Interventi a gamba tesa

Akinfenwa ce l’ha fatta

(Photo by Dan Istitene/Getty Images)


Nell’estate calcistica più strana e surreale di sempre c’è spazio per belle storie: dall’Inghilterra ci arriva non solo la grande e toccante festa del Liverpool per la vittoria del campionato, ma anche una grande, incredibile storia di rivalsa, riscatto e gioia.


“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura?” si chiedeva De André in uno dei suoi pezzi più famosi e riusciti, ma lo stesso può dirsi anche nella situazione opposta: nel calcio anche essere enormi attira gli occhi e le battute della gente. Specialmente se questo si aggiunge a una carta d’identità che segna l’impetuosa e non più verdissima età di 38 anni.

Adebayo Akinfenwa, alle battutine e allo scetticismo della gente, ci ha fatto ormai il callo: poco conta una carriera di tutto rispetto fatta di reti gonfiate nei campi delle serie minori inglesi; i 102 kg che si trascinano i suoi 185 cm saltano sempre all’occhio (e non potrebbe che essere così) e arrivano prima di tutto, coprendo tutto il resto. Come la sua forza fisica bestiale e un feeling con la rete niente affatto banale.

“The Beast”, come lo chiamano in Inghilterra, è talmente grosso da sembrare un SUV lanciato in un autoscontro al luna park, ma ha anche letture non banali per farsi trovare sempre pronto al posto giusto.

Una carriera umile, fatta di campi di periferia, in Inghilterra e Galles ma non solo (da giovanissimo un’esperienza in Lituania, l’unica esperienza in cui il suo fisico non gli ha causato problemi visto come erano tutti concentrati sul colore della sua pelle), alla quale non sono mancati momenti di gloria. Lo ha aiutato, in tal senso, giocare in Inghilterra: un paese permeato da una tradizione calcistica unica, per cui giocare nelle categorie inferiori non ti impedisce, tramite l’FA Cup, di fare di tanto in tanto incursioni nel calcio dei grandi, quello dei milionari della Premier League.

Proprio in FA Cup inizia la lunga marcia di Akinfenwa: è il 5 gennaio 2015 quando Akinfenwa si prende le luci della ribalta, siglando nel match valido per il terzo turno di FA Cup il gol del momentaneo pareggio fra la sua squadra, l’AFC Wimbledon, e quella del suo cuore, il Liverpool.

Akinfenwa affrontato da Leiva: anche nel contesto dell’atletismo esasperato della Premier, Akinfenwa è semplicemente fuori scala per gli altri utenti del campo da calcio.

Da lì in poi la fama accompagnerà sempre il gigante buono di origini nigeriane: non solo episodi curiosi come quando la leggenda della sua brutale superiorità fisica (suffragata persino dalla serie videoludica per eccellenza del mondo del calcio, FIFA) arriva persino alle orecchie di José Morinho; ma soprattutto tanto calcio, quello vero.

Ancor di più da quando tutto il mondo sa della sua unicità, Akinfenwa deve dimostrare partita dopo partita di non essere un freak, un’esibizione che starebbe meglio su un ring della WWE, ma di essere un calciatore vero, capace di fare la differenza non solo con la sua forza, ma anche con la sua capacità di far gol: non solo 200 kg sollevati su panca piana, ma anche gol decisivi, come quello che decide il play-off con il Plymouth valido per i play-off promozione in League One.

Poco prima di calciare il penalty decisivo, è solo un grande intervento del portiere avversario a negargli un bel gol di testa.

Ma, a promozione avvenuta, Akinfenwa ricomincia daccapo, con una nuova avventura ancora in League Two, con il Wycombe, una squadra se possibile ancora più sfigata con la quale la sorte negli anni si è accanita: nel 2012, per sfuggire al fallimento, il club venne acquistato dai propri tifosi. A questa seguono altre disavventure, fra cui l’aver sfiorato una disastrosa retrocessione fra i dilettanti e l’essersi ritrovata, giusto un anno fa, con un roster che contava solo nove calciatori in rosa.

Le premesse per un’ulteriore annata di tribolazioni c’erano insomma tutte, ma la squadra ha saputo fare gruppo, lasciarsi rimbalzare addosso le difficoltà proprio come il suo bomber fa con i difensori avversari e, punto dopo punto, trascinata anche dai gol di Akinfenwa (10 in 35 gare, bottino di tutto rispetto per un quasi quarantenne), riesce a raggiungere una clamorosa promozione in Championship, la prima della sua storia.

The only opinion that matters is the opinion about yourself.” Akinfenwa, una volta entrato finalmente nel calcio che conta, si toglie finalmente parecchi sassolini dalle proprie scarpe.

https://youtu.be/geFU0y6f-y0

Una serata magica per Akinfenwa, che a 38 anni entra nel calcio che conta: è sempre una seconda divisione, d’accordo, ma la Championship rappresenta qualcosa in più, visto l’appeal dei club che la compongono, la componente ambientale e, last but not least, per i soldi che girano, che ne fanno il più ricco fra i campionati di secondo livello, ma anche più di molti campionati di primo piano.

Una serata perfetta che però trova ancora il modo di migliorare: Akinfenwa infatti si è guadagnato, negli anni, la simpatia del web e di molti altri suoi colleghi e addetti ai lavori, anche quelli più famosi. Ed è per questo che ci sembra del tutto normale, quasi scontato che l’altro grande vincitore del calcio d’Oltremanica, il tecnico del suo amato Liverpool Jurgen Klopp, si scomodi personalmente per congratularsi con il bomber inglese. Che adesso ha coronato i suoi sogni, portando a termine la sua lunga marcia, o forse no: dopo tanta fatica per arrivarci, siamo certi che Akinfenwa e il suo Wycombe venderanno cara la pelle per rimanere nel calcio che conta.

Il video-messaggio di congratulazioni che Klopp ha inviato ad Akinfenwa, e che il bomber ha orgogliosamente mostrato sul suo profilo Instagram.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.