Interventi a gamba tesa

Guida al primo turno dei playoff NBA 2019-2020


Dopo 14 giorni di regular season nella bolla di Orlando, sono arrivati i due mesi più importanti del panorama cestistico mondiale. L’inizio dei playoff è stato anticipato dalle due settimane più atipiche della lega meno convenzionale al mondo. Rispetto alle annate precedenti si hanno sempre meno certezze e sempre più incognite riguardanti alle due squadre che arriveranno a giocarsi il Larry O’Brien Trophy.


Eastern Conference

Milwaukee Bucks (1)

Bucks che si presentano all’avvio dei playoff con il miglior attacco e la seconda miglior difesa dell’intera lega (prima del lockdown avevano anche la miglior difesa). L’MVP dell’ultima stagione prosegue il proprio percorso verso le finali di conference, viaggiando a 31 punti e 12.8 rimbalzi di media, che mancano dal 2001 (finale di conference persa in gara 7 contro un Iverson in missione).

Le ultime partite prima del load mangament  da parte di coach Budenholzer hanno confermato la solidità del  gruppo e la voglia di rivalsa dopo i playoff disastrosi dell’anno scorso. Fondamentale saranno l’apporto di Brook Lopez, soprattutto nella metà campo difensiva dove ha giocato una stagione al di sopra delle sue effettive capacità, la vena realizzativa di Middleton, quando Giannis non avrà la palla in mano, e il pieno reintegro di Eric Bledsoe causa Coronavirus.

Molto importante sarà anche il contributo dei tiratori come Connaughton, Matthews e Korver per punire i raddoppi ai danni del greco, l’abilità di creare gioco palla nella mani da parte di DiVincenzo e George Hill e la saggezza di un veterano vecchio stampo come Ersan Ilyasova.

Potrebbe essere dunque la stagione della consacrazione per Antetokounmpo o l’ennesima delusione da playoff che potrebbe portarlo ad una fatidica “The Decision” stile Lebron James post finali del 2011.

Orlando Magic (8)

Magic che arrivano al primo turno dei playoff  come vittima sacrificale per Milwaukee, dopo aver fallito il sorpasso ai danni dei Brooklyn Nets che fino a poche settimane fa sembrava scontato. La squadra “di casa” dovrà fare a meno di Jonathan Isaac, uscito per un brutto infortunio nella prima partita di Orlando, e di Aaron Gordon, fuori dai giochi causa infortunio al bicipite femorale. Orlando proverà a strappare una partita come hanno fatto l’anno scorso al primo turno contro i futuri campioni NBA, aggrappandosi alla solidità di Nikola Vucevic a centro area, ad un possibile exploit offensivo di Evan Fournier e alla speranza per il futuro della franchigia Markelle Fultz.

Pronostico : 4-0 Milwaukee

Toronto Raptors (2)

Campioni in carica che sono andati oltre le più rosee aspettative dopo la partenza di Kawhi Leonard, freschi della miglior difesa dell’intera NBA e guidati dal papabile Coach of the year della stagione. Kyle Lowry si è preso sulle spalle la maggior parte delle responsabilità dell’attacco della squadra canadese lasciando al terzetto Ibaka-Gasol-Siakam le chiavi della difesa.

Molto del futuro nella corsa playoff passerà da quanto riuscirà ad andare oltre i propri limiti il duo Siakam-VanVleet (soprattutto nel tiro da tre punti). Se l’anno scorso Toronto si poteva permettere di avere un realizzatore cinque stelle extra-lusso come Leonard, che molto spesso riusciva a tirare fuori le castagne dal fuoco nei momenti decisivi e difficili della squadra, quest’anno dovrà cercare di dividersi la mole di tiri creata da coach Nurse senza sporcare troppo le percentuali del tiro da tre punti.

Un punto a favore per la squadra canadese è che, in un’ipotetica finale di conference contro Milwaukee, sono di gran lunga il peggior accoppiamento che la squadra di Giannis possa desiderare, e per questo sono la mia favorita per arrivare nuovamente alle finali NBA.

