Interventi a gamba tesa

Intervista a Marco Cattaneo (Sky Sport): “Ci sono delle sfide in cui in palio c’è la Storia”


Marco Cattaneo, noto giornalista televisivo e volto di punta di Sky Sport, ci presenta il suo nuovo libro “Sfidare il cielo: le 24 partite che hanno fatto la storia”edito da Rizzoli. Il libro è in tutte le librerie dal 26 maggio e si rivolge prevalentemente ad un pubblico di ragazzi.


Ciao Marco, grazie per aver accettato l’invito di Sportellate. Siamo curiosi di parlare di Sfidare il cielo: le 24 partite che hanno fatto la storia. La prima domanda che mi viene da farti è: perché “sfidare il cielo”? Cosa hai voluto trasmettere con questo titolo?

“Ciao e grazie a voi, l’idea di base del libro è che non esistano solo sfide tra sistemi di gioco, tra attaccante e difensore o mediano e trequartista. A volte ci sono state sfide con significato più grande, sfide che hanno esulato un po’ dalla sfera calcistica. Perché ci sono giocatori che hanno sfidato il regime nazista ad esempio, pagando con la vita. Ci sono delle squadre che hanno contribuito al processo di integrazione nel loro paese, penso alla Francia campione del mondo nel 1998. Ci sono stati giocatori scesi in campo per difendere i propri principi, e quindi l’idea di fondo è che certe volte non si sfida solo la squadra avversaria per novanta minuti ma che anzi in palio ci sia qualcosa di più grande.”

La copertina di Sfidare il cielo, il nuovo libro di Marco Cattaneo

Sfidare il cielo è un libro per ragazzi. Perché pensi sia giusto che conoscano la Storia con la S maiuscola e la storia del calcio? Questo libro esce proprio ora che i ragazzi forse non sono più interessati alla storia o forse al modo di raccontare la storia nelle scuole…

“Sono convinto che i bambini debbano conoscere la grande Storia, con la S maiuscola. Nel libro le partite non raccontano la storia del calcio ma la storia dell’Europa. Tutti i bambini sono appassionati di calcio, tutti fanno l’album delle figurine, vanno al parchetto con gli amici, imitano le esultanze dei loro calciatori del cuore, e quindi il calcio in questo senso può essere un grande veicolo per far conoscere anche altre cose. Penso che i bambini debbano essere curiosi, suggestionati, coinvolti anche in discussioni che apparentemente sembrano destinate solo ai più grandi. Col modo giusto, le parole giuste e i toni giusti secondo me fin da quando sono piccoli si possono affrontare temi legati come in questo caso ai grandi orrori del novecento, alle guerre, alle discriminazioni razziali, all’olocausto. Affrontare questi temi attraverso le partite di calcio può essere una buona soluzione, sempre stando attenti a utilizzare un linguaggio consono, cercando di spiegare loro perché siamo quelli che siamo, cosa è capitato all’umanità nell’ultimo secolo e mezzo di storia. Il calcio mi ha quindi dato un assist, è stato più un mezzo per arrivare al fine… Il fine era la conoscenza della Storia con la S maiuscola.”

Nell’introduzione hai scritto “Se spesso è stata la storia a cambiare il calcio, a volte è stato il calcio a cambiare la storia.” Qual è l’episodio storico calcistico che consideri più influente sulla Storia con la S maiuscola?
“Beh penso a cosa stava accadendo in Francia alla fine del novecento. Penso a come i francesi si identificassero molto poco con quella nazionale composta da tanti francesi di seconda generazione, magari con genitori provenienti dalle ex colonie francesi… Fu fatto un sondaggio proprio poco tempo prima della partenza della Coppa del Mondo del novantotto che dimostrò appunto che non c’era molta immedesimazione dei francesi in quella nazionale. Giocavano un armeno, giocatori provenienti dalle colonie, giocatori dell’Oceania e dell’Africa… Ma quella nazionale partita dopo partita diventò la nazionale dei francesi, guidata da Zidane e Lilian Thuram, forse l’uomo che meglio rappresentava questo processo di integrazione ed inclusione, che segnò in semifinale una doppietta contro la Croazia. Il processo di integrazione dei francesi di seconda generazione venne quindi accelerato da quella Coppa del Mondo, e quindi il calcio lì fece, in qualche modo, la Storia.”

