Interventi a gamba tesa

Cristiano Ronaldo è già tra i più grandi realizzatori della storia della Juventus?


Per capire l’impatto sportivo del portoghese sul “mondo Juve” mettiamo a confronto la sua media gol con quella di altri grandi campioni del passato bianconero.


A metà novembre 2019, dopo la sostituzione di Ronaldo contro il Milan e il gol vittoria del subentrato Dybala, in molti avevano cominciato a sussurrare di un acquisto errato, sostenendo che la società bianconera avesse investito troppo per un giocatore ormai sul viale del tramonto.

In quella fase della stagione il portoghese era oggettivamente appannato, appariva statico e incapace di creare superiorità numerica saltando il diretto avversario; anche il consueto cinismo sotto porta risultava impolverato. Decisamente il suo momento peggiore con la casacca bianconera.

Cristiano contro il Milan esce tutt’altro che sereno.

(Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Dopo quella sostituzione, però, quasi a voler zittire qualsiasi mormorio sul declino di una strepitosa carriera, è partito (e dura ancora oggi) il miglior momento di CR7 alla Juve.

Il portoghese, solleticato nell’orgoglio, ha deciso di dimostrare di essere ancora supercompetitivo.

Questa seconda stagione, infatti, nonostante non sia ancora conclusa, per l’attaccante di Madeira è già molto positiva a livello realizzativo, con uno score di 30 reti in campionato, 2 in Coppa Italia e 2 in Champions League. Si è già migliorato rispetto allo scorso anno: 34 gol contro 30.

Oggi, a poco più di due anni dal suo arrivo in bianconero e con il secondo scudetto consecutivo ormai in tasca (salvo cadute catastrofiche), è più che legittimo cominciare a proporre un primo mini-bilancio della sua esperienza torinese.

Vogliamo tentare di realizzare tale operazione attraverso un’analisi comparativa dei suoi numeri realizzativi bianconeri, per tentare di capire se CR7 è già entrato nella storia della Vecchia Signora e, soprattutto, se i famosi 100 milioni di euro (più i 30 di ingaggio) sborsati da Andrea Agnelli nell’estate 2018 sono stati non solo un affare mediatico (questo sembra essere certo, vista anche la recente notizia del balzo della Juventus in testa ai marchi italiani più seguiti su Instagram), ma anche sportivo.

Nel farlo, vogliamo prendere in considerazione il parametro probabilmente più importante per uno come lui, ovverosia la media realizzativa (il numero di reti siglate in relazione alle partite disputate), e raffrontarlo con le cifre di altri grandi campioni che in passato hanno vestito il bianconero torinese.

Il confronto non viene fatto unicamente con dei centravanti puri, ma, d’altronde, anche il portoghese non è un nove vecchio stile, parte da sinistra e ama svariare su tutto il fronte offensivo, ma è certamente inquadrabile nella definizione di “realizzatore”.

È necessaria solo una piccola premessa: tentare di effettuare paragoni numerici tra giocatori con ruoli differenti e che hanno calcato i campi da gioco in epoche diverse, è ovviamente un’operazione ontologicamente imperfetta, ma, allo stesso tempo, può fornire un parametro oggettivo dei primi due anni del portoghese a Torino, scevro da qualsiasi contaminazione riconducibile a valutazioni personali.

Da ultimo, è necessario sgombrare il campo da una delle più frequenti (e più insensate) contestazioni mosse agli attaccanti che segnano molto calciando un numero rilevante di rigori: “eh ma con tutti quei rigori”. Il calcio di rigore è un elemento integrante del gioco e, dunque, non ha alcun senso “pesare” i gol siglati in tale maniera con una bilancia differente. Prendersi la responsabilità di calciare dagli undici metri (e segnare) è certamente un connotato importante nel bagaglio tecnico di un giocatore: occorre avere personalità, freddezza e spiccata capacità di calcio.

Poste queste doverose premesse, passiamo al confronto dei numeri.

Partiamo nell’analisi con il dire che Cristiano veniva da numeri irreali nella sua esperienza madrilena: 9 stagioni, 438 presenze e 450 gol, più di un gol di media a partita (1,03).

Se è praticamente impossibile che a 35 anni possa mantenersi su medie del genere, peraltro giocando in un calcio in cui tendenzialmente le partite sono meno ricche di gol rispetto a quello spagnolo, la lettura dei numeri bianconeri nelle prime due stagioni di CR7 lascia comunque di stucco.

85 presenze e 62 gol, con una media di 0,73 gol per partita. Uno ogni 119 minuti giocati.

Anche con la Juve, dunque, i suoi numeri realizzativi sono, all’evidenza, pazzeschi.

In termini assoluti è già 23esimo (dietro Pavel Nedved) tra i migliori realizzatori della storia della Juve, unico tra i primi 30 con meno di 140 partite disputate.

Pur essendo scontato che la comparazione non risulti perfettamente simmetrica, stante il numero di partite decisamente inferiore rispetto ad altri giocatori del passato, al momento la sua media gol è la migliore di tutta la storia bianconera.

Per trovare un giocatore della Juve con la media gol che si avvicini alla sua occorre andare indietro di 70 anni, fino al danese John Hansen (0,66), bomber dell’immediato secondo dopo guerra, che ha vestito la maglia della Juve dal 1948 al 1954 siglando 124 reti in 187 presenze.

Al terzo posto il leggendario Omar Sivori, che, con il suo mancino fiabesco e il suo carattere tutt’altro che docile, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 fece innamorare l’Avvocato Agnelli, il quale lo paragonò ad un vizio: “Sai che alla lunga non ti farà bene, ma non puoi farne a meno”. Per El Cabezon, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi talenti del ‘900, 163 gol in 254 partite e una media di 0,64 gol a partita.

