Interventi a gamba tesa

Wimbledon: campioni in erba per il vecchio torneo


(Perdonatemi l’iniziale vena fiabesca, la abbandonerò subito giuro!)

Nel mondo nel tennis c’è una strana rondine che dopo un Agosto Newyorchese insegue il caldo gennaio dell’Australia. Per poi, alle porte dell’estate, tornare in Europa. Prima a Parigi e poi finalmente al borgo natio, nel sud ovest londinese. E in ognuno di questi posti fa cadere dal becco un foglio, che tocca il nastro della rete nel campo centrale. Nel foglio una domanda: “Sarà questo il torneo di un nuovo campione?”


Questa domanda ha ormai diviso tutti. Giovani e vecchi tennisti, vecchi e giovani appassionati; chi spera nel nuovo e chi è legato al vecchio. Tutti prima di un torneo formano e disfano opinioni, che ritoccano di turno in turno fino ad arrivare all’ultima partita.

In tre degli ultimi quattro Slam il dubbio “nuovo o vecchio vincitore” non si è sciolto se non all’ultimissimo punto. L’unico torneo, che già ai quarti aveva ucciso ogni giovane speranza, era quello di Wimbledon.

I Dolori dei giovani Zverev e Tsitsipas

Mentre su terra e soprattutto su cemento i giovani riescono a competere anche al meglio di 5 set, su erba sono ancora tremendamente lontani. Basti pensare che nelle ultime cinque edizioni il semifinalista più giovane è stato un ventottenne Andy Murray (2015); e che negli ultimi due anni tra gli otto semifinalisti il più giovane non aveva meno di 30 anni. Eh sì! L’erba è una superficie ancora troppo sofisticata per i giovani, “viziati” dal più banale e ormai quasi onnipresente cemento.

Tempi stretti per grandi difetti

L’erba, come la terra, richiede degli importanti aggiustamenti al proprio gioco. Ma mentre su terra i giovani hanno tre mesi (anche cinque con le due finestre in Sud America e Nord Europa), su erba hanno solo due o tre tornei in 20 giorni e poi lo slam.

Non avendo molto tempo per allenarsi e competere i “Next-Gen” non riescono a lavorare su delle evidenti lacune tecniche, che gli avversari esperti riescono a scovare con grande facilità.

Qualche esempio: Tsitsipas ha problemi con spostamenti e risposta; Zverev ha problemi di posizione in campo e di seconda; Medvedev tende ad essere troppo poco aggressivo; Thiem ha delle aperture troppo ampie etc. etc.

Thiem e l’esagerata apertura di dritto (foto di Luca Baldissera, Ubitennis).

I Prossimi Erbivori

I problemi delle nuove leve sono evidenti, ma non tutto è perduto. Infatti tra i giovani c’è chi ha qualche pezzo in meno da mettere insieme. No, non parlo necessariamente dei più forti, ma di quelli più adatti alla superficie. Diciamo gli specialisti del futuro su erba (sì, lo so, gli specialisti ormai non esistono più, però avete capito cosa intendo)

Ecco quelli che, a mio avviso, sono i migliori cinque. L’ordine NON è casuale.

5° Alex De Minaur

Alex De Minaur è il prototipo di erbivoro alternativo, ovvero il “basso ribattitore”. Questi giocatori sono quelli che grazie alla risposta e all’anticipo da fondo campo riescono prima a rispondere e poi a far muovere i pesanti colleghi del piano superiore. Basta guardare l’ultimo Wimbledon; ai quarti oltre ai soliti tre c’erano Nishikori, Bautista Agut, Goffin e Pella contro il solo Querrey a rappresentare i servitori.

De Minaur tra i “bassi” sarà il migliore per forse 10 anni: velocità supersonica, servizio eccellente per l’altezza e ottimo gioco di volo, oltre a un’australiana predisposizione per il manto erboso.

 

4° Denis Shapovalov

Vuoi che non ci sia un mancino tra i futuri contendenti al titolo? Denis ha quasi tutto: gran curva mancina al servizio, colpi da fondo straordinari e posizione in campo molto aggressiva, che gli sarà utile per andare a rete.

Le uniche pecche sono il rovescio in back, la cui mancanza è inammissibile per un monomane; un po’ di tocco a rete e un po’ di sano tennis percentuale, ma su questi due sta già migliorando molto.

Il canadese sarà sicuramente destinato a sconfitte premature e inaspettate, che però verranno compensate da dei picchi di gioco clamorosi, e in uno di questi picchi su erba sarà un avversario a dir poco temibile.

 

3° Nick Kyrgios

Questo meriterebbe un articolo intero. Kyrgios all’inizio non volevo metterlo, perchè è troppo difficile prevedere il suo futuro. Poi però è arrivato un temporale, e con questo l’esplosione di un fulmine, il cui suono mi ha ricordato una cosa: il servizio dell’australiano.

Impossibile da leggere, velocità mostruose, varietà, il servizio più vicino di tutti alla perfezione tecnica. Poi se ci aggiungi tutto le altre qualità ottieni un potenziale fuoriclasse.

I cronici “problemi di testa” però rischiano di cancellare il fuoriclasse e lasciare solo il potenziale. Oltre a questi, altre cose che mi preoccupano sono i movimenti laterali e l’ampia apertura del dritto, che specialmente in risposta pesa come un macigno.

 

2° Hubert Hurkacz

Di gran lunga il nome meno altisonante, ma questo giocatore è nato per giocare su erba. Ha semplicemente tutto: servizio devastante, straordinario rovescio sia in top che in back, dritto pesante e offensivo, sorprendente mobilità in relazione all’altezza e molto altro. Ma soprattutto il polacco è testa e spalle su tutti i suoi coetanei in una cosa: il gioco di volo.

Oltre agli inevitabili problemi in risposta (195 cm), faccio fatica a trovare delle lacune nel suo gioco. Forse l’unica è che dovrebbe spingere di più sul rovescio, per renderlo letale come quello di Zverev o Medvedev.

Perchè non è tra i primi 15-20 al mondo se è così forte? Per un’inaspettata pandemia.

Guardare l’Atp Cup per credere.

 

1° Matteo Berrettini

No, non è il patriottismo, sono i crateri che lascia con servizio e dritto che me lo hanno fatto mettere primo.

Il colpo spacca partita c’è già (il dritto), il servizio pure, le variazioni (slice e palla corta) anche, la testa non è mai mancata . All’appello manca solo il rovescio in top, ritardo breve per approccio a rete e volèe .

Più che i risultati, la cosa che fa ben sperare è la facilità con la quale li ha ottenuti. Vincere un torneo senza perdere un solo game al servizio e poi fare subito semifinale ad Halle non è una cosa da tutti. A Wimbledon si è arreso solo agli ottavi contro il vincitore (più o meno) del torneo.


 

Sono nato a Saronno il 16 Agosto 2001 (a poche ore di distanza da Jannik Sinner), ma vivo a Varedo, un oasi di tranquillità e vecchiume nella provincia brianzola. Ho speso gran parte del mio tempo in dritti, rovesci e articoli sul tennis, il resto l'ho sperperato.