Interventi a gamba tesa

Ci aspetta un’indigesta abbuffata di calcio


Alcuni giorni fa è stato presentato il calendario dei prossimi Mondiali di calcio che si terranno in Qatar nel 2022. Sarà l’edizione più compressa della Coppa del Mondo, con 4 partite al giorno per i primi 12 giorni e solo 3 momenti di pausa. La finale sarà il 18 dicembre, ma la manifestazione è  stata accompagnata da polemiche sin dal momento della sua assegnazione.


Due parole possono aiutare a descrivere il Mondiale del 2022 in Qatar e la prima è stupore. Il 2 dicembre 2010 nessuno immaginava nel quartier generale della Fifa che l’organizzazione della più prestigiosa manifestazione calcistica venisse affidata al Qatar. Nessuno, tranne i 14 delegati che al momento della votazione finale preferirono il piccolo e ricchissimo emirato.

Stupore

La candidatura qatariota era considerata quella meno solida e attraente tra le presenti, poichè alla vigilia la proposta americana era destinata a fagocitare i progetti di Corea del Sud, Giappone ed Australia. Il Qatar, infatti, non presentava alcuna esperienza nell’organizzazione di eventi su scale globale e, benchè al comitato organizzatore non mancassero le risorse economiche, vi era molto scetticismo sulla sua capacità di rispettare i tempi e le scadenze. L’ambizioso progetto prevedeva la costruzione di 9 stadi ex novo e l’ampliamento dei 3 già esistenti, ma il più grande evento sportivo che il paese avesse mai ospitato erano i modesti Asian Games del 2006.

La sorpresa della scelta comprendeva anche gli aspetti propriamente sportivi. Il Qatar è una nazione con una scarsissima tradizione calcistica, anche a causa delle alte temperature locali che non invogliano a praticare sport. Fu proprio questo uno dei primi problemi che vennero affrontati a candidatura ottenuta. Nonostante gli organizzatori proposero di inserire potenti strutture di condizionamento negli stadi, la FIFA decise di spostare l’evento in inverno.

Un inverno diverso

Il caldo estivo del Qatar non permette di resistere molto all’aperto e sarebbe stato difficile mantenere al fresco dei centri commerciali ed hotel il grande numero di persone che il Mondiale attira. Inizialmente sembrava che le proteste dei club e delle televisioni, costrette a cambiare completamente i piani, potessero modificare la scelta. Le necessità climatiche, peró, hanno lentamente convinto anche i più scettici.

Il nuovo periodo in cui si svolgerà il Mondiale, solitamente occupato dai vari campionati, ha fortemente influenzato la definizione del calendario dell’evento: sarà l’edizione più corta dal 1978, quando in Argentina vi erano solo 16 squadre e non 32. I tifosi si devono preparare ad una lunghissima abbuffata di calcio, che ci accompagnerà fino alle feste natalizie. La partita inaugurale sarà il 21 novembre e la finale il 18 dicembre, giornata della festa nazionale qatariota. Le partita saranno quindi compresse in 28 giorni e, fatta eccezione per 3 momenti di pausa a ridosso dei quarti, delle semifinali e delle finali, si giocherà tutti i giorni.

Il menù appare ricchissimo per gli appassionati, ma c’è il rischio che tutto ciò possa rivelarsi davvero sgradevole.

Indignazione

Purtroppo, la seconda parola che facilita a comprendere meglio questi Mondiali è indignazione poichè sono molte le ombre che accompagnano l’organizzazione della prima Coppa del Mondo in Medio Oriente. Lo scandalo corruzione che ha stravolto la Fifa nel 2015, e che ha portato alla fine del regno di Blatter, ha avuto ripercussioni anche sulla correttezza dell’assegnazione del Mondiale al Qatar.

