Interventi a gamba tesa

Marquez, un rientro necessario?


L’incidente, la prima operazione, il clamoroso “quasi” rientro, un altro incidente, domestico questa volta e una seconda operazione. Dal sogno del settimo mondiale in MotoGP a uno stop lungo, lunghissimo che di speranze ne lascia davvero poche. Un mese terribile e una gestione degli eventi ancor più terribile che lascerà Marquez a secco di punti almeno fino a San Marino e che apre agli agguerriti inseguitori – su tutti Quartararo – un varco verso il titolo.


Crash

Nel momento in cui Marc Marquez, al 21° giro del Gran Premio che ha sancito il ritorno in pista della MotoGP (e di Moto2 e Moto3), perde il controllo della sua Honda e picchia con violenza sull’asfalto anche i peggiori detrattori del campione di Cervera devono aver trattenuto il fiato per qualche secondo.

L’impatto col suolo è feroce e ce ne si accorge nel momento in cui Marquez, accovacciato a terra, lascia penzolare il braccio destro in maniera innaturale. Se non bastasse l’evidenza del corpo, poco si intravede, attraverso la visiera, il volto sofferente del pilota dove non si vedono tracce del suo ormai classico sorriso. Bastano poche ore e, assieme al braccio, vengono ricomposti i pezzi di quanto avvenuto, frattura dell’omero destro con conseguente operazione chirurgica e, possibilmente, stop di un mese o poco meno.

Quel braccio, a distanza di una ventina di giorni, non sembra però essersi ricomposto completamente. Nel mezzo, un clamoroso tentativo di rientro la settimana seguente al crash e un’altra settimana di pausa nella quale, si auspicava, Marquez avrebbe potuto sfruttare tutto quel tempo per la riabilitazione. Invece, un altro problema. E’ di pubblico dominio da qualche giorno che Marquez avrebbe subito una nuova operazione a causa della rottura di una delle placche di titanio inserite durante la prima operazione.

Tutto ciò potrebbe comportare, per il catalano, un nuovo stop, possibilmente ancora più forzato, di almeno un altro mese. Una immensità, considerando le variabili di questa edizione del Mondiale e i risultati delle prime due gare che hanno visto vincere per due volte Fabio Quartararo, sicuramente il primo che trarrebbe giovamento dall’assenza prolungata del numero 93. Sul numero 93 però, dopo l’entusiasmo iniziale del rientro, poi sfumato per evidenti motivi, per il GP dell’Andalusia, si stagliano numerose ombre che, almeno per quest’anno, rischiano di oscurare la ripresa delle operazioni. Allo stesso modo dovrebbe spaventare anche la cieca fiducia con cui l’entourage del pilota, assieme a medici e federazione, hanno accettato quei rischi che, per chi assiste a questo Mondiale dall’esterno, sembravano sensibilmente più evidenti.

Tutto nasce da questa caduta, decisamente qualcosa di poco augurabile.

Oltre i limiti

Se esistesse un motto, una breve frase, riassunto di cosa significhi guidare in un campionato del mondo ai livelli più alti, “Oltre i limiti” sarebbe una forte candidata. Marquez, questa frase, sembra avercela sempre avuta ben impiantata nel suo essere.

Quasi incapace di crogiolarsi nella sua superiorità, ha sempre forzato la mano nella ricerca dei limiti propri e del mezzo e nella conseguente impresa di superarli, in pista sicuramente. Tornare a correre a distanza di giorni da un gravissimo infortunio, sullo stesso tracciato, con rischi legati principalmente alla propria salute piuttosto che a meri calcoli legati al campionato, è stato un tema divisivo tra gli addetti ai lavori e gli appassionati.

L’immagine del Marquez che subito dopo l’operazione testa subito la tenuta del braccio con delle flessioni è stata, per molti, l’immagine di un uomo che, incurante delle possibili ripercussioni, cerca di superare quei limiti imposti dalle circostanze, dall’infortunio, per poter riprendere al più presto a correre. Scomparsa l’illusione del primo minuto, questa immagine sembra aver lasciato il posto a quella di un uomo che non sembra aver compreso la portata del danno subito e che sembra alla ricerca di un modo per peggiorare ulteriormente le proprie condizioni. Non il comportamento che ci aspetteremmo da un pilota maturo e consapevole dei propri, vastissimi mezzi. Non solo. Oltre che scellerato nella scelta delle modalità di rientro, Marquez ci appare assolutamente malconsigliato da un entourage che, invece di proteggerlo, sembra invece aver ulteriormente alimentato la fiamma che ardeva dentro al campione catalano. Una scelta, pure questa, scellerata.

Il momento in cui tutti noi ci accorgiamo che ci sta provando per davvero.

E gli altri stanno a guardare

La gestione dell’infortunio di Marc Marquez, ce ne accorgiamo con chiarezza, è stata un autentico capitombolo comunicativo. La rottura della placca in titanio, ha rivelato il team manager Honda Puig, sarebbe da attribuire a un incidente casalingo, alle conseguenze dell’apertura di una finestra. Uno scherzo, una bazzecola in confronto alle sollecitazioni del cavalcare una Honda alla rincorsa di un altro titolo. Davvero è bastato così poco?

A questo punto non possiamo che ripercorrere nuovamente i giorni del tentativo di rientro immediato del numero 93 in pista. Un rientro che non ha fatto battere ciglio a nessuna delle tante parti in causa in quel weekend. Dal medico responsabile dell’operazione ai medici responsabili sul tracciato, passando per Dorna, Honda, entourage, familiari, una sfilza di ‘ok’ di fronte alla decisione di rischiare, già alla seconda gara del più incerto campionato del mondo della storia della MotoGP, non solo un braccio, forse pure una carriera intera. Un ‘sì’ che, specialmente da parte dei piani alti dell’universo MotoGP, lascia quasi basiti.

Che Marquez rientrasse in pista per un ‘all-in’ dal valore massimo di appena 25 punti sul tabellino sembrava qualcosa di quasi necessario (per lo sport o per lo show poi?). Quasi ad approfittare della clamorosa forza di volontà del catalano per poter mostrare al mondo una storia davvero imperdibile, quella del campione disposto a tutto pur di (tornare a ) vincere. Roba da film, appunto. Roba da lasciare a Hollywood e affini, non a chi, solamente qualche giorno dopo, avrebbe subito una seconda operazione a causa di un banale incidente domestico. Di fronte alla salute del suo miglior testimonial sono stati in molti ad aver preferito la via dell’azzardo. A torto evidentissimo. E i cocci rotti, purtroppo, sono di Marc Marquez, al quale non possiamo che augurare un rientro, stavolta, più sereno e una occhiata più da vicino alle persone che, apparentemente, gestiscono i suoi interessi.


 

Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.