Interventi a gamba tesa

10 maglie cult per sopravvivere al bestiario odierno


Fine campionato. Tempo di bilanci sportivi ed economici, di calciomercato e di allenatori che vanno e vengono. Ma come ogni fine stagione che si rispetti le prime novità sono portate dalle nuove maglie. Tra spoiler, indiscrezioni, cambiamenti radicali e prime uscite, l’abito da lavoro delle nostre amate compagini sembra essere il taglio del nastro che inaugura ogni stagione. Non tutte le inaugurazioni, però, riescono.


La tendenza che negli ultimi anni sta andando per la maggiore tra le società e i loro uffici marketing, a riguardo delle maglie da gioco delle nuove stagioni, sembra quasi un esercizio di tecnica della privazione.

Estirpare a qualsiasi costo ogni riferimento a quello che era il classico con l’obiettivo di farcelo prima rimpiangere e poi desiderare, facendolo tornare in auge solo dopo e farlo apparire come una nuova sensazionale rivoluzione. Tutte le società ormai sembrano fare a gara per proporre idee sempre più bizzarre in opposizione alle tradizioni (quest’anno vanno fortissimo le architetture cittadine).

Il vintage positioning sta creando pian piano un bisogno di qualcosa che crediamo di avere perduto, ma che in realtà ci hanno solo tolto scientificamente. Quindi, in attesa di impazzire di gioia per la prossima casacca classica che uscirà in edizione limitata a prezzi esorbitanti, vi proponiamo le nostre 10 maglie cult che in qualche modo hanno segnato la loro epoca.

#1 Argentina 1978.

Apre questa classifica l’iconica seconda pelle con cui Mario Kempes (con la restante band di supporto capitanata da Evita Peron) vinse la seconda prima kermesse mondiale giocata in Argentina.

La collezione del 1978 fu iconica anche perché, all’epoca, Adidas non possedeva ancora la sezione dedicata solamente all’apparel sportivo e marchiava con il fiore anche le divise da gioco, rendendole uniche. Ancora oggi infatti sono diverse le riproposizioni di questo completo, che hanno visto una release il mese scorso, composta da una anthem jacket, una sweatshirt e un pantalone sulla base di quella che era la collezione originale, sul sito argentino dell’azienda tedesca a questo link.

Mario Kempes esulta dopo il gol all’Olanda.

#2 West Ham 1999.

Andiamo in Inghilterra (e ci torneremo, tranquilli) per parlare di una delle maglie per eccellenza, che ha segnato i tempi e la storia a suo modo anche dello streetwear.

La casacca claret and blue rappresenta una pietra miliare dell’abbigliamento sportivo mondiale già di per sè, ma in questo caso ci vogliamo concentrare su una particolare annata, quella del 1999. E’ un’annata particolare per gli Hammers, che vincono la coppa Intertoto e concludono la stagione al nono posto in Premier League indossando una divisa che col tempo verrà forse ancora più apprezzata. Bypassando i colori storici che già di per sè basterebbero, la divisa si dota di un colletto matchato che quasi non permette di essere alzato (Cantona giocherebbe mai ad Ovest di Londra?) e di una serie di sponsor che, per una volta, non risultano invasivi e stonati con tutto il resto e anzi, sembrano quasi essere perfettamente e casualmente in tema con quel british touch che ha fatto scuola in tutto il mondo. Innanzitutto, lo sponsor tecnico: quanti ragazzi oggi impazzirebbero per una collezione della propria squadra griffata Fila? A Londra ci erano arrivati vent’anni fa. Ultimo, ma non ultimo, lo sponsor vero e proprio (inserito senza toppa, in serie A ci arriveremo solo dalla prossima stagione): Dr. Martens, iconico produttore inglese di calzature che poi hanno segnato la gioventù di intere subculture prima e di tantissimi giovani al giorno d’oggi.

Insomma, la home del West Ham 1999 sembra essere disegnata e immaginata anche con gli sponsor ideali. Chissà che qualcuno ne possa prendere esempio.

Bonus Track: la maglia degli Hammers realizzata per gli Iron Maiden. No, non ci dilunghiamo oltre.

Paolo Di Canio e un giovane Frank Lampard con la casacca irons.

#3 Nigeria 2018.

