Interventi a gamba tesa

Il coerente inizio della stagione NFL più folle di sempre


Dopo mesi d’incertezza e tamponi, tanti tamponi, è finalmente iniziata la stagione NFL e, come spesso succede, la prima giornata ci ha riservato parecchie sorprese. Ed alcune conferme.


Avremo bisogno di tempo per raccapezzarci in questa nuova normalità fatta di tifosi di cartone, stadi vuoti e rumore artificiale editato dalle emittenti televisive, ma l’inizio ci ha ricordato quanto facile sia amare questa lega: in un anno in cui abbiamo avuto la possibilità di rivalutare l’importanza dello status quo, una cosa fortunatamente è rimasta immutata, ovverosia l’intrinseca follia della prima – potremmo usare anche il plurale in realtà – settimana di NFL.

Dopo mesi in cui il kickoff sembrava essersi trasformato in chimera, la NFL è ripartita dai vergognosi ‘buu’ dei “tifosi” di Kansas City e dallo strapotere di Patrick Mahomes che, esattamente come successo negli scorsi playoff, ha dominato senza troppi patemi d’animo Deshaun Watson e gli Houston Texans: per qualche giorno abbiamo avuto modo di credere che almeno in NFL le cose fossero destinate a rimanere esattamente com’erano prima di fine febbraio.

Sbagliavamo.
Quanto successo ieri ha dell’assurdo poiché la sequenza di risultati finali sembra uscita da una schedina giocata il sabato sera dopo una serata molto pesante anche se, più che i risultati in sé, a stupire è stato il modo in cui alcuni di essi sono arrivati.

Guardiamo per esempio i Chicago Bears, capaci di rimontare diciassette punti negli ultimi quindici minuti di gioco affidandosi al braccio di Mitch Trubisky per poi essere quasi traditi da quello che dovrebbe essere il loro fiore all’occhiello, il reparto difensivo: fortunatamente per loro erano dall’altra parte del campo c’erano i Lions, una delle squadre più incapaci di vincere dell’intero panorama sportivo americano. Il 2020 è riuscito a far passare Mitch Trubisky per leader o, ancora peggio, per franchise quarterback: non lasciamoci ammaliare da quindici minuti.

Che dire invece della squadra di football? «Quale squadra?», vi chiederete, la squadra di football, quella di Washington: pure loro hanno rimontato diciassette punti ad una rivale divisionale, quegli Eagles che ogni anno si affacciano alla stagione convinti di poter arrivare fino in fondo… prima di perdere anche la riserva della riserva per infortunio. Washington, ispirata dal coraggio del proprio allenatore, ha aggredito e sopraffatto dei patetici Eagles apparsi molli, deconcentrati e troppo prevedibili: in NFL si può vincere esclusivamente – più o meno – grazie al proprio pass rush e, cari lettori, quello della squadra di football è di primissimo livello.

Ed i Jaguars, i terribili Jaguars? Nonostante una dose di talento che li pone sullo stesso piano dei Cleveland Browns del 2017 – quelli che conclusero la stagione a zero vittorie – sono riusciti ad avere ragione su dei Colts che per forza di cose devono essere convinti di essere una squadra da Super Bowl. Troppo presto per confermare o smentire ambizioni del genere e quasi sicuramente se giocassero questa partita altre dieci volte Indianapolis uscirebbe vincitrice in almeno nove occasioni, però l’istrionico Minshew ha iniziato la stagione nel miglior modo possibile, lanciando una decisa e non più ridicola candidatura al ruolo di franchise quarterback.

Impossibile non menzionare gli Arizona Cardinals, squadra sovrahypata in offseason principalmente a seguito della trade che ha portato Hopkins in Arizona e che ha iniziato la propria stagione prendendosi lo scalpo dei campioni NFC in carica, quei 49ers apparsi terribilmente asettici e prevedibili in attacco e che, stranamente, non sono riusciti a soffocare l’esplosivo Kyler Murray a suon di pressioni come da tradizione.