Brooklyn Nets (7)

“Cento volte ho pensato: New York è una catastrofe, e cinquanta volte: è una bella catastrofe.”

Questa citazione potrebbe essere perfetta per definire la stagione dei Nets: dopo l’ammutinamento di Kyrie Irving, la positività al Coronavirus di DeAndre Jordan e Dinwiddie e i vari infortuni nel corso della stagione, sembrava essere la solita stagione di transazione per spianare il rientro di Kevin Durant per la corsa al titolo del prossimo anno. Invece grazie ad un record di 4-2 nella bolla i Nets si ritrovano settimi ad ovest, nonostante un roster improvvisato composto principalmente da giocatori da G-League e giocatori ai margini della lega.

Le speranze della squadra di strappare almeno una partita ai campioni in carica passano dalle mani di Caris LeVert, Joe Harris e Jarett Allen, cioè gli unici sicuri del posto nel roster dell’anno prossimo.

Pronostico: 4-1 Toronto

Boston Celtics (3)

La squadra di Brad Stevens finisce la stagione migliorando la posizione dell’anno scorso (passando dalla quarta alla terza posizione) evitando così almeno fino alle possibili finali di conference i Bucks, che li avevano eliminati l’anno precedente con un netto 4-1. I miglioramenti di questa stagione sono dettati dalla crescita esponenziale di Brown e Tatum, che hanno mostrato un netto miglioramento del loro bagaglio offensivo (e difensivo). Per completare lo step successivo sarà da limare la percentuale del tiro da tre punti (soprattutto Tatum).

La partenza di Irving è stata colmata dalla solita eccellente stagione di Kemba Walker, che è riuscito ad adattarsi meglio al sistema Celtics, facendo quello che non è stato disposto a fare Kyrie Irving. Molto passerà anche da quanto continuerà a crescere Daniel Theis sotto canestro, che finora non ha fatto di certo rimpiangere l’addio di Horford (soprattutto a livello difensivo), e dall’apporto offensivo che riuscirà a dare il rientrante Gordon Hayward, forse il vero ago della bilancia della squadra che potrebbe dare quel qualcosa in più che è mancato nei momenti decisivi negli ultimi playoff.

Philadelphia 76ers (6)

Dopo l’infortunio di Ben Simmons  (che lo terrà fuori per il resto della stagione) e il problema alla caviglia per Joel Embiid le speranze di stagione della svolta per coach Brett Brown si stanno affievolendo sempre di più. Se il problema alla caviglia del centro camerunense non preoccupa particolarmente per il suo rientro contro i Celtics, l’infortunio di Simmons cambia totalmente la fisionomia della squadra: nelle ultime partite l’australiano era stato spostato dal ruolo di guardia a quattro permettendo alla squadra di allargare il campo e nascondere le lacune offensive di Ben.

Le condizioni del lungo ex Kansas sono il vero ago della bilancia per la squadra della Pennsylvania: se in difesa l’arrivo di Horford e Thybulle ha portato una solidità quasi mai vista, il numero di possessi offensivi per cercare un mismatch sotto canestro lieviterà esponenzialmente. Le percentuali al tiro dalla lunga distanza nel corso della stagione hanno avuto un’andamento assai ondivago snaturando lo stile di gioco di un realizzatore puro come Tobias Harris.

La panchina di Philadelphia in alcuni parti della stagione ha dato l’idea di poter contribuire in modo significativo a momenti decisivi della partita, ma la scarsa abitudine a gestire una serie playoff potrebbero portare coach Brown a ridurre la rotazione a 6-7 giocatori chiave.

