Interventi a gamba tesa

Next Generation Italia: chi sono i talenti del tennis nostrano da tenere d’occhio


Con la quasi totale sospensione del grande tennis abbiamo l’occasione di scendere nei circoli tennis delle nostre città per veder più da vicino gli allenamenti di tanti giovani di talento, sognando i campioni del futuro. Spoiler: in questo approfondimento non vi parleremo di Sinner, sarebbe troppo semplice.


Il movimento sportivo giovanile italiano è, da anni e sotto diversi aspetti, al centro di aspre discussioni e di tante critiche. Le problematiche relative all’aridità del nostro tessuto di base sono ben note, così come lo sono le difficoltà del nostro paese nel produrre atleti di livello in molte discipline.

Il tennis per troppi anni non ha fatto eccezione. Costi elevati, poche “academy” in cui doversi spostare sin da molto piccoli e difficoltà nel doversi allenare sia al mattino sia al pomeriggio per ragazzi in età ancora scolare. Il tutto, unito ai pochi risultati di rilievo in campo internazionale, ha fatto si che uno sport a così elevata diffusione non esprimesse talenti in grado di competere stabilmente nei primi posti del ranking mondiale.

Nell’ultima decade però, grazie al consolidarsi del talento di Fognini e ai risultati del coriaceo Andreas Seppi, molti giovani hanno scelto di prendere la racchetta in mano e di farlo in maniera competitiva, con forte propensione all’agonismo. In tal senso di rilievo sono gli sforzi dei circoli e delle academy sempre più volti allo sviluppo dei talenti, anche giovanissimi e sempre più diffusi sul nostro territorio.

Fabio Fognini e il primo Master 1000 di un italiano

Con la sospensione del grande tennis abbiamo quindi, oltre la possibilità di riflettere su alcuni problemi di questo magnifico sport di cui abbiamo già abbondantemente discusso, anche l’occasione di scendere nei circoli tennis delle nostre città per veder più da vicino e con più attenzione gli allenamenti e i match di tanti giovani di talento. Permettete a chi scrive di fare in tal senso un plauso a tutti quelle piccole e grandi realtà locali che negli ultimi tempi hanno scelto di diventare un punto di riferimento per i piccolissimi, dal minitennis alla cura di qualche bambino prodigio. Non è facile nè scontato: ci vuole programmazione, pazienza e degli istruttori di grande livello, prima umano che tecnico.

Simbolo di questo movimento in crescita, oltre all’affermazione di Berrettini e la grande crescita di Lorenzo Sonego, è senza dubbio il talento solido e già competitivo ad ottimi livelli di Jannik Sinner, vincitore dell’ultimo Next Gen ATP Finals, teenager con ranking più alto al mondo e grande speranza per il futuro. Ma chi sono gli altri giovanissimi di buone speranze? Quali talentini dobbiamo tenere d’occhio per il futuro? Cerchiamo di esplorare il complesso quadro dei prospetti nostrani per scoprire chi può farcela.

Lorenzo Musetti

Cominciamo dall’under 20 numero due d’Italia. Per ovvi motivi infatti scegliamo di non raccontarvi chi è e cosa potrà fare Jannik Sinner, qualsiasi appassionato sa bene di quale livello di talento si stia parlando. Torniamo quindi a Lorenzo e chiariamo subito un punto: il titolo di secondo giovane più interessante del panorama italiano non gli rende assolutamente giustizia. Senza la presenza ingombrante del predestinato altoatesino di sicuro i risultati del classe 2002 di Carrara lo ergerebbero a vessillo delle speranze italiane.

