Interventi a gamba tesa

5 incontri per innamorarsi delle Mixed Martial Arts


Alle prime armi con le MMA? Bisognosi di un “best of” da mostrare agli amici? Ecco una breve lista di incontri storici che incarnano gli aspetti essenziali dello sport più violento e spettacolare che esista.


Per alcuni sono una delle discipline più appassionanti, complesse e romantiche nell’attuale panorama dello sport moderno. Per altri, invece, rappresentano una mera scusa per mettere in mostra atavica violenza gratuita, poco più che un “combattimento tra galli umano” come ebbe a definirlo il fu senatore americano John McCain.

Di sicuro, le Mixed Martial Arts non hanno mai mancato di lasciare una forte impressione in chi le abbia viste almeno una volta, accumulando con il passare degli anni sempre più legittimità tra i tradizionali sport di combattimento e diventando una macchina da fatturati milionari grazie all’Ultimate Fighting Championship, noto ai più come UFC.

Per avvicinarsi alle arti marziali miste e non abbandonarle mai più, vi propongo 5 sfide storiche di facile godimento anche per chi non è avvezzo al loro contesto storico (che vi fornirò comunque, per dovere di cronaca) e alle implicazioni di carattere tecnico.

Don Frye vs. Yoshihiro Takayama

Pride 21: Demolition – 23.06.2002

Chiedete a un qualsiasi fan di MMA, magari più in là con gli anni, quale sia stato l’incontro più incredibilmente spettacolare che abbiano mai visto. La risposta che otterrete nella stragrande maggioranza dei casi sarà molto probabilmente questa. Frye vs. Takayama, una contesa simbolo di come questo sport possa celare momenti epici all’improvviso, quando meno te lo aspetti.

Messi di fronte l’uno all’altro in un evento del Pride Fighting Championship (la risposta nipponica alla UFC, al suo massimo splendore nei primi anni 2000 fin quando infiltrazioni della yakuza e insostenibilità finanziaria non l’hanno fatta scomparire), il cowboy americano e l’eroe locale che di professione faceva il pro-wrestler ci hanno messo poco per scrivere una pagina di storia nelle arti marziali miste. Un braccio attorno al collo dell’avversario per tenerlo vicino, l’altro azionato a più non posso per riempirlo di pugni senza alcuna sosta. Una gragnuola selvaggia ma impossibile da dimenticare, che coglie nel profondo lo spirito combattivo e mai arrendevole di chi pratica questo duro sport.

Forrest Griffin vs. Stephan Bonnar

The Ultimate Fighter 1 Finale – 09.04.2005

Facciamo un balzo in avanti di 3 anni e passiamo in Ultimate Fighting Championship. L’organizzazione che ha dato il via alle Mixed Martial Arts per come le conosciamo nel lontano 1993 se l’è vista brutta negli anni successivi alla sua nascita. Una lunga battaglia politica lanciata dal già citato McCain e portata avanti da diversi stati americani hanno rischiato di farla scomparire del tutto tra impedimenti all’organizzazione di eventi e blackout televisivi che ne hanno rallentato fortemente lo sviluppo per molto tempo. Scollinata la prima metà del decennio iniziale nel XXI secolo, però, la UFC ha saputo riemergere dalle avversità come i suoi più grandi campioni all’interno della gabbia ottagonale e ritagliarsi uno spazio sempre più ampio nel mainstream sportivo americano.

Un parte di merito è da assegnare sicuramente a Forrest Griffin e Stephan Bonnar, talenti emergenti e affamati che hanno capitalizzato l’attenzione attirata dal reality show “The Ultimate Fighter” (primo format UFC apparso nella normale programmazione televisiva e non in un pay-per-view) con una sfida finale avvincente dal primo all’ultimo minuto. Il modo perfetto per tirare la volata a una disciplina indubbiamente in ascesa ai tempi, ancora oggi molto divertente da vedere.

Robbie Lawler vs. Rory MacDonald 2

UFC 189 – 11.07.2015

Passano 10 anni nel nostro percorso rigorosamente cronologico (per ora) e troviamo una UFC e un mondo delle MMA quasi completamente diversi. Le televisioni offrono finestre di crescente prestigio nei loro palinsesti, il pubblico aumenta di volume e salgono al contempo gli introiti da pay-per-view e bigliettistica, i fighter migliorano le loro preparazioni agli incontri a livelli impensabili per chi li ha preceduti nella gabbia.