Pronostico: 4-2 Boston

Indiana Pacers (4)

53-34-32-16-39-12

No, non sono gli ultimi numeri vincenti estratti, ma le ultime sei prestazioni nella bolla di Tj Warren, tutto questo tirando con il 60% al campo. Il battibecco pre-lockdown avuto con Jimmy Butler, nel quale lo stesso Butler ha consigliato all’allenatore dei Pacers di non far marcare mai più uno come lui, perchè Warren non è nemmeno nella sua stessa lega, ha acceso una fiamma di rivalsa in lui portandolo ad essere, fino alle prestazioni mostruose di Damian Lillard, il miglior realizzatore dell’intera bolla. Dopo l’ultima partita con Miami si ha avuto la netta impressione che queste percentuali realizzative verranno certamente “normalizzate”, anche grazie alla difesa asfissiante degli Heat.

A causa dell’infortunio di Domantas Sabonis, coach McMillan ha dovuto cambiare fisionomia alla squadra, adottando un quintetto con un solo lungo (Myles Turner) e aggiungendo un tiratore in più dal perimetro. I recuperi a pieno regime di Oladipo e Brogdon permetteranno a Indiana di avere due armi fondamentali per il proprio modo di giocare, fatto di continui pick and roll per punire i cambi difensivi. Per fare il salto di qualità sarà necessario alzare la quantità di possessi e di conseguenza le percentuali del tiro da tre punti (una delle peggiori percentuali di squadra dell’intera lega).

Miami Heat (5)

Dopo le ultime partite di preview del primo turno contro Indiana la squadra di coach Spoelstra si ritrova di fronte l’avversario con cui ha avuto più battibecchi durante la stagione regolare (TJ Warren chi?). La firma del veterano 5 stelle extra lusso Andre Iguodala sembra aver messo la ciliegina sulla torta ad un gruppo dotato di giovani talenti e ottimi difensori sulla palla. Le due “steal of the draft” Tyler Herro e Duncan Robinson hanno aggiunto quella pericolosità sul perimetro che tanto è mancata nella stagione passate (Dragic a parte), liberando l’area per un giocatore in costante crescita come Bad Adebayo: la partenza di Whiteside ha permesso all’ex Wildcats di migliorare notevolmente in attacco portandolo ad avere un ruolo e uno stile di gioco simile a quello che ha Draymond Green a Golden state, sia con la palla che senza.

L’arrivo di Jimmy Butler da Philadelphia ha contribuito ad alzare sia il livello difensivo che offensivo della squadra e ad aiutare la squadra nei momenti decisivi ai quali non è ancora abituata; il prodotto di Marquette inoltre è stato sempre caratterizzato da una personalità forte e dirompente che l’ha portato spesso a spaccare le squadre dove ha militato, ma che alla corte di Pat Riley si sposa in pieno allo spirito della squadra di South Beach.

Le possibilità di andare avanti nella bolla passeranno molto dalle letture del proprio allenatore (negli anni sempre superlative in confronto al roster a disposizione) e dalla capacità di adattarsi al proprio avversario.

Pronostico: 4-3 Miami

Western Conference

Los Angeles Lakers (1)

“My motivation is this ghost i’m chasing. The ghost played in Chicago”

Nonostante il peggior attacco nella bolla (99.2 punti ogni 100 possessi), i gialloviola inizieranno la postseason da primi della classe a Ovest. Dopo le brutte prestazioni a Orlando i Lakers chiudono la stagione con la percentuale realizzativa più alta e con una della migliori difese dell’intera lega: soprattutto la metà campo difensiva ha permesso alla squadra di coach Vogel di fare il vero salto di qualità, con un Anthony Davis in formato Defensive Player of the year. L’ex Pelicans ha dato prova di essere la spalla perfetta per il Re, dando spesso al 23 qualche turno di riposo in attacco e una ricezione sicura per gli assist del Prescelto (tiro da tre punti permettendo).

Il nativo di Akron conclude la stagione con una simil-tripla doppia di media e riuscendo a vincere per la prima volta in carriera la classifica delle assistenze: con l’arrivo di Davis ha cercato di modificare ulteriormente il proprio modo di giocare sacrificando parte delle sue doti realizzative per coinvolgere meglio la squadra e far girare a pieni giri la propria squadra.

