Interventi a gamba tesa

Il riscatto di un continente


Unite for the benefit (Africa unite) of your people!
Unite for it’s later (Africa unite) than you think!
Unite for the benefit (Africa unite) of my children!
Unite for it’s later (Africa uniting) than you think!
Africa awaits (Africa unite) its creators!
Africa awaiting (Africa uniting) its creator!
Africa, you’re my (Africa unite) forefather cornerstone!
Unite for the Africans (Africa uniting) abroad!
Unite for the Africans (Africa unite) a yard!

(Africa Unite, Bob Marley)


Tu continua il tuo viaggio e non tornare finché non crollerai per stanchezza o vecchiaia. Tornerai per constatare che qui tutti sono diventati meschini o pazzi o vecchi. Sono le uniche tre possibilità di sopravvivenza in un paese che non ha fatto in tempo la rivoluzione industriale

(L’uomo della mia vita, Manuel Vazquez Montalban)

1996 il Gioco, col suo torneo più importante, la Coppa del Mondo, torna in quella che universalmente è considerata la sua casa: l’Inghilterra.

I padroni di casa, sino a quel momento, non avevano ancora vinto alcun trofeo come rappresentativa nazionale. L’essere diretta progenie degli inventori del Football li portò, per pura protervia, a non prendere parte a competizioni internazionali sino al mondiale brasiliano del 1950 dove avvenne il c.d. Miracolo di Belo Horizonte: l’Inghilterra venne eliminata da “una squadra di marinai ubriachi con una maglietta a strisce”, come ebbero a titolare alcuni tabloid diversi giorni dopo la sconfitta (si narra, infatti, che era tale l’incredulità per quella notizia che nessuno pensava fosse vera, addirittura il NYTimes non pubblico l’esito della partita perché lo riteneva uno scherzo): quella squadra era la rappresentativa degli Stati Uniti d’America.

I Tre Leoni di Sua Maestà, però, non ebbero nemmeno successivamente l’impatto devastante che si attendevano sul resto del mondo calcistico. Oltre ai deludenti piazzamenti in Coppa Rimet e nel Campionato Europeo, subirono due pesanti sconfitte con l’Ungheria di Puskas e soci (6-3 a Wembley, dove proprio Puskas segnò uno deo gol più belli della sua carriera, e 7-1 a Budapest).

Finalmente, come sopra accennato, arrivò il momento: la FIFA, allora guidata Sir Stanley Rous, che assegnò l’organizzazione del torneo all’Inghilterra.

Questo torneo sarà ricordato per eventi significativi: la vittoria inglese nella finale contro la Germania Ovest con un non-gol (traversa-linea); il furto della Coppa Rimet portata in terra albionica dai detentori, il Brasile, salvo poi essere ritrovata in un parco londinese avvolta in alcuni fogli di giornale; l’apparizione, per la prima volta, di un logo-mascotte dell’edizione del torneo e la mancata esecuzione degli inni nazionali pre-partita per timore di sentir risuonare quello della Corea del Nord (che, ricordiamo, sconfisse gli azzurri) con evidenti ripercussioni diplomatiche con la Corea del Sud.

Ma l’episodio che maggiormente segnò quella edizione fu l’assenza di nazionali africane dovuta al boicottaggio della CAF (Confederation of African Football) che comportò l’assenza forzata di una delle nazionali africane più forti di sempre: il Ghana di Osei Kofi.

Per capire i motivi di quella decisione occorre riavvolgere il nastro del tempo ed andare al 1964 quando la FIFA decise che le sedici partecipanti al mondiale sarebbero state suddivise secondo i seguenti posti: 10 squadre europee, 4 nazionali dell’area latino-americana, una dell’America centrale e un posto per cui si sarebbero sfidate le squadre degli altri tre continenti.

Ciò scatenò, come si potrà facilmente immaginare, un putiferio che coinvolse anche il presidente ghanese, Kwame Nkrumah, eletto democraticamente dopo la dichiarazione d’indipendenza del 1957 (n.d.a. fu il primo stato sub-sahariano ad essere indipendente).