Lorenzo nella sua carriera da under 18 è stato in grado di vincere un torneo dello slam di categoria – l’Australian Open 2019 – e di fare finale agli US Open nello stesso anno, conquistando anche la prima posizione nel ranking ITF Junior nel giugno 2019. Risultati questi che lo hanno in poco tempo proiettato nel mondo dei grandi con l’esordio nel professionismo non ancora compiuti i diciassette anni. Nel complesso l’avventura di Musetti nei circuiti pro, prima dello stop per il coronavirus, è incoraggiante: ingresso tra i primi trecento del mondo, attualmente alla posizione 284, due titoli a livello ITF, presenza sempre più stabile nel circuito Challenger, senza dover godere di wild card o passare per le qualificazioni, e prime esperienze nelle qualificazioni slam e del circuito ATP con l’apparizione al primo turno di Dubai dove ha tenuto testa a Rublev dopo grandi prestazioni in fase di qualificazione.

Musetti alla sua prima volta in un main draw ATP

La partenza lanciata del giovane toscano non deve ovviamente rallentarne il processo di crescita, pena la sorte toccata ad un altro enfant prodige del tennis juniores, Gianluigi Quinzi, che dopo i grandissimi risultati junior alla prova dei grandi non riuscì a fare quel salto di qualità sia tecnico sia, soprattutto, mentale che lo rendesse in grado di competere ai livelli a cui tutti avrebbero voluto e sperato di vederlo.

Va detto però che Musetti appare più quadrato del collega marchigiano, più concentrato e padrone della propria carriera. Questo aspetto è probabilmente legato alla continuità del rapporto tra il carrarese e il suo allenatore, mentore e padre putativo Simone Tartarini, capace di plasmare i colpi di un ragazzo dotatissimo di natura e allo stesso tempo di coltivare in lui il seme della costanza e della voglia di lavorare per migliorarsi, fattori fondamentali per non dissipare un talento che appare cristallino.

Dal punto di vista tecnico infatti c’è ben poco da dire. Dominante e affascinante con il suo rovescio, rigorosamente ad una mano da vero fuoriclasse, e con un gioco pieno di variazioni di grandissima profondità e qualità, senza dimenticare un servizio in continuo miglioramento che sa fare male nonostante un fisico tutt’altro che da big server. Un aspetto su cui lavorare sarà proprio quello atletico visto che Lorenzo appare leggero per il tennis moderno che richiede, tra le tante qualità, anche una potenza e una forza dei colpi sempre maggiore. In tal senso, leggendo l’intervista dello stesso Musetti per ubitennis, apprendiamo con gioia come il ragazzo abbia sfruttato il lockdown proprio per lavorare sull’aspetto fisico dedicandosi al miglioramento della potenza muscolare, sintomo anche questo di una programmazione seria e mirata.

Concludiamo senza girarci troppo attorno: Lorenzo Musetti ci piace e tanto. Saranno anche i suoi modi gentili ed eleganti che lo contraddistinguono fuori dal campo, nonostante permanga qualche lamentela di troppo nei momenti di difficoltà in partita, per cui saremmo estremamente dispiaciuti nel non vederlo inseme a Jannik, Matteo e qualcun altro dei nostri ai vertici del tennis mondiale nei prossimi anni.

Giulio Zeppieri

Se a Lorenzo Musetti non rende giustizia il titolo di secondo giovane più promettente d’Italia di certo a Zeppieri va stretta l’etichetta del terzo incomodo. Giulio nonostante sia grande amico di Sinner e Musetti, soprattutto di quest’ultimo con il quale condivide molto tempo sin da bambino nei tornei in giro per l’Italia e per il mondo, si trova suo malgrado a dover combattere sia con l’ingombrante presenza dei due fenomeni, sia con l’etichetta di grande promessa che si porta dietro sin da bambino. Il nome di Zeppieri infatti circola già da quando piccolissimo segnava risultati importanti nei maggiori tornei under italiani. E’ forse per questo che ai più sembra un nome già sentito ma si parla pur sempre di un classe 2001 con ancora tutto il tempo per dimostrare le proprie qualità.

