Interventi a gamba tesa

Cosa aspettarsi da Victor Osimhen


Osimhen è ormai vicinissimo a vestire la maglia del Napoli, e il suo arrivo non può che destare curiosità: cosa avrà spinto il Napoli a fare all-in su un calciatore giovane ancora tutto da scoprire?


In attesa dell’ufficialità (che però sembrerebbe imminente), l’arrivo di Victor Osimhen in azzurro è preceduto da un prevedibile hype: più ancora che per le sue qualità, ancora tutte da scoprire provenendo da un campionato (quello francese) ancora di nicchia rispetto alle altre top leghe europee, a destare curiosità e scalpore sono le cifre alle quali si sta per chiudere la trattativa.

Sembrerebbe ormai cosa fatta l’accordo fra le due società, che chiuderebbero l’affare per una cifra che, fra parte cash e contropartite tecniche (si era fatto il nome di Ounas, ora sembrerebbe tutto fatto per il terzo portiere azzurro Karnezis), si aggirerebbe attorno ai 60 milioni di euro. Una somma astronomica per le casse del Napoli, che farebbe del 22enne nigeriano l’acquisto più caro della storia partenopea, superando in questa particolare classifica quelli di Hirving Lozano e Gonzalo Higuain.

Se da un lato il fatto che ci siano in ballo cifre del genere certifica la bontà del lavoro fatto dalla società in questi anni sia in termini di gestione di risorse, sia nel mercato in uscita (con le cessioni definitive di Verdi al Torino, Rog al Cagliari, e del trio Sepe-Grassi-Inglese al Parma per cifre che da sole sovvenzioneranno l’affare-Osimhen); dall’altro il peso di un cartellino di tale valore finirà per pendere sulla testa del centravanti nigeriano come una spada di Damocle, pronta a colpirlo non appena le prestazioni non saranno più corrispondenti a ciò che ci si aspetta da un esborso di tale portata.

Una nuova, grande sfida attende Gattuso, che dovrà svuotare la testa del ragazzo da tali pressioni che inevitabilmente finiranno per gravare su di lui, e farne un grande centravanti che sappia ereditare la grande tradizione partenopea in quel ruolo, rinvigorita negli ultimi anni dai vari Cavani fino a Mertens, passando per Higuain e (più in piccolo) Milik.

Sarà proprio il centravanti polacco – dopo 121 partite, 48 gol, due LCA rotti e tanti “quasi gol” in momenti chiave degli ultimi anni che hanno finito per adombrarne il ricordo nei tifosi partenopei – a cedere il testimone al giovane nigeriano.

Ma che giocatore è Victor Osimhen? Sarà in grado di prendere in mano il Napoli e dare agli azzurri quel qualcosa in più che spesso è mancato in termini di finalizzazione? Domande a cui solo il campo, una volta che la giostra della Serie A si sarà rimessa in moto (molto presto quindi, o forse no), saprà rispondere in maniera definitiva. Tuttavia la curiosità è tanta, quindi la voglia di conoscere meglio quello che sarà l’acquisto di punta della prossima campagna di rinforzamento del Napoli era tale da spingerci a dare un’occhiata a quello che è stato, finora, il percorso di Osimhen.

La presentazione, numeri alla mano, è lusinghiera: Osimhen ha concluso (anzitempo, come noto) il suo primo torneo francese con 13 reti realizzate in 27 partite, numeri che lo pongono al quarto posto nella classifica cannonieri della Ligue 1 subito dietro a nomi affermatissimi come Mbappé, Ben Yedder Dembelé. Una stagione importante dal punto di vista realizzativo, che lo rende uno dei pochissimi Under-23 a essere entrato nella top-5 della classifica cannonieri di uno dei massimi campionati europei (gli altri sono il già citato Mbappé, Rashford e Sancho, con Haaland fuori solo perché la prima metà di stagione l’ha trascorsa in Austria). Questo in particolare ha messo sulla cresta dell’onda Osimhen, erettosi come uno dei pochi giovani attaccanti davvero promettenti in giro per l’Europa, l’unico ancora ingaggiabile per cifre “normali” che ovviamente sarebbero insufficienti per altri profili più noti, e per questo finito sui taccuini non solo di Giuntoli, ma anche su quelli degli osservatori di Liverpool e Chelsea, uscite (stando alle ultime news) sconfitte dagli azzurri nell’asta venutasi a creare.

Osimhen esulta dopo un gol: considerando anche Coppa di Francia, Coppa di Lega e Champions League, le esultanze del giovane centravanti nel 2019-2020 salgono a 18.

