Interventi a gamba tesa

16.06.83, massacro a New York


Al Madison Square Garden di New York, il 16 giugno del 1983 Roberto Duràn e Davey Moore si incontrarono per contendersi il titolo dei superwelter, ma prima della sfida principale ci fu un match su tutti a colpire l’attenzione: Billy Collins Jr. contro Luis Resto. Si preannunciava un incontro interessante: diventerà una mattanza dal tragico epilogo. 


Billy Collins aveva ventidue anni, un buon pugile, con una media tra i professionisti davvero rispettabile: su quattordici incontri, nessuna sconfitta e 11 k.o. rifilati. Una carriera di tutto rispetto, fino al tragico atto newyorchese contro Luis Resto, di sei anni più grande, 31 match disputati e 19 vittorie ottenute.

Billy non poteva sapere che quello sarebbe stato il suo ultimo atto d’amore e rispetto nei confronti del pugilato. Non solo, perchè  avrebbe sancito l’inizio del suo crepuscolo in quanto essere umano.

Il Madison Square Garden, uno dei templi dello sport mondiale stava attendendo l’incontro tra Roberto Duràn e Davey Moore valido per il titolo dei superwelter e  nessuno avrebbe mai immaginato che il match tra Collins e Resto sarebbe entrato nella storia, tanto meno per ragioni macabre e antisportive.

L’incontro ebbe inizio e Collins si dimostrò dotato di una maggior caratura tecnica. “Potrebbe diventare un campione”, avrà bisbigliato qualcuno.

C’era, fin da subito, un particolare che avrebbe dovuto far pensare i telespettatori da casa, favoriti da una qualità audio maggiore rispetto ai tanti appassionati in platea: quando Collins metteva a segno i suoi colpi, il rumore che emettevano i  guantoni, entrati in contatto con la pelle dell’avversario, era di un normale pugno eseguito con un guantone regolamentare, mentre quando Resto colpiva non era esattamente la stessa cosa perchè il suono che veniva fuori dai suoi colpi risultava netto, come se avesse delle mani d’acciaio.

Oppure come se qualcuno avesse truccato i guantoni. 

All’ultimo sangue

Il match per Collins fu agonia pura. Mano a mano la sua faccia cominciava a deformarsi e gli occhi, cerchiati da un netto colore violaceo, cominciavano a chiudersi sotto i colpi proibiti dello sleale Resto: il pugile portoricano non accennò un minimo senso di ripensamento. No, intendeva distruggerlo.

Chissà cosa pensava Billy in quei momenti. Probabilmente aveva cominciato ad immaginare il doloroso tranello tesogli, ma non intendeva indietreggiare: piuttosto sarebbe caduto senza mai abbassare lo sguardo.

E così fece. 

Cominciavano a spuntargli macabre occhiaie, ma lui non cessava di sciorinare la sua boxe, la sua arte di vita, neanche in quegli istanti di puro dolore.

Gli ultimi quattro round furono i peggiori per Collins, il sangue cominciò a sgorgare da uno zigomo, Resto continuava a tirare sassate senza sosta, Collins rispondeva al meglio delle sue possibilità.

Il decimo e ultimo round fu una lenta e macabra danza, anche Luis Resto stava accusando i colpi subiti: pensava forse che Billy si sarebbe tirato indietro?

Il match terminò con un gancio sinistro di Collins.

The end.

Luis Resto venne eletto vincitore e, come se avesse portato a termine il più regolare dei match, si avvicinò al malconcio Collins, si abbracciarono, Luis strinse la mano al padre e allenatore avversario Billy Senior e fu proprio in quel momento che la piramide di fango cadde su se stessa: da ex pugile, entrando a contatto con i suoi guantoni, non potè non accorgersi che qualcosa non quadrava. Chiamò a gran voce l’arbitro. Resto si dimenò senza troppa forza, cercò di divincolarsi, ma ormai era troppo tardi.

Panama Lewis, l’allenatore del vincitore, aveva tolto da ogni guantone un’oncia di imbottitura. Come se non bastasse, lo stesso Luis Resto dichiarò nel 2007 di aver imbevuto le fasce utilizzate con dell’intonaco a base di gesso, in modo tale da farle poi indurire. Ecco spiegato il rumore sordo dei suoi colpi: stava letteralmente prendendo a sassate Collins.

Il buio delle anime

Resto e Lewis vennero espulsi a vita dal mondo della boxe e nel 1986 processati e condannati per aggressione, cospirazione e possesso illegale di armi mortali con conseguente detenzione di due anni e mezzo. Vennero denunciate la società organizzatrice Top Rank Boxing, gli ispettori, l’arbitro dell’incontro e la Everlast,  ditta produttrice dei guantoni di Resto, ma le cose non andarono come la famiglia Collins aveva sperato.

Billy subì danni permanenti alla vista e così, non potendo boxare, cadde in una spirale senza biglietto di ritorno, diretta nelle tenebre visivo-psicologiche della depressione. Morì il 6 marzo 1984, dopo essersi schiantato con la sua auto. Quel match ebbe un impatto devastante sulla sua vita, le conseguenze lo annullarono nella propria essenza, nonostante abbia provato diverse volte a risollevarsi, non riuscendoci.

Nel 2007 Luis Resto chiese pubblicamente perdono per quanto aveva fatto.

Quel maledetto 16 giugno 1983 portò per sempre con sè anche la sua anima, ormai erosa dal rimorso.


 

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.