
Michael Owen, un Pallone d'Oro (in)discutibile?
Ripercorriamo l'incredibile 2001 dell'ex centravanti del Liverpool.
2001: Odissea nel pianeta calcio. Nel senso di viaggio lungo e tortuoso, una stagione europea per nulla scontata, scandita da prestazioni altisonanti in una escalation di scontri diretti che poi saranno essenziali per l'assegnazione del prestigioso e discusso Pallone d'Oro. Sarà Michael Owen il vincitore, primo inglese dai tempi di Kevin Keegan, eletto miglior giocatore del vecchio continente nel 1978 e 1979. Il giovane attaccante è il simbolo della rinascita internazionale del Liverpool, vincitore della F.A. Cup, della Coppa di Lega, della Charity Shield, della Coppa UEFA e della Supercoppa europea, quando un titolo continentale mancava dal 1983-1984. Il terzo posto in campionato consegna ai Reds la prima qualificazione alla Champions League nel suo nuovo formato: dai fatti dell'Heysel, il Liverpool non aveva più partecipato alla competizione.
L'uomo dietro la rinascita della squadra e mentore nella maturazione dell'attaccante, risulta essere l'allenatore, Gèrard Houllier, il quale lo sprona ad utilizzare entrambi i piedi, potenziando il sinistro e elevando a micidiale arma di distruzione il destro. Emblematico il match contro l'Arsenal, due gol bellissimi, due tuffi al cuore dei tifosi dei Reds. Dice Houllier: "Quando eravamo sotto uno a zero, praticamente da solo, ci ha permesso non solo di rientrare in partita, ma anche di vincerla. [...] Durante la settimana gli avevo detto che, con la sua velocità, sarebbe arrivato spesso davanti alla porta e che avrebbe dovuto utilizzare il piede sinistro come quello destro. Lavorò tanto con il sinistro e segnò così il secondo gol. Dopo è corso verso la panchina e ha urlato: "Ha segnato il mio piede sinistro!"
Owen realizza 16 gol in Premier League, 4 in Coppa UEFA e diversi altri distribuiti in occasioni speciali, come la già citata doppietta nei minuti conclusivi ai Gunners, in finale di F.A. Cup, o il gol rifilato a Oliver Kahn in Supercoppa. Il portiere tedesco è il suo maggior rivale nella lotta al Pallone d'Oro, ma Michael distrugge la concorrenza teutonica e di qualunque altro avversario (si tratti del numero uno del Bayern, Raùl o Francesco Totti) la sera del 1 settembre, quando all'Olympiastadion di Monaco di Baviera, Inghilterra e Germania si giocano la qualificazione diretta al Mondiale nippo-coreano.
Kahn è il miglior portiere al mondo e lo resterà ancora per un paio di stagioni, tanto da risultare, nel 2001 e nel 2002, il terzo classificato nei rispettivi Balon d'Or. La Germania è una squadra tosta, una delle ultime versioni del vecchio stile da Panzer che poi ha lasciato il posto a nuove idee e ad una diversa generazione di fenomeni. La selezione allenata da Rudi Voller arriverà l'anno successivo alla finale di Yokohama, trascinata da un monumentale Kahn, perfetto fino all'errore su Ronaldo. Oliver è campione d'Europa in carica, protagonista assoluto della manifestazione, dove il Bayern ha eliminato, in semifinale, il Real Madrid dell'altro grande pretendente, Raùl Gonzales Blanco, campione di Spagna, Pichichi con 24 gol e re dei cannonieri di Coppa con 7 centri. Nell'atto conclusivo contro il Valencia di Mendieta e Cuper, Kahn è decisivo con tre rigori parati.
La Germania passa in vantaggio con Casten Jancker dopo sei minuti. Un fuoco di paglia. L'Inghilterra spadroneggia a centrocampo, David Beckham, Steven Gerrard e Paul Scholes danno una lezione tecnico-tattica agli avversari, Michael Owen è il boia: tre gol da assassino degli ultimi venti metri, 5 a 1 il risultato finale.
Quella sera, Owen ha vinto il trofeo France Football. Controverse e decisive si riveleranno in futuro le qualificazione ai Mondiali, vedi l'edizione del 2013 e la vicenda che strappò il riconoscimento dalle mani di Frank Ribery per consegnarlo a Cristiano Ronaldo: il futuro Pallone d'Oro non può non partecipare a Brasile 2014, si dissero in FIFA e il francese ha un piede fuori, dopo lo 0-2 dell'andata con l'Ucraina, poi rimontato, mentre Ronaldo è in gran forma contro la Svezia di Zlatan Ibrahimovic. Il resto è scritto negli annali.
Solo che, nel 2001, Owen aveva portato ad Anfield cinque trofei e regalato emozioni e sogni che, dalle parti del Merseyside, mancavano da troppo tempo, mentre il Portoghese, autore di un'ottima stagione e capocannoniere di Champions, nell'arco del 2013 non aveva vinto neppure una competizione e in più aveva subito una sonora sconfitta, contro il Borussia Dortmund, nella semifinale d'andata della Coppa, sommerso dal poker di Lewandowski.
Il 17 dicembre del 2001, Michael viene ufficialmente eletto Pallone d'Oro con 176 voti, distaccando Raùl, fermo a 140 e Kahn, a quota 114. Beckham si posiziona al quarto posto, decisivo contro la Grecia e tornato in auge in patria dopo anni di ostracismo. Totti arriva quinto, dopo la storica vittoria nel campionato italiano, eliminato però agli ottavi di Coppa UEFA proprio da una doppietta di Owen all'Olimpico.
Ad ogni discussione sul trofeo in questione, quell'edizione tanto equilibrata e per nulla banale, viene etichettata con parole di demerito, buttate lì a caso contro l'attaccante inglese. Non fu una decisione facile, sicuramente il fatto che un portiere potesse issarsi a migliore del continente ha fatto pesare ulteriormente la disfatta settembrina: storicamente, un gol realizzato, la magia della rete che si gonfia, vale, ai fini della vittoria nel Pallone d'Oro più di un intervento provvidenziale dell'estremo difensore, più di una parata spettacolare, vedi Manuel Neuer nel 2014.
Per contro e in difesa del primo della classe, Owen risultava essere il miglior numero 9 d'Europa, decisivo in fase realizzativa tanto quanto in veste di suggeritore, come in finale di Coppa UEFA contro l'Alaves e nella stessa sfida contro il Bayern ad agosto. Veloce, immarcabile, devastante nell'uno contro uno, probabilmente uno dei vincitori maggiormente meritevoli degli ultimi vent'anni, discutibile, certo, a causa dell'agguerrita concorrenza, ma non di certo uno dei peggiori.
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