Pontino, mancino, allenato anche lui dal proprio coach storico Piero Melaranci nell’academy di Latina condivide con il collega e amico toscano la passione per il cemento, più quello americano che australiano a dire il vero, e l’idea del proprio rovescio (bimane in questo caso) come colpo più sicuro e capace di mettere in difficoltà gli avversari. La necessità per Giulio appare invece quella di lavorare su dritto e costanza, fattori fondamentali per guadagnarsi un posto stabile, in poco tempo, nei challenger e coronare il sogno di entrare tra i primi 100 entro la fine della stagione 2021, puntando poi all’obiettivo di una carriera da top ten.

Zeppieri con il suo marchio di fabbrica

Ciò che colpisce maggiormente di Zeppieri, oltre ad ottime qualità tecniche, è un’estrema lucidità nella gestione di sè stesso e della propria carriera, forse merito del rapporto con il proprio mental coach, figura fondamentale nello sviluppo personale di atleti così giovani e sottoposti sin da subito alle pressioni del professionismo. Nonostante i coetanei Sinner e Musetti corrano velocissimi verso l’ingresso nelle posizioni che contano nel rank Atp, in tutte le proprie interviste il ragazzo laziale sottolinea l’importanza di non avere fretta, di essere sempre tranquillo nel proprio percorso di crescita senza l’ansia di dover conquistare tutto e subito. L’idea di fondo è quella di una carriera vissuta come una maratona e non un cento metri, costruendo basi solide oggi per un domani di successo senza il rischio di bruciarsi.

Di certo l’esempio di Matteo Berrettini, classe 96 cresciuto anche lui sui campi della capitale, arrivato ai vertici con la stessa filosofia di lavoro e crescita graduale non può che far ben sperare per il futuro di un altro dei ragazzi dei primi duemila, vera e propria età dell’oro del tennis italiano.

La folta rappresentanza italiana nella top 100 Junior

Al di là dei giovanissimi già impegnati tra i grandi a testimoniare un movimento che spinge forte è la folta rappresentanza italiana nella top 100 della classifica ITF junior. Nove ragazzi italiani, record per i colori azzurri, si trovano tra le posizioni di vertice nei tornei dedicati agli under 18 di livello internazionale (al momento dello stop per il covid).

Tra questi nomi spunta senza dubbio quello di Luciano Darderi, ragazzo italo-argentino classe 2002, che nei primi mesi del 2020 fino allo stop per il coronavirus si era messo in grandissima luce nei tornei ITF Grade 1 in Sud America dove si è reso capace di una striscia di successi che gli ha consegnato ben tre titoli consecutivi a Cuenca, Asuncion e Porto Alegre. Si ispira a Del Potro, destro con rovescio bimane su cui ammette di dover lavorare ancora per farne un colpo, oltre che sicuro, anche decisivo, ha impressionato tutti per fame e attitudine da grande lottatore in campo.

Al ritorno dopo la pausa forzata Luciano è sceso in campo agli assoluti di Todi ben figurando fino alla sconfitta al tie break lungo in ottavi di finale per mano dell’esperto Gaio, testa di serie numero due nel torneo disputato in terra umbra. Quello che sinceramente colpisce del giovanissimo atleta è la capacità di portare in campo tutta la garra tipica dei sudamericani. Il suo gioco appare forse ancora un po’ immaturo e grezzo, probabilmente proprio per via di questa grande foga e passione messa in campo, ma la tenacia e la cattiveria siamo certi potranno essere un ottimo volano per la carriera di questo giovanissimo per cui, lo ammettiamo, è difficile non fare il tifo.

Luciano Darderi impegnato nella trionfale campagna sudamericana

Altri talentini che ci sentiamo di consigliare per chi volesse fregiarsi con gli amici al bar del circolo nel classico “ve lo avevo detto che era forte” sono il figlio d’arte Flavio Cobolli, in leggera flessione per via delle difficoltà avute nell’esordio tra i professionisti, ma senz’altro dotato di ottime qualità sia atletiche che tecniche e il pesarese classe 2003, cresciuto al TC Baratof, Luca Nardi. Quest’ultimo era già balzato alle cronache come uno dei migliori prospects sin dall’under 14 e sta ad oggi confermando tutte le sue potenzialità con un gioco moderno, basato oltre che sulla personale estrosità anche sulla solidità da fondo, fattore questo che gli ha permesso di raggiungere ottimi risultati anche nei tornei junior degli Slam.