Gli Highlights di Francia-Croazia al mondiale del 1998

Hai scritto che ti piacerebbe che fra centocinquanta anni venisse scritto un seguito del tuo libro… Ma ci saranno ancora eventi degni di essere ricordati come quelli che hai raccontato? Ci sarà ancora un racconto epico della storia e del calcio moderno? Perché per quanto riguarda la Storia con la S maiuscola, c’è chi dice che questa sia bella che finita…

“Spero sicuramente che chi scriverà fra 150 anni non dovrà raccontare gli stessi avvenimenti accaduti nell’ultimo secolo e mezzo. Spero che non dovrà parlare di leggi razziali, di discriminazioni, guerre e battaglie.  Ma la storia per fortuna non è soltanto questa. Di certo il Novecento è stato il secolo più intenso della storia dell’umanità, ma la storia può essere composta anche da battaglie non combattute sul campo, battaglie ambientaliste ad esempio, o anche conquiste di popolazioni che oggi sono più in difficoltà rispetto ad altre. Ci sono tante cose che possono accadere in 150 anni che non per forza devono essere “epiche”, nel bene o nel male. Di certo capiteranno tante altre cose, forse anche che viaggeremo con una macchina del tempo e racconteremo una partita in cui dal novantesimo si è tornati al sessantasettesimo… Magari al posto del VAR…”

Tra le ventiquattro partite raccontate, ho molto gradito soprattutto la scelta delle partite più recenti. Si tratta di scelte non banali, come ad esempio quel Roma-Real Madrid dell’11 settembre 2001… Inizialmente mi sono chiesto il perché della scelta, poi ho letto bene la data…

“Il concetto è proprio questo, non sono partito dalle grandi sfide che forse qualcuno si poteva aspettare… Magari qualcuno ad esempio potrebbe chiedersi come mai nelle ventiquattro partite scelte non ci sia Italia-Germania 4-3. O perché non ci siano partite del grande Barcellona di Guardiola. Ma ho fatto queste scelte perché le partite sono state un pretesto per raccontare il contesto storico che le contornava, e ovviamente uno degli eventi principali del nuovo millennio è stato l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, che ha cambiato il nostro mondo.

La partita che mi ha permesso di raccontare quell’episodio è stata proprio Roma-Real Madrid. Ci sono pochi avvenimenti così grandi, meritevoli di essere tramandati. È come quando ci si fa raccontare da chi c’era lo sbarco sulla Luna o l’omicidio Moro. Ci sono degli avvenimenti che segnano la vita dell’umanità, le persone si ricordano perfettamente cosa stavano facendo in quel momento, come noi ci ricorderemo perfettamente cosa stavamo facendo nel corso della pandemia di Coronavirus. Quell’undici settembre io ricordo perfettamente che lavorando a Tele+ avevo la responsabilità di parlare la sera di calcio, e in particolare di quel Roma-Real Madrid che non era una partita come le altre. C’era la Roma che tornava in Champions League dopo diciassette anni e dopo aver vinto lo scudetto con Capello in panchina, e arrivavano a Roma i Galacticos del Real Madrid. Ma da lì io sono partito per raccontare cosa stava accadendo nel mondo e come il terrorismo internazionale abbia cambiato le vite di tutti noi.”

Le prime terrificanti immagini dell’attentato dell’11 settembre 2001

L’ultima domanda che ti faccio riguarda l’ultima delle ventiquattro partite raccontate nel libro: la sconfitta che manda l’Inghilterra a casa nel mondiale del 2018. Scrivi che di lì a poco poi l’Inghilterra sarebbe anche uscita dall’Unione Europea, una bella coincidenza. Ti sono capitate coincidenze del genere nella tua vita personale? Nick Hornby in Febbre a 90 scrive di come l’Arsenal e la sua vita andassero di pari passo…

“Sicuramente sì. Adesso il mio rapporto col calcio lo divido in due fasi: quella del ragazzo tifoso e appassionato e quella di adesso, nella quale il calcio è diventato un lavoro, quindi ti direi che adesso sono i grandi avvenimenti calcistici a scandire l’evolversi della mia vita. Potrei ricordare i grandi avvenimenti per me centrali, come il Mondiale del 2014 in Brasile, che ha rappresentato la più grande gratificazione professionale della mia vita e che è stata un’esperienza meravigliosa. Tutte le cose più belle e divertenti che ho fatto per lavoro le ho fatte perché erano legate a delle partite, potrei raccontare della finale del 2007 tra Milan e Liverpool ad Atene, nel 2010 sono andato in autostop a seguire Inter – Bayern Monaco a Madrid, sono stato a Berlino nel 2015 per Juventus – Barcellona, sono stato in Sud Africa per raccontare la preparazione del paese ai mondiali del 2010. Quindi certamente, il calcio e la mia vita vanno di pari passo e sono facilitato in questo dal fatto che il calcio è diventato il mio lavoro.”


 

Giornalista, poeta e comunicatore d'arte. Iscritto all'albo pubblicisti della regione Lazio. Attivo nella scena del poetry slam romano, è fondatore del collettivo di poesia WOW, col quale ha organizzato innumerevoli eventi legati alla poesia a Roma.