Benchè nulla contro questo piccolo stato sia stato provato, dal 2015 in poi si sono susseguite accuse nei confronti del Qatar. L’episodio che ha fatto più clamore riguarda il fermo di Platini nel 2019, quando l’ex fuoriclasse della Juventus è stato interrogato per la sua presenza ad una cena di gala all’Eliseo nel 2010. Secondo la procura francese, infatti, oltre a Sarkozy, all’epoca presidente della Francia, era presente anche il principe ereditario del Qatar Tamin bin Hamad al-Thani. L’incontro sarebbe servito per convincere Platini a votare per il Qatar come paese ospitante dei Mondiali.

Michel Platini ha più volte ammesso di aver votato per il Qatar, ma non a causa di quella cena.

Le accuse per l’emirato non riguardano però solo il calcio, poichè Arabia Saudita, Egitto, Bahrein e Emirati Arabi Uniti hanno iniziato nel giugno 2017 un embargo nei confronti del Qatar. Essi hanno interrotto le relazioni con Doha perchè l’accusano di finanziare organizzazioni terroristiche e chiedono inoltre la chiusura del network qatariota Al Jaazera perchè sarebbe utilizzato come strumento mediatico di soft power.

La tensione politica nella penisola araba non preoccupa (al momento) l’organizzazione del Mondiale, ma certo fa capire come siano difficili i rapporti che il Qatar intrattiene con i suoi vicini. Lo sviluppo del Qatar è osteggiato da vari paesi del Medio Oriente sin dagli anni ’90 quando la monarchia, all’epoca retta dal padre dell’attuale emiro, cercò di imporre il Qatar come principale potenza regionale.

Manodopera

Infine, le degradanti condizioni di lavoro che il Qatar impone ai propri operai, impiegati nella costruzione degli stadi, rappresentano il più grave aspetto di questo mondiale. Noi di sportellate avevamo già sottolineato queste tristi notizie qualche tempo fa, ma sembra che poco sia cambiato nel frattempo.

Il Qatar è la nazione con il pil pro-capite più alto al mondo, ma la ricchezza non è distribuita come si potrebbe immaginare. Quasi il 90% della popolazione presente in Qatar è straniera: si tratta di lavoratori impiegati nel settore dei servizi o delle costruzioni provenienti prevalentemente da India, Pakistan e Sud-est asiatico. Oltre ad essere presente la Kafala, un affido lavorativo che spesso si trasforma in schiavitú, il livello dei salari di chi costruisce gli stadi è intollerabile.

Il Guardian ha reso noto che la paga per questo genere di operai è di circa 5 sterline al giorno. Inoltre, il divieto imposto dalle autorità locali che impedisce di lavorare per il caldo eccessivo dalle 11.30 alle 15.00 nel periodo tra metà giugno ed agosto secondo lo stesso quotidiano inglese non verrebbe rispettato.

Qualche elemento positivo di cambiamento in Qatar si inizia a intravedere. Per gennaio 2020 era attesa la modifica della Kafala: si sarebbe così favorita una maggiore mobilità dei lavoratori tra le imprese e introdotto un salario minimo senza discriminazione per nazionalità. L’inizio di questi miglioramenti era già stato annunciato qualche mese prima, ma la pandemia sembra aver raffreddato il processo.

Nel 2013 la confederazione sindacale internazionale ITUC aveva denunciato un numero inaccettabile, 1200, di morti sul lavoro in Qatar solo nella costruzione degli stadi. Le autorità locali, però, nell’ultimo report pubblicato sulla sicurezza lavorativa nella costruzione delle infrastrutture per il Mondiale hanno dichiarato la morte di sole 9 persone nel 2019. Inoltre, secondo le stesse autorità, i morti sul lavoro da iniziò lavori sono 34 in totale.

Si tratta dell’ennesima dimostrazione di opacità e inadeguatezza di un Mondiale, che offrirà ai tifosi una scorpacciata di calcio con ingredienti che però sono già avariati.


 

Milanese, classe ’95. Laureato in economia, sarà per sempre riconoscente a De Coubertin per aver risuscitato le Olimpiadi. Adora gli sport: quelli in cui il denaro regna sovrano, quelli in cui "tanto sono tutti dopati", quelli americani, quelli invernali e quelli minori. Gli ultimi sono quelli per i quali ha un interesse maggiore.