Ohene Djan, membro del Comitato Esecutivo della Fifa e Presidente della su citata federazione, in un telegramma alla Fifa definì la cosa come patetica e malsana” perché, prosegue, l’Africa avrebbe dovuto avere, nel peggiore dei casi, almeno un posto per una sua nazionale” (nelle foto qui sotto riportate Djan, il telegramma della CAF e quello di risposta della FIFA)

Per capire la portata di quella nazionale e di quel giocatore basti sapere che Gordon Banks (l’autore, tra le altre, della parata del secolo) paragonò Kofi a George Best.

Le “Black Stars”, od anche detti i brasiliani d’Africa, erano reduci da due successi consecutivi (1963 – 1965) nella Coppa d’Africa.

Penso che il soprannome di ‘Black Stars’ fosse perfetto per quel periodo” dice Kofi, che oggi è sacerdote, “avevamo uomini intelligenti che erano pure calciatori eccezionali sul rettangolo verde. Credo che avremmo anche potuto vincere quella Coppa del Mondo”.

Djan, membro della Caf, si distinse da sempre come attore principale per la lotta alla conquista di un posto nella Coppa del Mondo del 1966, insieme ad un membro etiope Tessema Yidnekatchew, che apostrofò la decisione della FIFA come una presa in giro a livello economico, politico e geografico.

I motivi di tensione con la federazione mondiale erano, per altro, già molto tesi per via dell’apartheid in Sudafrica.

La Caf, infatti, fu la prima organizzazione sportiva mondiale, nel 1960, ad espellere il Sudafrica.

L’intera vicenda, come è facile intuire sin da queste brevissime battute, non rivestiva unicamente un valore sportivo, ma dava l’occasione ad un intero continente di, finalmente, riscoprisi, unito e libero mentre spezzava, seppur lentamente, le catene colonialiste.

Ovviamente il tema sudafricano era una vera ferita grondante sangue che, però, la FIFA, come al solito, ignorò, come stava facendo con l’intero continente.

Sebbene nel 1961 (con un ritardo di un anno) la Federazione internazionale sospese il Sudafrica, lo riammise nel 1963 dietro la promessa di inviare un team di soli bianchi alla Coppa del Mondo del 1966 ed uno di soli neri nell’edizione di quattro anni dopo: dunque, per le qualificazioni al torneo del 1966 il Sudafrica era presente ma nel gruppo asiatico.

Era una cosa inaccettabile ed, oltretutto, logisticamente complessa” afferma Kidane, delegato etiope che prese parte ai congressi della Fifa negli anni 60.

Tutto quanto sopra detto portò la Caf, nel 1964, alla decisione drammatica: boicottare la Coppa del Mondo del 1966 (si ricordi che ogni stato africano che si dichiara indipendente prima di farsi riconoscere dall’ONU si affiliava alla Caf).

Kidane dice: “non fu una decisione difficile, si trattava di una questione di prestigio. La maggior parte del continente stava battagliando per la propria indipendenza e la Caf aveva l’obbligo di difendere gli interessi e la dignità dell’Africa”, prosegue chiosando con una certa amarezza “Avremmo vinto quella coppa

Lo stesso Wizard, Osei Kofi, affermerà Avremmo dovuto recriminare con la Caf per non poter disputare la Coppa del Mondo ma non sarebbe stato giusto perché avevano ragione loro. Era una truffa, c’era molto poco di chiaro in quella faccenda e la Fifa meritava tale comportamento”.

Una tale battaglia, però, porterà alla votazione unanime, nel 1968, in seno alla FIFA che concesse un posto al continente africano che, dal 1970, non sarebbe stato mai più assente.

Il boicottaggio non permise al mondo “occidentale” di ammirare Osei Kofi e le Black Stars, ma fu la prima vera affermazione post coloniale panafricana: un intero, o quasi, continente lottò per la sua emancipazione e per la sua dignità nel momento più difficile della sua storia.

Ancora una volta il Gioco si era fatto palcoscenico dove poter esprimere istanze politiche e di conflitto da parte di quegli attori che, altrimenti, non avrebbero avuto alcuna cassa di risonanza.


40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)