Se ciò spiega il perché del prezzo che ha finito inevitabilmente per lievitare, ciò rappresenta in un certo senso “un’assicurazione” sulle qualità del ragazzo, la cui ascesa, iniziata prestissimo col trionfale Mondiale Under-17 del 2015 in cui mise a referto 10 gol in sole 7 gare attingendo a gran parte del suo repertorio, è ripartita vertiginosamente dopo la battuta d’arresto subita alla sua prima stagione europea fra le fila del Wolfsburg.

Decisivo, in questo senso, è stato l’arrivo al Lille: Osimhen, grazie alle sue considerevoli capacità atletiche (è alto 186 cm, che in una squadra notoriamente piccola come il Napoli fanno sempre comodo), è risultato sin da subito perfetto per il gioco fatto prettamente di transizioni dirette e verticali proposto dal tecnico Galtier. Al contempo, l’abito tattico della squadra è cucito apposta per le caratteristiche del 22enne nigeriano, che sa essere letteralmente devastante quando ha la possibilità di accelerare in campo aperto.

Un assaggio della velocità di Osimhen, imprendibile per gli avversari in allungo e capace di resistere molto bene ai contrasti anche duri

Un giocatore che ama partire da lontano ma che ha come meta sempre l’area di rigore, dentro la quale diviene un calciatore molto pratico: fra i calciatori ad aver giocato per più di mille minuti in Ligue 1, Osimhen è il terzo per tiri in area di rigore. Non è insomma un tiratore seriale, che cerca la conclusione in ogni momento (come lo può essere proprio il suo futuro capitano Insigne ad esempio) anche quando questa è di difficile realizzazione, ma un attaccante pratico, funzionale, in grado di selezionare con cura i propri tentativi di tiro, scegliendo quelli di volta in volta più efficaci.

Dove però Osimhen mostra il meglio del suo repertorio è negli smarcamenti alle spalle della linea difensiva avversaria: osserviamo ad esempio questo gol, realizzato contro il Monaco.

Un gol manifesto delle sue qualità, avendone segnati di simili anche contro Marsiglia ed Amiens

Osimhen all’inizio dell’azione si mette in mezzo ai due centrali, fermandosi quando si accorge di essere finito in offside; una volta tornato in gioco taglia con un tempismo perfetto alle spalle di Glik, per poi anticipare con uno scavetto di una freddezza e una precisione chirurgica il portiere in uscita, che pure aveva scelto bene i tempi per chiudere come meglio poteva lo specchio della porta.

Velocità, timing perfetto nei tagli alle spalle della difesa e una certa predisposizione a partire largo e lontano dalla porta (confermata anche dal tecnico francese, che lo ha spesso schierato anche come esterno in un 4-2-3-1), oltre all’acquisto già concluso di Petagna durante l’ultima sessione invernale, non traggano però in inganno: Osimhen non è un acquisto pensato in ottica post-Callejon, dotato com’è di un istinto da prima punta vera che sente la porta (istinto che lo ha aiutato anche quando il primo controllo non è stato di certo perfetto) e di un fisico che lo rendono perfetto per il lavoro sporco che Gattuso chiede spesso alla sua prima punta per aiutare la squadra a risalire in transizione.

Osimhen è, insomma, un calciatore dagli enormi margini di miglioramento e con qualità ben precise ma anche limiti ancora ben chiari: il giovane nigeriano infatti pecca ancora di un primo controllo sobrio ma non ancora efficientissimo, che finiscono per metterlo in difficoltà quando gli spazi si restringono e gli viene richiesto di giocare spalle alla porta. Un aspetto del suo gioco da migliorare assolutamente, vista l’efficienza con cui le difese della Serie A sanno congestionare gli spazi.

La Serie A sarà quindi un importante banco di prova per l’ambizioso (ha dichiarato tempo fa di ispirarsi a Drogba e di sognare il Real Madrid) classe ’98, che dovrà dimostrare di essere un centravanti di livello anche al di fuori della comfort-zone che rappresentavano Lille e la Ligue 1. Il Napoli al contempo ringiovanisce l’attacco (reparto più “anziano” della squadra con le 33 candeline di Mertens e Callejon, le 29 di Insigne e le 27 di Politano) e ne guadagna un centravanti molto diverso da Milik, la cui avventura alle pendici del Vesuvio è decisamente all’epilogo: meno associativo ma assolutamente più dinamico del polacco, per molti versi più adatto al gioco che Gattuso ha in mente per il suo Napoli, specie quando deve affrontare squadre di pari livello se non superiore.

Una scommessa in cui gli azzurri credono fortemente, sperando di rivedere anche in azzurro quel calciatore fisicamente dominante (che manca dai tempi in cui il Matador metteva a ferro e fuoco i campi di tutta Italia) che ha travolto le difese avversarie oltralpe.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.