Interventi a gamba tesa

Perché Dybala è nel momento migliore della sua carriera


Questa stagione è il bivio per l’argentino: verrà ricordato da campione come tanti o riuscirà ad entrare nella storia di questo sport? Quel che è certo è che a 27 anni deve dimostrare da che parte stare, e la strada intrapresa sembra essere finalmente quella giusta.


Prima punta insieme a Franco Vazquez a fargli da spalla nell’1-1 offensivo del Palermo, trequartista nel 4-2-3-1 a cinque stelle di Allegri e per alcune partite con Sarri, quasi centrocampista sempre con Max (che di lui disse “un giorno mi ringrazierà”), esterno nel 4-3-3 e attualmente seconda punta libera di inventare con l’attuale tecnico toscano: finalmente l’argentino di Laguna Larga sembra aver trovato il suo posto nel mondo. Pardon, nel campo.

Numeri alla mano, nella stagione 2019-20, non solo sembra essersi risolta l’incognita tattica sulla posizione di Dybala, ma è chiaro come sia determinante la sua capacità di essere più decisivo del solito.

Per ben otto volte quest’anno, la Joya ha segnato il gol dell’1-0 della Juventus, quello più importante per i bianconeri, spesso abituati a giocare contro difese basse e chiuse.

Le sue reti che sbloccano il risultato partono da quella all’andata contro l’Inter, proseguono con il rigore al Lecce, con il destro al Milan, la punizione all’Atletico, il capolavoro balistico alla Samp (passato inosservato per lo stacco record di Ronaldo).

Alla ripresa del campionato, per tre volte consecutive sblocca i match: contro Lecce, Genoa e Torino.

A dimostrazione del fatto che i suoi gol siano così importanti, si può vedere come abbiano portato sempre alla vittoria, a parte il pareggio esterno di Lecce, ma non solo: per due volte le sue prodezze sono state il gol partita.

Quello che per Dybala sembrava poter essere il limite, cioè la confusione tattica, sembra ora essere un valore aggiunto: il fatto di avere in passato ricoperto più ruoli ha portato ad una grande varietà nella tipologia dei gol. Se quelli alla Samp, all’Atletico, al Genoa e al Toro provengono dalla posizione prediletta per il suo mancino, il fulmineo fendente ad Handanovic proviene da un movimento da prima punta, e in quello al ritorno con il Lecce riceve palla in posizione da trequartista.

L’argentino non è alla sua miglior stagione realizzativa (nel 2016-2017, alla terza con la Juventus, mise a segno 26 centri in 46 partite), ma è sicuramente nel suo livello di massima maturità, per sé e per la squadra.

Questo avviene per alcune ragioni principali:

Lo sbarco di Sarri a Torino

L’arrivo di Sarri lo ha liberato da delle catene che sembravano avvolgerlo nella sua ultima stagione con Allegri. Spesso si era fatta ironia sul suo utilizzo quasi da mezzala, lontano dalla zona calda e sempre assediato da un difensore avversario. L’arrivo di Cr7 lo aveva poi costretto a un maggiore sacrificio nella fase di ripiegamento.

La Joya era stato infatti poco prolifico, con 10 gol in 42 partite, spesso costretto a coprire numerosi metri fino ad arrivare vicino l’area avversaria. Si era parlato per lui di una cessione all’Inter o in Inghilterra (Tottenham e Manchester United su tutte) per monetizzare e dare l’assalto a una prima punta che sarebbe corrisposta ai nomi di Lukaku o Icardi, un grande giro di attaccanti. Invece Dybala si è impuntato, dichiarandosi innamorato dei colori bianconeri, dopo un confronto, si dice, con Pavel Nedved.

L’arrivo di Sarri sembrava lasciar presagire un continuum di incertezza tattica, visto il tridente offensivo tipico del tecnico di Figline, tanto che l’argentino è titolare solo alla quinta partita, contro l’Hellas Verona, in posizione di prima punta. L’altro ruolo in cui Sarri lo prova è trequartista, assieme a Cristiano Ronaldo e Higuain. Qui avviene, secondo me, il cambio mentale nella testa di Sarri e di Dybala stesso. Il “trequartismo” dell’argentino lo è solo sulla carta: non è circoscritto in nessuna zona di campo ed è libero di decidere se arretrare o puntare la porta. Insomma, gli viene lasciata quella fantasia e quell’indipendenza che serve ai giocatori tecnici come lui. Se l’esperimento tattico del tridente dura poche partite poiché poco supportante in fase di ripiego, la trasformazione è ormai già avvenuta: Dybala è adesso anarchico e fantasioso, e sgombro da dettami difensivi.

La complementarità con CR7

Avere a fianco uno come Cristiano Ronaldo non può che fare bene: secondo le recenti parole di Sarri, i due si cercano come non mai in allenamento, facile per chi, come loro, parla la stessa lingua calcistica.

Le parole dell’allenatore testimoniano l’intensificarsi dell’intesa tra i due nel periodo post-Covid. I numeri confermano la teoria: fino alla partita contro il Torino, i due sono stati assoluti protagonisti in zona-gol, ben 8 su 13 segnate. Il fatto che i due giochino nelle zone in cui è permesso rientrare sul piede preferito provoca uno sbilanciamento nelle difese avversarie e quindi uno smarcamento facilitato. Dybala può diventare in questo momento quello che Benzema era per lui nel Real Madrid, anche se con caratteristiche e movimenti assai diversi: un partner che libera spazi.

La sostanziale differenza è che anche Cristiano in questo momento è assai utile per i movimenti di Dybala: è anche lui che lavora per gli altri, non solo gli altri che lo fanno per lui.

La vita fuori dal campo

Il legame con Oriana Sabatini lo rafforza, mentre la rottura con la ex Antonella Cavalieri lo distrasse: gossip a parte (mondo che deve essere più lontano possibile da quello del calcio), sappiamo quanto sia importante l’aspetto mentale e la tranquillità di un calciatore fuori dal campo. La solidità con la quale hanno superato la sfida del Coronavirus può rappresentare un avvenimento che può dar sicurezza nella vita privata.

Dybala sembra molto più sereno anche sul terreno di gioco, mentre gli anni precedenti sembrava più imbronciato. Certo, la colpa era delle soluzioni tattiche che gli venivano proposte, ma la serenità fuori dal campo, forse, mancava.

Conoscere se stessi

E’ innegabile il suo miglioramento a livello fisico: Dybala è alto 1.77 e fino tre anni fa pesava circa 74 chili. Il lavoro di prosciugamento muscolare fatto sull’argentino (presumibilmente da Sarri in poi) è ben visibile, pesa adesso circa 68 chili.

Se Dybala perde molto negli scontri fisici, guadagna in rapidità, è più brevilineo e scattante, qualità che lo avvicina al miglior Messi degli anni passati. Infatti, l’argentino di Rosario, alto 1.69, pesa ben 67 chilogrammi, in modo da poter tenere maggiormente “botta” dopo anni di carriera.

In sostanza, Paulo Dybala si trova a quasi 27 anni nel momento di massimo splendore della carriera, tutto questo per i motivi sopracitati. L’argentino si è sempre ritrovato un gradino sotto a coloro che vengono considerati i campionissimi dei nostri anni. La differenza con loro sta nella conquista di numerosi trofei e nella concretezza nella partite che contano, finali comprese.

Ecco, una conquista di un trofeo internazionale, che causerebbe sicuramente una sua candidatura a numerosi premi personali (come il Pallone d’Oro), riuscirebbe a renderlo riconosciuto in tutta Europa come uno dei calciatori più talentuosi (e decisivi) della sua generazione.


 

 

Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.