Concedeteci ora un excursus a tema geografico. Segnaliamo infatti che, al CT Cicconetti di Rimini, si allena da qualche tempo Dennis Spircu, classe 2009 (no, non avete letto male) di origini rumene, vincitore degli ultimi due Lemon Bowl a cui ha preso parte, del quale si parla un gran bene sia a livello tecnico sia di motivazione, passione ed impegno. Avendo chi scrive avuto il piacere di osservarlo più volte in allenamento, sentendosi al contempo molto vecchio, scarso ma anche un po’ privilegiato, ci si sente di segnalarlo come un nome da tenere d’occhio. D’altronde il giochino da bar del tennis è contagioso e prende anche chi vorrebbe osservare questi giovani con occhio un po’ più distaccato. Mi perdonerete.

In ultimo, tornando agli junior dell’annata 2002, ci sentiamo in dovere di menzionare anche Matteo Gigante. Capitolino, mancino di grande estrosità e facilità di colpi che, nonostante il minor clamore rispetto ad altri colleghi suoi coetanei nel corso degli anni da under, ha fatto registrare risultati importanti (su tutti quello di Santa Margherita di Pula) che gli sono valsi, oltre che la top 100 nella race junior, anche la crescente attenzione del mondo tennistico italiano. Sintomo che, come sostiene il “vecchio saggio” Zeppieri, non tutti hanno la stessa traiettoria di crescita e che, con talento e lavoro, c’è modo e spazio per tutti di giocarsi la propria chance.

Una delle rivelazioni del 2019: Matteo Gigante

Talento e allenamento senza esasperare le sconfitte

In conclusione, permettete a chi scrive alcune riflessioni da fratello maggiore. Questi ragazzini, perchè a nemmeno vent’anni anche il termine giovani appare eccessivo, sono il frutto degli sforzi di un insieme di componenti. Attitudine personale, talento, voglia e motivazione, sostenuti da un ruolo sempre più attento di federazione, maestri e famiglie (nel bene e nel male). E come frutto di tanta abnegazione, questi ragazzi meritano che tutti coloro che hanno a cuore il loro bene, lavorino affinchè tutto ciò non vada perduto, se non per chiara volontà dei ragazzi stessi di vivere una vita diversa, senza però perdere l’entusiasmo che solo da piccolissimi si ha con quel modo puro e sognatore di guardare allo sport che si pratica.

Ciò non vuol dire quindi aspettarsi che ognuno dei citati in questo o in altri articoli possa aspirare ad essere il nuovo Federer o Nadal, sarebbe senza senso e controproducente il solo pensarlo. L’obiettivo deve essere piuttosto quello di coltivare in loro il seme della passione per ciò che si fa, del lavoro, dell’impegno e della costanza, facendo capire ai tanti talentini in erba che la qualità senza il lavoro non paga e che solo con un impegno totale si può, alla fine di una carriera più o meno lunga e di successo, essere soddisfatti di quello che si è fatto senza rimpianti o recriminazioni.

Se non ne siete convinti regalatevi e regalate ai giovani che abbiano voglia di fare sport, sia esso per divertimento o per professione, questi cinque minuti di Ricky Rubio, stella NBA e uomo di caratura superiore. Lo so, è in spagnolo, ma proviamo ad allenarci anche con le lingue, oltre che nel fisico. Ne vale assolutamente la pena per comprendere a fondo quale sia la mentalità giusta per provare ad essere dei campioni senza essere sopraffatti dalle sconfitte e dai momenti di difficoltà, normali e naturali nel percorso di vita sportiva e non solo, di ognuno di noi.


 

Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.