Dopo il game-winner di Kyle Kuzma contro Denver Lebron ha dichiarato che Kuz dovrà essere il terzo violino della squadra, se i Lakers vorranno veramente vincere il titolo, e che in un’ipotetica serata negativa delle altre due stelle dovrà addirittura essere il secondo miglior giocatore: dichiarazioni che fanno intendere un coinvolgimento più importante rispetto alla regular season e un fine stagione chiave per le sue speranze di far parte del roster della prossima stagione.

Con le firme di Dion Waiters e Jr Smith i gialloviola hanno cercato di allungare la propria batteria di tiratori, forse l’unico aspetto negativo di questa stagione, che ha portato giocatori solitamente affidabili dalla lunga distanza a percentuali ondivaghe (Danny Green in primis).

La strada verso le finali di ottobre è minacciata subito dai Blazers di Damian Lillard, forse la squadra più in palla dell’intera lega e l’ultima avversaria che Los Angeles avrebbe mai voluto incontrare.

Portland Trail Blazers (8)

Freschi della vittoria al Play-in contro Memphis, Portland arriva ai nastri di partenza come la squadra più in forma della lega, con il giocatore più in forma del momento e nominato MVP della bolla di Orlando. Sarebbe una favola perfetta se non che Rip City si presenta con la seed numero otto contro i favoriti alla corsa per il titolo.

La stagione dei Blazers è stata martoriata dai continui infortuni dei propri Big-Three: la squadra non è riuscita quasi mai ad avere i propri tre migliori giocatori al completo per un periodo abbastanza lungo e questo ha costretto la franchigia a presentarsi ad Orlando con una situazione in classifica quasi disastrosa, passando dalle posizioni più alte degli anni scorsi allo spareggio con Memphis all’ultima partita di regular season.

Il numero zero proverà ad alzare nuovamente i giri nei momenti chiave cavalcando l’onda di entusiasmo che sta portando Portland a giocare il basket offensivo più bello e divertente delle ultime 8 partite. Dame Dolla e CJ McCollum cercheranno di sfruttare la mancanza di un ottimo difensore come Avery Bradley e le lacune difensive del reparto guardie.

La squadra di Terry Stotts probabilmente soffrirà nella metà campo difensiva gli accoppiamenti con il duo James-Davis: da una parte, nonostante la trasformazione da Hoodie Melo a Clutch Melo, l’ex Knicks soffrirà assiduamente la marcatura del suo compagno del Banana Boat e questo porterà molto spesso ad una diverso accoppiamento, magari con quel Gary Trent Jr che ha tanto convinto durante queste otto partite per solidità difensiva e tiro da tre punti (miglior tiratore della bolla con un’irreale 65%). Dall’altra parte il bosniaco dovrà lasciare quasi tutte le energie nella propria metà campo ed essere meno presente in quella offensiva, causa impatto quasi nullo di Zach Collins e del redivivo Whiteside.

Pronostico: 4-2 Lakers

Los Angeles Clippers (2) 

La squadra di coach Rivers, nonostante il secondo posto ad Ovest, avrà molto probabilmente un avversario più difficile da battere al primo turno rispetto al secondo. Clippers che sono riusciti a completare quel piano di rivalsa voluto fortemente dal nuovo proprietario Steve Balmer, firmando l’MVP delle finali in carica Kawhi Leonard e un giocatore da top-15 NBA come Paul George. Il primo ha confermato ancora di più di essere il giocatore più completo della lega sommando la metà campo offensiva con quella offensiva (career high sia per punti che assist per partita) e ha dato continuamente l’idea di comprendere sempre di più le letture in attacco, limitando le forzature e coinvolgendo di più la squadra (4.9 assist di media).

