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- di Giuliano

No al ponte sullo stretto di Messi Inter


Dopo l’amara sconfitta in finale di Europa League contro il Siviglia e un vertice di tre ore e mezza in una villa privata di Somma Lombardo, la dirigenza dell’Inter e Antonio Conte – forti di un’intesa ritrovata – sono al lavoro per programmare al meglio la stagione 2020/2021 e intervenire durante questa finestra di mercato con l’obiettivo di rinforzare una rosa che, a dispetto degli zero tituli, ha già dimostrato di avere un’ottima base per vincere.


Intanto, le voci su una trattativa che porterebbe Lionel Messi a vestire la maglia nerazzurra diventano sempre più insistenti e, in un certo senso, assordanti. Tanto più che come tutti ormai sappiamo, proprio lo stesso campione argentino ha ufficialmente chiesto al Barcellona di essere liberato a zero.

Il fax con il quale Messi ha chiesto al Barcellona la risoluzione anticipata

Per la proprietà Suning si tratterebbe di un’operazione clamorosa, quasi paragonabile alla realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, fin troppe volte promessa, ma mai portata davvero a compimento. E, come il Ponte, anche la Pulce è stata diverse volte promessa – velleitariamente, si intende – alla Beneamata: nel 2006, quando Massimo Moratti (all’epoca patron dell’Inter) era pronto a sborsare al Barcellona ben 150 milioni di euro per la clausola compromissoria; il 23 dicembre 2015, quando Erick Thohir, ai tempi maggior azionista del club, twittò «Messi all’Inter? Perché no! Quando terminerà il suo contratto con il Barcellona potrebbe essere una grande scelta»; nel 2016, con alcune dichiarazioni rilasciate da Marco Tronchetti Provera, dopo l’acquisizione del club da parte della famiglia Zhang; e alla fine del campionato appena trascorso, quando la tv ufficiale del gruppo Suning ha diffuso un fotomontaggio con l’ombra di Messi esultante, proiettata sulla facciata del Duomo di Milano.

Il buon Erick aveva previsto tutto?

E se oggi si può parlare di ‘stretto’ tra Messi e l’Inter è perché mai come questa volta – per una tanto irripetibile, quanto favorevole serie di circostanze – questi due mondi sono stati tanto vicini: il fuoriclasse argentino ha un contratto in scadenza col Barça (30 giugno 2021) e ha già espresso la volontà di cambiare aria. Il papà, Jorge Horacio, ha preso casa a Milano, in zona Porta Nuova, a due passi dalla nuova sede interista, trasferendo in Italia residenza e gestione economica del figlio (che lui amministra).

Dal canto suo il club meneghino ha un blasone in forte risalita, una proprietà ricca, potente e ambiziosa, una società solida e ben strutturata e un top manager come Antonio Conte. Insomma, sembra che questa volta ci siano tutti presupposti affinché l’affare possa andare in porto.

Ma all’Inter conviene davvero prendere Messi?

In questa sede si vogliono mettere in evidenza i tanti aspetti per cui forse sarebbe meglio lasciar perdere la Pulce.

Anzitutto l’aspetto economico.

Messi attualmente ha una clausola rescissoria da 700 milioni di euro: troppi per qualsiasi club, a maggior ragione se si sta parlando di un calciatore di 33 anni. E questo mal si sposa con la filosofia dello stesso amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, secondo il quale il costo dei cartellini di atleti sopra i 25 anni dovrebbe essere pari a zero, anche se si tratta di campioni del calibro di Ronaldo, Neymar, Messi, etc.

Certo l’entourage del calciatore argentino, in queste ultime ore, sta sferrando un vero e proprio attacco legale alla dirigenza blaugrana, affinché si possa far valere una clausola che lo svincolerebbe a parametro zero. Tuttavia la questione è ancora aperta.

La Pulce ha poi un ingaggio lordo di 71 milioni di euro (60,3 milioni come stipendio e 10,6 milioni legati ai diritti d’immagine): una mostruosità per le casse di un club economicamente in salute come l’Inter, ma ancora traumatizzato dal fresco ricordo del Financial Fair Play.

Non solo: il gruppo Suning, al di là del prestigio e del ritorno di immagine, per quanto tempo potrebbe reggere un simile esborso? E avrebbe poi liquidità sufficiente per assecondare le richieste funzionali di Conte (i vari Vidal, Kumbulla, Ndombelè, Kantè, etc.)?

Conte, da un anno a questa parte, non sembra aspettare altro...

E tutto ciò senza considerare che anche gli altri calciatori in rosa a quel punto inizierebbero uno dopo l’altro ad avanzare pretese economiche sempre più alte.

Analizziamo ora l’aspetto ambientale.

Messi potrebbe avere difficoltà di ambientamento e rivelarsi una presenza ingombrante dentro e fuori dal campo. Certo, si sta parlando di un campione planetario, di un capitano (nel Barcellona e nella nazionale Argentina), di un uomo immagine, del cinque volte pallone d’oro, ma sempre e comunque di un calciatore alla sua prima esperienza nel campionato italiano, con un allenatore come Conte che chiede sacrifici a tutti per il bene della squadra e che non guarda in faccia a nessuno se non lo si segue a dovere. A quel punto Suning dovrebbe scegliere: o Messi o tutto il resto. E sinceramente il recente disastro del Barcellona fa capire che l’argentino da solo non cambia le sorti di un team in rovina. E non ci si dimentichi che la Pulce in Argentina non ha mai reso come nel Barcellona: e questo vorrà pur dire qualcosa.

Passiamo, infine, all’aspetto tattico.

Messi è un’ala destra (ok, ala forse non è il termine più adatto ma rende l'idea della posizione in cui solitamente agisce Leo), all’occorrenza prima punta, seconda punta o trequartista: ma che modulo dovrebbe adottare Conte per far coesistere Lukaku, Lautaro e lo stesso Messi? Gli esperimenti con Eriksen sulla trequarti hanno sempre messo in evidenza uno squilibrio tattico difficilmente gestibile.

E poi forse con Messi si andrebbe ad alterare il graduale, ma evidente processo di crescita di una squadra giovane, talentuosa e già piuttosto compatta. E questo soprattutto sotto l’aspetto psicologico. Infatti, la squadra e l’allenatore sarebbero esposti a critiche feroci da parte di tutta la stampa in caso di risultati negativi e questo con effetti deleteri sul gruppo.

Infine – prendendo spunto dall’articolo di Andrea Ravasi “Il progetto Ronaldo è (per ora) un fallimento” – bisogna far tesoro dall’esperienza degli avversari diretti e ricordarsi che il progetto Ronaldo-Juve non ha messo in discussione la grandezza di un fuoriclasse, ma non ha comunque portato i risultati sperati.

E lo stesso potrebbe valere per Messi.


 

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