Ritorniamo alle nazionali con l’esemplare forse più hypebeast di questo nostro pezzo. Dopo la delusione della mancata qualificazione nel 2006, la Nigeria si presenta alla sua terza qualificazione consecutiva per i mondiali di Russia con un kit che ha fatto letteralmente impazzire tutti, dai server di Nike ai più impensabili cultori dell’abbigliamento. L’esperienza sul campo non sarà altrettanto esaltante, con l’eliminazione ai gironi in favore di Croazia e Argentina, ma il segno lasciato a livello di vestiario sarà sicuramente maggiore.

Lo zigrinato sfalsato in verde chiaro per la parte centrale, con le maniche che seguono la stessa trama in verde scuro, ha reso questa divisa un vero e proprio cimelio, introvabile già dopo poche ore dalla sua uscita, comportando ore di attesa sia nello store online che nei negozi fisici di Nike. Non solo la t-shirt da gioco, ma un’intera collezione (completata anche dal bucket hat) che ha mandato in visibilio il pubblico. Se questa è la tendenza, facciamo il tifo per le Aquile per Qatar 2022.

La pic di presentazione dei kit della Nigeria per Russia 2018.

#4 Arsenal 2000.

Riprendiamo il diretto da Lagos e torniamo a Londra. Stavolta a Nord, stavolta a casa Arsenal. I Gunners termineranno quella stagione con una sconfitta nella battaglia di Copenhagen ai rigori contro il Galatasaray, che si aggiudicherà la Coppa UEFA, e con un secondo posto in Premier League. Henry e compagni però stavano solo mettendo le basi per l’annata da invincibili che sarebbe arrivata da lì a breve sotto la guida di Arsene Wenger.

Anche in questo caso è Nike a vestire i biancorossi, e lo fa cercando uno stile “contrasto” a quello di altri famosi biancorossi, i lancieri dell’Ajax da sempre griffati Adidas. La maglia risulta quindi essere completamente rossa sul busto, con le maniche bianche e lo sponsor, anch’egli storico, di Dreamcast sul petto. La predilezione, non sappiamo se dei giocatori o delle taglie dell’epoca, per l’oversize aggiunge quella patina vintage che fa tantissimo cambio di millennio. C’è ancora la possibilità, per chi fosse rapito da cotanta bellezza, di reperire qualche esemplare ancora intatto su Ebay.

Anche qui, bonus track particolare per la personalizzazione: nessuno ha indossato questo completo meglio di Freddy Ljungberg, simbolo glamour dell’epoca raccontato benissimo in questo articolo di Ultimo Uomo.

Freddy Ljungberg e la sua inimitabile cresta punk rossa.

#5 Hellas Verona 1985.

Torniamo negli anni 80 dopo la parentesi di Messico 86, per raccontare della casacca dell’Hellas Verona scudettato. Le maglie non subirono alcuna modifica rispetto a quelle dell’annata trionfale dell’anno precedente (anonima invece quella di cui vi parliamo ad ora), ma volete mettere raccontare dell’unica maglia gialloblu con il triangolino tricolore?

In questo caso l’artefice del kit fu Adidas, ancora nella versione con logo originale, che optò per un monocromatico blu intervallato da sottili linee gialle (sulla stessa falsariga si vedranno anche le magliette dell’Inter nel 14-15), con un’alternanza di colori per la divisa da trasferta. Colletto giallo e sponsor Canon le daranno poi i dettagli che questa maglia necessitava per poter passare alla storia anche della moda, oltre che dello sport e del calcio di provincia.

Foto di squadra in ritiro per l’Hellas (Lapresse).

#6 Italia 1996.

Restiamo nel nostro Belpaese per concentrarci sui colori nostrani. Il colore azzurro ci ha sempre messo in condizione di poter difficilmente sbagliare una casacca (permettendoci anche di osare, premiati, con quella trama rinascimentale delle ultime nostre uscite).

Uno dei pezzi migliori è sicuramente il kit pensato per i mondiali di Inghilterra 96, realizzato da Nike, che rese più vivo del solito l’azzurro della nostra nazionale, contornandola di bordini tricolore sulle maniche e sul colletto basso. Il font, inoltre, era semplice, molto spartano e deciso nelle linee e decisamente di impatto, realizzato con un bianco perla che ha reso quelle (poche) partite della nazionale in terra d’Albione più attraenti di quello che già erano.