Non dimenticatevi però di quel “quasi”, perché alla fine è sempre una questione di cuore, determinazione e bruta violenza seppur meglio incanalata da un punto di vista tecnico. Un discorso facilmente comprensibile se si assiste alla seconda sfida tra Robbie Lawler e Rory MacDonald, per alcuni appassionati e addetti ai lavori il miglior incontro titolato nella storia della UFC. Una battaglia che definirla epica è persino un eufemismo, il cui momento più iconico non è uno serrato scambio di pugni e neppure una vivace fase di clinch. Bensì, il tesissimo scambio di sguardi tra i due guerrieri, entrambi grondanti di sangue dal volto, tra la quarta e la quinta ripresa.

Le Mixed Martial Arts catturate nella loro essenza, a voler trasmettere questo messaggio implicito: “Nonostante tutto, nonostante le botte e la stanchezza, non mi sono arreso e sono ancora qui davanti a te, pronto ad affrontarti e a sconfiggerti al centro della gabbia“.

Weili Zhang vs. Joanna Jędrzejczyk

UFC 248 – 07.03.2020

All’interno di uno sport relativamente giovane rispetto alle più note discipline, le MMA femminili (o WMMA, per usare un acronimo più comodo) sono cresciute piuttosto in fretta e con notevoli risultati. Dai primi incontri pionieristici nella scena asiatica o nell’americana HOOKnSHOOT, si è passati a un primo assaggio di legittimazione agli occhi del grande pubblico grazie a Gina Carano e Cris Cyborg in Strikeforce per poi trovare un picco di popolarità nella figura di Ronda Rousey, capace di sfondare nel mainstream nella sua breve ma intensa parentesi in questo sport.

L’evoluzione delle WMMA non si è limitata però a questioni di sola popolarità o di aumento delle praticanti, ma ha riguardato anche l’ambito tecnico. In particolare, nel marzo di quest’anno è stato scritto un capitolo molto importante in questa specifica branca della disciplina grazie a Joanna Jędrzejczyk e a Weili Zhang. La polacca, in grado di mostrare nell’ottagono uno striking elitario anche a confronto con tanti colleghi maschi, e la cinese, massima esponente di un mercato dalle potenzialità non ancora del tutto esplorate, hanno dato vita a 25 minuti imperdibili per chiunque voglia diventare o sia già appassionato dello sport. Perfetti anche per convincere i più scettici (con o senza venature misogine) o le aspiranti fan donne che le MMA sono sì uno sport da femmine e che ce ne sono alcune pure molto brave.

Matt Hughes vs. Frank Trigg 2

UFC 52 – 16.04.2005

In conclusione facciamo un bel flashback di ben 15 anni. Ne vale la pena per una contesa che ha fatto guadagnare ai suoi protagonisti un posto nella UFC Hall of Fame e che una volta Dana White, artefice insieme ai fratelli Fertitta della strepitosa ascesa dell’attuale top promotion mondiale, ha definito come il suo incontro preferito di tutti i tempi.

Citarla ci serve soprattutto per spiegare un concetto molto noto agli appassionati hardcore di questo sport. Come il nome stesso dà a intendere, la natura “mista” delle MMA lascia sempre spazio a esiti del tutto inaspettati rispetto allo svolgimento di una determinata contesa. Un fighter può essere assolutamente dominante col suo pugilato o la sua kickboxing, andare vicinissimo a una finalizzazione ma cadere comunque vittima di una fatale presa di sottomissione o bordata da KO avversaria, da un momento all’altro.

Uno degli esempi più eclatanti in tal senso è rappresentato dal rematch tra Matt Hughes e Frank Trigg. Trigg appariva davvero a un passo dal portare a casa la vittoria (e la cintura di campione welter), dopo un duro sinistro andato a segno, successivi colpi con avversario a terra e la solitamente letale real naked choke. Invece, Hughes aveva ancora tanto quanto serviva di energie e volontà per scampare dal pericolo, realizzare un poderoso takedown da un lato all’altro della gabbia e portare a termine lui stesso il finale abbozzato precedentemente dal rivale, vincendo proprio con una rear naked choke. “Mai dire mai” è un mantra valido per tutti gli sport, nelle Mixed Martial Arts però rappresenta qualcosa di più simile a un comandamento inciso nella roccia.


Classe ’90, giornalista pubblicista e collaboratore per testate locali, scrive e vive di sport: popolari, minori, americani, di combattimento, di lotta e di governo. Ha scritto su Fox Sports fino alla sua chiusura, sviscera il mondo delle Mixed Martial Arts sul podcast di MMA Talks.