I calzettoni totalmente abbassati erano il marchio stilistico dell’argentino.

Solo altri cinque giocatori si sono avvicinati a tali cifre, superando la media di un gol ogni due partite.

John Charles, imponente centravanti gallese, che proprio con Sivori componeva una coppia d’attacco stellare (104 reti in 179 presenze; 0,58 gol a partita).

Il Divin Codino Roberto Baggio che negli anni ‘90 ha giocato 200 partite con la Juve, mettendo a segno 116 reti (stessa media di Charles).

L’attuale allenatore del Benevento Pippo Inzaghi: per lui 4 stagioni a Torino, condite da 165 presenze e 89 reti (0, 54 per partita).

Il francese David Trezeguet, simbolo della Juve del primo decennio del 2000, sceso nell’inferno della B dopo averci “regalato” la Coppa del Mondo con il suo errore dal dischetto, che con la Juve ha collezionato 320 presenze e 171 reti (0,53).

E, infine, l’Apache Carlitos Tevez, l’unico che in tempi recenti si sia mosso su certe medie realizzative: 50 gol in 96 presenze (0,52).

Altri grandissimi della storia bianconera neppure si avvicinano ai numeri di CR7.

Le Roi Michel Platini si ferma ad una media di 0,47 gol per partita (104 gol in 227 partite); Gianluca Vialli, il capitano dell’ultima Champions League juventiva, con 53 gol in 145 partite viene quasi doppiato dal portoghese (0,37); il suo compagno di attacco nel ’96 Fabrizio Ravanelli (68 reti in 160 presenze) fa leggermente meglio (0,43), ma è comunque distante anni luce dal portoghese. Staccatissimi anche il pallone d’oro Paolo Rossi (0,31) con 44 reti in 138 presenze e il polacco Zibì Boniek, 31 reti in 133 partite (0,23).

Un discorso a parte andrebbe fatto per Del Piero, Boniperti e Bettega, i 3 migliori realizzatori in termini assoluti della storia bianconera, il cui numero di presenze è talmente elevato da impattare in maniera significativa sulla possibilità di effettuare una comparazione. Tuttavia, volendo comunque forzare il parallelismo, è evidente come i numeri siano sempre, inesorabilmente, dalla parte di Cristiano: Pinturicchio 290 reti e 706 presenze (0,41), Boniperti 179 in 459 (0,39) e Bettega 179 in 482 (0,37).

Ad eccezione del citato Tevez, che in due anni aveva conquistato il cuore dei tifosi dello Stadium, anche nelle stagioni recenti nessuno è riuscito ad avvinarsi alla media gol del nativo di Funchal.

Il confronto è impietoso con Mandzukic e Morata, rispettivamente 44 reti in 162 presenze (0,27) e 27 in 93 (0,29).

Certamente meglio di loro Paulo Dybala che in termini assoluti ha circa 30 reti più di Ronaldo (95), raggiunte, però, con quasi il triplo delle presenze (225), per una media di 0,42 gol a partita.

Il paragone più calzante rimane, però, quello con Gonzalo Higuain, il cui acquisto, sia per il costo del cartellino sia per l’hype che aveva generato, è certamente quello che più si avvicina ai 100 milioni di CR7. Tuttavia, l’argentino nelle sue tre stagioni bianconere non è riuscito a rendere come si aspettavano alla Continassa, mettendo a segno “solamente” 65 reti in 145 presenze (0,44). Cristiano è a soli 3 gol di distanza dal Pipita, con 60 partite disputate in meno.

Il battibecco tra i due nella scorsa stagione, con un Higuain furioso.

Nessuno, dunque, nella storia della Juve ha siglato tante reti in così poche presenze e può vantare una media gol come quella del portoghese.

I numeri – come sempre – non mentono e testimoniano la bontà, anche sotto il profilo strettamente sportivo, di un acquisto tanto costoso quanto chiacchierato. Non è una bestemmia affermare che la Juve nell’estate del 2018 sia andata a prendere, se non l’unico, uno dei soli 2/3 giocatori al mondo che avrebbero potuto garantirgli questo apporto in termini di gol.

È evidente, infatti, che, al di là dei discorsi sullo stile di gioco mutato e sulla inevitabile perdita di brillantezza, nonostante i suoi 35 anni Cristiano Ronaldo rimanga un realizzatore eccezionale, un cecchino che continua a nutrirsi di gol ed a macinare record (l’altra sera con la doppietta contro la Lazio è diventato l’unico giocatore aver segnato più di 50 gol in Premier League, nella Liga e in Serie A), facendo felici i suoi tifosi. E non sembra volersi fermare.

In attesa di vedere se riuscirà o meno a raggiungere il vero obiettivo per il quale è stato ingaggiato, riportando a Torino la coppa dalle grandi orecchie dopo quasi 25 anni di delusioni, si può affermare che il suo posto nella Hall of Fame bianconera Cristiano Ronaldo se lo sia già meritatamente conquistato per quanto fatto vedere nelle prime due stagioni sotto la Mole.


 

Nato l’11.07.1991 a Senigallia, città che adoro e che si divide il mio cuore con Bologna (e i suoi tortellini). Difensore per natura, sono passato dalle retroguardie del rettangolo verde alle difese sui banchi di Tribunale, dove svolgo la professione di Avvocato. Amante dello sport in tutte le sue espressioni, ma soprattutto del calcio e della sua incomparabile capacità di emozionare. Ammiratore incredulo del basket americano e suddito di King James sin dal 2004, quando mio padre, di ritorno da una viaggio negli Stati Uniti, mi regalò la canotta n. 23 di Cleveland, “di questo giovane che dicono sia il nuovo Michael Jordan”. Amo la corsa, la lettura e la buona cucina.