Interventi a gamba tesa

Le 5 squadre più penalizzate dalle porte chiuse


Nonostante non siano parte integrante dei risultati sportivi di una squadra, le tifoserie incidono in maniera importante e maggiore in alcune piazze rispetto ad altre. Da questo mini campionato partito dopo il lockdown, la loro assenza ha inciso. Di seguito, proviamo ad elencarvi le 5 squadre europee che, per motivi diversi, hanno maggiormente risentito dell’assenza di tifo. Perché quando la palla scotta (caldo a parte) meglio che ci soffino sopra i cori delle curve.


#1 Genoa C.F.C 1893

L’idea per la realizzazione di questo pezzo è nata in un preciso momento storico recente. Quel momento si ritrova nella prima mezz’ora dello scorso Genoa – Juventus di quindici giorni fa. Chi vi scrive rimase contemporaneamente deluso e sollevato (il motivo lo capirete facilmente) dal clima spettrale di Marassi. Non che quella sia stata la prima gara a porte chiuse del campionato, certo, ma per un tifoso bianconero (ma l’avevate già capito) come me, fu una sorpresa particolare non vedere la bolgia della Curva Nord Genoana spingere gli uomini in rossoblù ad un pressing sfrenato ed estenuante nei primi minuti. La prima mezz’ora tambureggiante del Genoa era ormai diventata una costante assoluta di questo match nel corso degli anni, e fui decisamente sorpreso quando realizzai che, al netto del divario tecnico evidente e del momento di classifica, era davvero il clima dello stadio a fare la differenza nella partenza dai blocchi della squadra ad oggi affidata a Davide Nicola.

La Curva Nord Genoana in un match casalingo.

In un momento storico/sportivo come quello che sta attraversando ora, la tifoseria del Genoa sarebbe stata fondamentale per dare ai rossoblu la spinta forse decisiva per l’ottenimento di una salvezza che si sta facendo complicata. La mente di qualcuno potrebbe andare anche, è vero, al Genoa – Siena del 2012, dove l’allora capitano Marco Rossi fu costretto a far togliere la maglia ai suoi compagni e a ridarla simbolicamente indietro ad una Curva Nord delusa e inferocita per i risultati di una gestione tecnica e presidenziale (quella, a dirla tutta, ancora contestata e contestabile) poco proficua. Ma ad oggi, quella stessa Curva Nord ed in generale tutto Marassi sarebbero stati molto importanti per far pendere le sorti della squadra dalla giusta parte.

#2 U.S. Salernitana 1919

Discorso simile a quello del Genoa, ma meno drammatico sportivamente parlando, si può fare per ciò che riguarda la Salernitana. La compagine campana infatti naviga nel bel mezzo della zona playoff e questo potrebbe essere davvero l’anno buono per una partecipazione quantomeno seria al tabellone per l’accesso alla serie A.

La tifoseria è ormai da anni in contestazione aperta con la gestione “succursariale” da parte di Claudio Lotito, accusato di usare la Salernitana come laboratorio sperimentale della squadra primavera della Lazio, di smantellare la squadra cedendo i suoi pezzi migliori ogni anno e di condurre un mercato sempre orientato ad una stagione di galleggiamento a metà classifica, senza mai osare di più cercando la conquista di una serie A che a Salerno manca dal 1998. Il legatissimo pubblico salernitano farebbe la qualunque per rivivere un’altra annata trionfale come quella vissuta sotto la gestione di Delio Rossi in panchina e dei vari Gattuso, Di Michele, Di Vaio e Vannucchi in campo, anche se negli ultimi anni sembra più orientata alla contestazione dell’attuale società per via di questo utilizzo poco corretto di un bacino d’utenza come quello salernitano, capace di raggiungere picchi e record di abbonamenti sia in serie B che nelle serie minori.

La rete di Vannucchi in un Salernitana – Vicenza di fine campionato 98/99, fondamentale per tenere vive le speranze salvezza dei granata. La regia dell’epoca indugia sul presidente Aliberti, a bordo campo in lacrime.

