Interventi a gamba tesa

Povetkin e Whyte, fight of the year


Dillian Whyte e Alexander Povetkin hanno dato luce ad un match memorabile, vinto dall’olimpionico russo, che di fatto, oltre a strappare la cintura WBC dei massimi, ha anche leso ulteriormente i già fragilissimi equilibri dei pesi massimi.


Tutto può succedere nella boxe dei pesi massimi, dove ogni colpo a segno può portare l’inerzia a capovolgere le più ostinate e ferme certezze, può portare miracolosi ribaltoni in pochissimi e decisivi attimi; lo sa benissimo Anthony Joshua, che ha perso la sua imbattibilità prendendo un colpo alla tempia dal ben più modesto e semi-sconosciuto ai tempi Andy Ruiz jr, non riuscendo a recuperare equilibrio e stabilità nelle gambe e rinunciando a continuare qualche ripresa più avanti. Questo incontro ha riportato hype e attenzione alla  categoria di peso più famosa del pugilato, con il premio di Fight of The Year, e conseguente produzione di un documentario,tale “One Night” di cui consigliamo assolutamente la visione, prodotto da Stallone e Dazn.

Quest’anno ci hanno pensato ancora due massimi, che senza pubblico, con intensità ed estremo agonismo hanno capitalizzato ancora l’attenzione, nella categoria che sancisce il titolo di “Baddest man on the planet“.

AJ, sorriso e sguardo perso nel vuoto, nel pieno, pienissimo Madison Square Garden dopo il terzo e decisivo atterramento subito.

Momento cruciale

Le quote prima che i due mettessero piede nel ring davano ampiamente e forse un pò superficialmente Whyte favorito, un pò per l’importanza di questo match per il suo futuro, un pò perchè Povetkin ha un età significativa, parecchi match alle spalle, e ritenuto non in grado di reggere ritmo, fisicità e freschezza del ventinovenne londinese.

Con la cerimonia del peso in particolare, sono calate significativamente le quote che vedevano Whyte vincente, questo perchè si è presentato di quasi 10 chili più leggero rispetto al suo ultimo incontro che lo ha aveva visto battere con una prova totalmente incolore il modesto, ma di difficile lettura per via della sua altezza superiore ai due metri, pugile polacco Mariusz Wach. In prospettiva, la vittoria di questo match avrebbe dato al vincente uno scalpo di primo valore da esibire ai tre fuoriclasse assoluti della divisione, Joshua, Wilder e Tyson Fury e magari prendersi un incontro con uno dei tre già da subito e di assicurarsi un posto più in alto al tavolo dei grandi, mentre avrebbe condotto a situazioni delicatissime e molto frustranti lo sconfitto. Post match, si può certamente però fare un discorso simile per Povetkin che era di fatto all’ultimissima chiamata per un altra rincorsa al titolo WBC, e a quaranta primavere, ha messo su uno dei match più clamorosi degli ultimi anni, portandosi a casa la sua più bella e importante vittoria nei professionisti.

Faceoff, nascondere ed esprimere

Il comeback di Povetkin

Stilisticamente si può dire che Povetkin sia un pugile che fa della pressione il suo punto di forza, raramente utilizza lunghe combinazioni prediligendo i colpi risolutivi anche se non disdegna affatto lavorare al corpo, evitando il clinch favorendo una guardia ortodossa più frontale e alta, schivando poco di anticipo, e utilizzando primariamente i suoi movimenti di tronco, flettendosi per trovare in uscita la sua arma migliore, ovvero l’entrare di counter strike con un gancio o un montante sinistro.

Pur non essendo particolarmente veloce, la sua pressione e i movimenti da oro olimpico lo hanno reso un pugile ipercompetitivo, che si è dovuto arrendere solamente a Volodymyr Klyčko per decisione ed Anthony Joshua che ad oggi è l’unico che lo ha battuto prima del limite.

Alexander Vladimirovich “Sasha” Povetkin

Per analizzare Whyte, partiamo dall’analogia con Povetkin, ovvero l’eccelso uso della mano sinistra, che però usa poche volte di prima intenzione, utilizzando prima il suo sottovalutato jab. La seconda caratteristica degna di nota è sicuramente l’uso dei colpi al corpo, sempre pesantissimi e mai dati per il favore dei giudici. Offensivamente tutto sommato è un pugile che ha molte più skills nel suo bagaglio tecnico, ha una percentuale di KO leggermente inferiore a quella del russo e il suo difetto maggiore non è la potenza bensì  la tendenza di non chiudere dei match quando potrebbe, faticando a trovare le letture e gli angoli di attacco; nonostante questa piccolezza, è uno dei pugili più completi dei massimi, con un record di 27 vittorie ed una sola sconfitta, rimediata in un incontro/rissa proprio con Anthony Joshua.

Dopo un primo round equilibrato,  durante il quale Whyte trova il jab sinistro ripetutamente, mentre Povetkin fatica a trovare qualsiasi apertura, mantra che si ripete nel secondo round, dove il londinese trova anche due colpi pesanti al corpo. Il match sembra un climax per Dillian che cresce anche nel terzo round vincendo chiaramente tutte le riprese. La prima svolta arriva al quarto round, quando subito trova una doppia apertura, che punisce con due diretti potentissimi, che stordiscono Povetkin che va giù sul successivo gancio sinistro, si prende i secondi e riparte provando a recuperare, ma la differenza di velocità di braccia è evidente, e non appena abbassa il suo pressing velleitario, Whyte ricomincia a martellare con il suo jab e trova prima un gancio destro, non preciso ma effettivo e potente, poi sul finire del quarto round manda ancora knockdown il russo, e nonostante sia chiaramente molle sulle gambe, maschera benissimo tutta l’agitazione del momento.

Nel quinto round, però, neanche il tempo per gli sponsor di apparire in grafica che subito, Povetkin trova un angolo, girandosi leggermente verso sinistra, leggendo il diretto destro con largo anticipo, aprendosi un corridoio per il montante sinistro che impatta a piena potenza e chiude la disputa. Tutta tecnica, lettura ed esperienza che dopo un round che il suo avversario aveva ampiamente dominato segnano di fatto una delle più belle azioni, che in presenza di un pubblico avrebbe reso ancor più leggendaria questa azione superba di Alexander Povetkin.

Catastrofe

“Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto” citare le leggi di Murphy, in questo caso è obbligatorio, perchè, quello che sembrava il solito match accomodante, di un pugile spinto mediaticamente per raggiungere velocemente  i vari Fury e Joshua dal celebre promoter Eddie Hearn, contro un altro in fase calante, non solo si è rivelato una pessima idea, ma ha fatto completamente cadere il castello, dimostrando che tutta la cautela e gli incontri facili e accomodanti prima di affrontare un atleta di elite, sono assolutamente giustificati.

Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo” se perdere contro Wach, sarebbe stato inglorioso, probabilmente avrebbe avuto risvolti più arginabili con un rematch immediato, ci sarebbe stata la scusa di un Whyte in pessima forma fisica: perdere dopo una delle prestazioni più mature e autorevoli, con un ottimo avversario, nella migliore condizione atletica mai presentata, di certo suona in modo peggiore.

Il rematch ci sarà, ed è previsto per il 21 Novembre, e allora non vediamo l’ora di scoprire l’esito del sequel e quindi “don’t blink” nemmeno per un secondo, appuntamento imperdibile su DAZN.


 

Studente quinto anno allo Psicopedagogico, appassionato di sport, in particolare a quelli da combattimento, grazie (o per colpa) di un errore nell'acquisto di un dannato e amato DVD del Pride.