L’ex Thunder ha dovuto convivere tutta la stagione con vari infortuni che ne hanno minato la continuità e non gli hanno permesso di essere coinvolto a pieno nel modo di giocare di coach Rivers: dal rientro dall’infortunio è sembrato decisamente un giocatore non pienamente coinvolto seppur letale con la palla in mano. Quello che ti possono dare in difesa la coppia Leonard-George è un apporto che poche volte nella storia dell’NBA si è visto, sia a livello di letture che di struttura fisica.

Le pretese per il titolo passeranno soprattutto da quanto potranno dare i giocatori di contorno in termini di punti e di presenza fisica in difesa: se l’apporto nella metà campo offensiva di Lou Williams, Marcus Morris e Reggie Jackson è fuori discussione, le condizioni fisiche di Montrezl Harrel potrebbero creare più di qualche problema di accoppiamento con i centri delle altre squadre ad Ovest.

I Clippers dovranno cercare di far pesare la mancanza di un ottimo difensore sulla palla nella squadra di Rick Carlisle per poter archiviare nel minor numero di partite possibile la pratica Dallas e non arrivare troppo “appesantiti” in un ipotetico derby di Los Angeles in finale di Conference.

Dallas Mavericks (7)

Dopo un inizio post lockdown difficile, la squadra Texana è riuscita a crescere nelle ultime partite e ottenere una striscia di ottime prestazioni. Prima della chiusura della lega, la squadra allenata da Rick Carlisle era, con 115.8 punti segnati su 100 possessi, sul punto di chiudere la stagione con il rating offensivo più alto degli ultimi 24 anni, cioè con l’attacco più prolifico della lega da quando vengono conteggiati precisamente i possessi.

La classifica di conseguenza non rispecchia pienamente quello che dati alla mano rappresenta un attacco da top-3 NBA, ma a causa di una difesa con svariate lacune non ha permesso alla squadra di Luka Doncic di fare il salto di qualità che tutti si aspettavano nella seconda parte della stagione.

Lo sloveno ha dovuto modellare ancora di più il suo gioco dopo l’arrivo di Kristaps Porzinigs che ha fornito delle varianti tattiche ideali per lo stile di gioco dell’ex Real Madrid che è riuscito a sfruttare facendo pagare i raddoppi dal lato debole ai danni del centro lettone con tiratori da 40% dalla lunga distanza come Seth Curry e Tim Hardaway Jr.

L’infortunio di Dwight Powell ha permesso l’ascesa definitiva di Porzingis dopo i 20 mesi fermo ai box. Il lettone è riuscito a prendere una certa continuità che mancava da tanto tempo (primo anno a New York), riuscendo a togliere allo sloveno alcuni possessi di troppo in attacco. Il dirottamento in pianta stabile a centro gli ha permesso di avere una spaziatura più ampia e un corridoio migliore per gli attacchi a centro area, punendo gli aiuti dal lato debole con ottimi tiratori dal perimetro. L’infortunio dell’ala grande ha concesso minuti importanti anche a Maxi Kleber, che ha dato prova di essere un tiratore e un lettore di gioco molto affidabile, facendo notare come gli anni di apprendistato al Bayern Monaco hanno dato i sui frutti.

Le speranze di un passaggio al primo turno passeranno ovviamente dalle mani delle due stelle europee e da quanto riuscirà a dar continuità Luka Magic alla sua ennesima stagione monstre.

Pronostico: 4-2 Clippers

Denver Nuggets (3)

Nonostante l’ennesima stagione vincente chiusa al terzo gradino più basso del podio la squadra del Colorado si porta dietro più di qualche questione in sospeso prima dell’inizio dei playoff. Eppure attorno alla squadra ci sono più dubbi di quelli che una squadra che ha chiuso l’ennesima stagione positiva dietro solamente alle due inarrivabili di Los Angeles dovrebbe avere.