Con una situazione di classifica che la vede per ora al settimo posto a poche giornate dal termine, la vista dei playoff si fa sempre più nitida. La squadra guidata da Ventura, sicuramente non la più attrezzata per la rincorsa alla massima serie, avrebbe potuto però godere del vantaggio di uno Stadio Arechi gremito in ogni ordine di posto, sia per questo finale di stagione e sia per le sfide senza domani del tabellone playoff. Dando uno sguardo alle altre papabili partecipanti, inoltre, vediamo come nessuna altra compagine abbia una piazza calda e innamorata come quella di Salerno (con tutto il rispetto verso le altre, tra cui spiccano Frosinone e Pisa), mentre ce ne sono diverse che al contrario possiedono bacini d’utenza decisamente minori (pensiamo al Cittadella, a cui va anche riconosciuto il fatto di aver perso degnamente le ultime griglie playoff, guarda caso contro grosse piazze come Verona e Frosinone, e Pordenone).

Il calore del pubblico granata avrebbe sicuramente messo in soggezione la maggior parte di quelli che sarebbero dovuti scendere in campo, ne siamo sicuri.

Una delle tantissime splendide coreografie della Curva Sud Siberiano, chiamata così in onore del grande leader del tifo granata scomparso qualche anno fa.

#3 Sevilla F.C.

Cambiamo decisamente il tenore della discussione citando in classifica il Siviglia dell’ex DS della Roma, Monchi, e di tante altre conoscenze del calcio italiano (Suso è solo l’ultimo in ordine cronologico). In questo caso parliamo di una squadra che ha pienamente raggiunto, e con largo anticipo, il massimo obiettivo raggiungibile ad inizio campionato, quella qualificazione per la prossima Champions League che dalle parti del Nervion non si vedeva da un paio d’anni quando la banda allora guidata da Montella si prese la briga di eliminare Mourinho e il suo United in trasferta, prima di soccombere al Bayern Monaco.

La storica entrata principale del Ramon Sanchez Pizjuan.

Il tenore diverso che questo significato di “porte chiuse” assume deriva da cosa avremmo potuto vedere sugli spalti se solo il Ramòn Sanchez Pizjuan fosse stato agghindato come nelle sue serate di gala. Questo stadio e questi tifosi sono forse i più caldi di tutta la Spagna e la Biris Norte 1975 (in questo articolo di Contrasti si parla della loro storia) è il maggiore gruppo storico di Ultras Sevillista, tra i pochissimi in tutta il paese ad essere rimasto ancora in attività nonostante il tentativo della società di trasformare i suoi hincha in un gruppo pre-costituito, come avvenuto a Madrid con gli Ultras Sur e il Frente Atletico, espulsi in maniera radicale rispettivamente dal Bernabeu e dal Wanda Metropolitano.

Le atmosfere che sanno regalare i tifosi del Siviglia sono uniche e davvero speciali (qui vi alleghiamo un video dell’inno cantato da tutto il pubblico biancorosso in una sfida col Real di qualche anno fa), per questo ci sarebbe piaciuto sapere come si sarebbero comportati in questo finale di stagione trionfale per la banda di Julien Lopetegui. In particolare, avremmo visto volentieri la reazione del pubblico davanti alla parata in mischia di Ocampos (ex esterno Milan e Genoa) su Dmitrovic (anche lui portiere), trasformatosi in ultimo baluardo per l’infortunio di Vaclik nei minuti di recupero dopo aver prima segnato il gol del definitivo 1-0 contro l’Eibar. Inoltre, il rammarico aumenta se pensiamo alle serate europee che attenderanno il Siviglia nel mese di agosto. Gli spagnoli infatti hanno eliminato il Cluj con un doppio pareggio ai sedicesimi di Europa League, e si apprestano ad affrontare la Roma agli ottavi di una coppa che hanno vinto per ben 5 volte (record) di cui tre consecutive. Successi ottenuti grazie anche alla spinta di un Sanchez Pizjuan che ha saputo sempre tirare fuori il meglio nelle partite ad eliminazione diretta. Ci sarebbe piaciuto tanto vedere lo stadio tutto rojiblanco nelle caldissime serate dell’estate andalusa.