Possiamo definire come sorpresa la clamorosa bocciatura rimediata da Tom Brady? Il GOAT è apparso sfiduciato, impaurito e nervoso dietro una linea d’attacco che non ha saputo proteggerlo adeguatamente e nonostante la pletora di armi a sua disposizione non è mai stato in grado di stabilire un ritmo offensivo in grado di impensierire una difesa solida ed organizzata come quella dei Saints, guidati al successo da tutti fuorché uno scialbo ed appassito Drew Brees. C’è tempo, date un mese a questa squadra che, ad onor del vero, può contare su un reparto difensivo che a mio avviso ha performato infinitamente meglio di quanto possano suggerire i 34 punti subiti.
Date tempo anche a Drew Brees.

La giornata di ieri è stata così strana che i Chargers hanno saputo vincere una partita persa dagli avversari in modo tipicamente Chargers, ovvero a seguito di un errore su un comodo piazzato che avrebbe spedito la contesa ai supplementari; a proposito di Burrow, la prima scelta assoluta ha avuto i suoi alti ed i suoi bassi, anche se a mio avviso la cosa più importante è la disarmante tranquillità esibita nell’ultimo drive, serie nella quale il rookie – alla sua prima uscita fra i professionisti – a momenti conduceva i suoi Bengals al successo contro una difesa di assoluto livello come quella dei Chargers.
Anche per lui, c’è tempo.

La prima domenica di NFL, però, ci ha anche dato parecchie conferme, come per esempio che Lamar Jackson è un fantastico quarterback e che Baltimore rimane una schiacciasassi destinata a giocare il ruolo di anti-Chiefs: diretta conseguenza di tutto questo è il fatto che i Browns prima di tornare ad essere anche solo lontanamente rispettabili di strada dovranno percorrerne veramente tanta.

Non ho inserito Cam Newton ed i Patriots nello ‘spazio delle sorprese’ non in quanto distratto o negligente, ma semplicemente perché non ritengo sorprendente il fatto che Superman abbia messo insieme una prestazione vecchio stile al suo esordio sotto coach Belichick: tranquilli, pure quest’anno i Patriots saranno un problema.

Russell Wilson, quel poveretto, ha lanciato tanti incompleti quanti touchdown confermando il fatto che potrà pur continuare ad essere snobbato al momento di proclamare l’MVP ma che ciò nonostante rimane uno dei migliori quarterback di sempre. I Falcons, d’altro canto, rimangono la miglior squadra della storia nel mettere punti a tabellone a partita pressoché finita: bene così, avevo Calvin Ridley – autore di due touchdown inutili – titolare al fantasy football.

Aaron Rodgers, nonostante un’offseason iper-drammatica, è ancora in grado di vincere partite solo grazie al talento del proprio braccio destro: buon per Green Bay, anche se sinceramente la difesa dei Vikings, ora come ora, è veramente poca roba.

I Jets rimangono i Jets, una delle mie barzellette preferite, i Bills continuano ad essere assolutamente incapaci di chiudere anzitempo partite già vinte, i Las Vegas Raiders avranno pure cambiato città ma non modo di vincere le partite ed i Cowboys, nonostante un’ingiusta dose di talento in attacco, continuano a trovare modi creativi di non portarsi a casa quelle partite che una squadra che vuole veramente competere dovrebbe vincere consistentemente.

Nonostante l’effetto fuorviante di pacifiche – ma ciò nonostante contestate – proteste nel prepartita, mascherine a bordocampo ed oceani di seggiolini vuoti, in NFL una cosa è rimasta – e rimarrà – immutata: nessuna partita è vinta prima di essere giocata. Rilassatevi e godetevi lo spettacolo che solo la National Football League sa offrire ché per infiniti mesi questa stagione sembrava un miraggio.


 

Straight outta Verona, dal 1996 cambio continuamente idea su cosa vorrei essere da grande anche se al momento credo propendo per un futuro nel giornalismo. Laureato per sbaglio in lingue, iscritto sempre per sbaglio alla magistrale di giornalismo, parlo più del dovuto di NFL, comedy e Margot Robbie. Attenzione al sarcasmo.