Uno dei principali motivi è la scarsa esperienza ai playoff della maggior parte del roster, Millsap a parte: la squadra di Mike Malone riesce ad esprimere meglio il proprio gioco contro squadre giovani e di bassa classifica, mentre con squadre più rodate manca spesso quel barlume di saggezza che tanto servirebbe per fare il definitivo salto di qualità.

La centralità di Jokic per il sistema di Denver ha facilitato l’ingresso in squadra di un realizzatore spaventoso se in salute come Michael Porter Jr, da tutti considerato un azzardo per i ripetuti problemi fisici ma scelto con una generosa 14ª scelta al draft che sa tanto di steal of the draft se avrà una certa continuità fisica. Il rientro dall’infortunio di Jamal Murray potrà consegnare nuovamente una tiratore affidabile dall’arco per il centro serbo, permettendo a Paul Millsap di tornare nel suo habitat dalla media distanza e a taglianti di lusso come Tory Craig e Will Barton di tornare a quello che sapevano fare meglio.

Il rientro di Gary Harris sarà fondamentale per aggiungere un’altra freccia dal perimetro per la faretra del centro serbo e soprattutto il miglior difensore per distacco della squadra da poter accoppiare al miglior giocatore degli avversari. Sarà curioso vedere se coach Malone avrà il coraggio di dare qualche chance al figlio di Manute Bol, che ha mostrato delle doti interessanti seppur sporadiche.

Utah Jazz (6)

Dopo il k.o. al doppio supplementare contro Denver la squadra di coach Snyder ha trovato molto probabilmente la quadratura del cerchio che tanto cercava dopo l’inizio di stagione al rilento per una squadra che ha cambiato tanto dall’anno precedente. La firma di Mike Conley rappresenta un notevole update dal Ricky Rubio in affanno degli scorsi playoff. L’ex Grizzlies ha dotato la squadra di una pericolosità dall’arco che il giocatore spagnolo, per le evidenti lacune al tiro che non ha mai limato del tutto, non poteva dare. La sua assenza per le prime tre partite della serie a causa della nascita del figlio priveranno la squadra dello Utah di un giocatore fondamentale per dare un equilibrio che è spesso mancato negli scorsi playoff.

L’infortunio del neo arrivato Bogdanovic ha privato Quin Snyder di un giocatore da 20 punti di media a partita con un abbondante 4o% da tre e che riusciva a sfruttare alla perfezione i pick & roll con Rudy Gobert e punire eccellentemente gli scarichi dall’angolo.

Con una rotazione ridotta all’osso (6-7 giocatori massimo), Donovan Mitchell dovrà cercare di caricarsi la squadra sulle spalle come ha dimostrato nel già citato doppio supplementare contro Denver, nel quale ha dimostrato di poter gestire i possessi importanti e dar continuità ai miglioramenti al tiro di quest’anno (36.6 % da tre) che potrebbe portarlo allo step successivo che tutti si aspettano da lui nonostante la giovane età. Se Joe Ingles ha dato prova di poter essere un ottimo giocatore da aver per accompagnare una superstar come Mitchell, sia con la palla in mano che dal perimetro, Rudy Gobert dovrà invece dimostrare di essere un centro all’altezza di una squadra con pretese da finali di conference e non finire in un probabile scambio in caso di fallimento.

Note di merito vanno a Jordan Clarkson e Royce O’Neal che hanno dimostrato di essere di più che semplici giocatori di fine rotazione, ma grazie ad una stagione solida delle valide alternative alle stelle della squadra.

Pronostico: 4-3 Denver

Houston Rockets (4)

Dopo l’arrivo di Russel Westbrook la maggior parte degli addetti al lavoro aveva iniziato a storcere il naso per la mancanza di coerenza con il gioco fatto di tiri da tre punti tanto caro al Baffo e che non aveva pienamente funzionato con CP3. Questo dilemma iniziale ha avuto vita breve grazie alla bravura dell’ex Thunder di mettersi a disposizione della squadra e soprattutto del Barba, sfruttando le propri doti atletiche e da tagliante e non facendo snaturare il gioco del numero 13.