La parata di Ocampos nella partita giocata in casa contro l’Eibar.

#4 Leeds United

Ecco, se nel caso del Siviglia parliamo di “una cosa che ci sarebbe piaciuto vedere”, nel caso del Leeds United parliamo di un vero e proprio peccato. Già, perché dalle parti di Elland Road la Premier manca dal 2004 e vedere i Peacocks festeggiare la massima serie davanti alla propria gente sarebbe stato un evento che trascenderebbe dalla semplice curiosità e varcherebbe le soglie dell’evento storico. La squadra gestita da Bielsa (qui un nostro articolo su di lui) in panchina e dall’italiano Andrea Radrizzani alla presidenza ha infatti giocato una Championship di altissimo livello, arrivando ad avere 8 punti di vantaggio sul West Bromwich Albion ad una giornata dal termine.

Certo, sono ancora lontani i tempi delle semifinali di Champions League sul campo con Harry Kewell e Mark Viduka, cosi come sono lontani i tempi della Leeds Service Crew sugli spalti, il maggior gruppo di sostenitori Whites che hanno sempre dimostrato grosso attaccamento al Club sia in casa che fuori (con picchi leggendari nelle trasferte europee, culminati nella nota trasferta di Roma del 2000). Ma ci spiacerà un sacco non vedere la città festeggiare nella propria casa un ritorno nella massima serie che nobilita anche la stessa Premier League, che si arricchisce di una delle piazze più storiche d’Oltremanica.

La Leeds Service Crew a Roma nel 2000 (credits to www.lamiaroma.it)

#5 Manchester United

Rimaniamo in Inghilterra per l’ultimo punto di questo speciale elenco. Dopo il solito avvio stentato come da molti anni a questa parte, il Manchester United ha cambiato marcia da Gennaio dopo l’arrivo dallo Sporting Clube de Portugal di Bruno Fernandes, centrocampista offensivo passato in Italia con le maglie di Udinese e Novara, per circa 70M di euro. La squadra di Solskjaer ha inanellato una serie di risultati utili che l’hanno definitivamente tirato fuori dalle sabbie mobili della mezza classifica della Premier League, e l’hanno issato ai piani alti addirittura nella zona Champions, traguardo impensabile solo fino a qualche mese fa. Bruno Fernandes è stato quindi il vero regista di questa rimonta, a suon di gol e assist che hanno guidato Martial e compagni al quinto posto in classifica a pari merito con il Leicester, quarto, e con una partita da recuperare.

Lo spettacolare impianto del Manchester United, con la curva di casa, la Stretford End, sullo sfondo.

Nonostante non si respiri da molto tempo l’atmosfera tipicamente inglese di una volta, l’Old Trafford sarebbe stato un ausilio ulteriore per i Red Devils, che avrebbero avuto la possibilità di incutere maggior timore e rispetto negli avversari e di essere trascinati nei momenti di maggiore crisi (come dimostra il pareggio subito a tempo scaduto nell’ultimo turno contro il Southampton).

Da anni, nostro malgrado, il cosiddetto teatro dei sogni è però sempre più diventato “teatro” e sempre meno sognante per i tifosi, quasi sempre rappresentati da clienti paganti della squadra con più tifosi al mondo. La Red Army è solo un ricordo lontano e la spinta non è più quella degli anni ’90. Nonostante questo però, agli avversari le gambe continuerebbero a tremare alla vista di un impianto del genere con il tutto esaurito.


 

27 anni, laureato alla magistrale di turismo, territorio e sviluppo locale presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca. Grande passione per calcio, musica e viaggi. Da sempre appassionato di giornalismo sportivo.