Anche qui vi segnaliamo una bonus track: la maglietta da allenamento completamente tricolore. E oversize ovviamente, come da buona tradizione degli anni 90.

I nostri azzurri in Inghilterra.

#7 Inghilterra 1998.

Niente. Di abbandonare l’Inghilterra proprio non ce la sentiamo. E allora rimaniamo in tema nazionali parlando della casacca dei Three Lions.

L’esemplare da noi selezionato è quello realizzato per i mondiali di Francia del 1998. L’artefice è ovviamente Umbro, e come avrebbe potuto essere altrimenti quando parliamo di Inghilterra? Il completo, chiaramente bianco con pantaloncini blu, è intervallato da due bande rossoblu ai lati della maglietta. I dettagli si sistemano tutti nella parte centrale. Dal numero sul petto, con font squadrato in rosso al simbolo della FA, intervallato dalla personalizzazione per la kermesse mondiale e dallo sponsor tecnico. Nonostante questa maglia, gli inglesi non riuscirono ad eliminare l’Argentina negli ottavi di finale, in una partita simbolo degli anni ’90 che ancora vive negli incubi di David Beckham, espulso dopo un alterco con il poco ortodosso Diego Simeone.

Se siete appassionati delle realizzazioni Umbro ci auguriamo che non vi siate persi Umbro 95 – Lo stile sul campo, la mostra organizzata da nssmag.com e  Classics Football Shirts dedicata al marchio, già tenutasi al Base Milano dal 12 al 14 settembre e che potrebbe tenersi anche in futuro, in cui sono state esposte alcune delle più iconiche maglie e che dava anche la possibilità di partecipare a dibattiti e workshop a tema.

Owen esulta con Beckham dopo il gol all’Argentina.

#8 Boca Juniors 1992.

Sarebbe mai potuta mancare una camiseta azul y oro nella nostra raccolta? Ovviamente no. Scegliamo quella del 1992 per una serie di motivi: l’azzurro più chiaro e il giallo più vivo rispetto agli standard boquensi, lo sponsor Parmalat e la bellezza incredibile della sua versione a maniche lunghe. L’idea è sempre a marchio Adidas.

A questo proposito, ci giochiamo una bonus track consigliandovi un profilo Instagram dedicato alla maglia del Boca in generale e con particolare riferimento a questa analizzata. Il profilo si chiama Bomboneras e raccoglie alcuni scatti di hinchas del Boca al femminile. Consigliatissimo (ne parla anche Rivista Undici qui).

L’11 del Boca in una foto con in sottofondo la 12.

#9 Olanda 2000.

Un colore così vivo come l’arancione della nazionale olandese andava in qualche modo celebrato. Lo facciamo ricordando il kit usato negli europei giocati in casa del 2000, che ci evoca dolcissimi ricordi (quantomeno per quello che riguarda la semifinale). Ad Amsterdam, la nostra nazionale resiste agli attacchi degli orange in inferiorità numerica e con due rigori concessi a sfavore, prima di trionfare ai calci di rigore grazie ad un eroico Francesco Toldo.

I padroni di casa e il 95% del pubblico presente erano abbigliati con un kit firmato Nike davvero bello nella sua semplicità, ovviamente completamente arancione ma con inserti interamente neri (compreso il bellissimo leone, simbolo della Federazione KNVB, senza la costrizione dello stemma) e un font arrotondato e schematico che ne esaltava le linee.

Gli olandesi delusi, con Zenden in primo piano, dopo la sconfitta con l’Italia ai rigori.

#10 Lazio 2020.

Concludiamo la rassegna con una maglietta attualissima (perlomeno fino a qualche giorno fa). Negli anni, le magliette della Lazio hanno raramente lasciato delusi i fan bianco-celesti, nonostante diversi cambiamenti di sponsor tecnico negli anni. Scegliamo quella speciale utilizzata per 120esimo anno della società, con un tributo alla maglia utilizzata nella stagione 1998-1999, che precede quella dello storico scudetto del 2000.

Ciro Immobile sotto la Curva Nord dopo aver siglato l’1-0 decisivo al Napoli quest’anno.


 

27 anni, laureato alla magistrale di turismo, territorio e sviluppo locale presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca. Grande passione per calcio, musica e viaggi. Da sempre appassionato di giornalismo sportivo.