Per far comprendere su che livelli sia il Barba c’è un dato abbastanza eclatante: per la terza stagione di fila chiuderà la stagione con più partite da almeno 40 punti che partite con meno di 20 punti. Semplicemente irreale.

Durante l’ultima finestra di mercato il GM dei Rockets ha avuto estremizzare ancora di più il concetto di Moreyball scambiando l’unico centro affidabile presente nel roster (Clint Capela) per un giocatore molto utile in ambo le metà campo come Bob Covington. La partenza del centro ha fatto spostare Pj Tucker a ruolo di centro permettendo di aprire ancora di più il campo e affidarsi a tiratori non sempre affidabili come , Ben McLemore, Daniel House e Eric Gordon. Soprattutto il rientro di quest’ultimo potrà ridare quella pericolosità sugli scarichi caratteristica delle squadre dell’ex Milano.

Come in ogni postseason, la percentuale del tiro da tre punti sarà il vero ago della bilancia che premierà o no le idee del proprio allenatore: come nel piano partita alla continua ricerca di un tiro dalla lunga distanza o un appoggio comodo al ferro,  i propositi di Houston molto probabilmente porteranno ad una cavalcata trionfale o ad una cocente sconfitta evitando mezze misure, come sempre.

Oklahoma City Thunder (5)

Secondo alcune testate giornalistiche ad inizio stagione gli Oklahoma city Thunder avevano lo 0,3% di possibilità di fare i playoff quest’anno. Durante la finestra di mercato circolavano sempre più voci sulla partenza di CP3 (nonostante il suo super contrattone), Danilo Gallinari verso una contender e Steven Adams. Dopo tutte queste vicissitudini la squadra di Billy Donovan si presenta fine regular season con il medesimo record di Houston e più di qualche sopracciglio alzato dai piani alti.

Se di primo acchito possa sembrare una stagione fortunata e ampiamente dovuta al caso, il lavoro compiuto dall’ex coach dei Florida Gators è evidente ed encomiabile, in base al bacino di giocatori a disposizione e dalle motivazioni dei giocatori delusi dagli scambi di cui hanno fatto parte e dai risultati delle annate passate.

Soprattutto l’ex Thunder ha dato prova delle sue innate capacità da leader sfornando prestazioni su prestazioni commoventi e riuscendo a dare un’identità di gioco ad una squadra creata dal nulla, con una serie di giocatori che non avevano mai giocato insieme prima di questa stagione (Gallinari e Shai a parte). Paul è riuscito a rivitalizzare uno Steven Adams che si stava perdendo dopo le continue stagioni in crescendo, permettendo al sophomore Shai Gilgeous-Alexander di crescere in maniera incredibile rispetto all’anno da rookie ai Clippers e portandolo ad essere un realizzatore concreto e un ricevitore affidabile da dietro l’arco per il numero tre. Gallinari invece ha confermato quanto fatto vedere nelle ultime stagioni ai Clippers viaggiando a quasi 20 punti di media e limando quelle sfaccettature caratteriali che avevano creato qualche problema al figlio di Vittorio.

La serie contro Houston si presenta come la sfida clou del primo turno dei playoff: CP3 si presenterà con il dente avvelenato e cercherà di provare che Houston ha sbagliato a scambiarlo, prendendosi la sua personale rivincita. Gallinari rincontrerà il compagno di squadra di suo padre a Milano e suo primo allenatore in NBA a New York nel 2008. I Thunder cercheranno di strappare subito le prime gare con una Houston che sarà priva di Westbrook sicuramente per gara 1, e forse per gara 2.

 Pronostico: 4-3 Houston


Nato a Cesena nel 1997, vive a Villa Verucchio (in provincia di Rimini). Al primo anno di laurea magistrale in Amministrazione e Gestione d'Impresa presso l'università di Bologna, è appassionato sin da piccolo di tutti gli Sport Americani possibili ed immaginabili.