossia la zona del West Ham – fecero sciopero, mentre i portuali dei Millwall Docks e del porto del Surrey continuarono a lavorare. Quel conflitto tra operai in sciopero e crumiri si trasferì sui campi da calcio, infiammando la rivalità tra le due squadre.

Ed è proprio in questo clima che Mr. Davies coltiva la sua passione che porta fieramente avanti nel corso degli anni fino all’estate del 1994.

Siamo nella pre-season e il West Ham gioca un’amichevole con l’Oxford. Occasione ideale per bere birra, tifare a squarciagola a pochi metri dalla propria squadra visto che le piccole tribune dello stadio sono tutte occupate dai tifosi di casa.

Mr. Davies assiste alla partita in piedi, vicino alle transenne che dividono il campo dagli spalti.

Da subito inizia a bersagliare Lee Chapman, allora punta centrale.

La birra diviene megafono e benzina allo stesso tempo e Mr. Davies con i suoi insulti diviene incessante.

Gli dei del pallone, però, lo vogliono mettere alla prova.

All’inizio del secondo tempo, Chapman si infortuna.

L’allora manager degli Hammers, Harry Redknapp, incuriosito, diciamo così, dalla perseveranza di Mr. Davies gli si avvicina e gli chiede:

Credi di saper far meglio di Chapman?”.

Mr. Davies, non facendosi cogliere impreparato e con la spocchia tipica del tasso alcolemico, gli rispode d’acchito “Certo!”

Vuoi giocare?” chiede l’allenatore

Perché no?” risponde Mr. Davies.

Redknapp afferra letteralmente Mr. Davies dalla collottola e lo trascina negli spogliatoi.

Siamo nella fase preliminare all’impossibile: al 9° minuto del secondo tempo Steve Davies fa il suo esordio con la maglia del West Ham.

Le reazioni sugli spalti si dividono tra lo stupore, l’incredulità e il divertito.

Sul campo, invece, i restanti 21 lo guardano non senza con una certa dubbia curiosità.

Mario Monicelli, nel celebre film “Amici Miei” da lui diretto nel 1975 (guarda caso quando scoccò la scintilla tra il West Ham e Mr. Davies) ci aiuta a capire il prossimo passaggio, cruciale, della storia quando fa affermare: Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”.

Questo caratterizzerà Redknapp nel seguente dialogo: Brian Cox, vice-presidente dell’Oxford City, non riesce proprio a capire chi sia il neo entrato. Le voci, nel frattempo continuano fantozzianamente a rincorrersi frenetiche “è un tifoso del west ham” “si, si l’ho visto io era dietro le transenne dietro la panchina del West Ham”.

A quel punto lo speaker dello stadio, che deve annunciare il nome del giocatore in campo va da Redknapp e gli chiede, con un certo timore reverenziale “Mister, scusi, ma quel giocatore?”.

Come? Non hai visto i Mondiali?replica Redknapp, mostrando un certo disappunto “è Tittyshev, della Bulgaria”.

Lo speaker, dinanzi alla sicumera del manager, gli risponde: “Oh certo! Tittyshev. Grande acquisto Harry!”. Subito dopo verrà annunciato all’intero pubblico: Con il numero 3 per il West Ham United il grande attaccante bulgaro, TITTYSHEV!”.

Con l’entusiasmo di chiunque di noi, benchè evidentemente gravato dalle birre trangugiate e dalle sigarette, corre illogicamente per l’intero fronte offensivo.

Quando Alvin Martin gli passerà la palla, lui la stoppa e la ripassa nuovamente.

E’ il suo klimax.

Ma, ovviamente, le divinità che vigilano sulla sfera non hanno ancora terminato: è il 71° minuto.

Mr. Davies, ops Tittyschev, è marcato da due difensori nell’area di rigore dell’Oxford.

Le forze lo hanno ormai abbandonato, gli occhi sono appannati ma con le ultime forze che gli sono rimaste si scaraventa su una palla che arriva da sinistra.

Lo scatto in avanti è impressionante più per l’istinto che lo contraddistingue che per lo stile.

Lascia sul posto i suoi due marcatori.

Davanti solo l’estremo difensore.

O la gloria eterna o il definitivo crollo.

Mr Davies allunga la gamba che tocca il pallone che gonfia la rete.

La reazione è quella che ognuno di noi avrebbe: gioia, lacrime… una corsa in stile tardelliano ‘82.

Corre verso i suoi amici che urlano e ridono e gridano il suo nome.

La commedia, però, è fatta di beffe e qui verrà consumata la peggiore: Tittyschev, e i suoi amici di curva, non si sono resi conto che il guardalinee ha sbandierato.

OFFSIDE!

Il goal viene annullato.

Ma ciò non sarà l’unico scherzo che il fato a spicchi gli tirerà.

Nessuno sa che il giorno prima ha giocato tra le fila del West Ham.

Chi non era là, on the pitch, non può sapere perchè non c’è nessuna prova che dimostri che quello che racconta è realmente accaduto. In campo, difatti, c’era andato il noto centravanti bulgaro Tittyschev.

Ma la delusione sarà solo momentanea: gli arrivano telefonate su telefonate che gli dicono di vedere il giornale: sui quotidiani sportivi locali e nazionali ci sono delle foto, TRE. Sono la testimonianza che Mr. Davies ha giocato per il West Ham.

Diciamocelo: ciascuno di noi è dannatamente invidioso. Giocare, anche se in un’amichevole, anche se per poco, con il proprio amato club è un qualcosa che ci portiamo dentro e dietro sin da piccoli con la remota speranza che, un giorno, possa accadere.

Tutti vogliamo essere quel ragazzo bulgaro.

Tutti sogniamo di essere Tittyschev.

Uno, Mr. Davies, Nessuno, Mr. Tittyschev, Centomila: tutti noi.

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)